Il Quartiere di Porta Crucifera (conosciuto anche come Colcitrone) è uno dei 4 quartieri storici della città di Arezzo; ogni anno sfida gli altri quartieri nella tradizione storica della "Giostra del Saracino" nelle due edizioni di giugno e settembre. I colori ufficiali sono il rosso e il verde. Il giornale periodico è Il Mazzafrusto.
L'emblema e l'araldica L'emblema di Porta Crucifera risponde alla seguente blasonatura araldica: «Partito: nel primo di rosso, al monte all’italiana d’oro, movente dalla punta e cimato da una croce latina dello stesso; nel secondo di verde, al campanile della chiesa di Santa Maria della Pieve di Arezzo d’oro, finestrato di nero e accompagnato da due torri dello stesso, finestrate di nero, quella di destra più alta, tutti moventi dalla punta; il tutto sormontato da Nodo di Savoia d’oro, sormontato a sua volta dalla Corona Reale di Savoia, ambedue attraversanti sulla partizione».
È costituito da uno stemma partito, ossia da un scudo araldico diviso in due parti uguali da una linea verticale. A sinistra di color rosso fegato con monte di tre colli d’oro all'italiana, cimato da una croce; a destra di colore verde con campanile della Pieve e torri d’oro, tutte finestrate in nero. Il partito, privo delle figure, è identico all'antica insegna araldica del Comune di Arezzo. L’insegna era prima di tutto un segno militare. Quando il Comune di Arezzo iniziò la sua espansione sottomettendo vaste aree del territorio, da Città di Castello alla Massa Trabaria, dal Tevere al Casentino, dalla Val d'Ambra alla Val di Chiana, il dominio di Arezzo venne distinto in Città, contado e distretto. L’intero territorio fu suddiviso in quattro viscontarie, ognuna legata per l’amministrazione della giustizia ad un quartiere cittadino. A Porta Crocifera vennero assegnati cortinis eius et Viscontaria Verone come recitano gli Statuti del 1327.
Mentre il partito in rosso e verde continuò a rappresentare l’emblema del Comune aretino, fu necessario creare un nuovo simbolo araldico che rappresentasse il dominio aretino, lo Stato di Arezzo. Venne allora introdotto un cavallo inalberato che oggi è il simbolo della città di Arezzo ma che propriamente fu l’emblema dello Stato aretino, come dire di città e contado. L’emblema araldico di Porta Crucifera, allora, arricchito dei simboli di Cittadella e Pieve, e di monte con croce dorata, si ricollega all'antico segno araldico del Comune aretino, di cui porta i gloriosi colori.
All'araldica già esistente vennero aggiunti tre colli sormontati dalla croce, d'oro anch'essi, ripresi da uno stemma presente nell'angolo esterno della chiesa di Santa Croce prima del suo bombardamento. L'insegna è detta anche “parlante”, perché riferita sia alla posizione elevata, sia al colle sormontato dalla croce, detto “crucifero”.
Nel 1962 arrivò in Colcitrone una lettera col marchio dei Savoia, che tuttora permette di esporre la “corona reale”, d’oro, in testa allo scudo e il “nodo sabaudo”, d’azzurro, in punta. Questo attaccamento della Real Casa è ricollegato alla Giostra del 12 giugno 1938, che vide come ospite il Re Umberto I e la moglie, i quali salutarono il popolo affacciandosi dalla finestra di palazzo Cavallo, finestra abbellita dall'arazzo di Porta Crucifera e leggenda vuole che, grazie a questo fatto, la lancia arrivò in palazzo Alberti. Il "Nodo di Savoia" e la "Corona Reale di Savoia" rappresentano concessione di privilegio sovrano e testimonianza di speciale benevolenza da parte di Umberto II di Savoia (20 luglio 1962).
