I popoli romaní (rom, sinti, camminanti) sono una minoranza etnica e linguistica non riconosciuta in Italia.

Secondo il Consiglio d'Europa, la loro presenza varia dalle alle unità, di cui circa con cittadinanza italiana, quindi circa lo 0,25% della popolazione italiana. In realtà l'Italia non dispone di strumenti giuridici per definire in maniera esatta il numero di persone ascrivibili alle comunità rom.

I rom autoctoni (discendenti di gruppi presenti in Italia sin dal Medioevo) sarebbero circa , mentre gli altri sarebbero di più recente arrivo da altri paesi europei, quali le Repubbliche dell'ex Jugoslavia, la Romania e la Bulgaria.

La maggior parte dei rom italiani è stanziale e urbana con forme di nomadismo ormai estinte. Nei cosiddetti "campi nomadi", secondo i rapporti pubblicati nel 2021 da enti di monitoraggio nazionali, vivono in tutto persone, tra le quali il 55% è rappresentato da minori. Alla luce di tali informazioni, è possibile affermare che in Italia poco più di un rom su dieci vive all'interno dei cosiddetti "campi rom".

Storia

Si stima che la popolazione romaní arrivò in Europa prevalentemente tra il XIV ed il XV secolo.Rom e sinti in Piemonte, a cura di Sergio Franzese e Manuela Spadaro Da tener presente un documento del 4 marzo 1283 emesso dalla magistratura veneziana dei Signori di Notte, che tutelava l'ordine pubblico a Venezia, in cui si ordina di allontanare dalla città i "gagiuffi" (termine antico che deriva probabilmente da "egiziano" e significava quindi "zingaro")M. Cassese, La chiesa cattolica del Nord-Est ed il suo rapporto con gli zingari, in La chiesa cattolica e gli zingari, Roma, 2000, pagg. 85-119.

Si ritiene che i primi rom e sinti siano arrivati in Italia nel 1392 come conseguenza della battaglia del Kosovo fra le armate ottomane e quelle serbo-cristiane: con la vittoria delle prime, si affermò l'influenza islamica nei Balcani.

In un documento del 1390, si registra l'arrivo di un gruppo nomade a Penne d'Abruzzo; si trattava del primo nucleo di rom in Italia, oggi chiamati rom abruzzesiRom - Sinto, "Un centenario dimenticato", pagina 3 del numero 1, dicembre 1998, diretta da P. Antonio Gentilini, Stampata da Arti Grafiche Maggioni, Dolzago (Lecco).

Per l'Italia sono fondamentali due cronache: la Cronica di Bologna, di autore anonimo, e il Chronicon Foroliviense di frate Girolamo Fiocchi; da questi testi si desume che i primi zingari sono arrivati a Bologna e a Forlì nel 1422 (documenti degli archivi municipali, deliberazioni e conti dei comuni in cui compaiono le varie liberalità concesse su richiesta dei rappresentanti degli zingari).

La prima cronaca italiana che ci racconta della presenza dei rom è attribuita ad un documento del XV secolo, una cronaca di un anonimo bolognese (la "Historia miscellanea bononiensis"), dove si racconta dell'arrivo a Bologna, nel 1422, di una comunità nomade:

Nell'agosto dello stesso anno alcune cronache proverebbero la presenza di una banda di nomadi in altre città italiane. In una sorprendente cronaca di frate Girolamo dei Fiocchi da ForlìLudovico Muratori, Rerum Italicarum Scriptores, Milano, typ. Societatis palatinae, 1731, tom. XIX, cc. 890 viene riferito che "Aliqui dicebant, quod erant de India". Benché in questa cronaca non sia chiaro chi siano gli "aliqui" si tratta del primo documento in cui si fa riferimento alla probabile origine indiana dei rom, anche se l'elenco comprendeva anche la Caldea, la Nubia, l'Etiopia, l'Egitto ed addirittura il continente scomparso di AtlantideDocumento riportato nel Rerum Italicorum Scriptores di Ludovico Antonio Muratori nel 1731

Sia a Bologna che a Forlì, oltre che per i tratti somatici che ne caratterizzavano l'appartenenza a una diversa etnia, gli zingari furono notati soprattutto per l'aspetto rude ed "inselvatichito" dalla fame e dalle difficoltà.Elisa Novi Chavarria, Sulle tracce degli zingari, pag. 24, Guida, 2007, ISBN 978-88-6042-315-3.

