Il terremoto di Messina del 1908 (citato in letteratura scientifica come terremoto della Calabria meridionale-Messina... e come terremoto calabro-siculoRegio decreto n. 338 del 6 maggio 1909 che istituisce una medaglia per gli enti e per le persone che hanno acquistato titolo di pubblica benemerenza in occasione del terremoto di Sicilia e Calabria del 28 dicembre 1908, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del Regno d'Italia n. 148 del 25 giugno 1909Regio decreto n. 79 del 20 febbraio 1910 che istituisce una medaglia commemorativa dell'opera soccorritrice e delle azioni generose e filantropiche compiute nei luoghi devastati dal terremoto, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del Regno d'Italia n. 54 del 7 marzo 1910) è considerato uno degli eventi sismici più catastrofici del XX secolo. Il sisma, di magnitudo 7,1 Mw, si verificò alle ore 5:21 del 28 dicembre 1908 e danneggiò gravemente le città di Messina e Reggio Calabria nell'arco di 37 secondi.
Metà della popolazione della città siciliana e un terzo di quella della città calabrese persero la vita.
Si tratta della più grave catastrofe naturale in Europa per numero di vittime, a memoria d'uomo, e del disastro naturale di maggiori dimensioni che abbia mai colpito il territorio italiano in tempi storici.
Le registrazioni sismografiche Alle 5:21 (ora italiana) del 28 dicembre 1908 i sismografi registrarono il verificarsi di un terremoto di grande magnitudo. Il sisma risultò inquadrabile settorialmente in una zona ubicata in Italia. Nessuna più precisa informazione al riguardo era tuttavia disponibile: rimanevano solo le tracce marcate dai pennini sui tabulati degli osservatori sismici, che gli studiosi cominciarono velocemente ad analizzare e interpretare. I telegrafi infatti cominciarono a ticchettare, mentre i tecnici rimasero in attesa di ottenere e scambiare notizie.
Ancora prima di ottenere una qualsivoglia comunicazione ufficiale, molte nazioni del mondo e l'Italia stessa furono informate attraverso la strumentazione scientifica. I sismografi misero in evidenza solo la grande intensità delle scosse senza consentire agli specialisti di individuare con certezza la specifica localizzazione. Si potevano solo immaginare i danni provocati da un sisma di quella intensità. Gli addetti all'Osservatorio Ximeniano di Firenze annotarono:
Cause del sisma Secondo l'Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia, il terremoto è stato causato da una grande faglia normale cieca a basso angolo di immersione a SE, situata principalmente al largo dello Stretto di Messina, tra le placche. La sua proiezione superiore interseca la superficie terrestre sul lato occidentale, siciliano, dello Stretto. Nel 2019 ricercatori della Birkbeck, Università di Londra hanno scoperto la faglia attiva responsabile del terremoto identificandola nella faglia Messina-Taormina precedentemente mappata ma poco studiata, che si trova al largo della costa siciliana e corre lungo lo Stretto di Messina. La squadra ha utilizzato i dati del 1907-1908 per esaminare il modello di sollevamenti e cedimenti osservati nell'area di Messina e Calabria che presentava una forte somiglianza con quelli risultanti da altri potenti terremoti innescati da faglie normali. Dopo aver confrontato la direzione e le dimensioni dei movimenti su faglie note con i movimenti superficiali osservati a Messina e in Calabria, i ricercatori sono stati in grado di identificare la probabile faglia attiva che ha causato il catastrofico terremoto, nonché la direzione e le dimensioni dei movimenti.
L'Italia si trova lungo la zona di confine della placca continentale africana, e questa placca spinge contro il fondo del mare sotto l'Europa a una velocità di circa 25 millimetri all'anno. Ciò provoca uno spostamento verticale, che a sua volta può causare terremoti. Il terremoto è stato registrato da 110 stazioni sismografiche in tutto il mondo, ed è stato uno dei primi ad essere registrato da strumenti.