Ciò rende il Quartiere di Porta Crucifera, tra tutte le compagini di rievocazioni e perduranti tradizioni folkloristiche, l'unica compagine a poter vantare un privilegio araldico regio assieme alle contrade di Siena. (Cfr. Luigi Borgia A.I.H., Privilegi araldici in favore dell'insegna del Quartiere di Porta Crucifera della città di Arezzo, Rivista del Collegio Araldico - Storia Diritto Genealogia, Anno CXVII, giugno 2020, pp. 132–160). Il territorio Il territorio dipendente dal quartiere di Porta Crucifera ha origini molto antiche. In città, attualmente domina il centro storico, con le sue piazzette, i suoi vicoli e le sue chiese. Per quanto riguarda le antiche cortine della città, il quartiere controlla l'area a nord e nord est delle mura cittadine, fino a Staggiano. Più in là l'antica Viscontaria della Verona, che comprendeva Valsavignone, Bulcianum Bulcianellum, Canaleccia, Fratelle, in pratica una vasta area a nord di Pieve Santo Stefano.
Nei confini del suo territorio si trova gran parte del patrimonio artistico della città, a cominciare da Piazza Grande: una delle piazze più caratteristiche d'Italia. Un piccolo scrigno che raccoglie gli aspetti più significativi dell'arte architettonica: dal romanico al barocco, dal gotico al rinascimentale. In piazza Grande si ritrovano accanto alle caratteristiche case e torri medioevali, il loggiato di Vasari, il palazzetto della Fraternita dei Laici e Santa Maria della Pieve, una importante chiesa romanica caratterizzata dal suo campanile detto "delle cento buche". Sempre nel territorio di Porta Crucifera (o Colcitrone, come è chiamato il quartiere più popolare di Arezzo) sono da ricordare la Basilica di San Francesco dove ci sono gli affreschi di Piero della Francesca, la cattedrale con le imponenti vetrate di Guglielmo de Marcillat e la fortezza Medicea, una grande terrazza sui giardini del Prato e sulla città. La sede del quartiere di Porta Crucifera si trova nel palazzetto Alberti, in via San Niccolò, all'angolo con piaggia San Lorenzo, una ripida strada che prosegue in via di Fontanella e che in passato era la strada principale della città, l'antico borgo Maestro. Porta Crucifera lega il suo nome ed il suo territorio a una delle più belle manifestazioni storiche che si svolgono in Italia la Giostra del Saracino.
Dallo statuto del quartiere:
La sede Palazzo Alberti Il palazzetto Alberti, sede del Quartiere di Porta Crucifera, sebbene molto restaurato, è un magnifico esempio della edilizia aretina del Trecento. La famiglia Alberti, quantunque di origine fiorentina, entrò a far parte della nobiltà aretina per i grandi possedimenti terrieri che aveva nel contado di Arezzo. Gli Alberti, si unirono in consorteria con altre importanti famiglie guelfe della città e del contado.
È più verosimile che, nel XIV secolo, fosse stato dei Grinti, in quanto le due famiglie avevano da “Catenaria” la loro comune origine come comune era anche l’araldica, due catene collegate da un anello centrale, che ricorda l’Alpe di Catenaia, centro del loro dominio. Un bello stemma degli Alberti si vede ancora in via Pescioni in un edificio contiguo alla sede del Quartiere.
L’attuale edificio testimonia la sua origine di palazzetto nobiliare soprattutto se confrontato con gli edifici limitrofi. Si tratta in realtà di un sapiente rimaneggiamento dell’edificio che lo ha isolato in senso monumentale del tessuto urbanistico attiguo testimonianza del degrado urbano che la città ha subito nei secoli. La facciata e la struttura dell’edificio è in muratura realizzata in bei conci di pietra forte stuccati a vista.
Oggi il palazzetto si articola su tre piani.