A partire dal 1448, alcune comunità di "zingari" si insediarono nell'Italia settentrionale, nel territorio compreso tra Ferrara, Modena, Reggio e Finale Emilia. Stazionavano in aree di confine, spesso gravitando intorno ai principali luoghi di mercato dove potevano commerciare in cavalli, utensili di rame e di ferro fabbricati da loro stessi, e le donne si dedicavano al vaticinio del futuro. A volte i Cingari militarono come mercenari al soldo dei signori, come nel 1469 per gli Estensi di Ferrara, o per i Bentivoglio di Bologna nel 1488. In quegli stessi anni le cronache riportano il loro arrivo a Napoli.Elisa Novi Chavarria, Sulle tracce degli zingari, pag. 25, Guida, 2007, ISBN 978-88-6042-315-3.

I rom recavano lettere firmate dal santo Padre, sulla cui autenticità permangono forti dubbi, in cui si chiedeva protezione e che per quasi un secolo ricorreranno nelle varie e sporadiche cronache attestanti la presenza dei primi gruppi rom nella penisola. La cronaca della città di Fermo riporta che era stato esibito un documento del Papa "che permetteva loro di rubare impunemente". Di eventuali lettere firmate dal Santo Padre non è stata trovata traccia negli archivi vaticani, anche se un documento che attesta la presenza dei rom a Napoli nel 1435 lascerebbe aperta l'ipotesi che alcune di queste comunità nomadi siano passate per Roma.

Tra il 1470 ed il 1485 è riportata notizia che "conti del Piccolo Egitto" circolavano nel modenese, provvisti di passaporto del signore di Carpi.

È tuttora in dubbio l'origine dei gruppi di "Egiziani" che arrivarono in Italia nel XV secolo, se essi venissero via terra dall'Europa centrale o dal nord oppure se essi siano venuti via mare dai Balcani già durante la caduta dell'impero bizantino. La possibile origine rom di un pittore abruzzese, Antonio Solario, detto lo "Zingaro pittore", lascerebbe supporre che l'arrivo dei rom in Italia andrebbe datato precedentemente il 1422.

Attraverso l'Adriatico e lo Jonio, spesso uniti a dalmati e greci in fuga dall'avanzata dei turchi nei Balcani, diverse comunità cominciarono ad insediarsi nell'Italia Centrale e meridionale, specialmente in Abruzzo e Puglia, provenienti principalmente da Ragusa, crocevia obbligato tra le strade dei Balcani e quelle dei mari, incentivati da vantaggi fiscali concessi dagli Aragonesi.Elisa Novi Chavarria, Sulle tracce degli zingari, pag. 26, Guida, 2007, ISBN 978-88-6042-315-3.

Movimenti analoghi si ebbero nello stesso periodo anche verso la Sicilia, dove già nel XV secolo il nome "zingari" viene registrato negli atti dei notai di Palermo e nei registri della cancelleria della città di Messina, nella quale i "Cingari", ritenuti provenienti dalla Calabria, erano equiparati ad una universitas e godevano di autonomia giudiziaria. Secondo alcuni studiosi la successiva migrazione verso le coste sudorientali della Spagna, insieme ad altri profughi greci, sarebbe partita dalla Sicilia, e sarebbe provata, già dalla metà del XV secolo, dalla presenza dei "zinganos" in Sardegna e Corsica, isole situate lungo la rotta commerciale con la penisola iberica.Elisa Novi Chavarria, Sulle tracce degli zingari, pag. 27, Guida, 2007, ISBN 978-88-6042-315-3.

Un altro documento interessante è datato 1506 e riferisce del seppellimento ad Orvieto di tale "Paolo Indiano, capitano dei cingari", che aveva prestato servizio nell'esercito veneziano.L. Piasere, I rom d'Europa. Una storia moderna, pag. 33, Laterza, 2004

La prima testimonianza scritta di lingua romaní in Italia è datata al 1646 e si trova in una commedia di Florido dei Silvestris, nella quale è riportata la frase "tagar de vel cauiglion cadia dise" (ritrascrivibile in: "t(h)agar devel, k aviljom kadja disë"), che significa "Signore Iddio, che sono giunto (in) questa città".L. Piasere, I rom d'Europa. Una storia moderna, pag. 24, Laterza, 2004 Questa espressione corrisponderebbe al secondo "strato" della classificazione linguistica fatta da Marcel Courthiade e costituirebbe un elemento per sostenere che i Rom siano arrivati in Italia dai Balcani.

