Con la Via Etrusca del ferro ci si riferisce all’ipotetico tracciato di un'antica strada etrusca risalente al VI secolo a.C.. È stata ipotizzata dall'archeologo Michelangelo Zecchini, che nel 2004 rinvenne trecento metri selciati e glareatiuna Via glareata è una strada realizzata a grazie all'uso di grossi e piatti ciottoli di fiume vedi la via glareata di Roselle, quella della città etrusca sul Bisenzio di Prato, quella che da Caere (Cerveteri) raggiungeva il porto di Pyrgi, e quella che nei pressi della Casella dell'Osa, saliva al Poggio Talamonaccio fino al grande Tempio di Talamonaccio del quale si conservano sia la base in pietra che alcune vestigia dell'imponente frontone di cotto, detto frontone di Talamone, visibile nel museo archeologico di Orbetello (Gr) in località Frizzone a Capannori. Motivo per il quale è stata soprannominata come una “superstrada del lontano passato”.
Itinerario La strada avrebbe collegato il porto di Pisa, sul Tirreno con quello di Spina (Comacchio), sull'Adriatico ed aveva nelle città pedemontane di Gonfienti (Prato) e Kainua (Marzabotto vicino a Bologna), i due grandi empori commerciali situati nei contrapposti versanti appenninici.
L'associazione culturale omonima che ha sede a Prato, è nata per tentare di ritrovarne altri tratti, utili a certificarne l'esistenza reale.
Argomenti a favore
Narrano gli storici antichi, fra cui Plinio il Vecchio, che la Toscana era ricca di molte materie prime quali minerali di ferro, rame e argento, utili per estrarne i relativi metalli, allora molto importanti, in quanto, come egli asseriva: "erano alla base dei prezzi di ogni merce".
A detta dello storico greco Scilàce di Cariànda (V sec. a.C.), che ne parla nel Periplo di Scilace, pare che la si potesse percorrere in soli tre giorni: "Dopo gli Umbri, i Tirreni. Anch'essi vanno dal Mar Tirreno all'Adriatico; e qui si trova una città greca (Spina) e un fiume: la navigazione verso la città tramite il fiume è di venti stadi: questa città si raggiunge da Pisa in tre giorni di cammino".Scilace di Carianda, 1, 17 (Pseudo Scyliax) Nel corso di una spedizione voluta da Dario I di Persia - nell'ultimo ventennio del VI secolo a. C. - Scilace di Carianda venne incaricato di esplorare il basso corso dell'Indo e le coste dell'Arabia. Egli aveva costeggiato la penisola arabica e fatto quindi rotta, attraverso l'Oceano Indiano, per il Mar Rosso. Sebbene la relazione scritta di questo viaggiatore sia andata perduta, si calcola che sia partito dall'altezza della odierna Peshawar e si sia mosso in direzione sud-ovest. Del viaggio di Scilace, databile tra il 515 e il 509 a.C., riferisce Erodoto, Istoriwn IV, 44, 1; altre notizie si leggono in Aristotele, Politikwn 1332b e Strabone, Gewfrafikwn XII, 4, 8; XIII, 1, 4; XIV, 2, 20. Traduzione italiana dello Pseudo Scyliax di Cordano 1992, p. 23; classica l'analisi di Maggiani 1984, pp. 307 ss.
Il trasporto di minerali di ferro si sarebbe sviluppato in epoca etrusca a partire dalle miniere dell'isola d'Elba, in cui sono documentate le miniere e la prima lavorazione a Populonia, poi a Pisa via mare e da Pisa a Lucca via Auser, in direzione del nord, in val Padana, lungo itinerari appennici.
Fin dall'epoca etrusca, almeno prima delle sconfitte subite ad opera dei Siracusani nel 454-452 a.C., il trasporto di materiali in ferrro tra Pisa e Lucca sullAuser sarebbe ben documentato secondo lo Zecchini grazie ai depositi superficiali di scorie nel padule di Bientina (ad esempio nel podere 40) e in quantità minore, nei siti di Fossa Nera e al Romito Pozzuolo I. Tale risorsa nell'isola d'Elba è poi ribadita da Diodoro Siculo (90 a.C.-27 a.C.).
Sono poi confermati nel medioevo dalle carte che l'Arcivescovato di Pisa emise nel 1209 per recuperare o consolidare i diritti di ripatico da tempo esercitati in Bientina e che tra i materiali trasportati, nella citata carta sono ricordati quelli di ferro: "...de navibus euntibus sursum cum buctibus vel vasis fictilibus aut vena ferri.."
La Notitia dignitatum, pubblicata tra fine IV secolo ed la prima metà del V secolo, nella trattazione della distribuzione degli opifici nell'impero romano d'ccidente, documenterebbe che Lucca era sede di una fabbrica di spade, fabrica L[e]ucensis spatharia, sebbene tale attribuzione, generalmente accettata dalla storiografia,G.Ciampoltrini, P.Notini, Lucca tardoantica e altomedievale: nuovi contributi archeologici,, in Archeologia Medievale, vol. 17, p. 590. sia stata contestata per la scarsità di notizie di conferma ed attribuita a Lecco.
Viabilità dell'epoca È utile ricordare che la ricostruzione di percorsi di viabilità afferenti al periodo pre-protostorico richiede, come sempre, un’analisi critica delle fonti. Allo stesso tempo, l’interpretazione dei vari “selciati” rinvenibili nelle aree appenniniche complica non poco la loro attribuzione cronologica. Spesso, infatti, tratti di “mulattiere” tardo medievali vengono interpretati, erroneamente, come ricollegabili a fasi più antiche. Date queste premesse, e tenute in considerazione recenti ricerche archeologiche anche per altri periodi cronologici, rimane del tutto speculativo il tracciato di tale via. Sono infatti vari i passi appenninici che avrebbero consentito l’attraversamento della catena montuosa (e.g. Passo della Futa, Passo della Collina, Passo della Raticosa, Passo dell’Abetone ecc.). Inoltre, recenti indagini archeologiche nell’Alta Valle del fiume Reno inducono ad un’ulteriore cautela nell’identificazione di eventuali tracce di aree di viabilità, data la difficoltà nell’esplorazione archeologica delle aree montane. Solamente rinnovate campagne di ricerca sistematica, condotte scientificamente, e con metodologie all’avanguardia come il telerilevamento LiDAR permetteranno, in futuro, di gettare nuova luce su questa “strada” dell’Età del Ferro.
Note
Bibliografia
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