Il flauto magico K 620 (titolo originale in tedesco Die Zauberflöte ) è un Singspiel in due atti musicato da Wolfgang Amadeus Mozart nel 1791, su libretto di Emanuel Schikaneder. Ultima opera del compositore, fu rappresentata al Theater auf der Wieden di Vienna il 30 settembre, due mesi prima della sua morte avvenuta il 5 dicembre 1791.

Dietro la parvenza di fiaba l'opera in realtà è la rappresentazione di un percorso iniziatico, di una ricerca spirituale volta a raggiungere la saggezza e la felicità mediante una simbologia tratta dalla Massoneria e da miti e storie antiche velate da mistero. La vicenda di Tamino e Pamina che riescono a ritrovarsi nell'amore grazie al saggio sacerdote Sarastro, nonostante le avversità e le forze del male simboleggiate dalla Regina della Notte e da Monostatos, assurge a un valore simbolico. È la rivincita della bontà, dell'amore e di tutti gli aspetti positivi della vita; un vero atto di fede nell'animo umano, nella sua capacità di andare oltre all'eterna battaglia fra la luce e l'oscurità con grande dignità e forza.

Storia Alla fine del 1790 Mozart era stato invitato a recarsi a Londra per scrivere due opere liriche in cambio di un compenso di 300 sterline; nella capitale inglese si trovava già Haydn, su proposta del musicista e impresario Johann Peter Salomon che tentò di convincere anche Mozart. Sebbene l'offerta fosse cospicua, il compositore declinò l'invito; non volle lasciare Vienna, le sue amicizie, le sue abitudini, nonostante si trovasse in condizioni economiche piuttosto instabili..

A salvarlo dalla situazione arrivò, nel marzo del 1791, Emanuel Schikaneder, dinamico ed estroso impresario che Mozart aveva conosciuto nel 1780 a Salisburgo e ritrovato a Vienna negli anni successivi. Dopo aver realizzato molti spettacoli a Regensburg, appena rientrato nella capitale, Schikaneder mise in scena alcuni spettacoli al Burgtheater; tentò di ottenere il favore del pubblico provando a ostacolare la grande concorrenza dell'impresario Karl von Marinelli e il suo Teatro popolare di Leopoldstadt dove realizzava diversi zauberopern (opere magiche),Genere di Singspiel del vecchio teatro popolare viennese in cui i personaggi erano anche creature mitologiche, fantasmi, animali, maghi; tendenzialmente commedie comiche, questi spettacoli erano spesso rappresentati nei teatri di corte. grandi spettacoli fiabeschi che avevano notevole successo.. Inoltre Schikaneder cercava da tempo di risollevare le sorti del Singspiel dalla concorrenza della musica italiana che signoreggiava fra le rappresentazioni realizzate per la corte viennese; cantante e attore, dirigeva anche il Theater auf der Wieden e progettava pertanto la creazione di un'opera fiabesca sulla base di un libretto che lui stesso aveva redatto traendolo parzialmente da una fiaba, Lulu oder die Zauberflöte: unendovi una serie di personaggi buffi e passaggi scherzosi, propose a Mozart di realizzarla insieme. Si trattava di un lavoro molto diverso da quelli scritti dal musicista precedentemente con le tre opere in italiano su libretto di Da Ponte; con la nuova opera Mozart si accingeva a una nuova visione sia musicale sia della rappresentazione di personaggi trattati con un inedito realismo psicologico.Paolo Gallarati, Die Zauberflöte (Il flauto magico).

Mentre il lavoro di stesura del libretto stava per essere terminato, venne rappresentata con successo, dal teatro rivale di von Marinelli, un'opera tratta dalla stessa fiaba, Kaspar der Fagottist, oder die Zauberzither (Gaspare il fagottista o la Cetra magica) su musica di Wenzel Müller.. Schikaneder non si scoraggiò e, con l'aiuto di Carl Ludwig Giesecke,Poliedrico personaggio, corista, librettista, scienziato di fama europea e attore nella compagnia di Schikaneder. Cfr. . rivide e riscrisse la trama facendo diventare la Regina della Notte una strega malvagia e Sarastro un mago benevolo; collocò poi tutta la vicenda su uno sfondo simbolico massonico-orientale e Sarastro divenne gran sacerdote di Iside..

