Le Officine di Pietrarsa sono state la prima fabbrica italiana di locomotive, rotaie e materiale rotabile. Nacquero nel 1840 come Reale Opificio Borbonico di Pietrarsa. Dismesse alla fine del 1975, dal 7 ottobre 1989 esse sono divenute sede del Museo nazionale ferroviario di Pietrarsa.

Storia

Le officine di Pietrarsa, o Reale Opificio vennero concepite nel 1840 da Ferdinando II di Borbone come industria siderurgica in grado di produrre materiale bellico e civile utilizzando anche il ferro proveniente dal Polo siderurgico di Mongiana. Una prima fabbrica era stata realizzata tra San Giovanni a Teduccio, Portici e San Giorgio a Cremano nel 1832, utilizzando il suolo precedentemente occupato da una batteria costieraGennaro De Crescenzo (2002) Le industrie del Regno di Napoli, pag. 112. Grimaldi & C. Editori, Napoli. ISBN 88-88338-59-4.

Il 22 maggio 1843 Ferdinando II emanava un editto nel quale era detto tra l'altro: È volere di Sua maestà che lo stabilimento di Pietrarsa si occupi della costruzione delle locomotive, nonché delle riparazioni e dei bisogni per le locomotive stesse, degli accessori dei carri e dei wagons che percorreranno la nuova strada ferrata Napoli-Capua. L'obiettivo era quello di affrancarsi dalla dipendenza estera nella produzione dei rotabili necessari al piano di costruzioni ferroviarie richiesto da più parti che prevedeva l'estensione fino allo Jonio e all'Adriatico delle linee iniziate sulla sponda tirrenica. Nel 1844, il 28 giugno, veniva iniziata la grande riparazione delle prime due locomotive a vapore denominate Impavido e Aligero che erano state costruite in Inghilterra

Nel 1845 iniziava la produzione di locomotive a vapore progettate e parzialmente costruite in Inghilterra ma montate in loco. Si trattò di 7 locomotive, che utilizzavano parti componenti costruite in Inghilterra, analoghe ai precedenti modelli acquistati nel 1843 che avevano inaugurato la prima linea ferrata italiana, la Napoli-Portici: erano la Pietrarsa, la Corsi, la Robertson, la Vesuvio, la Maria Teresa, la Etna e la Partenope.

Nel 1853 la forza lavoro di Pietrarsa raggiungeva il numero di circa 700 operai. La struttura ebbe varie visite importanti tra cui quella dello zar di Russia, Nicola I, che manifestò l'intenzione di prendere Pietrarsa a modello per il complesso ferroviario di KronštadtCarlo Azeglio Ciampi,Non è il paese che sognavo, 2010, Il Saggiatore, Milano, p. 154; nel 1849 l'Opificio venne visitato anche dal papa Pio IX.

Il 18 maggio del 1852 venne prodotta, nel reparto metallurgico, la gigantesca statua dell'altezza di circa 4,5 m di Ferdinando II mediante una fusione monoblocco in ghisa che rappresenta una tra le più grandi opere del genere prodotta in Italia; è ancora esposta nel Museo nazionale ferroviario. Nel 1856 Pietrarsa fu il primo stabilimento in Italia a produrre rotaie, al tempo chiamate raili dal termine inglese "rail", con la ghisa puddellata di Mongiana. Tuttavia il loro costo risultava elevato a causa dell'alto prezzo del carbone importato dall'Inghilterra mentre risultava conveniente il costo delle locomotive con tender prodotte; Pietrarsa, infatti, era uno dei due soli impianti industriali in Italia in grado di produrre locomotive a vapore.Industria del ferro in Italia: relazione dell'Ing. Felice Giordano pp.101-102. 1864, Torino, op.cit.

L'espansione della fabbrica continuò costantemente fino alla fine del Regno delle Due Sicilie fornendo materiale di ogni genere alle ferrovie del regno. Nel giugno 1860 Pietrarsa giunse ad occupare 1125 persone (850 operai stabili a cui si aggiungevano 200 operai occasionali e 75 artiglieri per il controllo dell'ordine)Maria Teresa Iannitto, Guida agli archivi per la storia contemporanea regionale, 1993, Guida editore, Napoli. p. 183 rimanendo (ma ancora per poco) la maggiore fabbrica metalmeccanica italianaPiero Bevilacqua, Breve storia dell'Italia meridionale, 1993, Donzelli editore, Roma, p. 54.

