Le elezioni presidenziali in Romania del 1990 si tennero il 20 maggio. Si trattò della prima tornata elettorale dell'era democratica, organizzata a poco più di cinque mesi dal successo della rivoluzione romena del 1989, che mise fine alla dittatura comunista di Nicolae Ceaușescu.
Il voto premiò Ion Iliescu, ex dirigente comunista, figura di primo piano del Fronte di Salvezza Nazionale (FSN) e già leader dell'organo di potere provvisorio, che fu riconfermato nel ruolo di capo di Stato con un travolgente 85%, mentre i suoi avversari Radu Câmpeanu (PNL) e Ion Rațiu (PNȚCD) ottennero rispettivamente il 10% e il 4%. Contestualmente il suo partito ottenne la maggioranza assoluta sia alla camera che al senato nelle concomitanti elezioni parlamentari, dando vita ad un governo monocolore con a capo Petre Roman, già Primo ministro del governo provvisorio.
Sistema elettorale Le elezioni si svolsero in base alla legge 92 del 14 marzo 1990 emanata dal Consiglio Provvisorio di Unione Nazionale che, per via dell'inesistenza di un testo costituzionale per la nuova repubblica democratica, disciplinava molteplici aspetti del nuovo ordine istituzionale. Il provvedimento, infatti, gettò le basi di numerosi dettami che sarebbero stati ripresi nella futura costituzione del 1991, introducendo il bicameralismo in Romania e i regolamenti per il funzionamento del parlamento. La legge regolamentava le elezioni per il presidente della repubblica e per le due camere, stabiliva che la legislatura costituente avrebbe avuto a disposizione 18 mesi per elaborare ed approvare un testo costituzionale e, una volta adottato, il parlamento avrebbe dovuto indire nuove elezioni entro un anno. L'atto normativo decretò i principi della separazione dei poteri, dello stato di diritto e del voto libero, segreto e diretto, affermando che il potere legislativo sarebbe stato assunto dal parlamento. La legge istituiva un organo unico di controllo e di convalida del processo elettorale, l'Ufficio elettorale centrale (Biroul Electoral Central, BEC).
Avevano diritto di voto i cittadini di almeno 18 anni, iscritti nelle liste elettorali del proprio comune, mentre per registrarsi in qualità di candidati, i partiti o i cittadini dovevano presentare almeno 251 firme.
La legge prescriveva il sistema di voto proporzionale a liste bloccate senza soglia di sbarramento per entrambe le camere. Il numero di deputati sarebbe stato di 387, cui si aggiungevano i rappresentanti delle organizzazioni politiche delle minoranze etniche. I partiti delle minoranze già registrati al momento dell'emanazione della legge avrebbero avuto diritto ad un parlamentare anche nel caso in cui non avessero raggiunto il numero di voti necessario a garantirgli rappresentanza. Potevano candidarsi alla camera i cittadini di almeno 21 anni d'età.
Il numero dei senatori dipendeva dalla popolazione residente in ogni singolo distretto della Romania (14 senatori per la circoscrizione di Bucarest, 2 senatori per i distretti fino a abitanti, 3 senatori per i distretti fino a e 4 senatori per i restanti distretti). Potevano candidarsi al senato i cittadini di almeno 30 anni d'età.
Il presidente della Romania era eletto in maniera diretta da tutti i cittadini. Per la nomina al primo turno sarebbe stato necessario ottenere il 50% + 1 del numero degli iscritti alle liste elettorali. Nel caso in cui nessun candidato avesse conseguito tale risultato, sarebbe stato organizzato un turno di ballottaggio tra i due candidati più votati. In tale evenienza sarebbe stata sufficiente la maggioranza semplice dei voti. Poteva candidarsi alla presidenza qualunque cittadino che avesse presentato firme. Secondo la legge il presidente eletto avrebbe dovuto abbandonare la propria affiliazione ad un partito politico. I candidati avrebbero dovuto registrarsi entro il 22 aprile 1990.
L'apertura delle urne era prevista per le 6:00 e la chiusura per le 23:00.
