Il Palazzo Capuano è il più antico edificio storico di Portici, sito in piazza S. Ciro, 17.

Storia Palazzo Capuano era noto anche come «Palazzo della regina Giovanna» e «Comune vecchia». Quest'ultima denominazione derivava dal fatto che in passato l'edificio ospitò il municipio cittadino; in precedenza vi ebbero sede anche la Segreteria di Stato e la Regia Pretura.

La fondazione del palazzo è tradizionalmente collocata nel 1025. Il complesso fu fondato in quell'anno per volontà del nobile napoletano Gualtiero Galeota; nel XVI secolo era passato ai principi di Stigliano. Una diversa datazione era stata riportata da Beniamino Ascione nel 1969, che attribuiva a Vincenzo Jori l'ipotesi di una costruzione nel 1200.

Il palazzo era legato alla famiglia Carafa e, nel XVII secolo, alla linea dei Guzmán-Carafa. Nel 1610 è ricordato come «palazzo dei Mari», successivamente denominato Capuano. Vi nacque nel 1605 Anna Carafa, duchessa di Medina de las Torres e viceregina di Napoli. Dopo la partenza del marito per la Spagna, nell'estate del 1644 Anna Carafa si trasferì nel palazzo, dove morì nello stesso anno.

Alla torre del complesso è associata una tradizione locale relativa ai cosiddetti trabocchetti. Secondo la leggenda, la regina Giovanna II di Napoli, che avrebbe soggiornato occasionalmente nel palazzo, avrebbe fatto precipitare attraverso di essi i propri amanti, così da non lasciare tracce della loro unione.

Architettura

Il complesso comprendeva l'antica residenza feudale e una torre, interessate da interventi di ristrutturazione e fortificazione nel corso del XVI secolo.

Dell'antica struttura rimangono la torre, le volte a vela dell'androne e alcuni elementi in piperno degli stipiti del portone. Il palazzo era inoltre dotato di un ampio giardino e di numerose fontane e giochi d'acqua; l'abbondanza d'acqua consentiva di alimentare fontane nei cortili, nei giardini e negli appartamenti.

Nel 1948 il palazzo fu parzialmente demolito per consentire l'apertura di via della Libertà, nuova strada rettilinea destinata a collegare il centro cittadino con la zona alta di Bellavista. L'intervento comportò l'abbattimento della parte centrale dell'edificio, con la perdita degli affreschi di Belisario Corenzio presenti nella struttura, e il conseguente isolamento della torre cinquecentesca rispetto alle strutture superstiti.

Note

Bibliografia

Voci correlate Miglio d'oro Ville vesuviane del Miglio d'oro

Collegamenti esterni

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