Biografia politica Maestro elementare, fin dagli anni sessanta è un importante protagonista del Partito Comunista Italiano della Piana di Gioia Tauro e della Calabria.

Gli studi e la formazione politica

Le lotte bracciantili per il salario e i diritti nella seconda metà degli anni 50, suscitarono in Lavorato una forte suggestione. Negli stessi anni, da studente universitario presso la facoltà di Magistero dell'Università degli Studi di Messina, le lezioni e gli esami sostenuti con Galvano della Volpe e Nicolao Merker, accesero in lui un interesse intellettuale e politico che convergeva con quelle lotte sociali.

Nel 1962 si iscrive al PCI e nel 1965, viene eletto in Consiglio Comunale a Rosarno con il PCI rimanendo ininterrottamente fino al 2003.

Nel periodo 1965 – 1994, per quasi trenta anni, svolge in modo netto e trasparente la funzione di capogruppo dell'opposizione comunista divenendo ben presto il punto di riferimento istituzionale degli interessi della classe lavoratrice e dei braccianti rosarnesi.

Sono decenni caratterizzati dal forte condizionamento delle cosche della 'ndrangheta sulla vita sociale ed economica di quelle zone. L'impegno dai banchi dell'opposizione è totale al fine di denunciare i soprusi e le illegalità che favorivano gli interessi loschi e l'intreccio politico – affaristico – mafioso.

Da dirigente del partito fu sempre vicino agli operai, disoccupati, immigrati, giovani per difendere e garantire la tutela dei diritti Costituzionali.

La lotta contro la 'ndrangheta e l'omicidio Valarioti

In quegli anni Rosarno fu teatro di grandi battaglie civili. Nel 1980 vi fu una campagna elettorale infuocata e caratterizzata da pesanti intimidazioni (l'auto di Lavorato in fiamme, i manifesti del PCI scollati e riattaccati al rovescio, l'attentato alla sede del partito) ma questi fatti non impedirono al locale gruppo dirigente del PCI di proseguire l'azione di denuncia e di lotta. C'era grande entusiasmo ed energia tra i compagni di partito. I comizi venivano tenuti ovunque anche nei rioni dei mafiosi. "La 'ndrangheta abbaglia i vostri figli con il sogno della ricchezza facile e poi ve li consegna morti" gridava Lavorato.Tugurio Di Terrelibere.org. In quell'anno il PCI ottenne un grande risultato elettorale sia alle regionali che alle provinciali dove Lavorato fu eletto consigliere. Una vittoria importantissima perché con quel voto i cittadini rosarnesi avevano dato sostegno alle loro battaglie di civiltà e avevano detto no ai soprusi della 'ndrangheta. Lavorato: “La maggioranza dei rosarnesi è fatta di persone oneste e laboriose, oppresse da una minoranza violenta. Se esiste un'alternativa credibile, la gente la premia. Se invece si generalizza, se si dice che sono tutti criminali, allora anche gli onesti si avvicinano ai mafiosi, perché si sentono offesi.”

La sera dell'11 giugno 1980 si trovava assieme a Giuseppe Valarioti (suo compagno di lotte) quando venne ucciso, a colpi di lupara, dalla 'ndrangheta all'uscita di un ristorante dopo una cena tenuta insieme ai compagni di partito per festeggiare la vittoria elettorale. Il dirigente comunista Valarioti morì tra le braccia di Lavorato che per primo cercò di soccorrerlo raccogliendo le sue ultime parole, il suo ultimo sguardo.

Dopo l'omicidio Valarioti (primo omicidio politico in Calabria) in una fase di profonda stanchezza, fu proprio Giorgio Napolitano a insistere affinché Lavorato proseguisse l'azione politica.

Da allora l'impegno antimafia divenne centrale. Impegno che portò avanti da segretario della federazione reggina e poi come dirigente del Partito Comunista Italiano.

