Fra i maggiori rappresentanti della Scuola italiana di geometria algebrica, ha dato contributi fondamentali alla geometria algebrica.

Biografia

Nato in una famiglia di ebrei italiani di origine portoghese, nel 1882 si trasferì a Pisa. Suo fratello Paolo Enriques, zoologo, fu padre di Enzo Enriques Agnoletti e Anna Maria Enriques Agnoletti. Dopo il diploma di liceo, compì gli studi universitari presso l'Università di Pisa e la Scuola Normale Superiore, dove si laureò in matematica nel 1891. Svolse quindi un anno di perfezionamento alla Scuola Normale di Pisa e uno all'Università di Roma, dove ebbe modo di incontrare e collaborare col matematico Guido Castelnuovo, che poi divenne marito di sua sorella Elbina. Iniziò inoltre a collaborare con i matematici Luigi Cremona, Corrado Segre e Ugo Amaldi.

Nel 1894 si trasferì all'Università di Bologna, dove insegnò geometria proiettiva e descrittiva, assumendone la titolarità di cattedra a partire dal 1896, dopo aver conseguito l'ordinariato.

Nel 1922 fu chiamato dall'Università di Roma per occupare la cattedra di matematiche superiori e di geometria superiore. Nel 1937 venne invitato da Otto Neurath a divenire un collaboratore dellEncyclopaedia of Unified Science, pensata quale strumento per lo sviluppo dell'unità della scienza. Quando però furono promulgate le leggi razziali antiebraiche, nel 1938, fu espulso dall'insegnamento e da qualsiasi altro incarico ufficiale. Durante l'occupazione tedesca fu dapprima nascosto in casa dell'allievo Attilio Frajese, quindi fu nascosto a San Giovanni in Laterano. Negli anni della segregazione, insegnò a Roma nell'università ebraica clandestina, fondata dal cognato Guido Castelnuovo, per i giovani ebrei estromessi dalle università italiane, riuscendo altresì a pubblicare alcuni articoli in forma anonima sul Periodico delle Matematiche (di cui era stato direttore). Tornò a insegnare all'università nel 1944 per altri due anni, quando morì, a Roma, il 14 giugno 1946.

Tra i principali fondatori della scuola italiana di geometria algebrica, settore in cui raggiunse livelli internazionali, Enriques allargò gli orizzonti del dibattito scientifico occupandosi di filosofia e storia della scienza (collaborando con Giorgio De Santillana), con particolare attenzione alla storia e didattica della matematica. Nel 1906 fondò la Società filosofica italiana (di cui fu presidente fino al 1913) e, nel 1907 (assieme a Giuseppe Bruni, Antonio Dionisi, Eugenio Rignano e Andrea Giardina), fondò la rivista internazionale Rivista di Scienza. Nel 1921 fu nominato direttore del Periodico di matematiche (diretto fino alla morte), organo della Società Mathesis (che presiedette dal 1922 al 1934). Fu socio dell'Accademia Nazionale dei Lincei. Diresse, tra l'altro, la sezione di matematica dellEnciclopedia Italiana.

A Livorno e a Roma nel quartiere del Lido di Ostia gli è stato intitolato un liceo scientifico. Alla statale Università degli Studi di Milano è intitolato a Federigo Enriques il Dipartimento di Matematica.

Opere di matematica Enriques fu un matematico di notevole livello e la sua fama fu internazionalmente riconosciuta. I suoi contributi allo sviluppo della geometria algebrica furono rilevanti, per importanza e originalità. Il periodo in cui si trovò a vivere era un periodo di cambiamenti epocali, cambiamenti che interessarono anche i concetti base della matematica e della fisica. Enriques recepì immediatamente la portata delle novità introdotte dalle opere di Einstein, che fu da lui invitato a tenere una conferenza all'Università di Bologna, nel 1921.

