In economia energetica — in particolare, nell'ambito del risparmio energetico — l'effetto rimbalzo (in inglese, rebound effect o take-back effect) si riferisce a specifiche risposte sistemiche conseguenti all'introduzione di tecnologie efficienti nei cicli di produzione. Tali risposte hanno la peculiarità di ridurre gli effetti benefici del risparmio energetico apportato dalla nuova tecnologia o da misure equivalenti adottate, aumentando di fatto i consumi complessivi.

Il ricercatore François Schneider offre una motivazione psicologica a questo fenomeno: la soddisfazione di aver ridotto il proprio consumo contingente porta a utilizzare maggiormente la tecnologia vanificandone il risparmio.

Aspetti generali Sebbene la letteratura scientifica si concentri soprattutto sui consumi energetici, il concetto di take-back può essere applicato all'uso di qualsiasi altra risorsa naturale o ad altri input, come il lavoro. L'effetto rimbalzo è generalmente espresso come il rapporto tra il beneficio perso e il beneficio ambientale previsto. M. J. Grubb, Energy efficiency and economic fallacies, Energy Policy, vol. 18, 1990, pp. 783-785. Per esempio, se un incremento del 5% dell'efficienza energetica dei veicoli provoca solo un calo del 2% del consumo totale di carburante, vi è un effetto rimbalzo del 60% (dato che  (5-2)⁄5 = 60%). Il "mancante" 3% potrebbe essere stato vanificato da una guida più veloce o dall'aumento di veicoli circolanti.

L'esistenza dell'effetto rimbalzo è indiscutibile. Tuttavia, è in corso un dibattito in merito all'entità e all'impatto di questo fenomeno in situazioni concrete. Steven Sorrell, The rebound effect: An assessment of the evidence for economy-wide energy savings from improved energy efficiency, UK Energy Research Centre, 2007 (Versione PDF ).

Ci sono tre possibili scenari per quanto riguarda la dimensione dell'effetto rimbalzo: Il risparmio di risorse è maggiore del previsto: l'effetto rimbalzo è negativo. In genere, ciò si verifica se il legislatore incentiva l'uso di tecnologie più efficienti a patto che i prodotti diventino più costosi sul mercato. Il risparmio effettivo è minore di quello previsto: l'effetto rimbalzo è compreso tra 0% e 100%. Ciò è noto anche col nome di "take-back" ed è il risultato più comune di studi empirici sui singoli mercati. Il risparmio ottenuto è negativo: l'effetto rimbalzo è maggiore del 100%. Questa situazione è comunemente nota come paradosso di Jevons e a volte è indicato con l'espressione "back-fire" (traducibile con "ritorno di fiamma").

Storia

L'effetto rimbalzo è stato descritto per la prima volta nel 1865 da William Stanley Jevons nel suo libro The Coal Question. Jevons osservò che l'invenzione in Gran Bretagna di un motore a vapore più efficiente fece sì che l'utilizzo del carbone diventasse economicamente conveniente per numerosi nuovi usi. Questo, in ultima analisi, portò a un aumento della domanda di carbone, incrementando così il consumo globale di carbone (nonostante fosse diminuita la quantità di carbone richiesta per ogni singolo processo). Secondo Jevons "è una follia supporre che un uso parsimonioso di carburante ne riduca il consumo. È vero il contrario." William Stanley Jevons, The Coal Question, Macmillan and Co., London, 1866 (Versione online).

