Il Ducato di Parma e Piacenza, dal 1748 (al 1848) Ducato di Parma, Piacenza e Guastalla, fu uno Stato preunitario italiano esistito dal 1545 al 1859, con una pausa dal 1808 al 1814 quando fu annesso al Primo impero francese e trasformato in un dipartimento. Il ducato fu governato dapprima dalla dinastia dei Farnese e, dal 1748, da quella dei Borbone-Parma. Nel 1859 i territori ducali furono incorporati alle Province Unite del Centro Italia e successivamente annessi al Regno di Sardegna tramite il plebiscito del 12 marzo 1860.
Geografia Unificati sotto i Farnese i due Ducati di Parma e di Piacenza, il territorio del ducato era composto da varie entità amministrative autonome che, secondo le caratteristiche del regime tardo feudale, mantenevano proprie magistrature e organi in unione personale con il duca sovrano.
Verso la metà del XVIII secolo lo stato era costituito da: Stato o ducato di Parma (Parmigiano); Val di Taro (Borgo); Principato di Bardi; Stato o ducato di Piacenza (Piacentino, Borgo San Donnino); principato di Soragna; marchesato di San Secondo; Stato Pallavicino di Busseto e contado d'Aucia; Magnifica Università della Val Nure; Ducato di Guastalla con Reggiolo e Luzzara, acquistato nel 1748.
Nel 1832 il ducato di Parma e Piacenza era formato da cinque territori amministrativi:Molossi Lorenzo, Vocabolario topografico dei ducati di Parma Piacenza e Guastalla, Parma, 1832. Parma: Calestano, Ciano, Collecchio, Colorno, Corniglio, Cortile San Martino, Felino, Fornovo, Gattatico, Golese, Langhirano, Lesignano, Lesignano Palmia, Marore, Mezzani, Monchio, Montechiarugolo, Neviano, Parma, Poviglio, Sala, San Donato, San Martino Senzano, San Pancrazio Parmense, Sissa, Traversetolo, Tizzano, Torrile, Tre Casali, Vairo, Vigatto; Piacenza: Agazzano, Bettola, Borgonuovo, Borgo San Bernardino, Calendasco, Castel San Giovanni, Caorso, Coli, Farini d'Olmo, Ferriere, Gragnano, Gossolengo, Morfasso, Mortizza, Nibbiano, Pecorara, Piacenza, Pianello, Podenzano, Pomaro, Ponte dell'Olio, Pontenure, Rivalta, Rivergaro, Rottofreno, San Giorgio, Sant'Antonio, Sarmato, Travo, Vicobarone, Vigolzone; Borgo San Donnino: Alseno, Besenzone, Borgo San Donnino, Busseto, Cadeo, Carpaneto, Castell'Arquato, Castelvetro, Cortemaggiore, Fiorenzuola, Fontanellato, Fontevivo, Gropparello, Lugagnano, Medesano, Monticelli d'Ongina, Noceto, Pellegrino, Polignano, Polesine, Roccabianca, Salso Maggiore, San Secondo, Soragna, Varano de' Melegari, Vigoleno, Villanova, Zibello; Borgotaro: Albareto, Bardi, Bedonia, Berceto, Boccolo, Borgotaro, Compiano, Solignano, Tornolo, Valmozzola, Varsi; Guastalla: Guastalla, Luzzara, Reggiolo.
Il ducato sotto il governo dei Farnese
L'inizio travagliato
Fino al 1521 il territorio di Parma e Piacenza fu parte del ducato di Milano sotto gli Sforza (fino al 1499), quindi sotto la Francia (dal 1499 al 1512), tranne la breve occupazione pontificia fra il 1510-1511. Nel 1512 Massimiliano Sforza riottenne il governo di Milano, ma lo Stato Pontificio annetté i territori a sud del Po fino al 1515, quando la Francia riottenne Milano e tutti i territori del ducato, comprese Parma e Piacenza fino al 1521, quando ritornarono nello Stato Pontificio.
Il 17 agosto 1545 il papa Paolo III creò il ducato di Piacenza e Parma per destinarlo a suo figlio Pier Luigi. A quella data Parma era considerata una città di medie dimensioni con 19.592 abitanti censiti; nel contado invece si contavano 97.123 anime e le 25.502 dello Stato Pallavicino.Dati del censimento disposto dallo stesso Pier Luigi Farnese nel 1545 e riportati nel libro di Luigi Alfieri Parma, la vita e gli amori (ed. Artegrafica Silva 1993).
