Il monte Jefferson () è un vulcano spento alto 3.199 m situato nella catena delle Cascate e nell'Oregon centrale, nel nord-ovest degli Stati Uniti. Seconda vetta più alta dell'Oregon dopo l'Hood, si tratta di uno stratovulcano composto da andesite, andesite basaltica e dacite. Ospita quattro ghiacciai alimentati da abbondanti nevicate e il suo versante occidentale risulta protetto perché all'interno della riserva naturale del monte Jefferson, istituita nel 1968, e nella foresta nazionale di Willamette, nata per meglio tutelare flora e fauna locali. Il versante orientale appartiene dal 1855 alla riserva indiana di Warm Springs, malgrado il territorio fosse stato storicamente abitato dai Molala. La montagna fu avvistata durante la spedizione di Lewis e Clark nel 1806 e subito battezzata in onore del presidente Thomas Jefferson. Meglio esplorato nel principio del XIX secolo prima di essere ufficialmente scalato per la prima volta nel 1888 da due residenti di Salem, il monte Jefferson rimane relativamente isolato e il pinnacolo più elevato costituisce una sfida tecnica davvero ardua per gli alpinisti che intendono recarsi nella catena delle Cascate. Sebbene la montagna non abbia innescato eruzioni negli ultimi 15.000 anni e l'attività si sia spostata a sud, il vulcano richiede comunque che resti operativo un sistema di monitoraggio.
Toponimo
Alla montagna fu assegnato il nome il 30 marzo 1806 dai membri della spedizione di Lewis e Clark in onore del loro patrocinante, il presidente Thomas Jefferson.. La sommità fu scorta nel corso del viaggio di ritorno mentre si attraversava la gola del Columbia, alla foce del fiume Willamette. Tuttavia, Meriwether Lewis non riportò tale nome nella sua mappa del 1814. La britannica Compagnia della Baia di Hudson colse l'occasione per rinominarlo monte Vancouver su una mappa del 1838. Se John Charles Frémont lo menziona alla fine del mese di novembre 1843 e lo include in una mappa pubblicata due anni dopo, è solo nel 1859 che la sua designazione andò ufficialmente ripristinata su una Mappa dello Stato dell'Oregon e del Territorio di Washington. Si tratta dell'unica vetta battezzata nel corso della spedizione il cui nome originale è rimasto immutato dopo la revisione operata dal governo statunitense, ma non si è davanti all'unico vulcano nella catena ad essere stato intitolato in onore di un presidente, se si pensa al monte Adams in onore di John Adams nel 1839 e al monte Washington, nello stato dell'Oregon, in memoria di George Washington. Il nome riservato dai nativi americani al sito, la cui etimologia va rintracciata nel riferimento a uno spirito tradizionale del pantheon degli amerindi, era Seekseekqua.
Geografia Posizione geografica
Il monte Jefferson si trova nel nord-ovest degli Stati Uniti, vicino al centro geografico dell'Oregon, al confine tra le contee di Linn a ovest e di Jefferson a est, mentre il versante nord-est si estende sopra quello di Marion sotto i 2.743 m. È rispettivamente a 45 e 55 km a ovest da Warm Springs e Madras, 70 a nord-ovest da Redmond, 50 e 85 a nord-ovest da Sisters e Bend, mentre Salem, il capoluogo dell'Oregon, si trova a circa 100 km a ovest; Portland, la città più popolosa, dista 115 km in direzione nord-ovest ed Eugene 125 a sud-ovest. Le coste dell'Oceano Pacifico si trovano circa 200 km a ovest. Il vulcano più vicino, anch'esso compreso nella catena delle Cascate, è il Three Fingered Jack, localizzato 23 km a sud, ma la sommità di una discreta altezza più vicina è Crater Rock, un picco secondario del monte Hood situato 77 km a nord.
Topografia
Il monte Jefferson è un vulcano dormiente che svetta per 3.199 metri sul livello del mare, risultando dunque il secondo più alto dell'Oregon dopo il monte Hood. La sua base è compresa tra 1.700 e 2.000 m di altitudine e il dislivello varia di circa 1.500 m. Presenta, nonostante l'erosione sul versante occidentale, una forma conica piuttosto grossolana sormontata da un caratteristico pinnacolo. L'eventuale presenza di un cratere vulcanico appare invece scomparsa. Si estende a sud da una lunga cresta fin quasi al Three Fingered Jack. La sua prominenza topografica è pari a 1.760 m all'altezza del passo Santiam, situato a 1.439 m di altitudine, dato che lo rende il terzo nello stato dopo il monte Hood e il Sacajawea Peak.