Per agevolare Mozart nella composizione dell'opera, Schikaneder gli mise a disposizione un piccolo padiglione nelle vicinanze del teatro, in modo che il musicista non dovesse spostarsi da casa al luogo di lavoro.Il padiglione in legno, una sorta di piccolo chalet che faceva parte del complesso del teatro, oggi è collocato a Salisburgo nei giardini del Mozarteum. Cfr. . Inoltre, per alleviare il compositore dal disagio di trovarsi lontano da casa e dall'impegno nella stesura della partitura, l'amico gli organizzò diverse cene con persone divertenti, tra cui attori e cantanti della compagnia, serate a cui Mozart partecipò sempre con entusiasmo.. Quando però da Praga giunse la commissione per una nuova opera in occasione dell'incoronazione di Leopoldo II, il musicista abbandonò repentinamente il lavoro quasi terminato per scrivere La clemenza di Tito recandosi a Praga, nella speranza di entrare nelle grazie del nuovo sovrano. La nuova opera non ebbe un buon esito soprattutto per la rapidità di composizione su un testo poco adatto di Metastasio; quando Mozart rientrò a Vienna, poco dopo il 15 settembre, era molto avvilito, stanco e con i problemi di salute aggravati; Schikaneder seppe però incoraggiarlo e sostenerlo affinché riuscisse a terminare in tempo la composizione,. mancavano infatti solo due settimane alla prova generale dell'opera. Completò il 28 settembre i due ultimi brani non ancora finiti, lOuverture e la Marcia dei sacerdoti, due giorni prima della rappresentazione..

Prima rappresentazione e accoglienza

La prima esecuzione dell'opera avvenne al Theater auf der Wieden di Vienna il 30 settembre 1791 con lo stesso Schikaneder (Papageno) e Josepha Hofer, cognata di Mozart (Regina della Notte); il compositore diresse l'opera al fortepiano.. Per la realizzazione si fece ricorso a molti apparati scenici che stupirono il pubblico fra cui macchine volanti, presenza di animali, fuochi e botole che si aprivano all'improvviso, tutti espedienti in cui Schikaneder era maestro... La compagnia di cantanti annoverava ottimi elementi: oltre a Josepha Hofer vi erano il basso Franz Xaver Gerl e il soprano Anna Gottlieb. L'orchestra era costituita da trentacinque elementi, un numero non elevato, ma più cospicuo di quello riservato ad altre esecuzioni operistiche; erano presenti anche tre tromboni, solitamente usati in occasioni speciali..

Il cartellone dell'opera riportava, oltre alle indicazioni principali sul teatro, la data e i personaggi, la seguente dicitura:

Il primo atto non riscosse molto successo, tanto che il musicista, amareggiato, durante l'intermezzo era quasi deciso a lasciare la rappresentazione; dopo gli incoraggiamenti degli amici riprese la direzione e portò a termine l'esecuzione che ebbe infine un esito decisamente positivo. Nelle numerose repliche successive, venti soltanto in ottobre, i consensi aumentarono, conquistando definitivamente il pubblico. e diventando per Schikaneder e il suo teatro una vera e propria "miniera d'oro"..

Dopo le prime recite, Mozart scrisse in una lettera del 7 ottobre alla moglie Constanze che, dopo la prima dell'opera, era partita verso Baden per sottoporsi a delle cure termali:

Il successo maggiore Il flauto magico lo avrà però in Germania, dove quest'opera diverrà di culto, tanto da esser stata definita, dopo l'altro Singspiel mozartiano Il ratto dal serraglio, un vero e proprio modello di "opera nazionale". con cui molti compositori, tra cui Beethoven, Carl Maria von Weber e Wagner si confronteranno, traendone ispirazione e spunti compositivi. Anche Goethe ne diverrà un grande sostenitore, citandolo nel suo Hermann und Dorothea;. lo scrittore scriverà anche un seguito con il titolo Der Zauberflöte zweiter Teil (Seconda parte de Il flauto magico), ma nessun compositore ne compose mai la musica.. Lo stesso Mozart segnò Il flauto magico come "opera tedesca" nel suo personale catalogo delle composizioni, in data luglio 1791 mentre stava realizzando la strumentazione, decretando così la nascita di un nuovo genere con la forma del Singspiel, lo stile particolare della Zauberoper e in lingua tedesca.Sergio Sablich, Die Zauberflöte (Il flauto magico).