Nel campo della didattica e dei fondamenti della matematica si ricordano i testi scolastici di grande diffusione, rivolto all'insegnamento nei licei e scuole superiori, nei quali la geometria euclidea, l'algebra elementare e la trigonometria vengono presentate con il metodo razionale deduttivo. Fra le sue opere più diffuse di matematica elementare si ricordano:

Questioni riguardanti le matematiche elementari (1912) (v.1 e v. 2) Questioni riguardanti la geometria elementare, Bologna Zanichelli 1900 Elementi di Geometria a uso delle scuole superiori (con U. Amaldi), Zanichelli Bologna 1903 e successive edizioni e ristampe fino al 1992 Nozioni di matematica ad uso dei licei moderni (con U. Amaldi), Zanichelli Bologna 1914 Gli elementi di Euclide e la critica antica e moderna, 4 volumi, Roma e Bologna 1925 Le matematiche nella storia e nella cultura, Bologna 1938

Come opere principali di matematica superiore si ricordano in particolare: Lezioni di geometria proiettiva, (1894) (it, de). Lezioni di geometria descrittiva, Bologna 1893 Lezioni sulla teoria geometrica delle equazioni e delle funzioni algebriche. Bologna, 1915-1934. Volume 1, Volume 2, Volume 3-4 Lezioni di geometria descrittiva, 1920. Le superficie algebriche, 1949-

Opere di storia e filosofia della scienza Federigo Enriques, oltre alla sua attività come matematico, sviluppò significative ricerche di epistemologia, storia della scienza e filosofia della scienza. Questo suo impegno per il rinnovamento della cultura, avvenne in un periodo non facile, sia per gli eventi bellici, sia per la cultura dominante nella prima metà del Novecento, caratterizzata dalla filosofia idealistica e dal ridotto interesse verso la cultura scientifica. Fra le sue numerose opere in queste materie si ricordano:

Problemi della scienza, Zanichelli, Bologna 1906 (en). Razionalismo e storicismo in "Rivista di Scienza", Zanichelli, Bologna, 1909. Il pragmatismo in "Scientia", Zanichelli, Bologna, 1910. Scienza e razionalismo, Zanichelli, Bologna (1912). Matematiche e teoria della conoscenza in "Scientia", Zanichelli, Bologna, 1912. Per la storia della logica, Zanichelli, Bologna, 1921. Storia del pensiero scientifico, Bologna (1932) scritta con G. Santillana. Il significato della storia del pensiero scientifico, Bologna 1936, ripubblicato da Barbieri, ISBN 9788875330125. La teoria della conoscenza scientifica da Kant ai nostri giorni, Bologna 1938. Le dottrine di Democrito d'Abdera. Testi e commenti, 1948 con M. Mazziotti, ripubblicato per Edizioni immanenza, ISBN 978-88-98926-70-1

Federigo Enriques nelle sue opere dedicate alla storia e filosofia della scienza sviluppò una corrente di pensiero vicina al razionalismo. Assieme a Giuseppe Peano si può considerare uno dei principali scienziati italiani che si sono dedicati allo studio della logica e della filosofia della scienza nella prima metà del Novecento. In generale Enriques ha messo in luce due aspetti fondamentali del pensiero scientifico internazionale nella prima metà del XX secolo: la sempre maggiore specializzazione delle discipline fisiche, tecniche, ecc. e la tendenza al rinnovamento che si è avuta sia nei fondamenti della matematica, sia nella fisica moderna.

Scientia

Nel 1907, assieme al chimico Giuseppe Bruni, al medico Antonio Dionisi, allo zoologo Andrea Giardina e all'ingegnere Eugenio Rignano, Enriques fondò la rivista di ricerca e divulgazione scientifica Rivista di scienza (rinominata successivamente Scientia), con l'obiettivo dichiarato di superare le divisioni disciplinari in nome dell'unità del sapere scientifico e filosofico e contro l'eccessiva specializzazione accademica:

Enriques condusse la rivista dal 1907 al 1915, quando un articolo di Rignano sulle cause della guerra lo costrinse a rassegnare le dimissioni. Tornò alla direzione nel 1922, alla morte di quest'ultimo (e sotto sua esplicita richiesta) fino al 1938, anno delle leggi razziali. Abbandonato ogni incarico, ritornò infine alla guida di Scientia a due anni dalla morte, nel 1944.

