Le elezioni politiche in Italia del 1976 per il rinnovo dei due rami del Parlamento Italiano – la Camera dei deputati e il Senato della Repubblica – si tennero domenica 20 e lunedì 21 giugno 1976. Furono le prime elezioni politiche con il voto ai diciottenni.
Le consultazioni videro prevalere nuovamente la Democrazia Cristiana, pressoché stabile, ma per la prima volta il primato fu seriamente insidiato dal Partito Comunista Italiano che, ottenendo un impetuoso aumento di consensi, si fermò a pochi punti percentuali dai democristiani maturando il miglior risultato della sua storia. Nel complesso l'area del centrosinistra (DC-PSI-PSDI-PRI) mantenne la maggioranza assoluta dei voti e dei seggi ma risultò ridimensionata soprattutto per il forte arretramento dei socialdemocratici. Divenne quindi fondamentale il sostegno dei socialisti senza i quali il centro non era più autosufficiente. Tuttavia la formula del centrosinistra «organico» fu temporaneamente abbandonata e iniziò la breve parentesi dei governi di unità nazionale che prese il nome di compromesso storico. Anche la destra missina perse notevoli consensi dopo il boom delle precedenti elezioni, così come i liberali che persero più della metà dei propri voti ottenendo il loro minimo storico. Infine, per la prima volta, entrarono in parlamento eletti del Partito Radicale, e forze più a sinistra del PCI, rappresentate da Democrazia Proletaria.
Sistema di voto Le elezioni politiche del 1976 si tennero con il sistema di voto introdotto con il decreto legislativo luogotenenziale n. 74 del 10 marzo 1946, dopo essere stato approvato dalla Consulta Nazionale il 23 febbraio 1946. Concepito per gestire le elezioni dell'Assemblea Costituente previste per il successivo 2 giugno, il sistema fu poi recepito come normativa elettorale per la Camera dei deputati con la legge n. 6 del 20 gennaio 1948. Per quanto riguarda il Senato della Repubblica, i criteri di elezione vennero stabiliti con la legge n. 29 del 6 febbraio 1948 la quale, rispetto a quella per la Camera, conteneva alcuni piccoli correttivi in senso maggioritario, pur mantenendosi anch'essa in un quadro largamente proporzionale.
Secondo la suddetta legge del 1946, i partiti presentavano in ogni circoscrizione una lista di candidati. L'assegnazione di seggi alle liste circoscrizionali avveniva con un sistema proporzionale utilizzando il metodo dei divisori con quoziente Imperiali; determinato il numero di seggi guadagnati da ciascuna lista, venivano proclamati eletti i candidati che, all'interno della stessa, avessero ottenuto il maggior numero di preferenze da parte degli elettori, i quali potevano esprimere il loro gradimento per un massimo di quattro candidati.
I seggi e i voti residuati a questa prima fase venivano raggruppati poi nel collegio unico nazionale, all'interno del quale gli scranni venivano assegnati sempre col metodo dei divisori, ma utilizzando ora il quoziente Hare naturale ed esaurendo il calcolo tramite il metodo dei più alti resti.
Differentemente dalla Camera, la legge elettorale del Senato si articolava su base regionale, seguendo il dettato costituzionale (art. 57). Ogni Regione era suddivisa in molti collegi uninominali. All'interno di ciascun collegio, veniva eletto il candidato che avesse raggiunto il quorum del 65% delle preferenze: tale soglia, oggettivamente di difficilissimo conseguimento, tradiva l'impianto proporzionale su cui era concepito anche il sistema elettorale della Camera Alta. Qualora, come normalmente avveniva, nessun candidato avesse conseguito l'elezione, i voti di tutti i candidati venivano raggruppati in liste di partito a livello regionale, dove i seggi venivano allocati utilizzando il metodo D'Hondt delle maggiori medie statistiche e quindi, all'interno di ciascuna lista, venivano dichiarati eletti i candidati con le migliori percentuali di preferenza.
Circoscrizioni Il territorio nazionale italiano venne suddiviso alla Camera dei deputati in 32 circoscrizioni plurinominali e al Senato della Repubblica in 20 circoscrizioni plurinominali, corrispondenti alle regioni italiane.