Nel giugno del 1980 al Festival dell'Unità a Torino nel corso di una manifestazione in ricordo di Valarioti e Giovanni Losardo, a distanza di pochi giorni dal loro barbaro assassinio, Lavorato disse: "Hanno ammazzato due fra i compagni più valorosi del partito comunista calabrese. Ci hanno inflitto un dolore immenso, che non ci ha impedito però di capire. La mafia calabrese è cresciuta, ha penetrato quasi tutti i partiti: il PCI è l'ultimo ostacolo da abbattere per imporre il predominio assoluto sull'intera regione. Noi comunisti combatteremo fino in fondo questa battaglia, ma per vincerla è necessario un impegno nazionale, perché la mafia è un cancro che si sviluppa: se non riusciremo ad estirpare il tumore là dove nasce, arretrerà tutta la nazione."

L'11 Luglio 1980 dal palco del trigesimo di Valarioti, Giuseppe Lavorato e Pietro Ingrao lanciarono la proposta di fondare a Rosarno la Casa del Popolo in sua memoria. Partì subito una imponente sottoscrizione popolare con adesioni da tutta Italia, un segnale fortissimo di resistenza alla 'Ndrangheta che consentì l'acquisto di un rudere, poi ristrutturato da lavoratori iscritti al PCI. Nacque così la Casa del Popolo Giuseppe Valarioti che negli anni divenne luogo simbolo e presidio di legalità svolgendo un ruolo centrale nella vita politica e sociale della città e dell'intera Calabria.

Esperienza parlamentare

Nel 1987 viene eletto deputato alla Camera. Durante l'attività parlamentare (1987 – 1992) curò con assoluta dedizione e costanza le problematiche del territorio che rappresentava. Subito si occupò di agricoltura proponendo un emendamento alla legge finanziaria che fu approvato dal Parlamento e garantì il mantenimento dei diritti previdenziali ed assistenziali dei braccianti. Si schierò al fianco degli operai delle fabbriche in crisi. Fondamentali risultarono l'impegno contro la costruzione della centrale a carbone che il governo voleva installare e avrebbe avuto effetti devastanti sull'economia agricola del territorio della Piana di Gioia Tauro. Una sera, nel settembre del 1989 in Piazza Valarioti a Rosarno, nello stand centrale della festa de l'Unità, Lavorato insieme a pochi cittadini inermi fra cui donne e bambini, fu tenuto sotto la minaccia della lupara e delle armi da parte di un gruppo di malviventi incappucciati che rapinarono i soldi rimasti in cassa. Il 14 giugno del 1989 a San Luca si trova a fianco di Angela Casella, mamma coraggio, che nella piazza centrale del paese si incatenò chiedendo ai cittadini di essere aiutata a riabbracciare il figlio Cesare Casella, da molti mesi in mano ai sequestratori. Lavorato insieme ai compagni del posto organizzarono un'assemblea pubblica di solidarietà e forte sostegno per la signora Casella. Il suo impegno antimafia non è mancato neanche sul piano legislativo, collaborando attivamente con la Commissione Parlamentare antimafia.

Continue minacce di morte e la Primavera Rosarnese

Nella notte tra il 28 e il 29 novembre 1993, dopo un pubblico comizio che Lavorato tenne come candidato del PDS a Sindaco di Rosarno, un grave avvertimento di stampo mafioso fu messo in atto attraverso la collocazione davanti alla porta della locale sede dello stesso partito di una testa di vitello con il muso tagliato; il barbaro e minaccioso gesto mafioso trovava origine nel comizio, nel corso del quale, l'ex deputato Lavorato aveva denunciato energicamente il ruolo decisivo avuto dalla mafia nell'impedire la sua elezione a Sindaco; qualche giorno prima, durante lo spoglio delle schede per le elezioni amministrative, era stata individuata una scheda sulla quale a fianco al nome di Lavorato, candidato a Sindaco, c'era scritto "farai la fine di Valarioti" con evidente riferimento alla morte del giovane segretario della locale sezione del PCI barbaramente assassinato dalla mafia nel 1980.

Nel 1994 viene eletto Sindaco del comune di Rosarno con una coalizione di sinistra e aperta al mondo cattolico progressista. A poche settimane dal suo insediamento, un gruppo di delinquenti devastò alcune scuole lasciando scritto sulle lavagne: «Viva la mafia e morte a Lavorato». La risposta fu una grande manifestazione nazionale contro la mafia con studenti, insegnanti, genitori che sfilarono per le vie di Rosarno.

