La Morte, il Diavolo e Martin Bora è una raccolta di racconti della scrittrice italoamericana Ben Pastor.Diviso in tre parti, il volume raccoglie racconti nei quali compare il personaggio di Martin Bora, già protagonista di una serie di romanzi ambientati durante la Seconda guerra mondiale; racconti di genere giallo-storico ambientati in diverse epoche; e infine racconti in cui la storia e la realtà tendono a sfumare nel soprannaturale.
Titolo Il titolo italiano del volume sembra rendere omaggio a Il cavaliere, la morte e il diavolo, famosa incisione su rame di Albrecht Dürer, che del resto è anche il titolo di uno dei singoli racconti della raccolta.Il titolo originale inglese (Odd Pages, ovvero "Pagine occasionali", ma anche "strane, inusuali") ha invece valenza più generica.
Parte Prima Intitolata Martin Bora: l'uomo giusto nella divisa sbagliata, la prima parte del volume raccoglie tre racconti dedicati a Martin Bora, ufficiale della Wehrmacht durante la Seconda guerra mondiale, già protagonista di un ciclo di gialli storici la cui narrazione complessiva si estende fra il 1937 e il 1944.
Tri Brata Titolo Il titolo del racconto, dal russo, significa "tre fratelli".
Incipit
Trama Momentaneamente bloccato in uno sperduto villaggio ucraino in attesa di un treno che lo porti a destinazione, il capitano di cavalleria Martin Bora trova uno splendido pianoforte abbandonato e conduce la breve indagine su di un omicidio.In una pozza di acqua ghiacciata viene ritrovato il cadavere mutilato di una donna che si pensava scomparsa: Masha detta Balka, prostituta ed usuraia. Alla donna è stato spezzato il collo, le mani risultano tagliate. I più probabili colpevoli della sua morte sono tre uomini che con lei avevano difficili rapporti sentimentali o d'affari: Ivan Petrovich, un vecchio beone sempre in cerca di soldi; Lev Davidovich, mercante ebreo la cui moglie gelosa poteva nutrire parecchi sospetti; e Nikolai, un giovane fannullone innamorato di Balka ma da lei respinto.Nessuno di loro tuttavia ha davvero avuto a che fare con l'omicidio: Martin Bora trova la giusta soluzione con l'aiuto del professor Vladimir Propp, anche lui di passaggio, che gli mostra l'utilità di applicare al caso i principi elaborati nella sua Morfologia della fiaba, l'opera dedicata agli elementi costitutivi della mitologia come struttura narrativa. Poi ciascuno dei due riprende il proprio viaggio.
Altre edizioni Ben Pastor, "Tri Brata", in A.A.V.V., Giallo Fiamma, Mondolibro, 2006
La finestra sui tetti Incipit
Trama Il maggiore Martin Bora si trova a Praga, ufficialmente per una licenza prima di tornare sul fronte russo, in realtà per svolgere una delicata missione segreta per conto dell'Abwehr: deve ritirare, e successivamente inoltrare, un microfilm comprovante il progetto di sterminio degli ebrei cechi elaborato dal ReichprotektorOvvero il governatore del Reich nel territorio di Boemia-Moravia. Reinhard Heydrich.Allo scopo di controllarlo e di stornarne i sospetti, Bora prende contatto con Karl Ignaz Kollmann, il capitano delle SS dal cui ufficio saranno copiati gli scottanti documenti. Fingere davanti a lui e conversare con disinvoltura non è facile, ma Bora riesce perfettamente a simulare un garbato rapporto tra colleghi, tanto che Kollmann finisce per coinvolgerlo indirettamente nelle indagini sull'omicidio di un certo Bonkowski, informatore delle SS, accoltellato al basso ventre appena fuori dalla birreria che era solito frequentare.Benché Kollmann avesse sperato in un movente politico, l'omicidio rivela alla fine di avere radici in fatti avvenuti molti anni prima, durante la Grande Guerra.Per Bora, preoccupato dalla propria missione, l'indagine riveste un interesse soltanto marginale. Il maggiore è piuttosto interessato alla città e alla vita che vi si svolge: si ritrova particolarmente incuriosito dalle attività di un'anziana coppia che vede dalla finestra del suo appartamento nella Città Vecchia. I due, probabilmente marito e moglie, passano un'intera notte scavando una buca in cortile; Bora, allarmato, pensa per un momento di segnalarli a Kollmann, ma poi scopre che la fossa è destinata ad ospitare un cane morto.Il giorno successivo, il microfilm viene passato con successo al suo contatto e Bora può finalmente lasciare la città. L'operazione è riuscita, anche se proprio in extremis ha rischiato di fallire a causa dell'attentato contro Haydrich, ferito mortalmente da una granata lanciata contro la sua auto in uscita da Praga.Ormai tornato in Russia, Bora scoprirà che alla tragica fine del Reichprotektor non sono estranei proprio gli anziani coniugi da lui così lungamente osservati.