Circoscrizioni della Camera dei deputati
Le circoscrizioni della Camera dei deputati furono le seguenti: Torino (Torino, Novara, Vercelli); Cuneo (Cuneo, Alessandria, Asti); Genova (Genova, Imperia, La Spezia, Savona); Milano (Milano, Pavia); Como (Como, Sondrio, Varese); Brescia (Brescia, Bergamo); Mantova (Mantova, Cremona); Trento (Trento, Bolzano); Verona (Verona, Padova, Vicenza, Rovigo); Venezia (Venezia, Treviso); Udine (Udine, Belluno, Gorizia, Pordenone); Bologna (Bologna, Ferrara, Ravenna, Forlì); Parma (Parma, Modena, Piacenza, Reggio Emilia); Firenze (Firenze, Pistoia); Pisa (Pisa, Livorno, Lucca, Massa e Carrara); Siena (Siena, Arezzo, Grosseto); Ancona (Ancona, Pesaro, Macerata, Ascoli Piceno); Perugia (Perugia, Terni, Rieti); Roma (Roma, Viterbo, Latina, Frosinone); L'Aquila (Aquila, Pescara, Chieti, Teramo); Campobasso (Campobasso, Isernia); Napoli (Napoli, Caserta); Benevento (Benevento, Avellino, Salerno); Bari (Bari, Foggia); Lecce (Lecce, Brindisi, Taranto); Potenza (Potenza, Matera); Catanzaro (Catanzaro, Cosenza, Reggio Calabria); Catania (Catania, Messina, Siracusa, Ragusa, Enna); Palermo (Palermo, Trapani, Agrigento, Caltanissetta); Cagliari (Cagliari, Sassari, Nuoro, Oristano); Valle d'Aosta (Aosta); Trieste (Trieste).
Circoscrizioni del Senato della Repubblica
Le circoscrizioni del Senato della Repubblica invece erano le seguenti: Piemonte; Valle D'Aosta; Lombardia; Trentino-Alto Adige; Veneto; Friuli-Venezia Giulia; Liguria; Emilia-Romagna; Toscana; Umbria; Marche; Lazio; Abruzzo; Molise; Campania; Puglia; Basilicata; Calabria; Sicilia; Sardegna.
Quadro politico La situazione sociale italiana non accennava a quietarsi. Il terrorismo nero progrediva nell'attuazione della strategia della tensione con violenze e stragi (in particolare nel 1974 quelle di piazza della Loggia a Brescia e dell'Italicus). Dall'altra parte cominciarono a seminare terrore anche le Brigate Rosse con sequestri e processi proletari.
In questo contesto la VI legislatura aveva visto il susseguirsi di cinque governi e tre presidenti del Consiglio in soli 4 anni. La coalizione del centrosinistra era ormai in crisi e il solo centro non aveva la forza politica per rispondere alle esigenze della nazione. Le uniche riforme conseguite riguardarono temi sociali, su cui poteva esserci una più ampia convergenza; in particolare risalgono al 1975 la riforma del diritto di famiglia, che sanciva la parità dei coniugi, e l'abbassamento della maggiore età da 21 a 18 anni.
In questo periodo la Democrazia Cristiana vide la propria forza e influenza assottigliarsi sempre più. Infatti nel 1974 i democristiani furono pesantemente sconfitti nel referendum abrogativo sul divorzio e alle regionali dell'anno successivo il vantaggio sui comunisti si ridusse a meno di due punti percentuali, inoltre le conseguenze dello scandalo Lockheed facevano temere un sorpasso del PCI sulla DC. In molti cominciavano a pensare che fosse necessaria una svolta politica e ritenevano ormai inevitabile il coinvolgimento del PCI nel Governo.
Analoghi ragionamenti venivano espressi esplicitamente dal segretario comunista Enrico Berlinguer nel 1973. La nascita di gruppi di estrema sinistra alternativi al PCI e del terrorismo rosso aveva costretto il partito a ripensare il proprio collocamento. Inoltre i comunisti erano usciti rafforzati dall'autunno caldo e potevano realisticamente puntare al primato elettorale, ma in questo caso, secondo Berlinguer, un governo comunista avrebbe innescato la reazione della destra portando a conseguenze estreme e imprevedibili. Era quindi necessario che le forze comuniste, socialiste e cattoliche collaborassero nell'interesse del Paese.