Nel 1861 il Ministro della Marina Luigi Federico Menabrea istituiva una Commissione delle ferriereL'oggetto dei lavori della Commissione, specificato dal presidente della stessa il 12 novembre 1861 scriveva così: Il precipuo scopo prefissoci dal Regio Governo nell'istituire una commissione [..] si era di trovare i mezzi di venire in aiuto dell'industria ferriera soprattutto nelle provincie della Lombardia che per l'introdottosi sistema tendente al libero scambio, nelle sue particolari circostanze, viene posta a duro cimento siccome prima avvenne nelle provincie del Piemonte [..] altro scopo [..] quello di rendersi indipendenti dalle ferriere estere nelle evenienze di guerra [..] . la cui minuziosa indagine analizzava lo stato di tutte le attività industriali attinenti site sul territorio del Regno che venivano infine illustrate nella relazione conclusiva dell'inchiesta triennale pubblicata nel 1864 a cura dell'ingegnere Felice Giordano. Dal rapporto emerge che la fabbricazione di rotaie tentata nel 1856 nello stabilimento di Pietrarsa aveva costi doppi rispetto a quelli importati dall'Inghilterra o dal Belgio, mentre più competitiva era la produzione delle locomotive, laddove i due più importanti stabilimenti del tempo (Sampierdarena e Pietrarsa) avevano costi più o meno equivalenti o di poco superiori a quelli dell'industria esteraIndustria del ferro in Italia: relazione dell'Ing. Felice Giordano p. 102. op.cit.. L'analisi minuziosa dei costi e delle attività eseguita dal Giordano quantificava dettagliatamente le retribuzioni dei lavoratori specializzati per categoria e i costi delle materie prime dei semilavorati metallici di importazione dipingendo come sostanzialmente equivalenti quelli di Ansaldo e di Pietrarsa, la cui preminenza era finita assieme al regime borbonico e al suo regime protezionistico. Il maggior costo di produzione dei prodotti siderurgici prodotti nel territorio del Regno scaturiva dalla loro provenienza estera nonché dall'alto costo dell'approvvigionamento dell'indispensabile carbone ingleseIndustria del ferro in Italia: relazione dell'Ing. Felice Giordano pp.364-365, op.cit..Tra il 1861 e il 1863 l'opificio di Pietrarsa entrò in una fase difficile della sua vita: una relazione dell'ingegnere Grandis, voluta dal governo sabaudo, dipingeva negativamente l'attività e la redditività dell'opificio consigliandone addirittura la vendita o la demolizione. Si imponeva una scelta di razionalizzazione del settore siderurgico e produttivoIndustria del ferro in Italia: Cenni sulla commissione delle ferriere p. XI e tale scelta fu fatta in favore dell'industria settentrionaleFrancesco Saverio Nitti, Domenico De Masi, 1903-2003 Napoli e la questione meridionale, 2004, Guida editore, Napoli. p. 173. Il 10 gennaio 1863 lo stabilimento di Pietrarsa con quanto conteneva veniva concesso in affitto, per 30 anni alla somma di lire dell'epoca, dal Ministro delle Finanze del governo Minghetti alla ditta costituita da Iacopo Bozza; ciò portò alla riduzione dei posti di lavoro, a scioperi e gravi disordini repressi nel sangue; il 6 agosto 1863 una carica di bersaglieri provocava 7 morti e 20 feriti gravi. I primi morti furono Luigi Fabbricini, Aniello Marino, Domenico Del Grosso e Aniello OlivieriArchivio di Stato di Napoli, fondo Questura, fascio 16.

In seguito ai fatti il Bozza rinunciava e il 20 settembre 1863 il governo concedeva l'Opificio in affitto per 20 anni a una nuova società, denominata Società nazionale di costruzioni meccaniche, costituita dal cavaliere Gregorio Macry, dal Duca Luciano Serra, dal Marchese Cesare Pallavicino, e dai cavalieri Maurizio Baracco e Giuseppe Carabelli; il canone partiva da lire e aumentava ogni 5 anni fino a raggiungere la somma di lire del tempoIndustria del ferro in Italia: relazione dell'Ing. Felice Giordano p. 364. 1864, Torino. Anche questa volta la concessione prevedeva la facoltà di licenziare il personale ritenuto non occorrente all'articolo 23 della Convenzione approvata con Decreto del 27 settembre.

