Gli Shardana, o più correttamente Sherdana, (anche Sherden) erano una delle popolazioni, citate dalle fonti egizie del II millennio a.C., appartenenti alla coalizione dei Popoli del Mare. Si dibatte se siano collegabili con gli antichi Sardi o con la città anatolica di Sardi.
Pronuncia della parola Šrdn/Srdn-w
La reale pronuncia, o perlomeno quella che si avvicina di più alle attestazioni antiche, è Sherdana e non Shardana, che è una vocalizzazione artificiale. I documenti egizi di età amarniana, relativi alla XVIII dinastia egizia, dunque i primi che citano questa popolazione, non davano la possibilità di vocalizzare compiutamente la parola, infatti essa risultava scritta esclusivamente con le consonanti ŠRDN. Questo perché la scrittura geroglifica egizia non aveva simboli per le vocali. Pertanto, la vocalizzazione Šardana è convenzionale e non basata su fonti antiche.
La pronuncia Sherdana ci è invece confermata dai testi ugaritici rinvenuti nell'omonima città di Ugarit, nell'odierna Siria, distrutta proprio durante le invasioni dei Popoli del Mare. Infatti mentre i geroglifici egizi, come già detto, non hanno vocali, la lingua accadica ne utilizzava ben tre: la a, la e/i e la o/u. Queste vocali erano inconfondibili tra di loro, e nel caso fossero state sostituite da vocali appartenenti ad altri gruppi la parola avrebbe cambiato significato. Oltre al carattere prettamente linguistico, ci sono delle integrazioni anche da parte dell’onomastica. Infatti, grazie ai testi giunti sino a noi, si è potuto constatare che i soldati Sherdana in Egitto utilizzavano nomi propri egizi, mentre nella città di Ugarit i loro nomi erano siriani. Nei testi ugaritici la parola che indicava questa popolazione, o comunque i gruppi mercenari di questa etnia, era scritta come Šerdana, con la prima vocale e/i e non a, perché, come anticipato, una sostituzione di vocale avrebbe mutato completamente il significato della parola.
Fonti antiche La più antica menzione del popolo chiamato Šrdn/Srdn-w, più comunemente detto Sereden o Sherden, si trova nelle lettere di Amarna, corrispondenze fra Rib-Hadda di Biblo e il faraone Akhenaton, databili al 1350 a.C. circa. In questo periodo appaiono già come pirati e mercenari, pronti ad offrire i loro servizi ai signori locali.
Nel 1278 a.C., Ramses II si accordò con gli Sherden che avevano tentato di saccheggiare le coste egizie assieme ai Lukka (L'kkw, forse identificabili in seguito con i Lici) e i Shekelesh (Šqrsšw) dopo uno scontro navale lungo le coste del Mediterraneo (nei pressi del Delta Egiziano). Il faraone successivamente fu protetto e controllato da questi guerrieri posti a sua guardia personaleGrimal, N. "A History of Ancient Egypt", pp.250-253.
Un'iscrizione di Ramses II, incisa in una stele ritrovata a Tanis, descrive le loro incursioni e il pericolo costante che la loro presenza portava alle coste egiziane:
Gli Sherden sono poi citati nell'iscrizione di Qadesh, dove è riportato che 520 Sherden fecero parte della guardia personale del faraone nella battaglia di Qadesh fra Egizi ed IttitiBattle Inscriptions in Lichtheim 1976: 63ff. Gli Sherden facenti parte della guardia reale sono rappresentati con il tipico elmo cornuto sul quale è presente nel mezzo una sorta di sfera o palla, lo scudo è tondo mentre le spade in dotazione sono del tipo Naue IIGardiner 1968: 196-7Giacomo Cavillier, La Battaglia di Qadesh, Torino, Tirrenia ed., 2007; id. Gli Shardana e l'Egitto ramesside, BAR n.1438, Oxford, Archaeopress, 2008.
Anni dopo, una seconda ondata di "Popoli del mare", e tra essi anche gli Sherden, fu accolta dal figlio di Ramses II, Merenptah. In seguito Ramses III fu impegnato in un'importante battaglia con gli stessi, il cui resoconto è raffigurato presso il tempio di Medinet Habu a Tebe. Gli Sherden furono quindi arruolati nell'esercito egizio:
Un'opera egizia redatta intorno al 1100 a.C., l'onomastico di Amenemope, documenta la presenza degli Sherden nel LevanteGiovanni Garbini, cit., p. 52. Dopo la sconfitta subita da parte del faraone Ramses III, infatti, questi ultimi, insieme ad altri "Popoli del mare", sarebbero stati autorizzati a stanziarsi in tale territorio, comunque sottoposto al dominio egizianoGiovanni Garbini, cit., p. 35-36.