Nelle varie cronache che raccontano dell'incontro con queste comunità di "pellegrini", un importante aspetto è legato al dono della divinazione o della predizione del futuro, così come il commercio dei cavalli, che i rom accompagnavano alle loro richieste di aiuto. Le stesse cronache, allo stesso tempo, sono anche le prime a testimoniare dell'insorgere dei pregiudizi nei confronti dei rom, i quali vengono spesso accusati di furti.

Durante il fascismo italiano i Rom furono severamente discriminati ed internati in campi di concentramento.P. Trevisan, Le ricerche sull'internamento dei sinti e dei rom in Italia durante il regime fascista, 2014, pp. 189-205.

Presenza e sottogruppi In Italia, secondo lo European Roma Rights Centre si stima che ci siano tra i e i Rom, Sinti, Camminanti, e altre minoranze romaní, mentre secondo l'Opera Nomadi (e altre organizzazioni di volontariato) sarebbero tra i e i , di cui circa hanno la nazionalità italiana. La discordanza di questi numeri, secondo la Commissione Straordinaria del Senato delle Repubblica per la tutela e la promozione dei diritti umani dipende dal "vuoto di conoscenza, dovuto in parte all'impossibilità di eseguire censimenti su base etnica ma anche, in parte, a causa di una certa reticenza nel dichiarare un'identità fortemente stigmatizzata". I rom di antico insediamento sarebbero circa , di questi circa l'80% è discendente dalle popolazioni di lingua romaní migrate in Italia a partire dal 1400, mentre il restante 20% è costituito da rom provenienti dai paesi dell'Europa orientale: fonti risalenti al 2008.

Si stima che circa la metà di questa popolazione sia composta da minori, bambini e giovani adolescenti e che solo il 3% supera i 60 anni. Il tasso di natalità è elevato (5/6 figli per i nuclei familiari di nuova formazione); anche il tasso di mortalità è elevato.

A seguito dell'ordinanza di protezione civile del 30 maggio 2008 di procedere all'identificazione di tutti coloro che vivono nei campi nomadi, partendo dalle Regioni Campania, Lombardia e Lazio, il Ministero dell'interno ha costituito un gruppo di lavoro con le altre amministrazioni interessate (Ministero del lavoro, della salute e delle politiche sociali e Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca) e con l'UNICEF, al fine di elaborare un piano di attuazione degli interventi successivi al censimento. A seguito del censimento effettuato nelle tre regioni sono stati individuati complessivamente 167 accampamenti, di cui 124 abusivi e 43 autorizzati, ed è stata registrata la presenza di persone, tra le quali 5.436 minori.

Le migrazioni di popoli romaní dall'Europa orientale che hanno interessato l'Italia nel Novecento sono state principalmente le seguenti: alla fine della Seconda guerra mondiale, dalla Romania negli anni sessanta, dalla Croazia di lingua italiana; a cavallo degli anni sessanta e settanta, a seguito del terribile terremoto che devastò la Macedonia (Skopje); già dal 1987, e poi soprattutto con il grande esodo verificatosi a seguito della guerra nella ex Jugoslavia (1991), principalmente dalla Bosnia ed Erzegovina e dal Kosovo; infine alla fine del socialismo reale, quindi dai paesi dell'Europa orientale.Cooperativa AndoKampo, Zingari nelle città, a cura di Marco Piras, Antonella Gandolfi, Milly Ruggiero, Lucia Masotti in collaborazione con l'Opera Nomadi, sezione di Bologna, Centro Stampa del Comune di Bologna, 1994

In Italia la popolazione romanì si divide tra: Rom italiani: circa ( nel Sud Italia), di cui: Rom harvati: 7000 giunti dalla Jugoslavia settentrionale dopo la seconda guerra mondiale. I khalderasha (stagnini) ne costituiscono un sottogruppo. Rom lovari: 1000, si occupano principalmente dell'allevamento di cavalli (la parola viene dall'ungherese ló, che significa appunto cavallo). Rom rudari: di origine romena, arrivati in Italia negli anni '60. Musicanti e artisti di strada, lavorano anche il rame e vivono in accampamenti lungo la via Tiburtina, a Roma.