Pier Luigi Farnese, preso possesso del suo dominio il 23 settembre del 1545, rimase a Parma un solo mese per poi trasferirsi a Piacenza scegliendola quale capitale e sede della corte. Considerando il merito della formazione del ducato tutto suo, non mostrò alcuna riconoscenza verso il papa e avrebbe anzi trasformato la dipendenza feudale che legava il suo stato alla Santa Sede in vassallaggio imperiale se lo stesso Carlo V non vi si fosse opposto.
I primi provvedimenti a cui pose mano riguardarono l'apertura di numerose scuole (in cui si insegnavano la medicina, il diritto e la letteratura latina e greca), la costruzione di nuove vie di comunicazione per favorire il commercio, la riforma del sistema amministrativo prendendo spunto dal modello milanese e la riforma del sistema giudiziario con princìpi più garantisti (i giudici dovevano motivare gli arresti). Diede forte slancio all'agricoltura abolendo la tassa sul bestiame, riparando strade rurali, ricostruendo o restaurando ponti e migliorando il regime delle acque. Per l'industria e il commercio migliorò le comunicazioni all'interno del ducato e sviluppò il servizio postale. Per riassestare il bilancio assoggettò tutti gli abitanti al pagamento delle tasse e soppresse le esenzioni ingiustificate. A tale scopo ordinò ai preti di censire tutti i parrocchiani dai 10 ai 70 anni d'età: ogni parrocchia elesse tre rappresentanti, uno ricco, uno di modesta fortuna e uno povero, cui fu affidato il compito di censire i beni mobili, immobili e il bestiame di ogni parrocchiano. In questo modo il duca ebbe conoscenza delle ricchezze di ogni abitante e fu così in grado di ripartire equamente le cariche pubbliche e le tasse.
Per garantire la sicurezza dello Stato, Pier Luigi Farnese creò delle legioni composte da cinque compagnie di 200 fanti ciascuna e una guardia personale. Sapeva bene, infatti, che i nobili lo odiavano, ma anche la borghesia e il popolo non lo avevano molto in simpatia; perciò, per avere un controllo più saldo della situazione, decise che chiunque possedeva una rendita superiore a 200 scudi avrebbe dovuto risiedere in città, pena la perdita dei beni. Tutte queste precauzioni non erano inutili perché Carlo V, che nel frattempo aveva assunto posizioni ostili al papa, non aveva gradito la cessione del ducato al Farnese.
A causa di questa rottura, inoltre, erano ricominciate a formarsi le fazioni guelfa con il papa, la Francia, Venezia, Parma e Ferrara e quella ghibellina con l'imperatore, la Spagna, Genova, i Medici e i Gonzaga. Fu proprio Ferrante I Gonzaga, conosciuto come Don Ferrante, governatore di Milano, che, avendo appreso che l'imperatore voleva appropriarsi del ducato di Parma e Piacenza alla morte del papa, decise di colpire i Farnese verso cui covava un odio mortale.
Gonzaga incominciò a far spiare Pier Luigi e a mandare rapporti continui a Madrid e a Carlo V mentre Pier Luigi, da parte sua, consapevole che, alla morte del padre la bufera si sarebbe abbattuta su di lui, non rimase con le mani in mano: il 4 giugno 1547 fece sposare la figlia Vittoria con il duca di Urbino, Guidobaldo II della Rovere; alla fine dello stesso mese stipulò il contratto di fidanzamento tra il figlio Orazio e la figlia del re di Francia, Enrico II, Diana; e continuò alacremente i lavori di fortificazione del suo ducato. Carlo V, preoccupato per il procedere dei lavori a Parma, si convinse a lasciare mano libera a Don Ferrante per organizzare una congiura contro il duca e Don Ferrante sperava anche di poter contare sull'appoggio della ricca famiglia dei nobili Cantadori, molto potente in città, ma non ricevette l'aiuto sperato. Già il marchese Pallavicini di Cortemaggiore, fuoriuscito a Crema, aveva offerto il suo braccio e quello dei suoi amici al Gonzaga, ma questi rifiutò perché costui era sotto la stretta sorveglianza delle spie dei Farnese. Preferì invece affidarsi al suo lontano parente Luigi Gonzaga, signore di Castiglione, e al di lui cognato conte Giovanni Anguissola, governatore di Como, che si impegnò a trovare altri congiurati tra la nobiltà parmense. L'Anguissola riuscì a convincere il conte Agostino Landi, il marchese Giovan Luigi Confalonieri e i marchesi Girolamo e Alessandro Pallavicini.
