Il David è una scultura realizzata in marmo (altezza 5,17 m incluso il basamento di 108 cm) da Michelangelo Buonarroti, databile tra il 1501 e l'inizio del 1504 circa e conservata nella Galleria dell'Accademia a Firenze.

Largamente considerato un capolavoro della scultura mondiale, è uno degli emblemi del Rinascimento nonché simbolo di Firenze e dell'Italia all'estero.. L'opera, che ritrae l'eroe biblico nel momento in cui si appresta ad affrontare Golia, originariamente fu collocata in Piazza della Signoria, come simbolo della Repubblica fiorentina vigile e vittoriosa contro i nemici.

Considerato l'ideale di bellezza maschile nell'arte così come la Venere di Sandro Botticelli è considerata il canone di bellezza femminile, molti ritengono che il David sia l'oggetto artistico più bello mai creato dall'uomo.

Storia Premesse Nell'ambizioso piano di decorazione scultorea del Duomo di Firenze fu deciso, tra il 1410 e il 1415, di includere una serie di Profeti dell'Antico Testamento da collocare lungo tutto il sistema delle tribune absidali, alla base di dove sarebbe poi sorta la cupola del Brunelleschi. Per risaltare sufficientemente a tale altezza, si decise di predisporre figure colossali, alte circa tre volte il vero, che non avevano raffronti nella statuaria post-classica. Si sa che Donatello eseguì un Giosuè in terracotta per questa serie, che rimase in opera fino al XVII secolo quando probabilmente si ruppe e andò perduta. Una seconda statua fu affidata allo stesso scultore, ma l'impresa non dovette andare oltre l'ordine di un blocco di marmo, e si sa di una terza statua che avrebbe dovuto essere ricoperta di placche metalliche e che rimase probabilmente solo a livello di studio grafico. L'inizio dei lavori alla cupola verso il 1420, col conseguente enorme sforzo economico e progettuale, fecero sospendere il programma scultoreo, perfino nella facciataRichard Goldthwaite, La costruzione della Rirenze rinascimentale, Bologna, Il Mulino, 1984, pp. 25-26..

Doveva però restare nella disponibilità dell'Opera quel grande blocco di marmo per il secondo Profeta, eccezionale per dimensioni ma di qualità non eccelsa., che nel 1463-1464 fu affidato ad Agostino di Duccio per farne un DavidAlcune fonti ricordano come lo scultore consegnasse effettivamente un "Gigante", allogato al aprile 1463 e consegnato nel novembre successivo, a cui seguì nell'agosto del 1464 l'allogazione del David; tuttavia non vi è traccia di questo primo gigante, ed è quindi possibile che si tratti dello stesso progetto; cfr. Treccani, DBI, Agostino di Duccio.. La sbozzatura tuttavia, portata avanti da un suo aiuto, Bartolomeo di Pietro da Settignano detto il Baccellino, ebbe un cattivo esito, che fece abbandonare presto l'impresa (1466). Passato un altro decennio quel blocco venne affidato ad Antonio Rossellino nel 1476, ma anche questo tentativo non diede frutti.

Un difficile incarico Il 16 agosto del 1501 i consoli dell'Arte della Lana e l'Opera del Duomo di Firenze affidarono infine questa impresa al giovane Michelangelo, appena reduce dal suo primo successo romano della celebre Pietà vaticana. Il completamento di quello che i fiorentini erano soliti già chiamare "il Gigante". era una missione quasi impossibile, sia per le caratteristiche non ottimali del materiale, sia perché era stato sgrossato rozzamente ("male abbozatum et sculptum"), limitando le possibilità di intervento.

Il problema principale dell'abbozzo era la fragilità del marmo, dovuta alla sua scarsa qualità, alla presenza di numerose fenditure e fori, detti "taroli"Ossia "tarli", come le tarlature del legno., e alla tendenza intrinseca di quella tipologia di marmo alla cottura, cioè alla perdita di coesione dei cristalli. Si riteneva che la forma del blocco fosse un altro ostacolo: eccessivamente alta e stretta, insufficiente per un pieno sviluppo anatomico della figura. Il blocco era friabile specialmente nella zona sotto l'attuale braccio sinistro e si temeva che una volta scolpito non fosse in grado di reggere il peso della figura sulle sole gambe..

