Fu Commissario del popolo e poi ministro per gli affari interni dell'URSS sotto Stalin e primo vicepresidente del Consiglio dei ministri dell'Unione Sovietica per un breve periodo nel 1953.
Durante i tre mesi in cui ebbe mano libera, dopo la morte di Stalin, l’incarnazione del terrore della polizia stalinista emerse paradossalmente come un riformatore del regime. Già il 4 aprile, fece liberare le vittime del complotto dei medici. Fece promulgare un’amnistia del 1953 che liberò quasi la metà dei detenuti del Gulag (1.200.000 persone su 2.750.000, per lo più delinquenti comuni condannati a pene inferiori ai cinque anni) e ordinò la chiusura di una parte del sistema dei campi. Restituì il Gulag al Ministero della Giustizia (Unione Sovietica), limitando così in parte l’arbitrarietà che vi aveva regnato. Fece votare al Politburo del Partito Comunista dell’Unione Sovietica la rimozione dei ritratti dei dirigenti durante le parate e le manifestazioni e sostenne, sul piano interno, un trattamento migliore delle minoranze nazionali e, sul piano esterno, una politica risoluta di distensione con l’Occidente.Vladislav Zubok, Constantine Pleshakov - Inside The Kremlin's Cold War - From Stalin To Khrushchev-Harvard University Press (1996)
Venne sollevato dai suoi incarichi durante una riunione del Comitato Centrale del PCUS, in occasione della quale tutti gli altri dirigenti del partito - da Nikita Chruščëv a Vjačeslav Molotov - furono d'accordo nel decretarne la fine politica. Circa la sua morte, annunciata alla fine del dicembre 1953, di sicuro si sa che avvenne senza un processo pubblico.
La figlia di Stalin, Svetlana, nel suo libro di memorie pubblicato dopo la sua fuga negli Stati Uniti, dipinge Berija come "l'anima nera del dittatore sovietico", cinico e crudele esecutore e ispiratore di molte persecuzioni e delitti.
Biografia Ascesa al potere
Berija nacque da una famiglia di contadini di Merkheuli, presso Sukhumi in Abcasia, una regione della Georgia. Studiò alla scuola tecnica della città natia e si iscrisse al Partito Comunista nel marzo 1917, quando era studente di ingegneria a Baku . anche che in quegli anni Berija prima si arruolò e poi disertò dall'Armata Rossa, ma neppure questa informazione è stata verificata.
Nel 1920 o 1921 (a seconda delle fonti), Berija entrò nella Čeka (Commissione Straordinaria di tutte le Russie, per Combattere la Controrivoluzione e il Sabotaggio), il primo apparato di polizia politica bolscevica, che si sarebbe evoluto più tardi nel KGB. A quell'epoca, una rivolta bolscevica, appoggiata dall'Armata Rossa, si sviluppò nella menscevica Repubblica Democratica di Georgia, e la Čeka venne pesantemente coinvolta in questo conflitto. Nel 1922 Berija era già vice-capo in Georgia dell'organismo che ereditò le funzioni della Čeka, l'OGPU (Direttorato Politico Combinato di Stato). sostengono che Berija fosse all'epoca un agente dello spionaggio britannico o turco, ma ciò non venne mai dimostrato.
Berija, in quanto georgiano, fu uno dei primi alleati di Iosif Stalin nella sua scalata al potere all'interno del Partito Comunista e del regime sovietico. Nel 1924 guidò la repressione dei sommovimenti nazionalistici a Tbilisi. Berija venne nominato in seguito a questa operazione capo della "divisione politica segreta" dell'OGPU della Transcaucasia e gli venne conferito l'Ordine della Bandiera Rossa. L'anno seguente, essendo un appassionato di calcio, giocò come centrocampista nella Dinamo TbilisiLa grande storia: Alla corte di Stalin, puntata del 12/08/2011, società appena fondata.