Dal 1863 a Pietrarsa venne accorpata l'Officina dei Granili produttrice di carpenterie metalliche, vagoni ferroviari e pezzi meccaniciIndustria del ferro in Italia: relazione dell'Ing. Felice Giordano p. 102, op.cit.. Sempre nel 1863 le viene assegnato il monopolio della fornitura di materiale ferroviario delle ferrovie meridionali.

Secondo la relazione finale della Commissione delle ferriere prima del 1863 le officine di Pietrarsa occupavano una superficie di e avevano una forza lavoro di 850 operai. Le dotazioni erano di grande rilievo in quanto capaci di mettere in linea di produzione contemporaneamente 8 caldaie da piroscafo o 24 caldaie da locomotiva. Il reparto della ferriera, detta di Ischitella, era dotato di 12 forni pudler e 5 treni di laminatoi di cui uno specializzato per rotaie. Il reparto fonderie aveva un forno a riverbero da e 10 forni di vario tipo con capacità da 8,5 t e 250 kg per un complesso di di ferro lavorabili. La fonderia aveva anche un reparto per il bronzo con un forno a riverbero da , uno da e altri vari forni piccoli e crogioli. Completavano le attrezzature 3 magli a vapore da 4.500, 3.500 e 800 kg, 4 grandi gru nonché tutte le attrezzature accessorie.

Nel 1873 una locomotiva per treni merci prodotta a Pietrarsa guadagnò una medaglia d'oro all'Esposizione Universale di Vienna. Il drastico ridimensionamento della manodopera di Pietrarsa tuttavia continuò fino alla riduzione a 100 dei posti di lavoro conseguenza della smobilitazione ma anche della conseguente perdita di commesse; Nel 1877 lo stato finalmente intervenne e ne assunse direttamente la gestione sotto la direzione dell'ingegnere Passerini risollevandone le sorti e migliorandone la ormai ridotta capacità produttiva; da allora e fino al 1885 vennero prodotte circa 110 locomotive, oltre 800 carri merci e quasi 300 carrozze viaggiatori oltre a parti di ricambio per rotabili. In seguito alle Convenzioni del 1885 e alla costituzione delle grandi reti le Officine di Pietrarsa vennero assegnate alla Rete Mediterranea e ne fecero parte fino al 1905 quando, in seguito alla statizzazione delle ferrovie, la fabbrica entrò a far parte delle infrastrutture primarie delle nuove Ferrovie dello Stato divenendo una delle officine di Grandi Riparazioni specializzata in particolare nel settore delle locomotive a vapore.

Secondo i dati forniti dall'album ufficiale delle Locomotive ed Automotrici in servizio ed in costruzione al 30 giugno 1914, edito nel 1915 dalle Ferrovie dello Stato, a Pietrarsa, tra il 1867 e il 1888, erano state prodotte per la Società Italiana per le Strade Ferrate Meridionali, la Rete Mediterranea, la Rete Adriatica, la Rete Sicula e la Società della Ferrovia Sicula Occidentale, centinaia di locomotive a vapore con tender di cui 192 pervenute alle FS e immatricolate come gruppi FS 120, 155, 185, 190, 200, 206, 215, 265, 268, 385, 391 e 420.

Successivamente al 1888 comunque, le ordinazioni per la costruzione di locomotive furono rivolte a fabbriche estere o del nord Italia indicando il cambiamento dell'indirizzo di utilizzazione dell'Opificio come impianto di manutenzione e riparazioneL'album delle Locomotive a vapore, Duegi Editrice eGroup, Albignasego 2005. Volume I-Ristampa del catalogo ufficiale edito dalle Ferrovie dello Stato nel 1915 in 2 volumi:Locomotive ed Automotrici in servizio ed in costruzione al 30 giugno 1914..

Fu l'avvento dei nuovi sistemi di trazione ferroviaria e la loro diffusione, (trazione elettrica e trazione ferroviaria#Trazione termica) in seguito a cui le locomotive a vapore venivano gradatamente accantonate ad innescare il lento ma inesorabile declino dell'impianto fino al decreto di chiusura emesso il 15 novembre 1975. L'ultima locomotiva a vapore riparata, la 640.088, uscì dalle officine il 2 dicembre dello stesso anno.