Lo Stretto di Messina fa parte del tratto tettonico regionale noto come Arco Calabrese, un'area di sollevamento differenziale derivante dalla dinamica delle unità tettoniche ionica e tirrenica meridionale, due dei blocchi litosferici di microplacca riconosciuti nella porzione italiana altamente frammentata di contatto Africa-Eurasia. Alcuni dei terremoti più forti avvenuti negli ultimi secoli si sono verificati nell'arco calabrese, come i terremoti calabresi del 1783 e del 1905 e il più catastrofico terremoto di Messina del 1908.
Le registrazioni indicano che una notevole attività sismica si è verificata nelle aree intorno allo Stretto di Messina diversi mesi prima del 28 dicembre; è aumentata di intensità a partire dal 1º novembre. Il 10 dicembre un terremoto di magnitudo 4 ha danneggiato alcuni edifici a Novara di Sicilia e Montalbano Elicona, entrambi in provincia di Messina.
Un totale di 293 repliche ebbero luogo tra il 28 dicembre 1908 e l'11 marzo 1909.
Nel 2008 è stato proposto che il maremoto concomitante non sia stato generato dal terremoto, ma piuttosto da una grande frana sottomarina che lo ha innescato. La probabile fonte del maremoto è stata al largo di Giardini Naxos (40 km a sud di Messina) sulla costa siciliana dove è stato rilevato un grande corpo di frana sottomarino con una scarpata di testata su una carta batimetrica del fondale ionico.
In uno studio del luglio 2021, pubblicato da ricercatori italiani dell'Università di Catania e tedeschi dell'Università di Kiel ed altri, si è ribadito quali sono i 5 punti chiave riguardanti le cause del terremoto del 1908 a Messina: «I dati sismici marini ad alta risoluzione forniscono prove di faglie superficiali nello Stretto di Messina.» «Una faglia estensionale attiva, precedentemente non mappata, lunga ha deformato il fondale marino.» «Una discontinuità a basso angolo, con immersione nell'avampiede, è evidenziata dal posizionamento 3D dei terremoti.» «Si considera che la perturbazione dello stress sulla discontinuità più profonda trasferisca lo stress aggiuntivo sulle faglie fragili sovrastanti.» «I risultati ci consentono di mettere in discussione la maggior parte dei modelli precedenti relativi alla sorgente sismogena del 1908.»
I luoghi Il terremoto colpì, con diverse intensità, la Calabria e la Sicilia: l'epicentro fu registrato nel comune di Reggio Calabria (tra Archi e Ortì inferiore), con una box sismogenetica (con il termine di "box sismogenetica" si è inteso definire un'area sostanzialmente omogenea dal punto di vista cinematico e sismotettonico, che rappresentasse la proiezione in superficie di una "master fault sismogenetica") attestantesi su tutta la costa reggina da Melito di Porto Salvo a Gioia Tauro e nella frazione messinese di Torre Faro, all'interno della quale l'intensità MCS fu pari o superiore a 10.
Furono contati 772 : 11 di intensità MCS pari a 11 (Faro Superiore, Ferrito, Melia, Mosorrofa, Nasiti, Nocilla, Perlupo, Piale, Prumo, Riparo Vecchio e Trizzino); 35 di intensità MCS tra 10-11; 36 di intensità MCS pari a 10; 10 di intensità MCS tra 9-10; 24 di intensità MCS pari a 9; 34 di intensità MCS tra 8-9; 135 di intensità MCS pari a 8; 62 di intensità MCS tra 7-8; ecc.
I territori delle attuali province di Reggio Calabria, di Vibo Valentia, la parte est della provincia di Messina e l'estrema parte nord della provincia di Catania furono interessati da scosse di intensità MCS pari o superiore a 8. Con intensità MCS superiori a 6 il terremoto fu registrato nel resto della Calabria e nella Sicilia orientale. Con intensità MCS superiori a 4 il terremoto fu registrato anche nella Sicilia centrale, nelle zone sud di Basilicata, Campania e Puglia e anche a La Valletta. Con intensità MCS inferiori a 4 il terremoto fu registrato anche nella Sicilia occidentale (Marsala, Trapani), in Campania (Napoli), in Basilicata (Potenza, Matera), in Puglia (Taranto, Lecce) e fino in Molise (Campobasso, Termoli).
