Le rivolte nella Slesia (in tedesco: Aufstände in Oberschlesien; in polacco: Powstania śląskie) furono una serie di rivolte armate compiute da polacchi e slesiani polacchi dell'Alta Slesia, nel periodo dal 1919 al 1921 contro il dominio della Repubblica di Weimar. La resistenza mirava a separarsi dalla Germania per unirsi alla Seconda Repubblica di Polonia, che era stata istituita al termine della prima guerra mondiale. Si concluse nel 1922 con la divisione della Slesia in una parte polacca, che divenne il voivodato della Slesia e una tedesca, la nuova provincia dell'Alta Slesia prussiana (Oberschlesien), entrambe con autonomia speciale.

Nella Polonia dopo la seconda guerra mondiale le insurrezioni furono celebrate come esempi di orgoglio nazionale.

Situazione storica Gran parte della Slesia appartenuta alla Corona polacca in epoca medievale era passata ai re boemi nel XIV secolo, e in seguito agli Asburgo austriaci. Federico il Grande di Prussia si impadronì della Slesia da Maria Teresa d'Austria nel 1740 con la guerra di successione austriaca, dopo la quale la regione divenne parte della PrussiaAnna M. Cienciala, La rinascita della Polonia e, nel 1871, dell'Impero tedesco.

Dopo la prima guerra mondiale, durante i negoziati del trattato di Versailles, il governo tedesco sostenne che senza l'Alta Slesia non sarebbe stato in grado di adempiere ai suoi obblighi riguardanti i danni di guerra da rifondere agli Alleati.

L'Alta Slesia era una grande risorsa mineraria e dell'industria pesante, essendo ricca di miniere e di acciaierie. "Le miniere slesiane erano responsabili di quasi un quarto delle esportazioni tedesche di carbone, dell'81% dello zinco e del 34% del piombo."

Demografia all'inizio del XX secolo L'area ad est dell'Oder nell'Alta Slesia era dominata dai polacchi, gran parte dei quali erano appartenenti alle basse classi sociali. Quasi tutti parlavano dialetti polacchi, e molti sentivano di appartenere ai gruppi etnici slavi, e si dicevano slesiani. Allo stesso tempo quasi tutta l'élite locale — i proprietari terrieri, uomini d'affari, proprietari di fabbriche, governatori locali, polizia e clero cattolico — era tedesca. Vi era un'ulteriore divisione lungo le linee religiose: quasi tutti i più alti governanti tedeschi slesiani erano protestanti, mentre la grande maggioranza dei polacchi slesiani erano cattolici.

Al censimento tedesco del 1900, il 65% della popolazione della parte orientale della Slesia era registrata come parlante lingua polacca, con una decrescita al 57% nel 1910. Questo fu dovuto alla germanizzazione forzata"Mapy narodowościowe Górnego Śląska od połowy XIX wieku do II Wojny Światowej" Dorota Borowiecz Wydawnictwo Uniwersytetu Wrocławskiego 2005 ISBN 83-229-2569-7 e alla creazione di una categoria di "abitanti bilingui" allo scopo del censimento, per ridurre il numero di slesiani che parlavano polacco. Lo studioso tedesco Paul Weber redasse una cartina dei dialetti che mostrò che nel 1910, nella maggioranza dei distretti dell'Alta Slesia ad est dell'Oder, gli slesiani che parlavano il polacco erano la maggioranza, circa il 70% della popolazione.

Prima rivolta slesiana (1919)

Il 15 agosto 1919 le truppe di confine tedesche (Grenzschutz) massacrarono dieci civili slesiani nella miniera di Mysłowice (Myslowitzer Grube) e causarono la prima rivolta slesiana contro il controllo tedesco dell'Alta Slesia. Il massacro causò proteste da parte dei minatori slesiani polacchi; infine, molti leader polacchi furono arrestati durante uno sciopero generale di circa minatori. ŚLADY PRZESZŁOŚCI W MYSŁOWICACH Con la rivolta, i minatori dichiararono che volevano che la polizia e i governanti locali fossero sia tedeschi che polacchi.

