Galliano di Mugello è una frazione del comune italiano di Barberino di Mugello, nella città metropolitana di Firenze, in Toscana.

Si estende a ridosso dei monti Appennini e nel 2011 conta circa abitanti. Il borgo, di origine antica, comprende il castello e la chiesa parrocchiale dedicata a san Bartolomeo.

Storia Le origini e la famiglia Ubaldini Le origini di Galliano sono strettamente connesse a quelle della famiglia degli Ubaldini, Il cui insediamento nel Mugello risale al 600 d.C. con le invasioni barbariche. Successivamente gli Ubaldini continuarono la loro espansione territoriale.

Nel 1010 il loro controllo si estendeva fino all'Appennino Tosco-Emiliano, tant'è che il territorio compreso fra la Sieve, il Mugello, ed il versante settentrionale oggi bolognese e romagnolo venne definito alpes Ubaldinorum.

Nel 1186 i figli di Ubaldino di Mugello e Greccio di Ottaviano, ratificarono l'atto che sanciva la divisione patrimoniale dei beni familiari. In questo contesto si ebbe la nascita dei tre rami distinti della famiglia: uno con sede a Galliano, uno a Senni e uno a Montaccianico.

La politica della famiglia si basava sulla detenzione di un potere assoluto su cose e persone come dimostra l'atto ufficiale del 25 novembre 1220 sancito da Federico II imperatore del Sacro Romano Impero.

Nonostante la presenza degli Ubaldini, la fondazione del borgo risale ai primi decenni dell'anno mille, ma è solo con il testamento di Ubaldo Ubaldini ai suoi figli che compare per la prima volta la dicitura "Borgum Gallani" oltre a quella di "castrum Gallani", ovvero di Castello. Il suddetto castello, oltre ad essere il primo edificio murato costruito a Galliano divenne la dimora fortificata della famiglia, denominata il “Palazzaccio”.

Il borgo è quindi sorto in epoca successiva rispetto al castello e in maniera probabilmente del tutto spontanea, quando alcuni vassalli decisero di avvicinarsi alla rocca dei signori, pensando di assicurarsi una maggiore protezione in caso di pericolo. Anche il nome Galliano si ritiene sia stato dato dagli stessi abitanti del paese. L'immagine del gallo si trovava infatti sopra una delle principali porte. La ragione più evidente che può aver portato gli Ubaldini a Galliano, facendone fortificare il borgo, si ritrova nella sua posizione strategica rispetto ai loro stessi possedimenti e rispetto alle vie di comunicazione. Da questa zona si snoda il “passo dell'Osteria Bruciata”: la principale via di comunicazione fra la città di Firenze e il nord Italia, fino al 1306, quando vennero istituite nuove vie. L'unica testimonianza dell'esistenza dell'osteria in prossimità del passo è di Alfonso Parigi il Vecchio, il quale svolse un sopralluogo il 22 settembre 1585 per ricercarla.

L'importanza di questa strada non deriva soltanto dal fatto che sia stata percorsa da alcuni illustri personaggi, tra i quali Dante Alighieri nel 1286 e papa Gregorio X in occasione dei viaggi per il Concilio di Lione nel 1273 e nel 1275, ma anche dal fatto che si trattava di una delle principali fonti di reddito della famiglia visti i pagamenti dei vari pedaggi imposti ai viaggiatori.

Galliano era l'ultimo paese fortificato prima del lungo cammino per attraversare l'Appennino e quindi rappresentava un indispensabile punto di sosta per i viaggiatori. Infatti il paese fu dotato fin dall'inizio di un “hospitale”, ovvero di un luogo di ricovero per i viandanti sprovvisti di mezzi economici.

Un'altra delle cause che probabilmente portarono alla fondazione del borgo può essere ritrovata nel sempre più importante ruolo che l'agricoltura mugellana stava assumendo per la città di Firenze, grazie soprattutto alla posizione geografica della zona e alla scarsità delle derrate provenienti dalla pianura fiorentina.