Problemi della scienza Il primo libro significativo dedicato da Enriques a questioni di metodo e filosofia della conoscenza è l'opera Problemi della scienza (1906) nella quale compie un'analisi articolata delle varie discipline della matematica, della geometria, della meccanica, della fisica e della chimica alla fine del XIX secolo. Enriques mette in evidenza l'importanza che lo scienziato deve analizzare con la massima attenzione, sia i fondamenti logici e sperimentali delle diverse discipline, sia il contesto storico e le situazioni in cui i principi scientifici sono stati scoperti.

In quest'opera Enriques indica che: "... una visione dinamica della scienza, porta naturalmente nel terreno della storia". I fondamenti della scienza quindi non possono essere capiti completamente se non si analizza anche il contesto storico e culturale nel quale sono stati formulati. L'opera ebbe maggiore fortuna e diffusione all'estero, che non in Italia, dominata agli inizi del Novecento dalla cultura letteraria e della filosofia idealistica.

Negli anni 1909-1914 il saggio "Problemi della scienza" fu tradotto in tedesco, francese, inglese, russo e spagnolo. Il suo pensiero trova riscontro nelle teorie elaborate dai massimi epistemologi del XX secolo fra cui l'austriaco Karl Popper (1902-1994) l'ungherese Imre Lakatos (1922-1974), e l'americano Thomas Kuhn (1922-1996). In particolare nel pensiero di Lakatos e di Kuhn viene sviluppata la concezione della formazione storica dei concetti scientifici, come opera di più autori e ricercatori, che in un determinato periodo storico elaborano una serie di principi-base sui quali viene sviluppata una teoria ipotetico-deduttiva e le successive verifiche sperimentali.

Importante è anche la presa di posizione sia rispetto alla filosofie idealistiche del ‘900, che hanno tralasciato gli aspetti della filosofia della scienza, sia la sua posizione critica rispetto alla filosofia di Kant. In particolare Enriques critica il concetto di giudizio sintetico a priori di Immanuel Kant (Critica della ragion pura 1787). Secondo Enriques i principi fondamentali delle scienze sono elaborazioni razionali derivate per induzione dall'esperienza e dalla percezione sensoriale e non sono giudizi sintetici a priori. In questo saggio Enriques porta alcuni esempio fondamentali: i postulati della geometria sono generalizzazioni, per astrazione, di semplici esperienze geometriche, che ogni allievo compie fin dalle prime osservazioni razionali del mondo esterno, svolte anche in ambito scolastico. Per Enriques i principi della geometria sono generalizzazioni di esperienze sensoriali concrete.

Allo stesso modo anche i principi della fisica e della chimica derivano direttamente da generalizzazioni di esperimenti reali: ad esempio la legge di conservazione della massa dovuta al chimico Antoine Lavoisier non è un giudizio sintetico a priori, come credeva Kant. È noto infatti che deriva da semplici esperimenti fisici, svolti pesando i composti chimici prima e dopo una reazione chimica.

La nuova impostazione razionalistica e storica fu avviata in Italia da Enriques, in Francia da Pierre Duhem e in Austria da Ernst Mach e da altri autori riunitisi intorno al Circolo di Vienna. Fu poi sviluppata ulteriormente in Italia da Ludovico Geymonat (1908-1991) e dalla sua scuola milanese che nella seconda metà del XX secolo ha ripreso gli studi di Enriques, sviluppando i temi di storia della scienza e di filosofia della scienza.

Per la storia della logica Un'altra opera fondamentale di Enriques è Per la storia della logica (1921) che mette in evidenza l'importanza della deduzione, della induzione e gli altri aspetti interpretativi ed epistemologici della logica.

Il saggio ha un approccio storico e descrittivo della logica è ricco di citazioni originali, e affronta questo difficile argomento anche con una certa ironia ed eleganza letteraria. Nell'opera sono illustrati in modo semplice e sintetico i contributi portati a questa disciplina dai vari filosofi e scienziati nelle varie epoche. Si può considerare uno dei pochi testi in cui la materia è esposta in modo chiaro, essenziale e interessante.

Storia del pensiero scientifico