L’arte greca arcaica copre un arco di tempo che va dal VII al VI secolo a.C. La sua fase iniziale è nota come periodo orientalizzante, così chiamato per le influenze provenienti dalle civiltà del Vicino Oriente. È un’epoca di sperimentazioni e innovazioni, in cui si affermano la ceramica protocorinzia e la scultura dedalica, che segna la nascita della statuaria greca.
Verso il 620 a.C. comincia invece il periodo arcaico in senso proprio. In questa fase le conquiste precedenti si consolidano e si sviluppano, mentre l’arte greca, ormai meno condizionata dai modelli orientali, intraprende un percorso autonomo e originale.
La conclusione di questa stagione artistica viene tradizionalmente collocata attorno al 480 a.C., data che segna l’avvio di una nuova epoca per la cultura greca.
Definizione Benché sia sconsigliato procedere a generalizzazioni esistono alcune caratteristiche. pertinenti all'arte greca arcaica che è possibile tenere presente non dimenticando al contempo che la serie di eventi che trasformano l'arte arcaica in classica (come la contraddizione della superficie e della legge della frontalità o l'investigazione dei caratteri) inizia molti secoli dopo del 480 a.C.
La prima caratteristica è la rappresentazione tramite schemi e convenzioni; le forme, le posture e i movimenti delle figure arcaiche erano limitate e tipiche; il modo di correre, stare e camminare veniva rappresentato sempre in base agli stessi schemi di lettura che servivano a rendere gestibile l'infinita complessità e irregolarità delle forme naturali: un mondo di schemi è un mondo ordinato, la natura ne è come controllata e questa tensione tra l'apparenza fenomenica delle cose e il desiderio di restituirle in schemi e modelli ripetibili è ciò che chiamiamo stile arcaico il quale procede verso il naturalismo (l'arte è per i greci una forma di conoscenza come lo sarà nel Rinascimento) nonostante lo sforzo opposto tendente a soddisfare una larga richiesta di regolarità e ordine, alla quale anche i filosofi di Mileto tentavano di dare la propria rivoluzionaria risposta. Poco nell'arte arcaica può essere considerato soggettivo o implicito. L'azione è sempre mostrata in tutta la sua evidenza e violenza e solo nello stile severo si cominceranno ad illustrare gli eventi tramite accenni o mostrando l'azione già terminata. La violenza mostrata nell'arte arcaica greca però non è connessa alla rappresentazione del dolore o della sofferenza perché le figure arcaiche non mostrano emozioni; queste ultime, come ogni altro elemento della rappresentazione, sono ridotte a gesti convenzionali: se una donna si tocca la testa piange, se un uomo tocca il mento di un guerriero che brandisce una spada sta implorando per la propria vita.
La forma in epoca arcaica viene tendenzialmente costruita a partire dalla superficie e questo porta in scultura alla frontalità e alle figure implicitamente delimitate dalle superfici dei blocchi originari. In pittura le figure e le composizioni aderiscono alla superficie o sono arrangiate sul piano anche quando esistono diversi piani sovrapposti, si vedano ad esempio le tre divinità assise su una delle metope del tempio di Apollo a Thermo. La forma inoltre viene definita e contenuta tramite la linea di contorno entro la quale in scultura trovano spazio scanalature, linee rilevate, rigonfiamenti; semplificazione però non significa austerità, lo stile arcaico è altamente decorativo e questo aspetto è particolarmente evidente nelle korai: esse indossano vestiti colorati e elaborati, ma questi ornamenti non sono fini a se stessi, sono ornamenti per i santuari e per le tombe, doni piacevoli per gli dei e per i defunti (agàlmata, ἀγάλματα). La tendenza all'ornamento si vede anche nelle maniglie a forma di cavallo, nei piccoli vasi con teste di leone o di donna, nei templi ionici immersi in una rigogliosa vegetazione scolpita nella pietra, e nei calderoni di bronzo dai quali spuntano sirene, teste di leoni e grifoni.
Periodo orientalizzante e stile dedalico (circa 700-620 a.C.)
Il termine “orientalizzante” designa un periodo compreso tra l’VIII e il VII secolo a.C., caratterizzato dalla diffusione nel Mediterraneo occidentale di oggetti e motivi provenienti dal Vicino Oriente. In Grecia questa fase coincide con il passaggio dallo stile geometrico al nuovo stile orientale, di cui vengono assorbiti, in modo selettivo, elementi iconografici e tecniche artigianali.
Contesto storico La fine dell'arte geometrica corrispose ad un periodo di cambiamenti nelle strutture politiche ovvero con il passaggio dalla monarchia ereditaria all'oligarchia in tutta la Grecia, esclusa Sparta. Il prevalere della classe aristocratica e la concentrazione del potere nelle mani di pochi spesso sfociava in un regime tirannico e si determinava un ambiente adatto al sorgere di grandiose imprese costruttive le quali in genere richiedono una grande concentrazione di mezzi e di potere. La preminenza artistica di Corinto nel VII secolo a.C. si spiega con la potenza della dinastia dei Cipselidi che furono grandi committenti e mecenati; i doni votivi inviati da Cipselo e dai suoi figli ai santuari di Delfi e Olimpia suscitarono per secoli grande ammirazione.
In molte poleis gli aristocratici persero i loro monopoli politici, militari ed economici; vasti commerci esteri e crescita produttiva interna consentivano profitti, ricavati dal commercio e dall'artigianato, che rivaleggiavano con la ricchezza ereditaria. Fu un periodo di espansioni, spostamenti, contatti tra popoli spesso tutt'altro che pacifici; la minaccia o la realtà della guerra, interna o esterna, era quasi continua. Il periodo turbolento si manifestò nelle stesse forme espressive come una sorta di liberazione dai vincoli del geometrismo attico e in una volontà di sperimentazione. Iniziano a comparire i primi nomi incisi sui vasi o sulle sculture; la relativa diffusione dell'alfabetizzazione (vedi Coppa di Nestore) rese le prime firme possibili e l'artista iniziò a stabilire la pratica di annunciare la propria identità..