Idrografia
Il versante occidentale del monte Jefferson appartiene al bacino del Willamette e, più precisamente, del North Santiam. È da quest'area geografia che si snodano, da nord a sud, il torrente Whitewater e i suoi affluenti diretti o indiretti sulla riva sinistra, i torrenti Russell e Jeff, così come il Milk che unisce il North Santiam attraverso il torrente Pamelia. Il versante orientale rientra nel bacino del Deschutes e del Metolius. Il fiume Whitewater inizia a nord-est, unendosi al torrente Milk (omonimo a quello già citato) la cui sorgente è poco più a sud; il Parker e il Jefferson procedono a sud-est, gettandosi nelle acque del Whitewater da sinistra.
Il lago più grande intorno al monte Jefferson è il Pamelia, lungo 800 m e largo quasi 500, localizzato nella zona pedemontana a sud-ovest. A ovest si trova il lago Whitewater, a nord i laghi Russel, Bays, Scout, Park e Rock, mentre a sud si trovano i laghi Coyote, Hunts, Hanks e Table, quest'ultimo l'unico appartenente ai Deschutes. Molti di essi sono frutto di antiche morene.
Il monte Jefferson ospita circa 35 ammassi nevosi e ghiacciai che si estendono al di sopra dei 1.877 m di elevazione su un totale di 5,5 km²: molti di essi sono frutto dell'ultima grande glaciazione, la quale coinvolse l'area intorno a 25.000-20.000 anni fa e della piccola era glaciale (5.000-4.500 anni fa circa). Il Whitewater, sul versante orientale, è di gran lunga il maggiore della sua categoria ed è vasto circa tre chilometri, da nord a sud. A sud-est della vetta si trova il ghiacciaio Waldo, mentre a nord-ovest si trovano il Jefferson Park e il Russell. All'inizio del Novecento, risultavano presenti altri due ghiacciai sotto la vetta: il Milk Creek a ovest e il Timberline a sud-ovest. Tra il 1915 e il 1916, Ira A. Williams dell'Oregon Bureau of Mines and Geology, dopo aver conferito una denominazione agli ammassi di acqua ghiacciata, riferì che il ghiacciaio Milk Creek vantava due campi di ghiaccio. Tuttavia, già nel 1917 L. Hatch aveva fatto notare un ritiro dei ghiacciai, in particolare del Russell e del Jefferson Park con la presenza di morene. Le dimensioni del Whitewater erano due volte e mezzo maggiori di quelle attuali e, alla fine degli anni Trenta, il ghiacciaio del Milk Creek non formava altro che chiazze di ghiaccio separate ricoperte di detriti rocciosi, cessando di apparire sulle mappe poco dopo. Per quanto riguarda il Timberline, questo andò fotografato da A.J. Gilardi nel 1937 e descritto da Kenneth N. Phillips l'anno successivo.
Geologia
L'arco vulcanico delle Cascate appare direttamente sopra una zona di subduzione, quella della Cascadia. L'episodio che segnò l'origine della maggior parte della catena delle Cascate cominciò 36 milioni di anni fa. Il resto della placca Farallon viene chiamata Juan de Fuca. In concomitanza con la diminuzione dell'attività vulcanica, durante il Miocene (17-12 milioni di anni fa), quantità colossali di basalto si riversarono nell'attuale bacino del Columbia. Con la separazione simultanea della placca Explorer e l'ispessimento della zona di subduzione, l'angolo del piano di Wadati-Benioff aumentò. L'attrito si fece più intenso, il rilievo aumentò e il vulcanesimo riprese. Se il vulcanismo si palesò nell'area tra i 3,9 e i 2,5 milioni di fa, l'ancestrale monte Jefferson non appariva in termini di eruzioni responsabile dell'emissione di una grande quantità di colate laviche se non da circa 700.000 anni fa.
