Il lago di Bientina o di Sesto era il lago più esteso della Toscana. La sua superficie da 30 km². passava a 50 km². nei periodi di pioggia intensa, quando poteva arrivare a misurare 6 metri di profondità contro i 3 metri di media, toccando la isoipsa di 13 metri sul livello del mare.

Era noto ai Lucchesi col nome di lago di Sesto, perché sulle sue rive sorgeva la famosa Abbazia di San Salvatore, detta anche Badia di Sesto, che per secoli nel Medioevo dominò il lago: Sesto era un villaggio che prendeva il nome dalla sesta pietra miliare sulla via di Tiglio (ora ss. 439), distando sei miglia dalla città di Lucca.Alberto Maria Onori, L'Abbazia di San Salvatore di Sesto ed il Lago di Bientina. Una Signoria Ecclesiastica 1250/1300, Salimbeni, 1984.

Aveva come immissario lAuser, come emissario il canale del Cilecchio e della Serezza.

Una parte dell'antico alveo del lago è compreso nell'area naturale protetta di interesse locale Bosco di Tanali. A partire dai primi anni 2000 piogge e altri invasi naturali hanno creato una superficie acquea di circa 40 ettari che viene chiamata lago della Gherardesca; da notare che che all'epoca del Lago di Sesto/Bientina l'area ora occupata dal Lago della Gherardesca non era invasa dalle acque.

Origine del lago Salvatore Andreucci, storico luchese, spiega come si è formato il lago di Bientina o di Sesto. Venne un tempo che il fiume Auser, che con un suo ramo all'epoca scorreva ad est di Lucca, non poté più confluire in Arno perché il letto dell'Arno era più alto (per i dedriti portati dallo stesso corso d'acqua) del letto dell'Auser stesso. Gli abitanti furono, quindi, costretti a lasciare la pianura per rifugiarsi sui rilievi e venne così piano piano a formarsi un lago. Ciò accadde almeno due volte: la prima fu al tempo delle palafitte, XIV -XII secolo a.C. (innalzamento letto dell'Arno, stagioni piovose) . La seconda volta avvenne dopo l'abbandono delle opere di manutenzione del sistema di canalizzazione che aveva bonificato e prosciugato il lago durante l'epoca etrusco-romana.

Epoca etrusco-romana

Anche se nulla delle opere idrauliche antiche ci è pervenuto, Elena Paderi, che ha studiato le variazioni fisiografiche del bacino del Bientina fin dalla preistoria, ritiene, in considerazione dei ritrovamenti di tombe etrusche e romane in alcune aree molto interne dell'alveo, che in epoca antica, etrusco-romana, il lago si estendesse solo nella sua parte più bassa, racchiusa a sud dell'isola del lago dalle curve ipsometriche di livello 6livello 6 corisponde a livello 6 metri sul livello del mare, risultando in tal modo una piccola superficie, cui ben si attaglierebbe il nome di lago di Bientina. Biagio Pace nel1930 sintetizza il lavoro di studio sul lago di Bientina/Sesto in epoca etrusco-romana nel modo seguente "È davvero incoraggiante il vedere come le nuove scoperte archeologiche vengano a confermare tale ipotesi circa l’estensione nell’età etrusca del Lago di Bientina, basate sui dati morfologici e geologici. I vari avanzi di antichità giacciono, infatti, in terreno al disopra della quota 6. Esse inoltre sono disposte tutto all’intorno ad una collinetta più elevata, che rimase sempre all’asciutto anche nei periodi di maggiore estensione di Lago, e, come tale, ospitò anche qualche costruzione medievale ed ebbe il nome, che anche oggi conserva, di «Isola»"Nuove scoperte archeologiche nel padule di Bientina" in Studi Etruschi, Ist. Naz.degli Studi etruschi ed italici, 1930, pp. 146-148