Produzione artistica I Greci avevano già da tempo iniziato a importare materiali, apprendere tecniche, e ottenere ispirazione dall'oriente, ma il VII secolo a.C. vide una decisa intensificazione di questi aspetti. L'avorio era sempre stato di provenienza orientale, e così l'ebano (dall'Etiopia tramite l'Egitto) e il cedro (dal Libano) che erano usati per gli xoana dell'VIII e VII secolo a.C. La tecnica dello sphyrelaton derivava probabilmente da tecnologie orientali; i primi esempi di opere greche realizzate con questa tecnica e giunti sino a noi appartengono a questo periodo e provengono da Creta dove si erano stabiliti artigiani di origine orientale..
Il centro artistico propulsore in questo periodo non fu più la sola Atene; gli ateniesi conobbero con ritardo la crisi che dall'inizio dell'VIII secolo a.C. agitava la maggior parte delle comunità greche e non parteciparono al movimento di colonizzazione, ma altri centri si svilupparono in cui il patrimonio formale orientale venne recepito e autonomamente rielaborato. Importazioni di forme orientali sono attestate a Creta dove vanno ad incrociare sopravvivenze minoiche e uno stile propriamente cretese quale si manifesta nella lavorazione del bronzo e particolarmente in lamine bronzee incise con scene di vita reale, la cui perfezione nel disegno e nelle proporzioni, sia per ciò che riguarda le figure singole sia negli accostamenti tra più figure, non trova riscontro nell'arte greca di questo periodo.
L'arte ceramica orientalizzante vede la netta predominanza di Corinto, ma tradizioni molto antiche attribuiscono a questa città numerose altre innovazioni: la decorazione a rilievo (coroplastica), l'idea di accostare tegole piatte con i bordi rilevati per poi coprire la linea di giunzione con un embrice spiovente, il tetto a doppio spiovente, ossia il timpano, attribuito ai corinzi fin dal V secolo a.C. (Pindaro, XIII Ode Olimpica, 20 sgg.). Tetto corinzio e timpano sono elementi essenziali per la forma canonica del tempio dorico che si sviluppa in questo periodo in una stretta relazione tra architettura e scultura, come nel tempio di Apollo a Thermo e nel santuario di Calidone.
Il Tempio di Apollo a Thermo in Etolia presenta diverse stratificazioni; la fase databile al 620 a.C. è il primo esempio di tempio dorico conosciuto; esso ha restituito una ricca decorazione fittile entro la quale si distinguono le metope (88 × 99 cm in terracotta dipinta ora al Museo archeologico nazionale di Atene) realizzate con tecnica di lavorazione e di pittura simile a quelle dei vasi protocorinzi.
Il santuario di Calidone sempre in Etolia venne probabilmente dedicato nell'VIII secolo a.C. e anch'esso presenta diverse fasi di costruzione. Alla fine del VII secolo a.C. sono datati due templi dorici in antis, il tempio A dedicato ad Apollo e il tempio B dedicato ad Artemide. I resti del tempio B includono decorazioni in terracotta (sima, antefisse, acroteri e metope) tra le quali una antefissa con un volto femminile, forse Artemide stessa (630-620 a.C.), recante un polos a sua volta decorato con le tipiche rosette ricorrenti nelle metope di Thermo così come negli sfondi delle ceramiche protocorinzie. Questi ritrovamenti confermano il predominio artistico di Corinto sulla Grecia settentrionale in questo primo periodo arcaico..
Nella pittura greca l'interesse per il rendimento spaziale appare già nella scena principale dellOlpe Chigi, vaso protocorinzio del 640 a.C., con due schiere di opliti che si affrontano in un sovrapporsi di figure. La scena figurata è complessa e precoce e viene solitamente considerata come derivazione da una già sviluppata pratica nella grande pittura oppure, guardando la questione da un altro punto di vista, come l'opera di un maestro abituato ad operare sia su grandi lastre, sia su piccoli ariballoi.. La tradizione letteraria coerentemente con i pochi reperti pittorici superstiti colloca a Corinto, o nei dintorni, il sorgere della più antica grande scuola pittorica.L'unica fonte scritta per la pittura del periodo arcaico è Plinio il Vecchio che nel Libro XXXV della Naturalis Historia ne riassume lo sviluppo. Alle lastre dipinte di terracotta simili ad alcuni vasi dipinti per tecnica e per stile dovevano affiancarsi tavole di legno ricoperte da uno strato bianco che possiamo immaginare simili nella realizzazione ai vasi a fondo bianco prodotti dal VII secolo a.C. nella Grecia orientale. In epoca orientalizzante la pittura policroma viene impiegata sia nelle metope di Thermo sia (ma si tratta di un utilizzo che non durerà a lungo a causa della laboriosità della tecnica e di preponderanti esigenze commerciali) nellOlpe Chigi, sui vasi di Argo, Atene, Sicilia, dove la volontà pittorica si esprime anche nell'assenza di decorazione sullo sfondo. Le lastre di terracotta verranno impiegate fino alla fine dell'epoca arcaica, il loro utilizzo e la loro funzione, al di là della decorazione templare, è chiarito dalle pitture etrusche che decorano le pareti degli edifici (il gruppo più arcaico è costituito dalle Lastre Boccanera, terracotta dipinta, 570-560 a.C., Necropoli della Banditaccia, Cerveteri, ora al British Museum n. inv. 1889,0410.1-5)..