Nel 1926 divenne il capo dell'OGPU georgiano. Venne nominato segretario di partito in Georgia nel 1931 e per l'intera regione transcaucasica nel 1932, e divenne membro del Comitato Centrale del Partito Comunista nel 1934. Anche dopo essersi trasferito dalla Georgia, continuò a controllare effettivamente il Partito Comunista della repubblica, fino a quando venne epurato, nel luglio 1953.
Nel 1935 Berija era uno dei sottoposti più fidati di Stalin. Cementò la sua posizione nell'entourage di Stalin con una lunga orazione Sulla storia delle organizzazioni bolsceviche in Transcaucasia (successivamente pubblicata come libro), la quale riscriveva la storia del bolscevismo transcaucasico per mostrare che Stalin ne era stato l'unico leader fin dall'inizio. Quando nel 1936 iniziarono le purghe di Stalin nel Partito Comunista e nel governo, . Nel giugno 1937 .
Nell'NKVD Nell'agosto 1938 Stalin chiamò Berija a Mosca a presiedere il Commissariato del Popolo per gli Affari Interni (NKVD), il ministero che supervisionava la sicurezza dello Stato e le forze di polizia.
Guidato da Nikolaj Ežov, l'NKVD portò avanti le persecuzioni di quanti erano considerati nemici dello Stato, note come grandi purghe e che colpirono milioni di persone. Nel 1938 le epurazioni erano diventate così estese da danneggiare l'infrastruttura stessa dello Stato sovietico, la sua economia e le forze armate, tanto che Stalin decise di mettervi fine. In settembre Berija venne nominato capo dell'Amministrazione Principale della Sicurezza di Stato (GUGB) dell'NKVD, e in novembre succedette a Ežov come capo dell'NKVD (mentre Ežov venne giustiziato nel 1940). L'NKVD stessa fu epurata, con metà del personale che venne rimosso e rimpiazzato con elementi leali a Berija, molti dei quali provenienti dal Caucaso.
Il nome di Berija divenne strettamente legato alla Grande Purga, ma in realtà presiedette l'NKVD durante un periodo in cui la repressione si stava già allentando. Oltre 100.000 persone furono rilasciate dai campi di lavoro e venne ufficialmente ammesso che si erano verificate "alcune" ingiustizie ed "eccessi" durante le purghe, la cui responsabilità venne addossata a Ežov. Ciononostante, questa distensione fu relativa: arresti ed esecuzioni continuarono ancora e nel 1940, con l'avvicinarsi della guerra, il ritmo delle purghe riprese vigore nuovamente. Durante questo periodo, Berija supervisionò le deportazioni di popolazione dalla Polonia e dai Paesi baltici, a seguito dell'occupazione da parte delle forze sovietiche.
Nel marzo 1939, Berija divenne un candidato membro del Politburo del Comitato centrale del PCUS. Anche se non divenne un membro a pieno titolo fino al 1946, era già uno dei capi più importanti dello Stato sovietico. Nel 1941 Berija divenne Commissario Generale per la Sicurezza di Stato, un alto grado militare nella gerarchia della polizia sovietica dell'epoca.
Nel marzo 1940, Berija preparò l'ordine per l'esecuzione di 25.700 intellettuali polacchi, compresi 14.700 prigionieri di guerra, nel bosco di Katyn', vicino a Smolensk, e in altri due siti di esecuzioni di massa.
Nel febbraio 1941, Berija divenne Vice Presidente del Consiglio dei Commissari del Popolo (Sovnarkom), e in giugno, quando la Germania nazista invase l'Unione Sovietica, fu nominato membro del Comitato di Difesa dello Stato (GKO). Durante la seconda guerra mondiale, si assunse importanti responsabilità interne, utilizzando milioni di persone imprigionate nel campi di lavoro dell'NKVD per la produzione bellica. Prese il controllo della produzione di armamenti e, assieme a Georgij Malenkov, anche della produzione di aerei e motori per l'aviazione. Questo fu l'inizio dell'alleanza di Berija con Malenkov, divenuta in seguito di importanza fondamentale.