Elena Paderi ci informa che, in ragione dei ritrovamenti di sepolcri all'interno dell'alveo del Bientina di epoca etrusca e romana, lo specchio dell'antico lago di Sesto dovesse essere alquanto limitato ed indirettamente quanto più lungo dovesse essere il percorso dei rami dell'Auser attraverso la piana lucchese, rispetto alle epoche precedenti. La studiosa precisa infatti: "Una tomba etrusca, ritenuta del V secolo a. C., in un luogo molto addentro nell'alveo del Bientina, quasi all'incontro cioè del rio Ralletta colla fossa numero 9,", rinvenuta nel 1892 a mt.1,50 sotto il piano di campagna, a seguito di lavori di sterro del torrente, in comune di Capannori, nel Padule di Colle di Compito. Il Ghirardini ci raccolta il momento del ritrovamento: " Il rio Ralletta, che non suol essere mai privo d'acqua, ne ha in iscarsissima misura nel cuore dell'estate; e in tale condizione esso era, allorché si dette mano ai lavori di sterro. I quali il dì 27 agosto stavano eseguendosi in un punto discosto circa 400 metri dal canale Rogio e 20 dalla fossa segnata nella pianta della bonifica col numero 9, che passa attraverso al rio, diretta da oriente ad occidente."Era una tomba a cremazione a ziroVocabolo derivato dall'arabo " Zir", signicante " grosso orcio" . "Si dicono talvolta tombe a Ziro le tombe a doglio (o a pìthos) scoperte nella zona di Chiusi, e appartenenti alla prima età etrusca."Treccani.it, "che impiegava come cinerario un cratere attico a figure rosse, e conteneva un completo di oreficerie", dice il Ciampoltrini. La sua importanza consiste nel fatto che la sua posizione nell'antico lago di Sesto attesta che la superficie del lago in epoca etrusca era alquanto limitata, forse solo alla curva di livello sul mare di 6 m.,La curva di livello 6, studiata dalla Paderi, comprenderebbe una area tra Staffoli, sulla sponda est, ed il Tiglio, sulla sponda ovest del lago. fatto confermato secondo la Paderi dal ritrovamento, nel 1929, di due tombe del solito tipo a ziro, 150 m a sud della confluenza del Rogio con la fossa Navareccia, illustrate da Biagio Pace, che attribuisce al IV secolo i vasi, e da Vittorio Bernardi, che le riferisce al V-IV secolo a.C., forse d'imitazione etrusca.

Altra conferma della limitata estensione del lago, in epoca antica, si ricava anche dall'esistenza confermata di un sistema di insediamenti etruschi, che fiorì sui vari rami del fiume Rogio, ramo dell'Auser diretto verso Bientina, tra VIII e III secolo a.C."Lo scavo del sito romano di Capannori, Via Martiri Lunatesi",di Alessandro Giannoni., poi ripetuti da quelli romani, conseguenti alle due colonizzazioni, che l'area dovette subire nel secolo II a.C., dopo la fondazione di Lucca, e poi in epoca augustinea, quando il primo imperatore dovette ricompensare i legionari che erano stati fedeli.

Il momento in cui iniziò l'espansione del lago può sicuramente legarsi alla fine dell'impero romano, quando furono dismesse le opere di regimentazione delle acque, che consentivano la coltivazione di tutta piana di Lucca, fino alla località Isola. Le attività agricole, ben testimoniate dagli scavi per il progetto delle Cento fattorie romane e dalle altre ricerche archeologiche degli ultimi decenni del II millennio, continuano nella zona dell'alveo del Bientina solo fino al V secolo d. C.

Medioevo Fino al XII secolo non si hanno notizie certe di un lago nella zona e non ci sono tracce storiche dell'esistenza di questo lago antecedenti all'VIII secolo d.C.

"A partire dal VII secolo d.C. e fino alla metà circa dell'Ottocento, epoca della bonifica granducale, la vasta zona a oriente di Lucca conosciura sotto la denominazione di padule di Bientina fu occupata da un lago di estensione variabile. Su di esso sono nate molte leggende con una matrice comune, cioè l'esistenza della misteriosa città di Sextum, una volta grande e splendente, poi sepolta nell alveo del lago da una terribile alluvione. Narra un erudito (Farnocchia1806) che « [...] certi antichissimi vestigi di grandi edifizi [... quando le acque del lago sono più basse, si scorgono benissimo, ed i pescatori anche d'oggi, cioè del 1700 circa, sanno alla mente, e per pratica, di essere ora in Piazza alla chiesa e ora in tal luogo».Michelangelo Zecchini, Capannori (Lu) scavi nella fattoria romana del Palazzaccio.