La scultura

Nonostante le difficili premesse, Michelangelo, poco più che venticinquenne, non si scoraggiò e, conscio del prestigio che gli avrebbe garantito un successo, accettò la sfida, affrontando il blocco all'interno dell'Opera (l'attuale cortile del Museo dell'Opera del Duomo).

L'inizio dei lavori risale al 9 settembre 1501, quando l'artista testò la durezza del blocco sbozzandolo con qualche colpo di scalpello. Si mise effettivamente all'opera il 13. Il 14 ottobre, probabilmente disturbato dagli occhi indiscreti di chi voleva vedere il "Gigante" in lavorazione, fece costruire un recinto di tavole attorno al suo campo di lavoro.

Il soggetto sarebbe stato rappresentato nudo, come altre statue religiose dell'artista, e in un'iconografia innovativa, senza la testa di Golia ai piedi (presente come da tradizione nel David di Donatello e in quello di Verrocchio), quindi prima della micidiale sfida. Michelangelo provvide a stuccare e ricoprire le venature e i taroli della statua con malta di calce restituendo alla superficie la levigatezza tipica delle sue sculture giovanili.

L'esecuzione dovette essere circondata da un'aura di mistero e da una trepidante attesa nei fiorentini, consci dei successi romani dell'artefice e curiosi di sapere l'esito di una prova così difficoltosa. Lo stretto riserbo venne sciolto solo la vigilia della festa di San Giovanni, patrono cittadino, il 23 giugno 1503, quando venne aperto il recinto e invitata la popolazione ad ammirare il capolavoro ormai in via di completamento..

Il 26 gennaio 1504 la statua venne definita "quasi finita" e si procedette a nominare una commissione per deciderne la collocazione.

A maggio del 1504 la statua fu trasportata nella sua sede definitiva. Michelangelo vi lavorò quindi tre anni, creando un'opera leggendaria che conteneva nella sua vicenda tutte le premesse per il mito: l'enorme difficoltà tecnica, l'innegabile bellezza del risultato e le tortuose vicende che ne hanno segnato la storia.

La collocazione

Era chiaro che il risultato superava di gran lunga le aspettative e non era più adatto per i contrafforti del Duomo, ma esigeva una collocazione più ambiziosa, in piazza dei Priori, il cuore della vita politica cittadina: ciò venne proposto dal Gonfaloniere di Giustizia Pier Soderini, evidentemente rifacendosi a un proposito dello stesso Michelangelo, trasferendo il valore simbolico del David da un contesto religioso a uno civile. Evidentemente le autorità repubblicane avevano immediatamente colto la forte simbologia politica del David: egli incarnava il giusto che, armato solo di una fionda e della fede in Dio, riesce a prevalere sul forte ma iniquo, immagine facilmente accostabile a quella di un buon governo, garante delle libertà e del bene comune, protetto dal favore divino. Non si poteva chiedere una migliore "insegna" per la Repubblica appena restaurata e per i suoi valori, dopo un periodo di forti turbolenze.

Nella commissione che doveva scegliere il luogo di esposizione dell'opera figuravano, tra gli altri, gli artisti famosi attivi in città: Sandro Botticelli, Filippino Lippi, Leonardo da Vinci, Pietro Perugino, Lorenzo di Credi, Antonio e Giuliano da Sangallo, Simone del Pollaiolo, Andrea della Robbia, Cosimo Rosselli, Davide Ghirlandaio, Francesco Granacci, Piero di Cosimo, Andrea Sansovino. Le ipotesi plausibili erano diverse: Botticelli, isolatamente, preferiva una collocazione nei pressi del Duomo; l'araldo del Comune, sostenuto in primis da Filippino Lippi, prevedeva una collocazione a lato della porta principale di Palazzo Vecchio, affacciata sulla piazza; altri suggerirono anche al centro del suo cortile; un'altra strada indicava una collocazione sotto la Loggia della Signoria.