Compagnia della prima PersonaggioTipologia vocale.Interpreti della primaI cognomi dei primi interpreti sono riportati nella locandina della première riprodotta nella scheda informativa. I nomi completi, nonché quelli dei tre genietti che non figurano in locandina, sono attinti altrove, indicando con punto interrogativo, tra parentesi quadre, i casi incerti. Cfr. . E . 30 settembre 1791(Direttore: Wolfgang Amadeus Mozart)TaminotenoreBenedikt SchackPapagenobassoAll'epoca la tipologia vocale del baritono non era ancora ben definita e tutte le parti vocali maschili gravi venivano scritte in chiave di basso. In epoca moderna il personaggio è affidato in genere a un baritono.Emanuel Schikaneder, il giovanePaminasopranoAnna GottliebRegina della NottesopranoJosepha HoferSarastrobasso profondoFranz Xaver GerlLe tre damele prime due soprani, e l'ultima contralto[Johanna?] Klöpfer[Antonie?] HofmannElisabeth SchackMonostatos, morotenoreJohann Joseph NouseulTre fanciullisoprani(una voce femminile e due voci bianche)Anna SchikanederAnselm HandelgruberFranz Anton MaurerOratore del tempiobassoKostas Damian WinterTre sacerdotiun tenore, due bassiUrban Schikaneder, il vecchioJohann Michael Kistler[Christian H. o Franz?] MollPapagenasopranoBarbara GerlDue armigeritenore, bassoJohann Michael Kistler[Christian H. o Franz?] MollTre schiaviparti recitateKarl Ludwig GieseckeWilhelm FraselJohann Nikolaus Starke

Origini del libretto Non è semplice risalire a tutte le fonti che hanno dato origine al libretto de Il flauto magico; la storia del testo è molto complessa, certamente più elaborata rispetto a tutte le altre opere scritte da Mozart.. Le fonti che risultano più legate al passato riportano a miti dell'antichità; molte sono poi quelle letterarie da cui è stato tratto spunto e le derivazioni da altre opere e autori. È necessario tener presente in particolare quanto nell'opera vi è d'ispirazione massonica..

Fonti letterarie

Schikaneder, per contrastare il successo delle zauberopern con il loro argomento fiabesco ed effetti scenici sorprendenti, cercò testi e opere che potessero agevolarlo per un nuovo libretto. Esaminò inizialmente la raccolta di fiabe Dschinnistan, oder auserlesene Fee und Geister-Märchen (Dschinnistan, o racconti selezionati di fate e spiriti) di Christoph Martin Wieland e pensò che la favola Lulu, oder die Zauberflöte (Lulu e il flauto magico), scritta in realtà dal genero di Wieland, August J. Liebeskind, fosse una buona base di partenza per il suo lavoro. L'argomento della fiaba trattava di un principe mandato dalla Regina delle fate per sottrarre la figlia a un perfido mago che l'aveva rapita; il principe aveva come aiuti un flauto, un glockenspiel e un anello magici; l'analogia con quello che sarà poi il definitivo testo dell'opera è evidente.. Sempre nella raccolta di Wieland la favola Adis und Dahy fu d'ispirazione per la figura di Monostatos: presenta infatti uno schiavo nero che, per mancanze, viene punito dal suo padrone..

Il romanzo medievale Yvain, il cavaliere del leone, scritto da Chrétien de Troyes nel XII secolo e tradotto in tedesco dal massone Karl Joseph Michaeler, attirò quasi certamente l'attenzione degli autori de Il flauto magico; l'argomento tratta infatti di un eroe solitario che, in grave pericolo in una terra desolata, viene salvato da tre dame; inoltre, in un'altra scena, Yvain incontra un individuo selvaggio vestito con abiti così stravaganti da non sembrare umano: questi potrebbe aver ispirato la figura di Papageno..