Quadro politico Contesto storico
La caduta del regime comunista di Nicolae Ceaușescu avvenuta in seguito alla rivoluzione romena del 1989 creò un vuoto di potere che venne colmato con la creazione, il 22 dicembre 1989, di un ente di governo provvisorio, il Consiglio del Fronte di Salvezza Nazionale (CFSN), organizzazione composta prevalentemente da politici dissidenti del vecchio regime. Il riconoscimento del CFSN come organo di potere già il 22 dicembre diede al comitato esecutivo e, quindi, in mancanza di una vera opposizione politica strutturata, al suo presidente Ion Iliescu, la possibilità di gestire l'organizzazione e l'orientamento del neocostituito ente. I vertici del CFSN ottennero il potere di nomina del primo ministro e del consiglio dei ministri, nonché il controllo dell'esercito e di tutta la struttura di difesa del paese. Il 26 dicembre venne nominato primo ministro Petre Roman, mentre il 31 dicembre il CFSN emanò il decreto di abolizione del partito unico, consentendo la formazione di nuovi gruppi politici.
Nel gennaio 1990 Iliescu decise di trasformare il CFSN in un partito politico, il Fronte di Salvezza Nazionale (FSN), per poter concorrere alle future elezioni. A causa di questa mossa i partiti di opposizione accusarono apertamente il FSN di mettere in pericolo la democrazia e di voler ricostituire un omologo del PCR. Malgrado i propositi di rinnovamento, infatti, la base del FSN era strettamente legata all'ideologia comunista e la sua dirigenza aveva avuto un ruolo attivo nel partito unico sotto il regime. Il 28 gennaio 1990, quindi, le opposizioni organizzarono delle proteste a Bucarest. Preoccupato dall'escalation, Ion Iliescu fece appello alla classe lavoratrice affinché intervenisse in difesa della patria contro possibili destabilizzazioni. L'invito venne accolto dai minatori della valle del Jiu, che si resero protagonisti di violenze e parteciparono alla repressione delle manifestazioni al fianco delle forze dell'ordine. Si trattò della prima mineriada. Un episodio simile si ripeté a meno di un mese di distanza, mentre nei mesi successivi il clima politico fu infiammato dal conflitto interetnico di Târgu Mureș (marzo) e dalla golaniada (aprile-giugno), le manifestazioni anti-Iliescu organizzate dagli studenti, che protestavano contro la continuità della classe politica del nuovo ordinamento rispetto a quella della Romania comunista.
Il 10 febbraio 1990 venne emanato il decreto legge per la ridefinizione del CFSN in Consiglio provvisorio di unione nazionale (CPUN), piattaforma che ricalcava l'organizzazione del CFSN, ma che includeva anche i rappresentanti degli altri partiti. L'obiettivo principale era traghettare il paese fino a nuove libere elezioni indette per il 20 maggio 1990, varando la relativa legge elettorale. Iliescu mantenne la presidenza, mentre la vicepresidenza venne assegnata ai rappresentanti di altre forze politiche. La maggioranza del CPUN, in ogni caso, era costituita da elementi facenti capo al FSN.
Partiti principali L'abolizione del partito unico favorì il proliferare di tantissime nuove esperienze politiche, per la maggior parte piccole, strutturalmente deboli e legate a singole personalità. Malgrado l'ampia offerta politica, il panorama era dominato sotto tutti i punti di vista dal Fronte di Salvezza Nazionale, che guidava la totalità delle istituzioni e dei mass media. Come notato da alcuni studiosi tale quadro era favorito anche dall'assenza di una cultura politica pluralista, elemento viziato da decenni di dittatura, che spingeva molti elettori, principalmente tra la popolazione rurale e la classe operaia, ancora legati alle politiche di protezione sociale proprie del regime a favorire il partito di Iliescu, mentre le altre forze non avevano avuto il tempo necessario per consolidarsi e organizzare le proprie strutture.