Le ragioni della seconda opzione, proposta da Giuliano da Sangallo, erano essenzialmente conservative, poiché il marmo della statua era debole e "chotto" (infatti, come dal Sangallo ipotizzato, si sarebbe poi rovinato). A questa idea aderì Leonardo da Vinci, che prese parola per suggerire una collocazione dell'opera a ridosso della parete breve della loggia, incorniciata da una nicchia, "in modo che non guasti le cerimonie delli ufficiali". Si trattava di un'ipotesi che relegava la statua in posizione defilata, equivocandone l'essenza fisica e ribaltandone i valori formali. Vi si è voluto leggere uno spunto polemico tra i due geni, tra i quali dovevano correre pessimi rapporti. Leonardo infatti scrisse che non apprezzava gli "eccessi" anatomiciDa . che fanno parte dello stile michelangiolesco e dei suoi seguaci, pur senza mai citare direttamente il rivale.: in uno schizzo che fece del David si vede chiaramente come l'enfasi muscolare, calata nel suo stile morbido e soffuso, appare quanto mai retorica e fuori luogo.

La posizione leonardesca rimase minoritaria e alla fine prevalse la posizione di Filippino Lippi. Si optò quindi per una collocazione di massimo risalto all'aperto, dominante e autorevole davanti a Palazzo Vecchio., al posto della Giuditta di Donatello: la statua doveva simboleggiare la forza della nuova repubblica.

La sistemazione

L'enorme statua venne trasportata, in quattro giorni fino al 18 maggio 1504, con una partecipazione di più di quaranta uomini, incaricati di trainare e sorvegliare lo scorrimento all'interno di una gabbia lignea, che teneva il marmo prudentemente staccato dal fondo, scorrendo su travi unte di grasso di sego, per evitare vibrazioni che potessero danneggiarlo.

Durante il tragitto, in una pausa notturna un gruppo di giovani fedeli alla fazione filo-medicea, estromessa dal potere, aggredì la statua prendendola a sassate, in quanto simbolo riconosciuto del governo repubblicano: il valore simbolico dell'opera era già estremamente evidente.

Michelangelo rifinì la statua sul posto dipingendo in oro il tronco d'albero dietro la gamba destra e aggiungendo delle ghirlande di ottone con foglie in rame dorato che cingevano la testa e la cinghia della fionda.

La Giuditta venne spostata sotto la loggia l'8 giugno. Pochi giorni dopo, l'11, venne affidata l'esecuzione di una base adeguata a Simone del Pollaiolo e Antonio da Sangallo, così che l'8 settembre di quell'anno il David poteva essere collocato al suo posto, "fornito e scoperto di tutto"L. Landucci, Diario fiorentino, Firenze 1883., esposto tuttavia agli agenti atmosferici. Il David venne rivolto a sud-ovest, in segno di sfida alle popolazioni nemiche pronte ad attaccare Firenze. Accanto a lui doveva essere posta anche un'altra statua, raffigurante Ercole, a simboleggiare la forza sia fisica (Ercole) sia intellettuale (David) dei fiorentini e della Signoria, ma questa seconda statua non fu mai realizzata da Michelangelo e solo in seguito venne scolpita da Baccio Bandinelli.

Allo scultore vennero pagati 400 fiorini.

Il mito del David

Il successo del David di Michelangelo fu immediato. L'umanista Pomponio Gaurico nel suo dialogo De Sculptura del 1504 lo porta come esempio di arte eccelsa, lo stesso fece Benedetto Varchi anni dopo, mentre a testimonianza del mito che la statua incarnava nella cultura umanistica rinascimentale valgono le parole di Giorgio Vasari nelle Vite de' più eccellenti pittori, scultori e architettori nell'edizione del 1550 «[…] e veramente che questa opera ha tolto il grido a tutte le statue moderne et antiche, o greche o latine che elle si fossero […] perché in essa sono contorni di gambe bellissime et appiccature e sveltezza di fianchi divine; né mai più s'è veduto un posamento sì dolce né grazia che tal cosa pareggi, né piedi, né mani, né testa che a ogni suo membro di bontà d'artificio e di parità, né di disegno s'accordi tanto. E certo chi vede questa non dee curarsi di vedere altra opera di scultura fatta nei nostri tempi o ne gli altri da qualsivoglia artefice».