Il dialetto tarantino ('u tarandíne), o vernacolo cataldianoN. Gigante (2002), Dizionario della parlata Tarantina (così chiamato, a partire dal Novecento, in onore del santo patrono cittadino), è un dialetto parlato principalmente nella città di Taranto (e con varietà specifiche in alcuni comuni limitrofi) dove presenta differenze tra la variante della Città Vecchia e quella del Borgo NuovoG. Rohlfs, Scavi Linguistici nella Magna Grecia, (1975), Congedo. Oggi è parlato anche nei comuni limitrofi di Statte e Leporano dalla maggioranza della popolazioneDati ISTAT (2011), Diffusione dei dialetti locali in Puglia, mentre a Monteiasi presenta caratteristiche più nettamente salentine. Dal punto di vista linguistico, il tarantino occupa una posizione di transizione tra i dialetti salentini (appartenenti al gruppo dei dialetti meridionali estremi) e quelli apulo-baresi (appartenenti al gruppo dei dialetti meridionali intermedi)Rohlfs, G. (1977), Grammatica storica dei dialetti italogreci. BeckSavoia, L.M. (2017), I dialetti italiani: storia e struttura. Il MulinoPellegrini, G.B. (1977). Carta dei dialetti italiani. Pacini Editore. La peculiarità del tarantino è stata spesso attribuita al suo sostrato greco, risalente all'antichità e mantenutosi fino al XVI secolo, quando il greco era ancora parlato accanto ai volgari romanzi nella zonaHorrocks, G. (2010), Greek: A History of the Language and its Speakers. Wiley-Blackwell.Katsoyannou, M. (2015), The Greek Linguistic Heritage in Southern Italy. Byzantine and Modern Greek Studies.. Questo tratto accomuna il tarantino ai dialetti meridionali estremi (salentino, calabrese meridionale e siciliano), con cui condivide numerosi elementi lessicali e strutturali di origine grecaLedgeway, A. (2020), Greek and Romance in Southern Italy: History and Contact. Oxford University PressRohlfs, G. (1956), Vocabolario dei dialetti salentini. Studi recenti hanno evidenziato come tali caratteristiche non siano semplici prestiti, ma veri e propri elementi strutturali originari dell'antica koinè magnogrecaDe Angelis, A. (2017), Microvariation in Southern Italo-Romance. Mouton de Gruyter.
Storia
Il dialetto tarantino rappresenta una varietà linguistica di particolare interesse nell'ambito dei dialetti meridionali, sviluppatosi attraverso un complesso processo di stratificazione storica. La sua evoluzione, iniziata con la romanizzazione del 272 a.C., si è svolta su un sostrato prelatino particolarmente ricco e articolato.
Le radici antiche
La grecità tarantina costituisce l'elemento più caratterizzante. A Taranto il greco - introdotto con la colonizzazione spartana del 706 a.C. - mantenne una vitalità straordinaria. Come attestano ad esempio De Vincentiis (1872)De Vincentiis, D.L. (1872). Vocabolario del dialetto tarantino, p.145 e recenti studi di Ledgeway (2020)Ledgeway, A. (2020). Greek and Romance in Southern Italy, Oxford, p.189, questa persistenza ha lasciato tracce profonde non solo nel lessico (con centinaia di termini greci ancora oggi attestati in tutti i campi semantici), ma soprattutto nella struttura grammaticale, con peculiarità come la perdita dell'infinito e il particolare sistema di marcazione ipotetica che avvicinano il tarantino agli altri dialetti meridionali estremi. Esempi:
Oltre 700 termini greci in ambiti lessicali fondamentali (es. "apele" < άπαλος per "morbido", "'nànghe" < ανάγκη per "voglia") Strutture sintattiche peculiari come la perdita dell'infinito (es. "vogghie cu mange" invece di "voglio mangiare") Tratti fonetici come la riduzione del vocalismo (η > i, ω > u)
La latinizzazione e il periodo romano
