Di opinioni marxiste, appartenente alla I Internazionale, partecipò alla Comune di Parigi guidando l'associazione dellUnione delle donne.

Biografia Le origini

Gli antenati di Elizaveta sarebbero stati nobilitati al tempo di Aleksandr Nevskij il quale, in ricompensa dell'apporto militare fornito, avrebbe riconosciuto il loro diritto di occupare grandi quantità di terre intorno a Volok, un villaggio prossimo alla cittadina di Toropec, appartenente alla Gubernija di Tver'.

Alla fine del XVIII secolo il nonno paterno Ivan Ivanovič Kušelev fu nominato senatore sotto Paolo I e divenne consigliere speciale di Alessandro I. Lo zar fece da padrino al suo primogenito Aleksandr, e poi dalla moglie Elizaveta Dmitrieva Lanska vennero gli altri figli Nikolaj e Luka, nato il 28 ottobre 1793. Questi, che combatté tra gli ussari nelle campagne anti-napoleoniche, sposò la ricchissima Anna Dmitrieva, figlia di un nobile e di una serva, che gli diede tre figlie.

Il suo carattere violento e possessivo resero impossibile la convivenza tra i due coniugi: « In Luka Ivanovič le passioni dominanti sono l'interesse e l'ipocrisia, - scrisse un emissario della corte di San Pietroburgo - i suoi trasporti violenti, che possono arrivare fino alla furia, si oppongono radicalmente alla dolcezza e all'umiltà della moglie ».I. S. Knižnik-Vetrov, Giovinezza e infanzia di Elizaveta Dmitrieva, 1930. I due si separarono nel 1832.

Aleksandr, il primo fratello maggiore di Luka, era morto ancora molto giovane mentre il secondo, Nikolaj, da tempo malato e senza eredi diretti, veniva assistito da un'infermiera tedesca proveniente da Hasenpoth, una suora di carità luterana nata nel 1821 e registrata come Carolina Dorothea Troskevič. Nikolaj Kušelev morì nel 1848 e dalla relazione che intanto si era stabilita tra Carolina e Luka Kušelev nacquero nel 1849 una bambina, Sof'ja, poi nel 1850 Aleksandr, il 1º novembre 1851 Elizaveta e un anno dopo l'ultimo figlio, Vladimir.

Dopo la morte di Anna Dmitrieva, nel 1856 Luka Kušelev sposò la convivente Carolina, che si era convertita alla fede ortodossa assumendo il nome di Natal'ja Egorovna, e riconobbe i figli, che ottennero così il diritto di ereditare i suoi beni, senza però poterne assumere il titolo. Solo il figlio Vladimir brigherà, al tempo di Nicola II, per farsi riconoscere la sua nobiltà e nel 1906 potrà sedere alla Duma.

Infanzia e adolescenza

I giovani crebbero nella grande e rustica casa a due piani di Volok, posta tra gli alberi sopra una lieve collina. Il loro compagno di giochi Aleksej Kuropatkin (1848-1925), ha lasciato una descrizione dell'ambiente, non più esistente, in cui crebbero i Kušelev.A. N. Kuropatkin, Settant'anni della mia vita. Dietro la casa, un giardino, le serre e un frutteto, più avanti un bosco di betulle oltre il quale si stendeva una foresta di pini. Dinnanzi alla casa un viale di querce separava un lago circondato da pioppi dal piccolo cimitero di famiglia e correva fino al fiume Serëža, meta di bagni, di gite in barca e di pesca.

Luka Kušelev morì nel 1860, e all'amministrazione delle terre e all'educazione dei figli pensò la madre. Una governante inglese, Miss Betsy, e un istitutore prussiano, von Madievaiz, provvedevano alla loro istruzione generale, mentre un giovane compositore russo, ancora sconosciuto al pubblico ma destinato a grande fama, Modest Musorgskij, nel 1862 prese alloggio nella casa per occuparsi della loro istruzione musicale. Con poco interesse e scarsi risultati, si direbbe: « i figli della mia padrona di casa picchiano a caso sui tasti, componendo ogni sorta di accordi possibili e impossibili (questo si chiama prendere lezioni di musica, ciò che a me impedisce di occuparmi della mia musica) », scriveva a Balakirev il 31 marzo.S. Braibant, Elisabeth Dmitrieff aristocrate & pétroleuse, 1993, p. 33.

