È vissuto nel II secolo a.C. Ove non indicato diversamente, le informazioni contenute in questa voce hanno come fonte:Guido Calogero, Enciclopedia Italiana Treccani (1930) alla voce corrispondente

Autore secondo Diogene Laerzio di due opere intitolate Περὶ φύσεως (Della natura) e Περὶ εϝμαρμένης (Del fato). Sembra che negasse, in contrasto con la classica visione stoica della sympathèia, la natura animata dell'universo Diogene Laerzio, Vite dei filosofi, VII, 143. Si dice che sostenesse soltanto la natura divina dell'etere o della sfera delle stelle fisse Diogene Laerzio, Vite dei filosofi, VII 148. Affermò che il mondo è eterno Filone di Alessandria, De aeternitate mundi, 76-77 e rifiutò in particolare la dottrina dell'ecpirosi (o conflagrazione cosmica). La sua filosofia anticipa alcune forme di eclettismo che si ritrovano nella media Stoa.

Nella gnoseologia Boeto, stando alle notizie fornite da Diogene Laerzio, Diogene Laerzio, Vite dei filosofi, VII, 54 sembra vicino più che allo stoicismo al pensiero e alla terminologia aristotelica nel contrapporre il νοῦς (intelletto) e l'ἐπιστήμη (scienza), la razionalità e la scienza, all'ὄρεξις (tendenza) e all'αἴσθησις (sensazione), all'impulso istintivo e alla conoscenza sensibile.

Un'altra divergenza dallo stoicismo è la convinzione di Boeto in opposizione al monismo panteistico degli stoici dell'esistenza di una divinità separata e agente sul mondo.

Opere Sulla natura Sul destinoDiogene Laerzio, Vite dei filosofi, VII 149

Scrisse anche un commento di almeno quattro volumi alle opere di Arato di SoliGemino, XVII, 48

Note

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