La presenza dell'effetto rimbalzo nella letteratura scientifica odierna è dovuta soprattutto ai lavori di Daniel Khazzoom. Sebbene Khazzoom non abbia mai usato questo concetto, egli ha lanciato l'idea della scorrelazione fra aumento dell'efficienza energetica e riduzione dei consumi energetici, a causa di un cambiamento del prezzo dell'energia "contenuta" nei prodotti destinati al consumo finale. Daniel J. Khazzoom, Economic implications for mandated efficiency in standards for household appliances, The Energy Journal, 1980, pp. 21-40. Il suo studio è basato sui guadagni di efficienza energetica degli elettrodomestici, ma il discorso vale per ogni settore economico. Un esempio comunemente studiato è quello di un'autovettura più efficiente. Dal momento che ogni chilometro di viaggio diventa più conveniente, ci sarà un aumento della velocità di guida e/o dei chilometri percorsi, fino a quando l'elasticità della domanda di viaggi in auto non si azzera. Altri esempi potrebbero riguardare la crescita dell'illuminazione del giardino in seguito al risparmio energetico ottenuto installando lampade fluorescenti compatte; oppure l'aumento delle dimensioni delle case dovuto, in parte, all'introduzione di tecnologie di riscaldamento più efficienti. Se l'effetto rimbalzo è maggiore del 100%, un ipotetico vantaggio proveniente dalla maggiore efficienza è spazzato via da un aumento della domanda (paradosso di Jevons).

La tesi di Khazzoom è stata criticata aspramente da Michael GrubbM. J. Grubb, 1990, cit. e da Amory Lovins Amory B. Lovins, J. Henly, H. Ruderman, M. D. Levine, Energy saving resulting from the adoption of more efficient appliances: another view; a follow up, The Energy Journal, vol. 9, 1988, p. 155., i quali propugnano l'esistenza di una connessione fra il miglioramento dell'efficienza energetica in un singolo mercato e una riduzione dei consumi energetici a livello macroeconomico. Sviluppando le idee di Khazzoom, e alimentando un acceso dibattito sulla rivista Energy Policy, Len Brookes ha messo in discussione l'efficienza energetica vista come soluzione alle emissioni di gas serra. Len Brookes, The greenhouse effect: the fallacies in the energy efficient solution, Energy Policy, vol. 18, 1990, pp. 199-201. La sua analisi ha mostrato che i miglioramenti dell'efficienza giustificati dal mercato di fatto stimolano la crescita economica e fanno aumentare l'uso totale di energia. Per ridurre i consumi totali è necessario che l'aumento dell'efficienza sia accompagnato da un aumento dei costi. A tal proposito, Brookes sostiene che "l'elevata considerazione per il tema [dell'efficienza energetica] sembra sia dovuta più all'attuale ondata di fervore 'verde' che all'analisi sobria dei fatti, della validità e delle conseguenze delle soluzioni proposte."Ibidem.

Il postulato di Khazzoom-Brookes

Nel 1992 l'economista Harry Saunders coniò l'espressione "postulato di Khazzoom-Brookes" per indicare l'idea che dei guadagni di efficienza energetica, paradossalmente, possono incrementare il consumo di energia (l'equivalente moderno della paradosso di Jevons). Utilizzando una varietà di modelli di crescita neoclassici, egli ha dimostrato che il postulato è verificato da una vasta gamma di situazioni. In un suo articolo, Saunders conclude affermando che: Harry Saunders, The Khazzom-Brookes Postulate and Neoclassical Growth, Energy Journal, vol. 13, 1992, pp. 131-148.

Questo lavoro ha fornito una base teorica per gli studi empirici e ha giocato un ruolo importante nella definizione precisa dell'effetto rimbalzo. Inoltre, ha rafforzato una divisione ideologica emergente tra gli economisti dell'energia, basata sulla portata da attribuire a tale fenomeno. Le due posizioni tenacemente sostenute sono:

Dei miglioramenti tecnologici nel campo dell'efficienza energetica consentiranno una crescita economica, che è altrimenti impossibile; a lungo termine, tali miglioramenti di solito portano ad avere take-back significativi. Un aumento dell'efficienza può portare a piccoli take-back. Tuttavia, anche nel lungo termine, miglioramenti dell'efficienza energetica garantiscono grandi risparmi energetici complessivi.