Il piano terra, attualmente adibito a circolo e in passato a scuderia del Quartiere, si articola in un grande locale principale voltato a crociera e da alcuni locali minori ricavati nella parte posteriore. Importante un locale di forma circolare, scoperto durante i lavori di restauro, che va considerato un antico deposito di beni primari a servizio del palazzo. Il primo piano, che ospita le sale del Quartiere ed il museo, si mette in evidenza per la particolare struttura di prestigio che contraddistingue gli ambienti. Si tratta in questo caso del frutto del restauro dell’edificio che ha privilegiato piuttosto l’architettura rinascimentale sia nelle regole tipologiche dei volumi che nell’attenta composizione delle decorazioni in pietra. Ne risultano ambienti di particolare imponenza e di austera semplicità. Le sale di questo piano trovano ampio respiro nell’altezza dei medesimi e sono arricchite da un semplice ed elegante soffitto ligneo cassettonato che accentua lo sviluppo orizzontale delle sale, dando imponenza ai locali. L’ingresso a questi ambienti è costituito da una piccola e poco visibile porta ad arco tondo, posta sul lato sinistro dell’edificio e preceduta da una piccola scalinata. Il secondo piano ricalca planimetricamente il precedente, sebbene le sale siano più basse e meno imponenti. Si accede a questo secondo piano da un ingresso separato e questo ha fatto pensare che i locali fossero destinati ad attività non connesse direttamente al piano nobile. In questo piano sono assenti gli elementi architettonici di abbellimento.
Palazzo Alberti subì gravi danni durante i bombardamenti del dicembre 1943; nel 1956 fu concesso al Quartiere dal Comune (proprietario) il piano terra; nel 1957 il Prefetto ne apriva anche la sala delle vittorie al piano nobile; nel 1971 i costumi trovarono il loro giusto ambiente nell’ultimo piano; nel 1981 il Sindaco festeggiò la concessione del resto del piano nobile e il restauro della stalla; in luogo di questa, nel 1984, fu creato il circolo “rosso-verde”, successivamente denominato “Colcitrone”.
Il museo
All'interno della sede di Palazzo Alberti è stato allestito il Museo del Quartiere di Porta Crucifera. Al suo interno libri, vessilli, armature, le Lance d'Oro, i cimeli delle casate, gli abiti storici dei figuranti e tanto altro.
All'ingresso si trova la "Sala degli Elmi" con gli elmi e le lance dei Cavalieri di Casata. Si prosegue nella "Sala delle Lance" dove sono custodite le Lance d'Oro vinte dal Quartiere e che viene utilizzata per le riunioni plenarie dei Soci. Si prosegue nella "Sala del Camino" dove sono esposti antichi abiti preziosi documenti storici. In successione troviamo la "Sala della Vestizione" con gli antichi abiti dei figuranti esposti assieme a quelli dei giostratori e del Capitano. Ultima sala è quella "multimediale" dove vengono proposti ai visitatori video con la storia gloriosa del Quartiere.
La porta Le prime testimonianze dei Quartieri aretini (Porte) risalgono all'inizio del Duecento: la loro nascita è da mettere in connessione con il completamento della sesta cinta muraria di Arezzo.
Fino a quando Arezzo conserva l'indipendenza (1384) i Quartieri sono alla base della vita amministrativa della città, svolgendo funzioni politiche, giudiziarie e fiscali: poi perdono d'importanza e alla fine del Seicento cambiano denominazione (San Clemente, San Lorentino, Santo Spirito e Crucifera).
I quartieri medievali vengono ripristinati nel terzo-quarto decennio del Novecento con il nome di rioni e la partecipazione alla Giostra del saracino diviene la loro principale ragion d'essere.
La porta che dà nome al quartiere si trovava sul lato orientale dell'attuale piazza di Porta Crucifera, e venne abbattuta nel 1890 per creare una più larga barriera, essendo il varco esistente "basso e stretto".
Le casate di città e del contado Ai quartieri di Arezzo sono state affidate alcune grandi famiglie aretine del medioevo ripartite in casate di città e del contado. Arezzo fu per motivazioni storiche, sicuramente una tra le città della Toscana che poteva vantare il maggior numero di antiche famiglie aristocratiche, tutte di investitura imperiale. La suddivisione è almeno inizialmente artificiale: le grandi famiglie di città erano in realtà famiglie feudali trasferitesi dal territorio in Arezzo attrattevi dal potere vescovile prima e comunale dopo.
Il corteo che anticipa la Giostra del Saracino vede sfilare anche gli emblemi ed i cavalieri delle famiglie nobili della città e del contado, che nei territori abbinati ai quartieri possedevano la dimora o avevano avuto feudi e consorterie, quindi peso politico e militare prima dell'ascesa del libero Comune. In questo modo si riesce a dare alla manifestazione una giustificazione e un collocamento storico chiaro.