Collegamento letterario Ad un certo punto del racconto, Martin Bora cerca - senza trovarli - due personaggi conosciuti anche dal suo patrigno von Sikingen, che nel passato hanno abitato a Praga: l'ex tenente dell'esercito austroungarico Karel Heida e il medico ebreo Solomon Meisl. Si tratta dei protagonisti di altri due romanzi di Ben Pastor, I misteri di Praga e La camera dello scirocco.
Bocca d'Inferno Incipit
Titolo Il racconto prende il titolo dal nome della fittizia località montana in cui si svolge parte dell'azione principale.
Trama Settembre 1944. Di recente promosso al grado di tenente colonnello, Martin Bora è arroccato con i suoi uomini nella zona dell'Appennino nord-occidentale italiano. Un mattino gli si presenta per avere aiuto un abitante del luogo, l'ingegner Ermanno Tobler. La richiesta viene avanzata con molta esitazione, ma in zona non ci sono più né carabinieri né polizia, e l'ufficiale tedesco è l'unica autirità in grado di fronteggiare l'emergenza. Luisa Tonverònachi, maestrina del paese e vedova di un volontario morto prigioniero in India nel 1943, è stata rapita da certi Lucchini, padre e due figli, socialisti espulsi dal partito per indegnità morale. Dietro il rapimento sembrano esserci tanto vecchi motivi di rancore quanto le mire carnali da parte del maggiore dei fratelli Lucchini. Tobler ritiene necessario fare il possibile per liberare la ragazza, che fra le altre cose è madre di tre figli piccoli.Arrivato in località Bocca d'Inferno, al cascinale dove Luisa è stata segregata, Bora trova uno strano scenario. All'esterno un cane alla catena ringhia furibondo, all'interno l'odore della morte: in vari punti della casa sono sparsi i cadaveri dei Lucchini, tutti freddati da colpi di fucile; al piano superiore, in uno sgabuzzino, il corpo della donna, colpita alla tempia con un revolver. In apparenza si direbbe che i Lucchini si siano ammazzati tra loro dopo il suicidio della donna, forse causato dalla vergogna per il rapimento. Ci sono però anche altre ipotesi: l'assassino potrebbe essere l'ex marito - se non fosse realmente morto - oppure uno dei parenti che aspirano ad ereditare la terra di Luisa, o ancora una banda di partigiani. La verità alla quale Bora arriva dopo alcuni giorni d'indagine è tuttavia ancora più complicata e sorprendente.
Parte Seconda Intitolata Scene (e messinscene) del crimine, la seconda parte del volume raccoglie tre racconti gialli a sfondo storico, ambientati in tre diverse epoche e in altrettanti luoghi geografici. Li accomuna soltanto il tema dell'omicidio impunito.