Nell'anno 1147 fu oggetto di contesa tra Lucca e Pisa, come narrato dal cronista pisano contemporaneo Bernardo Maragone:

«A.D.MCXLVII. In mense Martio Lucenses castellum de insula Paludis munierunt, et CCC pugnatores ibi miserunt pro timore Pisanorum, quod castellum iam antea expugnaverunt et vincere non poterant. Postea Pisani per bandimentum palam cum plus quam L navibus plattis et scafis, cum XII manganis in plattis positis, cum multitudine peditum et sagittariorum, ad ca- strum susprascriptum iverunt, et per dies XV pugnando vicerunt, in die dominico de palma, id est VIII kal. Aprilis, et plus quam CCC cives Lucenses inde captos, Pisas duxerunt in Lune die Sancto, cum multis spolis castri, cum magno triumpho et honore»«Nell’anno del Signore 1147. Nel mese di marzo i Lucchesi fortificarono il castello dell’isola della Palude, e vi mandarono trecento combattenti per timore dei Pisani, poiché quel castello già in precedenza avevano assalito e non riuscivano a conquistare. In seguito i Pisani, con bando pubblico, con più di cinquanta navi piatte e scafi, con dodici macchine da lancio poste sulle navi piatte, con moltitudine di fanti e arcieri, si diressero al castello sopra menzionato, e combattendo per quindici giorni lo conquistarono, nella domenica delle Palme, cioè otto giorni prima delle calende di aprile. E più di trecento cittadini lucchesi catturati di là condussero a Pisa nel giorno di lunedì santo, con molte spoglie del castello, con grande trionfo e onore.»

L'isola Il centro del lago era occupato da una isola, su cui era stato costruito addirittura un castelloIl castello, voluto dalla Badia di Sesto, esisteva già nel 1020, come risulta appena accennato in un Diploma di Enrico II ( Henrici II diplomata 1900-1903, pp. 539 ss., n. 425, Bamberg, 1020 aprile 25) ; viene descritto ampiamente nel 1027 in un Diploma di Corrado II, imperatore, rilasciato in favore della citata Abbazia (tratto da G.Ciampoltrini, p.38, Il tesoro del lago. Paesaggi e insediamenti tra Castelfranco di Sotto e Orentano nel Duecento) con una chiesa dedicata a S.Benedetto: nel diploma viene descritto attentamente:

«ecclesia sancti Benedicti cum castello in loco Insula et pratis et paludibus et fossis et piscareis et callabus et navilibus et silvis et et palude qui dicitur Alteto et silva de Busceto et pallareto 8 et Cassano et silva Nigra et portum de Fossitule et lacum de ipso Padule cum porto de Tunule, qui est de ipso lacu, cum [aqui]s et piscareis et callibus et silvis in circuitu ipsius laci».

Descrizione del lago Il lago aveva un'area di acque permanenti detta "chiaro" e una a palude che essiccava nella stagione siccitosa, variando sensibilmente la superficie lacustre. Nella pianura depressa si raccoglievano le acque dei monti Pisani e delle Cerbaie, rendendo incerta la ripartizione idrografica dei bacini del Serchio e dell'Arno. Con i secoli di decadimento delle campagne circostanti, acquistò sempre più estensione e la fisionomia di lago, divenendo oggetto di contrasti tra le comunità rivierasche per i diritti di pesca e di caccia sulle rive.

In un documento del 1209, proveniente dall'Archivio Vescovile di Pisa,in cui si trattano i diritti di ripatico, che venivano esercitati nel Castello di Bientina sulle merci, che risalivano la corrente, è provato il rilevante transito di traffici commerciali in direzione di Lucca. "...de navibus euntibus sursum cum buctibus vel vasis fictilibus aut vena ferri".delle navi che risalgono cariche di botti oppure di vasi di terracotta o di minerale di ferro. Sono citati anche carichi di formaggio e di pietra. Il viaggio di ritorno delle navi non è assoggettato a dazi: "in reversione navium nichil consuevit tolli. " Rimane ancora oscura la tecnica con cui si risaliva la lenta corrente.