Il monte Jefferson è uno stratovulcano composto da andesite, andesite basaltica e dacite che poggia su un basamento di basalto. Uno studio del ricercatore Kenneth G. Sutton ha permetto di scoprire che la montagna è composta per circa il 75% da lava e per il 25% da quanto riversatosi nel corso delle sue colate. Tra le tracce di erosione causate dai ghiacciai figurano delle morene in cui si formarono diversi laghi glaciali. Alcuni esondarono travalicando le barriere naturali in cui erano compresi e causarono inondazioni e riversamenti di fango, come accaduto nell'agosto del 1934.
Clima
Il monte Jefferson si trova lungo il Continental Divide delle High Cascades e funge da barriera di fronte ai venti prevalenti da ovest dall'Oceano Pacifico. Si trova in un'area dove la copertura nuvolosa è presente in media 150 giorni all'anno.. La quantità di precipitazioni (neve in inverno) in zona è significativa, in quanto fa registrare 3.800 mm tra 1.500 e 2.500 metri di quota sul versante occidentale ma decresce gradualmente avvicinandosi al punto culminante. La stazione di Bald Peter, sebbene si trovi a soli 1.650 m sul livello del mare sul versante orientale del monte Bachelor, è l'unica con una copertura nevosa significativa nei pressi del monte Jefferson. Aperto dal 1973, con un picco all'inizio di aprile con una media di 1,9 metri, il record si registrò nel 1975, con ben 3,6 m. Le precipitazioni principali si riversano sulla zona pedemontana orientale della catena, al di sotto dei 1.500 m di altitudine, per il fenomeno dell'ombra pluviometrica. La stazione di Marion Forks si trova sul versante occidentale, a sud-ovest della vetta, ma è solo a 800 m sul livello del mare nella valle di North Santiam, comportando una notevole variazione nel numero di nevicate tra un anno e l'altro. Le precipitazioni nevose possono verificarsi da fine ottobre a inizio maggio e raggiungono in media 2,9 m, ma anche a febbraio lo spessore del manto nevoso non supera in media i 35 cm, per scomparire completamente da aprile. Le estati sono fresche e gli inverni molto umidi, ma possono avvertire alcune influenze continentali, accentuando le variazioni stagionali.
Ecologia
Il monte Jefferson rientra nell'ecoregione dei piani montano e sub-montano delle Cascate, una sezione che include le più alte vette innevate della catena al di sopra dei 2.000 m di elevazione, oltre che praterie di alta quota; si rintracciano inoltre anche dei torrenti, dei circhi e dei laghi glaciali. Le glaciazioni del Pleistocene rimodellarono fortemente il paesaggio e lasciarono morene e valli a forma di U. La vegetazione si è adattata per sopravvivere a queste condizioni di altitudine, freddo e neve. Alcuni esemplari di tsuga mertensiana, abete delle rocce (Abies lasiocarpa) e pino dalla corteccia bianca (Pinus albicaulis) costellano i prati subalpini composti da erbe e arbusti presso la linea degli alberi, solitamente collocato tra i 1.800 e i 2.100 m di altitudine e, più di rado, oltre i 2.200 sul versante nord. Poco più in basso si trovano l'abete amabile (Abies amabilis), l'abete nobile (Abies procera), il pino bianco occidentale (Pinus monticola), il pino contorto (Pinus contorta) e il pino di Lambert (Pinus lambertiana). Al livello delle pendici, prospera l'abete bianco (Abies alba), l'abete di Douglas (Pseudotsuga menziesii), la tsuga occidentale (Tsuga heterophylla), il pino giallo (Pinus ponderosa), la tuia plicata (Thuja plicata) e, nel sottobosco, l'acero palmato (Acer circinatum). Esemplari di Carex breweri, Carex eteroneura, Carex nigra e astro alpino (Aster alpinus) crescono invece lungo le paludi. Lupini (Lupinus), gigli (Lilium), astri (Aster), floghi (Phlox), digitali (Digitalis), rododendri (Rhododendron), incluse specie di Rhododendron macrophyllum e Xerophyllum tenax, rappresentano la maggior parte delle piante da fiore. Sulle quote maggiori roccia e neve primeggiano rispetto alla vegetazione.