In particolare, il territorio occupato dagli Sherdana sarebbe sostanzialmente quello indicato dalla Bibbia come appartenente alla tribù israelitica di Zabulon, dove compare anche un centro abitato denominato Sarid (Giosuè, 10 e 12); secondo un'altra interpretazione i loro domini nell'area erano invece ben più ampiGiovanni Ugas, Eventi e luoghi degli Shardana nel Vicino e Medio Oriente.
La presenza degli Sherdana in Medio e Alto Egitto in varie colonie è attestata in alcune fonti papiracee del regno di Ramses V e di Ramses XI. È ipotizzabile che alla fine dell'età ramesside gli Sherdana si siano gradualmente amalgamati alla popolazione egizia, con conseguente perdita del loro status di mercenari alla fine dell'età libicaGiacomo Cavillier,Gli Shardana e l'Egitto ramesside, BAR n.1438, Oxford, Archaeopress, 2008; Shardana, Navigatori e Guerrieri nell'Egitto Ramesside: Fonti, Storia e Mito, Kemet, Torino, 2019.
Area di origine ed eventuale dispersione degli Sherdana nel Mediterraneo Il problema dell'area di origine o di eventuale destinazione del popolo degli Sherdana sorse a partire dal XIX secolo. Nessuna menzione certa degli Sherdana è mai stata rinvenuta in documenti greci o ittiti, fatto che complica il lavoro degli studiosi. Nel corso dei decenni sono state proposte varie ipotesi, fra le quali due sono quelle più ricorrenti:
gli Sherdana provenivano dal mediterraneo occidentale e sarebbero identificabili con le popolazioni nuragiche della Sardegna e della Corsica; gli Sherdana, provenienti dal mediterraneo orientale, si insediarono in Sardegna e in Corsica a seguito della tentata invasione dell'Egitto ; Altre ipotesi, marginali: gli Sherdana, originari di Illiria o Caucaso, in seguito si sarebbero trasferiti in Sardegna.
L'egittologo Giacomo Cavillier (a capo del progetto Shardana del Centro Studi di Egittologia "J.F.Champollion") sulla base dei dati raccolti in Egitto ritiene che allo stato attuale delle ricerche (2008) non sia possibile teorizzare origine e destinazione delle genti Sherdana, stante la loro caratteristica di interagire con alcune delle principali aree culturali del Vicino Oriente come Antico Egitto, Siria, Fenicia, popoli dell'Egeo e, gradualmente, di assimilarne le peculiarità per poter sopravvivereGli Shardana e l'Egitto ramesside, BAR n.1438, Oxford, Archaeopress, 2008; Shardana, Navigatori e Guerrieri nell'Egitto Ramesside: Fonti, Storia e Mito, Kemet, Torino, 2019. Secondo lo studioso, la presenza nel Mediterraneo orientale degli Shardana, al pari delle genti guerriere note come "Popoli del Mare", quali “pirati” e “mercenari” al soldo delle potenze marittime del tempo come Micene, Cipro, Biblo e Ugarit e ai grandi imperi (Egitto, Hatti), sia legata all’ampia circolazione di beni preziosi (oro, argento, rame, stagno, pietre preziose e manufatti pregiati) e agli scambi commerciali in voga in tutto il Vicino Oriente nella fase finale del Bronzo.