Il processo di latinizzazione dell'area tarantina presentò caratteristiche particolari. Il latino volgare qui sviluppatosi conservò numerosi arcaismi. Contemporaneamente, come evidenziato ad esempio da Rohlfs e da Gigante (2002)Gigante (2002), p. V, alcuni tratti fonetici, come il particolare trattamento delle vocali, tradiscono l'influsso del sostrato osco. Esempi:
Conservazione di arcaismi come la costruzione "scére + gerundio" (es. "scé mangiènne" per "sta mangiando") dal latino "ire iendo" Tratti oschi nell'articolazione vocalica, responsabili delle successive dittongazioni (o > ue)
Il medioevo bizantino e il mito longobardo
Il periodo bizantino rappresentò per Taranto una nuova fase di ellenizzazione, seppur in forme diverse dall'epoca classica. Contrariamente a quanto spesso sostenuto nella letteratura tradizionale, le influenze longobarde furono marginali e limitate a pochi prestiti lessicali comuni a tutta l'area romanzaFanciullo, F. (1996). Fra Oriente e Occidente: per una storia linguistica dell'Italia meridionale, p. 132, 135. Le caratteristiche dittongazioni tarantine, spesso erroneamente attribuite all'influsso germanico, trovano invece la loro spiegazione nel sostrato osco, come dimostrano i recenti studi di Loporcaro (2009)Loporcaro, M. (2009). Profilo linguistico dei dialetti italiani. Laterza, p. 178, 181, 183. Esempi:
L'influsso longobardo fu limitato a pochi termini (es. "guerra", "faida") Le dittongazioni (es. "muèrte" per "morto") derivano dal sostrato osco Il greco bizantino arricchì ulteriormente il lessico (es. "zìmmere" < τσίμμαρο per "capra")
Dai Normanni all'età moderna
Con l'arrivo dei Normanni nell'XI secolo si avviò un lento processo di riallineamento del tarantino agli altri volgari meridionali. I successivi domini angioino, aragonese e spagnolo, oltre alla breve parentesi saracena, introdussero vari elementi arabi, galloromanzi e iberici, seppur in misura minore rispetto ad altre zone del Regno di Napoli. Esempi:
Prestiti normanni o francesi (es. "accattare" da achatter per "comprare") Arabismi (es. "salamelìcche" da salam alaikum per "convenevoli essagerati") Castiglianismi (es. "muntòne" da montòn per "mucchio")
L'età contemporanea
Il Novecento ha rappresentato per il tarantino un periodo di profonde trasformazioni. L'industrializzazione e i massicci flussi migratori interni hanno accelerato un processo di standardizzazione regionale, con una progressiva attenuazione dei tratti più marcatamente salentini che avevano caratterizzato il dialetto fino ai primi decenni del XX secoloSavoia, L.M. (2017). I dialetti italiani: storia e struttura. Il Mulino, p. 304Loporcaro, M. (2009). Profilo linguistico dei dialetti italiani. Laterza, p. 291De Angelis, A. (2019). "Dialetto e identità a Taranto". Rivista Italiana di Dialettologia 43: 89-114Archivio Comunale di Taranto, Fondo Demografico (1951-1971). Tuttavia, l'impronta greco-romanza più profonda continua a resistere nella struttura grammaticale e nel lessico di base
Classificazione La complessa classificazione del tarantino
Negli ultimi due secoli, il dibattito sulla collocazione del tarantino ha diviso la linguistica meridionalista. La questione fondamentale è se considerarlo:
Un dialetto alto-meridionale (gruppo "meridionale intermedio") con influenze salentine Un dialetto estremo-meridionale (gruppo "meridionale estremo") con peculiarità locali Una varietà autonoma all'interno di uno di questi due gruppi, data la sua unicitàLoporcaro, M. (2009). Profilo linguistico dei dialetti italiani. Laterza, p. 152-155
Le tesi alto-meridionali
Michele De Noto, nel pionieristico "Appunti di fonetica del dialetto di Taranto", fu il primo a notare divergenze fonetiche con il SalentoDe Noto, M. (1897). Appunti di fonetica sul dialetto di Taranto (vocalismo e consonantismo). Trani: V. Vecchi. 39 pp. Rosa Anna Greco ("Ricerca sul verbo nel dialetto tarentino")Greco, R.A. (1955). Ricerche sul verbo nel dialetto tarantino. In "Rivista di Studi linguistici salentini", vol. 6, pp. 71-120. Congedo Editore e G.B. Mancarella ("Nuovi contributi per la storia della lingua a Taranto")Mancarella, G.B. (1957). Nuovi contributi per la storia della lingua a Taranto. Taranto: Edizioni del Centro Studi Tarantini. evidenziarono tratti comuni con l'area centro-meridionale, ad esempio:
Metafonia e dittongamento condizionato (es. 'nzóre, próche) Sonorizzazione delle postnasali (-NT- > -nd-) Sistema verbale con doppie desinenze (-àmme, -èmme)
Le tesi estremo-meridionali
Heinrich LausbergLoporcaro (2009) in Profilo linguistico dei dialetti italiani, p. 159, Gerhard RohlfsRohlfs, G. (1977) Grammatica storica dei dialetti italogreci. Beck, p. 203De Angelis (2017) in Microvariation in Southern Italo-Romance, p. 114 sostennero invece l'appartenenza al gruppo siciliano-salentino, notando, ad esempio:
Esiti vocalici aperti (cuèdde, strètte) Uso della congiunzione "cu" + indicativo per l'infinito Quasi 1000 grecismi condivisi col Salento
La prova decisiva: elementi estremo-meridionali profondi
Recenti studi dimostrano che il tarantino condivide con i dialetti estremo-meridionali tratti strutturali che secondo Thomason & Kaufman, ed altri autori già menzionatiLedgeway (2020), p. 401Katsoyannou (2015), cit. 4, appartengono al livello 4-5 della scala di borrowability (prestiti possibili solo in caso di bilinguismo prolungato o sostrato)Thomason, S.G. & Kaufman, T. (1988). Language Contact, Creolization, and Genetic Linguistics. University of California Press. p. 74-76:
Sintassi salentina:
Perdita dell'infinito ("vogghie cu vvóche" = voglio andare) Doppia marcatura ipotetica ("ce avéve, te dáve" = se avessi, ti darei) Costruzioni perifrastiche greco-salentine
Prosodia grecanica:
Accentazione finale (come in griko) Riduzione vocalica (η>i, ω>u) Ritmo sillabico "a sforzo" e "prosodia magnogreca"Rohlfs (1977), p.210Fanciullo (1996), cap. 3
Lessico profondo:
Oltre 700 grecismi in domini "resistenti" (corpo, parentela, natura) Calchi lessicali (es. "tremìndere" < θωρώ per "guardare")
Come dimostrano LedgewayLedgeway (2020), p. 187-215 e FanciulloFanciullo (1996), p. 90-110, 132-135, questi elementi - specialmente la sintassi e la prosodia - rappresentano l'impronta digitale del bilinguismo greco-latino, marginale invece nel dialetto apulo-barese. La presenza di:
Prestiti strutturali di livello 5 (morfosintassi) Grecismi in domini lessicali protetti Tratti fonologici grecanici
Renderebbe impossibile classificare il tarantino come semplice variante alto-meridionale, un diasistema dialettale dove questi elementi sono virtualmente assenti. Piuttosto, come suggerisce KatsoyannouKatsoyannou (2015), va considerato un ponte linguistico tra i due gruppi, con una base estremo-meridionale arricchita da successivi apporti.
Conclusioni
Il dibattito rimane aperto, ma le evidenze di:
Sostrato greco profondo (sintassi, prosodia) Lessico condiviso col Salento Tratti fonetici transizionali
...suggeriscono che la classificazione più accurata, se si prendono in considerazione tutti gli elementi del dialetto e non solo le isoglosse fonetiche, come nel lavoro di G.B. Pellegrini, sia quella di un dialetto estremo-meridionale con stratificazioni successive, piuttosto che come variante apulo-barese. Nel Vocabolario dei dialetti salentini di Rohlfs si contano più di tredicimila voci latine, oltre ventiquattromila greche e circa trecentoquaranta tra spagnole, portoghesi, catalane, franco-provenzali, celtiche, còrse, germaniche, inglesi, turche, albanesi, dalmate, serbo-croate, rumene, ebraiche, berbere ed arabe. Le voci greche salgono al 64% del totale solo se includiamo tra le voci etimologiacamente greche anche i prestiti ed i calchi greci nella lingua latina.
Fonologia Vocali