Oltre a ciò la situazione economica era stagnante, particolarmente gravata dalla crisi petrolifera del 1973: a seguito della guerra del Kippur i Paesi del Golfo fissarono unilateralmente il prezzo del petrolio e, dall'ottobre 1973 al gennaio 1974, il costo di un barile passò da meno di 3 dollari a quasi 12 dollari. Come conseguenza l'Italia decise che nelle domeniche invernali la circolazione automobilistica fosse completamente bloccata, per risparmiare benzina.
Anche il quadro finanziario del successivo biennio fu negativo, ma per intervenire con degli aiuti il Fondo monetario internazionale esigeva degli aggiustamenti dei conti pubblici e che l'inflazione (ufficialmente al 17% ma da molti valutata attorno al 25%), fosse ricondotta al di sotto del 10%. Alla vigilia delle elezioni la situazione si presentava in lieve miglioramento sugli anni passati, con una ritrovata crescita del Prodotto nazionale lordo, calato del 4% l'anno precedente, e un passivo sulla bilancia dei pagamenti meno traumatica rispetto a quella del biennio appena concluso. Quel che mancava, tuttavia, per dare una spinta decisa alla ripresa, era un contesto politico e sociale che potesse ispirare una durevole stabilità.
Principali forze politiche Partito Collocazione Ideologia principale Segretario Foto Democrazia Cristiana (DC) Centro Cristianesimo democratico Benigno Zaccagnini Partito Comunista Italiano (PCI) Sinistra Eurocomunismo Enrico Berlinguer Partito Socialista Italiano (PSI) Sinistra Socialismo democratico Francesco De Martino Movimento Sociale Italiano - DestraNazionale (MSI-DN) Estrema destra Neofascismo Giorgio Almirante Partito Socialista Democratico Italiano (PSDI) Centro-sinistra Socialdemocrazia Giuseppe Saragat Partito Repubblicano Italiano (PRI) Centro Repubblicanesimo Oddo Biasini Democrazia Proletaria (DP) Estrema sinistra Trockismo Mario Capanna Partito Liberale Italiano (PLI) Centro-destra Liberalismo Valerio Zanone Partito Radicale (PR) Centro-sinistra Radicalismo Gianfranco Spadaccia
Campagna elettorale La situazione politica aveva evidenziato la possibilità di un sorpasso (raggiungimento della maggioranza relativa) del PCI ai danni della DC: per questo, durante la campagna elettorale si diffusero verso l'elettorato del PLI e del MSI, sollecitazioni a votare per la DC in funzione di contrasto all'avanzata del PCI, anche «turandosi il naso»Lo slogan «Turiamoci il naso e votiamo DC», originariamente di Gaetano Salvemini, fu ripreso dal giornalista Indro Montanelli..
Risultati
Camera dei deputati
+ Partito Voti % Seggi Differenza (%) /Democrazia Cristiana (DC)14.209.51938,712620,054Partito Comunista Italiano (PCI)Lista presentata in tutte la circoscrizione ad eccezione della circoscrizione Aosta, nella quale venne presentata una lista unica PCI-PSI.12.615.65034,372287,2249Partito Socialista Italiano (PSI)3.540.3099,64570,034Movimento Sociale Italiano - Destra Nazionale (MSI-DN)2.238.3396,10352,5721Partito Socialista Democratico Italiano (PSDI)1.239.4923,38151,7614Partito Repubblicano Italiano (PRI)1.135.5463,09140,231Democrazia Proletaria (DP)557.0251,526-6Partito Liberale Italiano (PLI)480.1221,3152,5715Partito Radicale (PR)394.4391,074-4Partito Popolare Sudtirolese (SVP)184.3750,5030,04PCI – PSI – PdUPI tre partiti si presentarono uniti solamente nella circoscrizione Aosta.26.7480,071Eletto deputato Ruggero Millet del PCI.-1Altre liste86.0140,240-1 Totale36.707.578100,00630
Senato della Repubblica