Anche se molti studi sono stati condotti sull'argomento, nessuna posizione è universalmente accettata nella letteratura accademica. Ricerche recenti hanno dimostrato che i take-back diretti sono significativi (circa il 30% per l'energia), ma che non ci sono informazioni sufficienti riguardo agli effetti indiretti, per sapere se e con quale frequenza avviene il back-fire. In genere, gli economisti propendono per la prima posizione, mentre la maggior parte dei governi, delle imprese e dei gruppi ambientalisti aderiscono alla seconda. I governi e le associazioni ambientaliste spesso sostengono ulteriori ricerche per l'efficienza, vista come mezzo primario per ridurre il consumo energetico e le emissioni climalteranti. Tuttavia, se la prima posizione riflette meglio la realtà economica odierna, gli sforzi attuali per inventare tecnologie di efficienza non riducono necessariamente il consumo energetico e, paradossalmente, possono di fatto far crescere — nel lungo periodo — l'uso di petrolio e di carbone nonché intensificare le conseguenti emissioni di gas serra.Steven Sorrell, 2007, cit.

Tipi di effetto rimbalzo

L'effetto rimbalzo può essere analizzato considerando tre tipi di scenari economici: Effetto rimbalzo diretto: una maggiore efficienza nella produzione di un bene o nella fornitura di un servizio, ne riduce i costi e ne aumenta di conseguenza la domanda, a causa dell'effetto di sostituzione. Effetto rimbalzo indiretto: attraverso l'effetto di reddito, la riduzione dei costi dei beni consumati dalle famiglie orienta la domanda verso altri beni e servizi, facendo così aumentare il consumo di risorse necessarie a soddisfare questa domanda aggiuntiva. Effetto macroeconomico: la nuova tecnologia crea nuove possibilità di produzione e aumenta la crescita economica nel suo complesso.

Nell'esempio succitato dei veicoli efficienti, un effetto diretto potrebbe essere l'aumento del consumo di carburante a causa della sua convenienza. Un effetto indiretto, invece, potrebbe consistere nell'incremento del consumo di altri beni, consentito dal risparmio nell'acquisto di carburante. Curiosamente, poiché il consumo di altri beni aumenterebbe, è lecito prevedere un incremento del carburante necessario a produrre e trasportare queste merci aggiuntive. Infine, l'effetto macroeconomico riguarderebbe le conseguenze a lungo termine dell'aumento di efficienza dei veicoli a combustibile sulle modalità di produzione, di trasporto e di consumo, compresi gli eventuali effetti sui tassi di crescita economica.

Rimbalzo diretto e indiretto thumb|upright=1.8|Figura 1: effetto rimbalzo diretto e indiretto

Nella Figura 1 viene rappresentata la riduzione dei costi (d'ora in poi, scriveremo «risparmio»), dovuta a effetti diretti e indiretti, in seguito a un aumento di efficienza. L'asse orizzontale mostra il consumo di un determinato bene o servizio (in questo caso il lavaggio dei vestiti, misurabile in peso di vestiti puliti), mentre sull'asse delle ordinate viene rappresentato il consumo di tutti gli altri beni e servizi. Un cambiamento tecnologico, che permette di lavare la medesima quantità di vestiti con minore energia, porta a una riduzione del costo del servizio. Questo sposta verso destra la linea di bilancio delle famiglie. Ne risulta un effetto di sostituzione a causa della flessione del prezzo, ma anche un effetto di reddito dovuto a un aumento del reddito reale. L'effetto di sostituzione aumenta la domanda di lavaggi da Q1 a QS e l'effetto di reddito da QS a Q2. L'aumento complessivo della domanda di lavaggi da Q1 a Q2, e il conseguente aumento del consumo di elettricità, è la conseguenza diretta del take-back. L'effetto indiretto comprende l'aumento, da O1 a O2, del consumo di altri beni e servizi. L'entità dei suddetti effetti dipende dall'elasticità della domanda di — dalle risorse "incorporate" in — e dalle esternalità associate a — ciascun bene/servizio coinvolto. È interessante notare che fenomeni simili a quelli appena esposti possono coinvolgere anche la fase di produzione delle tecnologie efficienti.