Dora Markus è una lirica della raccolta Le occasioni di Eugenio Montale, forse una delle più note.Franco Rella Dall'esilio: la creazione artistica come testimonianza, Feltrinelli Editore, 2004 Storia Poesia scritta tra il 1928 e il 1939, trae spunto dalla figura di una giovane austriaca di origini ebraiche, Dora Markus, che Montale non aveva conosciuto personalmente ma di cui gli aveva parlato l'amico Bobi Bazlen, inviandogli una foto delle gambe di Dora e indicandola come amica di Gerti Fránkl Tolazzi, di Graz (anche se viveva a Trieste), di cui il poeta parla in Carnevale di Gerti (1928), nella stessa raccolta; la foto sembra esser stata scattata dalla stessa Gerti.Nicole Antoinette Lopez La poetica dell'oggetto: The objects of Eugenio Montale's "Le occasioni", ProQuest, Stanford University, 2008; Giuseppe Marcenaro, Eugenio Montale, B. Mondadori, 1999. Della conoscenza e frequentazione con Gerti (Gertrud Fránkel), Montale parla in una lettera ad Angelo Barile del 1932. In una lettera a Silvio Guarneri nel 1964, conferma di non aver mai conosciuto personalmente Dora: "Io Dora non l'ho mai conosciuta; feci quel primo pezzo di poesia per invito di Bobi Bazlen che mi mandò le gambe di lei in fotografia" (cfr.: Franco Rella, Dall'esilio, Feltrinelli 2004, p.51)
A Marina di Ravenna una piazza è intitolata a Dora Markus.
Analisi del testo
L'inizio della poesia descrive il mare alto, con rare figure umane, in una primavera "inerte, senza memoria"; Dora dal porto di Ravenna indica una "sponda" invisibile, un luogo sconosciuto che è la sua "patria vera". Il poeta immagina Dora che gli parla con toni irrequieti, e il suo cuore in un "lago d'indifferenza". Il "topo bianco, d'avorio" è l'amuleto salvifico che consente a Dora di esistere,Lettura di Montale, Le occasioni di Alvaro Valentini, Bulzoni, 1975; qualcosa di "irrilevante, ma esterno" consente a Dora di esistere. La critica spesso confronta questo topo con il bulldog di legno amuleto di Drusilla Tanzi ricoverata in ospedale, di cui si parla in Ballata scritta in una clinica (nella sezione Dopo de La bufera e altro) e di superare l'inquietudine.
Nella seconda parte (scritta svariati anni dopo la prima, ormai alle soglie della guerra) Dora invece diventa l'amica GertiEmerico Giachery, Metamorfosi dell'orto e altri scritti montaliani, Bonacci, 1985 ed è a casa, in Carinzia, "Ravenna è lontana" con la sua "fede feroce" che è la campagna razziale fascista, ma non vi è un luogo che ella senta davvero come patria. I "ritratti d'oro" dei suoi antenati esprimono la malinconia della visione di una civiltà al tramonto; si sente l'imminenza della guerra, espressa dall'"armonica guasta nell'ora / che abbuia, sempre più tardi". Ormai più nulla è recuperabile e non si può più rimediare, "... è tardi, sempre più tardi" e il destino di quella donna e del suo tempo sembra segnato in un modo che nessuno riesce a fermare.
Note
Collegamenti esterni
Categoria:Opere di Eugenio Montale Categoria:Componimenti poetici di autori italiani