Circa soldati tedeschi dell'Esercito Nazionale Provvisorio della Repubblica di Weimar (Vorläufige Reichsheer), con circa soldati di riserva, soppressero velocemente la rivolta. Ciò che seguì fu la repressione tedesca dei polacchi della Slesia, e circa polacchi furono giustiziati o uccisi da squadroni. polacchi cercarono rifugio in Polonia insieme a migliaia di familiari (in totale circa persone). Le azioni repressive terminarono quando le forze alleate arrivarono a riportare l'ordine, e i rifugiati furono autorizzati a ritornare nelle loro terre. Una volta che la rivolta fu sedata, nacque un fortissimo risentimento nei polacchi slesiani, il che contribuì a rinforzare la cultura in cui si identificavano.

Il Corpo di spedizione alleato Il trattato di Versailles deliberò lo svolgimento di un plebiscito dell'Alta Slesia per determinare se il territorio dovesse divenire parte della Germania o della Polonia. Il plebiscito si doveva tenere entro due anni dal Trattato (1919) in tutta la Slesia, anche se il governo polacco voleva farlo svolgere solo nella parte della Slesia ad est dell'Oder, dove gli abitanti che parlavano polacco erano la maggioranza. Si decise tuttavia di svolgere il plebiscito in tutta l'Alta Slesia, incluse le aree in predominanza tedesche ad est e nelle aree ad ovest dell'Oder, anch'esse in maggioranza tedesche.

A seguito degli scontri armati tra i Freikorps tedeschi e reparti militari polacchi, la Commissione interalleata inviò l'11 febbraio 1920 un corpo di spedizione francese, italiano e inglese. Il Contingente italiano era composto da oltre uomini.

Seconda rivolta slesiana (1920)

La seconda delle rivolte (in polacco: Drugie powstanie śląskie, in tedesco Zweiter Polenaufstand) fu la seconda sollevazione popolare.

Nel febbraio 1920 la Commissione Alleata per il Plebiscito fu inviata nell'Alta Slesia; era composta da rappresentanti delle forze alleate, e pertanto i suoi membri facevano riferimento principalmente alla Francia, con piccoli gruppi dal Regno Unito e dall'Italia. Poco dopo, divenne chiaro che le forze alleate erano troppo ridotte per mantenere l'ordine; la Commissione fu poi accantonata per mancanza di consenso: gli inglesi e gli italiani favorivano i tedeschi, mentre i francesi supportavano i polacchi. Le forze fallirono pertanto nell'impedire le continue rivolte.

Nell'agosto 1920 un giornale tedesco dell'Alta Slesia scrisse ciò che sarebbe poi divenuto il falso annuncio della caduta di Varsavia nelle mani dell'Armata Rossa nella guerra sovietico-polacca. Questo annuncio portò a festeggiamenti nella comunità tedesca per quella che supponevano essere la fine della Polonia indipendente. La situazione denegerò rapidamente nella violenza, con le milizie tedesche che attaccarono i polacchi, e le schermaglie continuarono anche dopo che fu chiarito il fatto che Varsavia non era caduta.

La violenza portò infine, il 19 agosto, alla rivolta polacca che prese velocemente il controllo degli uffici governativi nei distretti di Kattowitz, Pless e Beuthen. Tra il 20 e il 25 agosto la ribellione si estese fino a Konigshutte, Tarnowitz, Rybink, Lublinitz e Gross Strehlitz. La Commissione Alleata dichiarò la propria intenzione a ristabilire l'ordine, ma le differenze interne impedirono la realizzazione del proposito. I rappresentanti inglesi ritennero i francesi responsabili della rapida degenerazione della rivolta nelle regioni orientali.

La rivolta giunse lentamente alla fine a settembre con l'unione delle operazioni militari alleate e i negoziati tra le parti. I polacchi ottennero lo scioglimento della polizia Sipo e la creazione di una nuova polizia (Abstimmungspolizei) per l'area, che sarebbe stata al 50% polacca. Ai polacchi fu anche permesso l'accesso all'amministrazione locale. L'Organizzazione Militare Polacca nell'Alta Slesia doveva essere sciolta, ma questo in pratica non accadde mai.