Nel 1944, mentre i tedeschi venivano respinti dal suolo sovietico, Berija era incaricato della deportazione di varie minoranze etniche accusate di collaborazione con l'invasore, tra cui 500.000 tra ceceni, ingusci, tatari di Crimea e tedeschi del Volga, che vennero deportati nell'Asia centrale sovietica: nel viaggio, , di tifo e, in genere, per condizioni di viaggio molto al di là delle possibilità umane di resistenza fisica.
Nel dicembre 1944, Berija venne incaricato anche della supervisione del programma atomico sovietico, conducendo una riuscita campagna di spionaggio contro il programma di armamento atomico statunitense, grazie alla quale i sovietici, già molto avanti per loro conto nello sviluppo di un programma atomico militare, poterono rendersi conto di quali passi avessero compiuto sulla stessa strada i loro rivali statunitensi, fino a dotarsi essi stessi di un deterrente nucleare nel 1949.
Nel luglio 1945, quando i gradi della polizia sovietica vennero convertiti in un sistema uniforme, il grado di Berija - benché non avesse mai retto direttamente un comando militare - divenne quello di Maresciallo dell'Unione Sovietica.
Politica postbellica
Con Stalin vicino ai 70 anni, l'immediato dopoguerra fu dominato da una lotta sotterranea per la successione tra i suoi luogotenenti. Alla fine della guerra il successore più probabile sembrava essere Andrej Aleksandrovič Ždanov, leader del partito a Leningrado durante il conflitto e incaricato di tutte le questioni culturali dal 1946. Durante la guerra Berija e Ždanov erano stati rivali: dopo il 1946 Berija formò un'alleanza con Malenkov, per bloccare l'ascesa di Ždanov.
Nel gennaio 1946, Berija lasciò il posto di capo dell'NKVD (che venne subito rinominato MVD), mantenendo però il controllo sulle questioni di sicurezza nazionale grazie all'incarico di vice primo ministro, sotto Stalin. Il nuovo capo, Sergej Kruglov, non era un protetto di Berija. Inoltre, nell'estate del 1946, Vsevolod Merkulov, fedele di Berija, venne sostituito da Viktor Abakumov come capo dell'MGB. Kruglov e Abakumov si mossero speditamente per sostituire la leadership dell'apparato di sicurezza con nuove persone non appartenenti alla cerchia interna di Berija, tanto che molto presto il vice ministro dell'MVD Stepan Mamulov ne restava l'unico rappresentante, al di fuori dei servizi segreti esteri, sui quali Berija manteneva una salda presa. Nei mesi successivi Abakumov iniziò a svolgere importanti operazioni senza consultare Berija, spesso lavorando in tandem con Ždanov, e talvolta su ordine diretto di Stalin. Alcuni osservatori sostengono che queste operazioni erano indirizzate (tangenzialmente all'inizio, ma poi sempre più direttamente) contro Berija.
Nel contesto del crescente antisemitismo di Stalin, una delle prime mosse in tal senso fu risolvere la questione del Comitato Ebraico Antifascista, che cominciò nell'ottobre del 1946 e portò all'assassinio di Solomon Michoėls e all'arresto di altri membri. Il motivo per cui questa campagna si rifletté negativamente su Berija fu che non solo egli si era fatto promotore della creazione del comitato nel 1942, ma anche che il suo entourage personale comprendeva un numero elevato di ebrei.
Ždanov morì improvvisamente nell'agosto del 1948 e Berija e Malenkov a quel punto si mossero per riconsolidare il loro potere con un'epurazione degli associati a Ždanov, nota come "affare di Leningrado". Tra le oltre persone giustiziate c'erano il vice di Ždanov, Aleksej Kuznecov, il capo economico Nikolaj Alekseevič Voznesenskij, il capo del partito a Leningrado Pëtr Popkov e il primo ministro della Repubblica russa, Michail Rodionov. Fu solo dopo la morte di Ždanov che Nikita Chruščëv iniziò a considerare una possibile alternativa all'asse Berija-Malenkov.