Come molte famiglie della nobiltà di provincia, i Kušelev passavano l'inverno a San Pietroburgo, in una casa sita nell'isola Vasil'evskij, proprio davanti al Collegio dei cadetti dove anche Luka Kušelev aveva studiato. La loro casa fiancheggiava quella del generale Vasilij Vasil'evič Korvin-Krukovskij (1803-1858), le cui figlie Anna (1844-1887) e soprattutto Sof'ja (1850-1891) saranno destinate a raggiungere una notorietà internazionale. La prima, che rifiutò di sposare Dostoevskij, si legherà al rivoluzionario francese Victor Jaclard, condividendone l'esperienza drammatica della Comune di Parigi e la vita avventurosa, la seconda, anch'essa d'idee rivoluzionarie, acquisterà fama per le sue ricerche nel campo della matematica.

Non lontano da quelle case sorgeva la fortezza di Pietro e Paolo, dove dal luglio del 1862 era rinchiuso lo scrittore Černyševskij, fondatore nel 1861 della prima Zemlja i Volja, una società segreta rivoluzionaria, e il cui romanzo Che fare?, finito di scrivere in carcere nel 1863, circolava in numerose copie clandestine tra gli intellettuali e gli studenti russi. Il Che fare formò intere generazioni teorizzando « l'uguaglianza dei sessi, la critica delle convenzioni, l'impostazione etico-sociale delle condotte personali e, soprattutto, un'organizzazione produttiva di tipo cooperativistico con distribuzione egualitaria dei profitti ».E. Fiorani, F. Leonetti, Introduzione a Che fare?, 1974.

Per ottenere tutto questo era necessaria l'« azione », e la possibilità di agire, per una donna, passava dalla conquista dell'indipendenza, dalla rottura dei legami familiari. Il matrimonio era il primo passo, ma un matrimonio che non rappresentasse una nuova soggezione. Il matrimonio libero, « bianco », era la soluzione suggerita da Lopuchov a Vera Pavlovna nel romanzo di Černyševskij. Così fece Sof'ja Korvin-Krukovskaja, che sposò Vladimir Kovalevskij, un simpatizzante socialista, e con lui e la sorella Anna poté abbandonare la Russia.

Il matrimonio

Elizaveta imitò le amiche. Un parente,Era il cognato della sorellastra Adelaida Kušeleva. il colonnello trentaduenne Michail Tomanovskij, che la tisi costringeva a stare lontano dalla vita militare attiva e gli lasciava pochi anni di vita, accettò la sua proposta. Si sposarono nel 1867 a Volok. I loro parenti non sapevano delle condizioni singolari che avevano originato quel matrimonio, non però la polizia segreta, che prima delle nozze aveva già stilato un rapporto: « Ignoriamo con quale scopo la figlia illegittima del nobile Luka Kušelev stia per commettere un sacrilegio. Ma seguendo il cattivo esempio di Sof'ja Kovalevskij, la soprannominata Elizaveta Kušeleva ha convinto un colonnello della guardia imperiale dei granatieri degli ussari a convolare a giuste nozze, il cui carattere fittizio fu nascosto persino ai membri della famiglia ».Citato in P. Čeredničenko, Storia di una figlia della Russia, 1965.

Dopo una sosta nella casa dei suoceri presso Nižnij Novgorod, con un lungo viaggio attraverso la Germania i due coniugi raggiunsero Ginevra nella primavera del 1868. La Svizzera era terra d'esilio di molti oppositori politici dei vari regimi europei, e folta era la colonia degli emigrati russi. A Ginevra Elizaveta conobbe i coniugi Ekaterina (1843-1914) e Viktor Bartenev, due proprietari che, alla riforma di Alessandro II avevano donato le loro terre ai contadini, e ora erano in contatto con gli internazionalisti, e le fecero conoscere uno dei leader dell'emigrazione russa, Nikolaj Utin (1841-1883), redattore del Narodnoe Delo.« La causa del popolo ».

Con questo amico di Černyševskij e corrispondente di Marx, Elizaveta discusse dei suoi progetti di creare a Volok cooperative agricole e degli investimenti che, a questo scopo, avrebbe voluto fare con la propria dote. Utin la dissuase, ritenendo inutili quei tentativi e più necessario investire risorse finanziarie e impegno personale sull'organizzazione politica. Michail Tomanovskij non aveva parte in queste discussioni. Sempre malato, volle tornare in Russia. Elizaveta lo accompagnò a Niznij Novgorod e proseguì per Pietroburgo. Liquidata una parte dei suoi beni, salutati i parenti, a novembre ripartì da sola e raggiunse nuovamente Ginevra.S. Braibant, cit., pp. 60-62.