La struttura del borgo originario Inizialmente il borgo presentava i caratteri tipici dei borghi fiorentini del 1200: era circondato da una cinta muraria in pietra voluta dalla famiglia Ubaldini ed era posto in posizione leggermente sopraelevata rispetto al territorio circostante. Sulla strada interna si affacciavano le abitazioni, tutte caratterizzate dalla forma stretta ed allungata, edificate realizzando due massicce pareti portanti

parallele in pietrame di fiume, con divisioni interne in legno.

Anche allora, come oggi, il paese si trovava fra il fiume Tavaiano e il torrente Sorcella. La vicinanza del centro abitato a due fonti d'acqua derivava sia dalla necessità degli abitanti del paese di bere e di lavarsi ma anche dalla possibilità di utilizzare l'acqua per azionare i mulini.

Gli Ubaldini, fin dalla formazione del paese, possedettero un'abitazione all'interno del borgo che veniva usata come casa di rappresentanza. Fuori dalle mura, come in tutti i borghi fiorentini, venne edificata la chiesa. Sembra che nel 790 esistessero già due costruzioni religiose distinte: un monastero femminile ed una chiesa intitolata a San Pietro. La tradizione vuole che la nuova chiesa sia stata inaugurata il 19 maggio 1163 da San Tommaso di Canterbury, il quale passò da Galliano durante la sua fuga verso Roma.

La fine degli Ubaldini Il primo momento di crisi del paese coincide con la riduzione del patrimonio della famiglia Ubaldini, vista la forte influenza che la famiglia esercitava sull'economia del posto.

La fine della grande fortuna di Galliano e degli Ubaldini si può far risalire all'ultimo decennio del Duecento, quando la città di Firenze iniziò a interessarsi seriamente ai territori mugellani. Gli Ubaldini non nutrirono mai una grande simpatia verso Firenze, visto soprattutto il comune interesse nel controllo territoriale. È facilmente comprensibile che una grande città come Firenze non accettasse una signoria indipendente nel territorio limitrofo.

Nel 1201 Firenze inviò a Galliano il Podestà Paganello de' Porcari con la speranza di riuscire a trovare un accordo che tutelasse i cittadini che transitavano in quelle zone. Venne firmato un atto nel quale gli Ubaldini si impegnavano a proteggere i cittadini fiorentini e a risarcirli nel caso in cui fossero stati depredati. Questo atto è la prova dell'importanza che il paese aveva assunto all'epoca. Ciononostante questo patto ebbe vita breve: dopo poco tempo i mercanti fiorentini ricominciarono ad essere depredati.

Gli stessi motivi portarono gli Uabldini ad inimicarsi anche la città di Bologna: nel 1276 il governo bolognese si lamentò pubblicamente dei feudatari Ubaldini, definendoli dei briganti.

Il ripetersi di questi episodi e il mancato rispetto dell'accordo costrinse Firenze a rispondere con le armi.

Quando il partito guelfo, governante a Firenze, si divise internamente nella fazione dei bianchi e in quella dei neri, la famiglia Ubaldini, ad eccezione di alcuni esponenti, si schierò contro i neri. Nel 1302 aderirono all'accordo di San Godenzo, il quale sanciva una lega che comprendeva gli esiliati bianchi, i ghibellini fiorentini e romagnoli, con le città di Pistoia e Bologna. Da ciò derivò uno scontro militare che portò le milizie fiorentine ad occupare il castello e la rocca della città di Galliano: dopo poco tempo gli Ubaldini riuscirono a riconquistare il castello e il paese. Nel 1306 si arrivò ad una svolta: Bologna cambiò improvvisamente schieramento e Pistoia cadde, portando in vantaggio Firenze.

In circa tre mesi i ghibellini fiorentini e romagnoli riuscirono a far crollare la fortezza di Montaccianico nella quale si erano rifugiati gli Ubaldini.

Nonostante gli accordi presi il paese di Galliano risentì della sconfitta. Dopo questo episodio alcuni membri della famiglia decisero di passare dalla parte dei guelfi neri, giurando fedeltà al comune fiorentino. Questa volta tennero fede alla parola data e riuscirono quindi ad evitare altri scontri.

Dopo la battaglia di Montaccianico si può definitivamente ritenere conclusa la signoria feduale degli Ubaldini nel Mugello.