L'occupazione spagnola e la restaurazione dei Farnese
Dopo la morte del figlio, il papa riunì il concistoro e accusò Don Ferrante della sua morte, ridicolizzando le motivazioni che adduceva per l'occupazione di Piacenza.
Dopo la morte del duca infatti, Piacenza fu occupata dalle truppe dell'Imperatore Carlo V sotto la guida del Gonzaga che incominciò a marciare su Parma con il pretesto che anche questa città doveva sottomettersi al ducato di Milano, arrivando a impossessarsi di tutti i territori a ovest del fiume Taro dopo una guerra durata cinque anni. Nel frattempo il figlio di Pier Luigi, Ottavio veniva acclamato duca dagli anziani e dal popolo.Luigi Alfieri, Parma la vita e gli amori, edizione Artegrafica Silva, 1993, paragrafo LV
In questa situazione di stallo, Ottavio dovette far fronte dapprima al rifiuto di Carlo V di rendere i territori occupati e in seguito ai rimproveri del nonno Paolo III il quale, ormai convinto che il ducato fosse prossimo alla fine, inviò truppe della Chiesa per invadere Parma ingiungendo al nipote di tornare a Roma rinunciando al potere. Il bellicoso Ottavio reagì duramente e non accettò di piegarsi alla volontà del Gonzaga, dell'Imperatore e del Papa stesso, rifugiandosi nel castello di Torrechiara, a pochi chilometri dalla città occupata. Con la morte di Paolo III, un altro membro della famiglia Farnese favorevole al mantenimento del ducato, l'influente cardinale Alessandro, riuscì nell'impresa di far eleggere Giulio III, che per riconoscenza ordinò alle truppe di liberare Parma, riconoscendone nel 1550 la reggenza a Ottavio.
Il ducato era salvo ma Piacenza e molti territori erano ancora sotto il dominio di Carlo V e di Don Ferrante Gonzaga che non volevano accettare il nuovo status quo a loro sfavore. Per riunire tutti i territori del ducato, la famiglia Farnese cambiò strategia nel 1551, stringendo un'alleanza con il re di Francia Enrico II il quale si impegnava ad aiutare il duca Ottavio con truppe e finanze.
Fu l'inizio di un'altra guerra, che durò fino alla tarda primavera del 1552 causando prostrazione e carestie alle popolazioni, ma che non produsse alcun risultato per le due parti belligeranti. Nemmeno l'elezione avvenuta nel 1555 di un nuovo papa, Paolo IV, favorevole alla riunificazione del ducato servì allo scopo. Con l'avvento del nuovo sovrano spagnolo, Filippo II, figlio di Carlo V, le cose incominciarono a cambiare e i Farnese capirono che solamente un'alleanza con la Spagna poteva risolvere la questione territoriale.
Il cambio strategico di alleanze si concretizzò il 15 settembre 1556, Ottavio firmò la pace di Gand tornando in possesso di tutti i territori precedentemente perduti, il ducato era di nuovo riunito e la capitale trasferita definitivamente a Parma, ma nelle clausole il duca si impegnava a consegnare, quasi come ostaggio, il suo unico figlio Alessandro, alla corte di Spagna.
Il consolidamento del ducato
Ottavio si sforzò di rendere prospero il ducato, di accattivarsi la benevolenza del popolo applicando le sagge misure già prese dal padre e di blandire la nobiltà locale usando più moderazione di Pier Luigi: seppe consolidare il ducato promuovendone l'economia e gli scambi finanziari, commerciali e culturali, diede inizio all'espansione territoriale con l'annessione di alcuni feudi. Nel 1573 il numero degli abitanti della nuova capitale era notevolmente aumentato raggiungendo i 26.000.