A Ginevra e a Londra Secondo le regole della cospirazione, Elizaveta non scrisse mai ai parenti e agli amici rimasti in Russia, anche se la sua presenza non sfuggì agli informatori zaristi che sorvegliavano gli emigrati russi: « una donna di nome Élise abita con Utin », è scritto in un rapporto. Era il periodo del conflitto, all'interno della Prima Internazionale, tra marxisti e bakuninisti, e Utin ed Elizaveta, che stavano dalla parte di Marx, ne furono coinvolti.

Poiché Utin era ebreo, venne polemicamente descritto dall'anarchico James Guillaume come « il più piatto dei lacchè ebrei del signor Marx »,J. Guillaume, L'Internationale, 1985. mentre per il libertario antisemita Paul Robin « Élisabeth Dmitrieff, amica di Utin, è russa come lui e, diciamolo, perché è un dettaglio caratteristico, è ebrea come lui, come Marx, come Borkheim, [...] come Moritz Hesse, come Hepner, [...] come Frankel [...]. Mme Dmitrieff, conosciuta anche sotto il nome di cittadina Élise, è un'ammiratrice fanatica di Marx, che lei chiama, in stile di sinagoga, il Mosè moderno ».P. Robin, Mémoire présenté par la fédération jurassienne de l'AIT, 1872, p. 199. Non si sa se veramente Elizaveta chiamasse così Marx, ma certamente non era ebrea.

Quelle parole furono scritte nel 1872. Per il momento, Elizaveta non si faceva ancora chiamare Dmitrieff, ma soltanto Élise, si era iscritta alla sezione russa dell'Internazionale e collaborava, senza firmarsi, al suo giornale, il Narodnoe Delo. Conosciuto Benoît Malon, gli fece conoscere l'amato Che fare? e forse lo convinse a tradurlo in francese. L'edizione francese apparirà nel 1873.

Il 9 dicembre 1870 Utin, a nome della sezione russa, scrisse una lettera di presentazione di Elizaveta a Marx:S. Braibant, cit., p. 88.

Affidare un incarico simile a una ragazza di 19 anni era il segno della notevole stima goduta da Elizaveta. In dicembre, partì da Ginevra per Ostenda, da dove s'imbarcò per Dover, e di qui prese il treno per Londra. Elizaveta rimase a Londra per tre mesi e incontrò spesso Marx e la sua famiglia nella loro casa di Modena Villas, a Maitland Park. Oltre alla moglie Jenny von Westphalen, e alle figlie Jenny, Eleanor e Laura, vi conobbe i suoi più stretti collaboratori, in particolare Engels, Applegarth e Jung, e assistette a numerose riunioni dell'Internazionale.N. P. Efremova, N. N. Ivanov, Una compagna russa di Marx, 1982.

Un quadro del museo di Volok rappresenta Elizaveta a colloquio con Marx ed Engels, ma l'unica fonte che permette di conoscere almeno una parte del contenuto dei loro incontri è data da una lettera scritta il 7 gennaio 1871 a Marx da Elizaveta, che si era ammalata di bronchite.Alle sollecitazioni di Marx a curarsi, rispose di non intendere assumere medicine e di non volersi far visitare da un medico uomo. La discussione verteva sul problema dellobščina, la comune rurale russa:S. Braibant, cit., pp. 99-100.

Da mesi Parigi era in fermento. La guerra con i prussiani e il loro lungo assedio aveva provocato la mobilitazione della sua Guardia nazionale, che si era organizzata politicamente con l'istituzione di un Comitato centrale che entrò in conflitto con il governo, favorevole alla resa. L'insurrezione del 18 marzo 1871 e la fuga dei ministri a Versailles diede il potere al Comitato centrale, diretto da socialisti e da repubblicani radicali.

Il Consiglio generale dell'Internazionale, per poter essere informato sugli sviluppi della situazione politica, decise d'inviare a Parigi due propri emissari. Prima partì il francese Auguste Serraillier poi, quando Jung, l'altro designato, si ammalò, Elizaveta propose la propria candidatura, che venne accettata. Da Dover s'imbarcò per Calais e raggiunse Parigi il 27 marzo.

A Parigi