Il Trecento

Il 29 aprile 1306 il Consiglio dei cento del comune di Firenze decise di fondare le due “Terre Nuove”: Castel San Barnaba (l'attuale Scarperia) e Firenzuola. Nonostante la vecchia strada dell'Osteria Bruciata fosse ancora denominata maestra in un elenco del 1318, i viaggiatori avevano abbandonato questo percorso a favore delle nuove vie.

Questa decisione fece sì che nel 1318 tutti i viaggiatori abbandonassero la strada dell'Osteria Bruciata, che passava nei pressi di Galliano, per usare la nuova via. Questo cambiamento di viabilità fece crollare le rendite degli Ubaldini. Galliano si ritrovò in un contesto marginale, dove vennero a mancare tutti i benefici portati dai viaggiatori di passaggio.

Nel 1351 i milanesi, diretti a Scarperia, conquistarono Galliano e altri paesi del Mugello, occupando il castello e saccheggiando le abitazioni e il circondario.

Le truppe fiorentine presenti a Scarperia riuscirono a respingere i Visconti e ad impedire l'assedio alla città di Firenze. Fu allora che il governo fiorentino, servendosi degli Ubaldini di Villanuova, decise di far abbattere la rocca e il castello gallianesi onde evitare che potessero tornare nuovamente utili ai nemici.

Nel 1364 però ci fu un altro passo indietro: Firenze si rese conto dell'errore commesso e decise di far totalmente riedificare sia il castello che la rocca, offrendo anche un risarcimento ai cittadini.

Durante i lavori di riedificazione Galliano fu anche riconosciuto come sede di un Comunello e nel 1376 fu inserito nel Piviere di Santa Reparata a Piemonte.

Il Quattrocento: l'appoderamento, la famiglia Medici e il ritorno degli Ubaldini A partire dalla metà del Quattrocento a Galliano si manifestò, come in tutto il Mugello, il fenomeno dell'appoderamento: le più grandi e ricche casate di Firenze decisero di acquistare grossi terreni nelle campagne circostanti a causa di una rinnovata vocazione agricola.

Nel territorio di Galliano nel giro di pochi decenni tutti i possedimenti terrieri passarono sotto il controllo dei grandi proprietari fiorentini tramite compra-vendita, baratto o addirittura semplice debito. I protagonisti di questo fenomeno furono principalmente i Medici, la potente famiglia fiorentina, che grazie a Piero, padre di Lorenzo il Magnifico, arrivò a possedere tutti i poderi e i terreni più redditizi. In questo contesto furono avviate le prime opere di modernizzazione e venne istituito il contratto di mezzadria.

La famiglia Medici investì anche in abitazioni oltre che in terreni e il primo commento scritto sulla città di Galliano è della figlia di Mastro Zanobi, collaboratore di Lorenzo de' Medici, che rimase piacevolmente colpita dalla bellezza del paesaggio e dal buon carattere degli abitanti.

Dalla fine del Quattrocento, quando la famiglia Medici fu costretta a cedere le proprie terre a causa dell'esilio, si ebbe una nuova ascesa degli Ubaldini, i quali riottennero parte delle vecchie terre, riuscendo a costruire anche la loro propria fattoria, insieme ad altri piccoli proprietari terrieri. Nacque così anche una nuova fase di espansione della cittadina di Galliano, dovuta anche alla divisione sia esterna che interna delle terre alle tre più grandi famiglie dell'epoca: gli Ubaldini, i Gerini e i Guidacci.

Il Cinquecento

L'interno del paese per tutto il Cinquecento non fu soggetto a investimenti né da parte della nobiltà né da parte della ricca borghesia fiorentina. Galliano, pertanto, rimase abitato soprattutto da lavoratori agricoli, contadini, piccoli artigiani e livellai, ovvero gli affittuari delle proprietà ecclesiastiche. È abbastanza probabile che a quel periodo risalga anche la nascita di una piccola manifattura tessile, come riportano alcune testimonianze.

La costruzione della fattoria Ubaldini a metà del Cinquecento portò un netto miglioramento all'economia rurale della zona. Si ebbe un cambiamento fondamentale nel sistema di controllo e gestione: i poderi non sarebbero stati più indipendenti e scollegati tra loro.