L'area dell'epicentro è una zona a elevata sismicità; risulta infatti colpita da almeno 8 eventi sismici di magnitudo pari o superiore a 6 in epoca storica. La particolare criticità dell'area è determinata dal fatto che è sede di numerosi centri abitati tra cui due di grandi dimensioni: Messina (147.589 abitanti nel 1901), città portuale della Sicilia, di antichissima origine, situata sulla costa occidentale dell'omonimo stretto e distante circa 3 km dalla sponda calabrese, fu interessata anche dal terremoto del 1783, che distrusse gran parte della città. Reggio Calabria (77.761 abitanti nel 1901), anch'essa di origini remote e importante in periodo greco e altomedievale, rimase pressoché distrutta dal terremoto del 1783, che determinò la successiva riedificazione di molti dei suoi quartieri secondo un nuovo piano regolatore e con criteri innovativi, tuttora applicati.
I fatti
Lunedì 28 dicembre 1908 un terremoto di 7,25 Mw (IX Mercalli) si abbatté violentemente sullo Stretto, colpendo Messina e Reggio nella primissima mattinata (5:21 ora locale circa). Uno dei più potenti sismi della storia italiana aveva quindi colto la regione nel sonno, interrotto tutte le vie di comunicazione (strade, ferrovie per Palermo e Siracusa, tranvie per Giampilieri e Barcellona, telegrafo, telefono), danneggiato i cavi elettrici e le tubazioni del gas, e sospeso così l'illuminazione stradale fino a Villa San Giovanni e a Palmi. Con lo strascico di un maremoto, l'evento devastò particolarmente Messina, causando il crollo del 90% degli edifici.
Una tesi sostiene che in realtà il maremoto successivo al terremoto sia stato causato da una frana sottomarina e non direttamente dal sisma, frana da posizionarsi, sempre secondo gli stessi studi, tra lo specchio d'acqua di fronte a Giardini Naxos e quello prospiciente il quartiere "Pozzo Lazzaro" di Santa Teresa di Riva.
Le testimonianze dell'epoca La relazione al Senato del Regno – datata 1909 – sul terremoto di Messina e Reggio così recita: «Un attimo della potenza degli elementi ha flagellato due nobilissime province – nobilissime e care – abbattendo molti secoli di opere e di civiltà. Non è soltanto una sventura della gente italiana; è una sventura dell'umanità, sicché il grido pietoso scoppiava al di qua e al di là delle Alpi e dei mari, fondendo e confondendo, in una gara di sacrificio e di fratellanza, ogni persona, ogni classe, ogni nazionalità. È la pietà dei vivi che tenta la rivincita dell'umanità sulle violenze della terra. Forse non è ancor completo, nei nostri intelletti, il terribile quadro, né preciso il concetto della grande sventura, né ancor siamo in grado di misurare le proporzioni dell'abisso, dal cui fondo spaventoso vogliamo risorgere. Sappiamo che il danno è immenso, e che grandi e immediate provvidenze sono necessarie».
I siciliani e i calabresi vennero immediatamente soccorsi, martedì 29, da navi russe e britanniche che erano alla fonda a Siracusa e ad Augusta, mentre gli aiuti italiani arrivarono poco dopo, nella mattinata del 29 dicembre. Il ritardo fu causato dal fatto che i piroscafi partirono da Napoli, e in tarda serata, subito dopo che le reali notizie sulla catastrofe arrivarono al Governo.
Il futuro premio Nobel per la letteratura Salvatore Quasimodo (che all'epoca aveva 7 anni) si trasferì a Messina tre giorni dopo il terremoto, perché il padre capostazione fu chiamato a dirigere il traffico ferroviario lì. Per mesi visse su due vagoni merci, e successivamente rievocò l'esperienza nella poesia Al Padre:
Tra le prime squadre di soccorso che giunsero a Reggio vi fu quella proveniente da Cosenza, guidata dall'esponente socialista Pietro Mancini (padre di Giacomo) che dichiarò:
E ancora i giornali scrissero:
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