Tesi della provenienza sarda
L'archeologo Antonio Taramelli, scopritore di molti siti di varie epoche in Sardegna, e autore di ricerche che furono determinanti per la conoscenza dei riti funerari sardi nuragici e prenuragici, era un convinto sostenitore della provenienza occidentale degli Shardana. Scrisse infatti:
L'archeologo australiano Vere Gordon Childe, rifacendosi anche alle ricerche di TaramelliVere Gordon Chile, The Dawn of European Civilization p.107, nella sua opera The Bronze Age (1930) notò che:
Massimo Pallottino, a proposito dell'accostamento fra Sherdana e Sardi nuragici, scrive:
Lo stesso, circa l'ipotesi di una colonizzazione dell'isola da parte di popolazioni orientali nella tarda età del bronzo, afferma:
Giovanni Lilliu, pur non addentrandosi in profondità sull'argomento, constatò cheGiovanni Lilliu, La civiltà Nuragica p.111:
Più recentemente (2005 e 2016) l'archeologo Giovanni Ugas ha riproposto l'identificazione degli Sherdana, descritti come "il popolo delle isole che stanno in mezzo al grande verde", con le popolazioni sardo-nuragiche, in particolare con la tribù degli Iolei/Iliensi (Sherden=Iolei-Eraclidi?Miriam S. Balmuth, Nuragic Sardinia and the Mycenaean world (1987) p.86) dimoranti nel centro-sud dell'isola, secondo uno scenario suggerito anche da Fulvia Lo SchiavoThe Oxford Handbook of the European Bronze Age, a cura di Anthony Harding, Harry Fokkens, 2013 .
Ugas diresse gli scavi della cosiddetta "Tomba dei guerrieri" di Decimoputzu (CA) dove furono rinvenute 13 spade in rame arsenicale a lama triangolare, analoghe a quelle raffigurate nei bassorilievi egizi e datate al 1600 a.C. circa (facies omonima di Sant'Iroxi, cultura di Bonnanaro), cioè a un'epoca precedente all'apparizione degli Sherdana in oriente..
Ugas ha collaborato con l'archeologo israeliano Adam Zertal, secondo cui il celebre condottiero Sisara, menzionato nella Bibbia, era uno Shardana. Zertal ha anche sostenuto che il sito palestinese di El-Ahwat, che presenterebbe alcuni parallelismi con i nuraghi, possa essere stato edificato dai Sardi. Più recenti interpretazioni e verifiche (una fra tutte quella di Israel Finkelstein), tuttavia, hanno messo in dubbio l'attribuzione del sito di El-Ahwat agli Sherdana e persino la sua datazione, ritenendolo un complesso di epoca tarda; inoltre le tracce Sherdana su questa "guarnigione" faraonica apparirebbero piuttosto esigue né riscontrabili in altri siti della Valle del NiloFinkelstein, I. and Piasetzky, E. 2007. Radiocarbon Dating and Philistine Chronology with an Addendum on el-Ahwat. Ägypten und Levante: Internationale Zeitschrift für ägyptische archäologie und deren nachbargebeite Vol. 17.. Bar Shay, archeologo dell'Università di Haifa, ha invece successivamente confermato tale connessione, ritenendo che l'architettura del sito non abbia alcun parallelo con quella di altri luoghi differenti dalla Sardegna e della sua cultura Shardana.
Un altro apparente esempio di architettura nuragica al di fuori della Sardegna sarebbe il pozzo sacro di Gărlo scoperto nei pressi di Sofia (anticamente Sardica) in Bulgaria, simile al pozzo sacro di Funtana Coberta di Ballao (SU) e secondo Ugas ricollegabile agli Sherdana.
Ulteriori elementi a favore della tesi che propugna la provenienza occidentale degli Sherdana sono costituiti dal rinvenimento di ceramiche di produzione sarda nell'Egeo e nel Mediterraneo orientale, in particolare nei siti di Tirinto, KommosCeramiche. Storia, linguaggio e prospettive in Sardegna - pg.34, Pyla-KokkinokremnosGale, N.H. 2011. ‘Source of the Lead Metal used to make a Repair Clamp on a Nuragic Vase recently excavated at Pyla-Kokkinokremos on Cyprus’. In V. Karageorghis and O. Kouka (eds.), On Cooking Pots, Drinking Cups, Loomweights and Ethnicity in Bronze Age Cyprus and Neighbouring Regions, Nicosia. e Hala Sultan Tekke, sull'isola di Cipro e a Minet el-Beida, presso Ugarit. Renato Peroni suggerisce che tali produzioni vascolari (note con il nome di Barbarian Ware), data la scarsa qualità, non siano prodotti di importazione ma ceramiche fabbricate sul luogo da piccoli gruppi allogeni di guerrieri e artigiani provenienti dalla Sardegna e dall'ItaliaRenato Peroni, L'Italia alle soglie della storia, 2004, pp.285-286.
La navigazione dei Sardi verso quell'area del Mediterraneo, in particolare verso Creta, sarebbe inoltre citata in talune antiche fonti greche (la guerra portata dai Sardi contro Creta e il mito di Talos, contenente riferimenti alla Sardegna).