Furono rifondati, tra gli altri, i partiti "storici" precedentemente messi fuori legge dal Partito Comunista Rumeno, cioè il Partito Nazionale Contadino Cristiano Democratico (PNȚCD) di Corneliu Coposu, il Partito Nazionale Liberale (PNL) di Radu Câmpeanu e il Partito Social Democratico Romeno (PSDR) di Sergiu Cunescu, che si richiamavano ad una tradizione politica risalente agli anni trenta e quaranta.
Nacquero anche partiti su base etnica, attivi principalmente in Transilvania, dove ricevettero un consenso maggiore che in altre zone completamente controllate dal FSN. L'Unione Democratica Magiara di Romania (UDMR) apparve in difesa dei diritti della minoranza ungherese, opponendosi alle forze ultranazionaliste romene del Partito dell'Unità Nazionale Romena (PUNR) e dell'Unione del Focolare Romeno (UVR).
Al fianco dei partiti politici, nei mesi successivi videro la luce diverse organizzazioni indipendenti, sindacati, associazioni studentesche o intellettuali che, senza indicare propri candidati, ebbero un peso nella vita politica del paese, come il Gruppo per il dialogo sociale (GDS) o il sindacato Fratellanza.
Campagna elettorale Come disposto dalla legge 92/1990 la campagna elettorale iniziò nel giorno della comunicazione della data del voto, il 20 marzo 1990, e si concluse due giorni prima delle elezioni.
Le elezioni del 20 maggio 1990 furono le prime a celebrarsi al di fuori del sistema a partito unico da oltre quarant'anni, alle quali presentarono proprie liste ben 73 formazioni politiche e 338 figure indipendenti, per un totale di oltre 5.700 candidati alla camera dei deputati e 1.580 al senato. Per verificare il corretto svolgimento delle operazioni di voto nei 12.630 seggi, le istituzioni estere inviarono 360 osservatori internazionali, cui fu garantito il diritto di accedere alle sezioni di voto e di presenziare alle operazioni di conteggio. Tra gli altri, vi furono rappresentanti del Consiglio europeo, del Parlamento europeo, dell'International Helsinki Federation for Human Rights, di gruppi parlamentari di paesi stranieri e una delegazione statunitense guidata dal governatore del Nuovo Messico Garrey Carruthers.
La legge 92/1990 prevedeva la garanzia e la gratuità di accesso alla televisione per tutte le formazioni politiche. Il progetto mediatico di educazione al voto e al processo elettorale predisposto dal governo ebbe scarsi risultati, con pochi spot che spiegavano come esprimere la propria preferenza, mentre ebbero maggior effetto i programmi di politica, che rappresentavano la maggior fonte di informazione per gli elettori. Nel corso della campagna elettorale furono trasmessi oltre 15.000 minuti di contenuti relativi alle elezioni, con spazi giornalieri e programmi ad hoc, in modo da permettere a tutti i concorrenti di presentare la propria offerta politica. Lo Studiul electoral (dalla durata di 40-80 minuti) andava in onda tutti i giorni, il Dialog electoral (60 minuti) ebbe cadenza quotidiana nelle ultime settimana di campagna, il Curier electoral (35-45 minuti) era trasmesso dopo ogni edizione del telegiornale, mentre Invitatul săptămânii (60 minuti) si concentrava sui principali leader politici romeni.
Nella sera precedente le chiusura della campagna elettorale, con la mediazione di Răzvan Theodorescu, la Televiziunea Română mandò in onda tre ore di dibattito tra i tre candidati alla presidenza della repubblica.
La campagna elettorale contò 213 rally elettorali e 473 comizi autorizzati dalle autorità in tutto il paese, sebbene fossero stati organizzati pochissimi sparuti eventi di questo tipo nelle aree rurali. In diverse occasioni, tuttavia, si registrarono disordini. In base ai rapporti del ministero degli interni vi furono 51 casi di distruzione di manifesti elettorali, 29 di danneggiamenti alle sedi dei partiti e 35 di aggressioni fisiche o verbali.
Fronte di Salvezza Nazionale