Il cavaliere, la morte e il diavolo Incipit
Trama Milano, 1630. Mentre la città vede avvicinarsi la minaccia della peste, il luogotenente di giustizia Don Diego Antonio Olivares è chiamato ad investigare su di un grave fatto di sangue: nel convento di cui sua sorella è badessa vicaria con il nome di suor Cattarina, una suora è stata brutalmente pugnalata da un ignoto assalitore, presentatosi come venditore ambulante di mercerie. La vittima, suor Vincenza Maria, prima di prendere i voti aveva dato luogo ad un grave scandalo, famoso all'interno dell'aristocratico ambiente lombardo-spagnolo: moglie di Don Emanuele Sormano, era stata da lui sorpresa in flagrante adulterio. Sormano aveva ucciso l'amante e ferito la moglie, in seguito entrata in convento per desiderio di espiazione. Dai tragici fatti sono ormai trascorsi vent'anni, ed è arduo pensare che qualcuno nutrisse ancora tanto rancore e desiderio di vendetta contro la donna, tranne forse lo stesso Sormano. L'ignoto assassino però si è dileguato e le suore presenti all'aggressione non riescono nemmeno a fornirne una descrizione precisa e coerente.Olivares segue con pazienza le poche tracce a disposizione e mentre varie circostanze gli riportano alla mente dolorosi eventi dell'infanzia che hanno pesantemente condizionato la sua vita e quella della sorella, riesce ad individuare il responsabile dell'omicidio. Avendo però scarse speranze di poterlo accusare e di trascinarlo in giudizio, decide di fare giustizia con le proprie mani, favorendo il contagio del colpevole con il morbo della peste.
Altre edizioni Ben Pastor, "Il cavaliere, la morte e il diavolo", in Eros e Thanatos, Supergiallo n°.40, Mondadori, 2010
Panis Angelicus Titolo L'espressione latina panis angelicus significa letteralmente "pane degli angeli".
Incipit
Trama Sono trascorsi due anni dalla fine della Grande Guerra e il tenente Boldini, i suoi ex graduati Cammarota, Delle Femmine e Maroncelli, assieme al capitano medico Porcu, rievocano uno strano episodio di cui sono stati protagonisti e testimoni nel 1918: l'inspiegabile morte del colonnello Carlo Alberto di Caraglio, colpito da un proiettile in dotazione alla cavalleria austroungarica, nei pressi di un campo d'alta montagna. Da un lato gli ex commilitoni rievocano le fasi dell'inchiesta ufficiale, secondo la quale il colonnello Caraglio risulta morto da eroe, vigliaccamente colpito dal nemico, eternamente rimpianto dai suoi uomini come un amico ed un fratello. Dall'altro lato però si inseriscono nella narrazione ricordi e commenti che fanno trapelare, e infine descrivono chiaramente, una verità ben diversa.In prossimità della Pasqua del 1918 la Compagnia di Boldini, oppressa non solo dai continui pericoli della guerra e dai disagi della vita in montagna, ma anche dalla scarsità di viveri, che il Comando aveva quasi cessato di inviare, era riuscita ad impadronirsi del ricco vettovagliamento riservato agli alti ufficiali per le festività. Con cameratismo ed umanità quei viveri erano stati addirittura condivisi con gli austro-ungarici, altrettanto affamati; ma alla scoperta del furto il colonnello Caraglio, un aristocratico altezzoso e prepotente, aveva imposto la decimazione per la truppa.Di fronte all'ingiustizia di una tale decisione, Boldini aveva preferito uccidere Caraglio (con una pistola nemica tenuta dallo stesso colonnello come souvenir), lasciando poi che i contorni dell'omicidio sfumassero nell'incertezza.
Altre edizioni Ben Pastor, "Panis Angelicus", in A.A.V.V., Giallo Uovo, Mondolibro, 2006
Vashka Titolo Il vocabolo Vashka in serbo significa "pidocchio", ed è il soprannome di uno dei personaggi, con allusione evidente alla sua scarsa igiene personale.
Incipit
Trama