Il plebiscito di Versailles

Gli Alleati decisero che il plebiscito dell'Alta Slesia dovesse svolgersi il 20 marzo 1921. Nel frattempo, l'amministrazione e la polizia tedesca rimasero in funzione nella zona.

La propaganda e le tattiche elettorali in entrambi gli schieramenti portarono a disordini crescenti. Le autorità tedesche avvisarono che coloro che avrebbero votato per la Polonia avrebbero perso lavoro e pensioni; i veterani dell'esercito tedesco si unirono ai "Freikorps" (Corpi Liberi), un'organizzazione le cui truppe compivano atti di terrorismo contro gli attivisti polacchi. Nello stesso tempo, i polacchi sostenevano che sotto il nuovo governo polacco, i polacchi slesiani non sarebbero più stati discriminati; i polacchi promisero anche di onorare i benefici dello stato sociale tedesco, come le pensioni di anzianità. I polacchi si organizzarono anche nell'Organizzazione Militare Polacca, predecessore dei servizi segreti polacchi, per perseguire la loro causa.

Il plebiscito ebbe luogo il 20 marzo, due giorni dopo il trattato di Riga siglato il 18 marzo 1921, che pose fine alla guerra sovietico-polacca del 1919-1920.

Nel plebiscito, voti andarono a favore dell'annessione alla Germania (59,6 %) mentre solo alla Polonia (40,4 %). I tedeschi ebbero quindi voti in più.

Il diritto di voto era garantito ai maggiori di 20 anni che erano nati o vivevano nell'area interessata dal plebiscito; il risultato fu una migrazione di massa.Plebiscite contributions for benefit of uniting Warmia and Masuria, Spisz and Orawa, Cieszyn Silesia . Portale Poland.pl I votanti esteri furono per la Germania, mentre per la Polonia circa Senza di questi, i tedeschi avrebbero avuto solamente una maggioranza di voti anziché . Tuttavia, l'inclusione dei votanti dall'estero era stata fatta per esplicita richiesta della delegazione polacca a Versailles, che contava nel sostegno delle organizzazioni filopolacche dell'area della Ruhr.

Fu chiesto alla Società delle Nazioni di affrontare il problema prima che la situazione portasse ad un bagno di sangue.

I governi inglese e francese non raggiunsero un accordo sull'interpretazione del plebiscito. Il primo problema fu la destinazione del "Triangolo Industriale" ad est dell'Oder, i cui vertici erano rappresentati dalle città di Beuthen (Bytom), Gleiwitz (Gliwice) e Kattowitz (Katowice). I francesi volevano indebolire la Germania, e sostennero pertanto le motivazioni polacche; gli inglesi e gli italiani non erano d'accordo, in particolare perché i tedeschi non sarebbero stati in grado di pagare le riparazioni di guerra se avessero perso le industrie slesiane.

Alla fine dell'aprile 1921 si diffusero voci che la posizione inglese filotedesca avrebbe prevalso. Questo portò i simpatizzanti polacchi ad agire di nuovo: l'insurrezione ebbe inizio all'inizio di maggio; diversamente dalla seconda rivolta, la terza fu pianificata nei particolari ed organizzata sotto la leadership di Wojciech Korfanty.

Terza rivolta slesiana (1921)

La terza rivolta slesiana ebbe inizio il 2-3 maggio 1921, con la distruzione del ponte ferroviario tedesco per opporsi alle misure tedesche destinate alla soppressione dei tumulti. Particolari cure furono indirizzate ad impedire una riedizione degli atti di violenza che erano stati perpetrati contro la popolazione da parte del gruppi paramilitari tedeschi, i Freikorps, che erano stati creati per sostenere la polizia di confine tedesca (Grenzschutz). I Freikorps comprendevano per lo più volontari e soldati tedeschi smobilitati.

La Commissione Inter-Alleata, all'interno della quale il generale Henri Le Rond era il personaggio più influente, aspettò troppo a lungo prima di prendere provvedimenti contro le violenze.Edmund Burke, James Dodsley, Annual Register, v. 2 - 1922, Google Print, p.179-180 (public domain text)