Dopo un mese, la notte di Capodanno, la ndrangheta alzò il tiro e gli regalò una pioggia di fuoco che devastò l'intera cittadina: cinquantanove attentati in una notte, fucili mitragliatori che sparavano contro le serrande dei negozi, contro i vetri del comune, delle scuole, contro i portoni delle case, contro il cimitero. “Questo non è un paese mafioso, ma di gente oppressa dai mafiosi”, rispose con orgoglio Lavorato.

Nella notte di domenica 22 marzo 1998, a poche ore dalla visita del Ministro degli Interni, un raid mafioso nei locali del municipio danneggiò la stanza del sindaco Lavorato. Gli autori del criminale atto terroristico distrussero documenti, faldoni contenenti incartamenti di pratiche trattate direttamente dal sindaco e i quadri sistemati alle pareti, lasciando affisso un biglietto di morte contro di lui: "tu sarai il primo a morire. Firmato mafia".

Lavorato: "Non ho sconfitto la paura con il coraggio, ma nell'unico modo possibile: imparando a conviverci."

La città è con lui e nel 1998 lo rielegge sindaco con un vero plebiscito.

Nonostante le continue minacce di morte Lavorato non si piegò. Durante gli anni dei suoi due mandati il comune diventa baluardo di legalità e diritti, simbolo della impermeabilità alle infiltrazioni delle cosche di ‘ndrangheta. Contrastò concretamente la Criminalità organizzata sul piano politico-amministrativo dando vita alla Primavera Rosarnese, un grande movimento antimafia che portò Rosarno ad essere il primo Comune d'Italia a costituirsi parte civile in un processo antimafia (ottenendo per le casse comunali un risarcimento record di 9 milioni di euro per i danni patrimoniali, morali e di immagine causati dai mafiosi).

Fu uno dei primi sindaci a richiedere e utilizzare per la collettività i beni confiscati alla mafia (per tale motivo la 'ndrangheta lo attaccò e usò armi da guerra sparando colpi di Kalašnikov contro la sede del municipio e contro la finestra del suo ufficio).trasmissione blu notte di Lucarelli puntata sulla 'ndrangheta anno 2004.

Dopo l'ennesima minaccia di morte subita da parte della 'Ndrangheta, alla domanda di un giornalista che chiedeva se gli era stata assegnata la scorta, Lavorato rispondeva: No, non ho la scorta, ho dovuto firmare per rinunciarci. Mica puoi fare il sindaco e andare in giro coi blindati.

Politico combattente, coraggioso, intransigente, visionario nei suoi lunghi anni di militanza politica ha fatto delle battaglie per la democrazia e contro la 'ndrangheta la sua ragione di vita.

Il suo impegno e la sua storia sono state oggetto di attenzione di diversi scrittori tra i quali Giorgio Bocca che gli dedicò un capitolo in un suo famoso lavoro dedicato al Sud del Paese.

È stato anche al centro del film - documentario Il sangue verde, regista Andrea Segre, premiato a Venezia nella famosa rassegna cinematografica.

La sua figura appare anche in numerosi saggi che i vari studiosi hanno dedicato alla storia degli ultimi cinquanta anni del movimento operaio e bracciantile, nonché all'impegno contro il potere della 'ndrangheta.

Nel 2016 è uscito il suo libro Rosarno. Conflitti sociali e lotte politiche. In un crocevia di popoli, sofferenze e speranze, edito dalla casa editrice Città del Sole.

Nel 2024 esce l'ultimo libro che dedica alla memoria del suo amico e compagno di partito “Peppe Valarioti – il primo assassinio politico compiuto dalla ‘ndrangheta”, Lavorato decide di donare i proventi dei diritti di autore ai familiari delle vittime del Naufragio di Cutro.

Oggi si è ritirato dalla vita politica attiva ed è memoria storica fondamentale per la Calabria e la società rosarnese.