Un hikikomori (in italiano IPA: ; o , ; dalle parole hiku, "tirare", e komoru, "ritirarsi" o "chiudersi"). è una persona che ha scelto di limitare o ridurre la propria vita sociale, spesso ricorrendo a livelli estremi di isolamento e confinamento. Il termine hikikomori può riferirsi sia al fenomeno sociale, sia agli appartenenti a tale gruppo sociale.

Definizione del termine e fenomenologia

Secondo gli studi di Saito Tamaki, un Hikikomori è una persona che vive una condizione di isolamento sociale volontario e prolungato, messa in atto come tentativo di sottrarsi a dinamiche relazionali, scolastiche, lavorative o sociali vissute come eccessivamente pressanti o insostenibili. Il ritiro non rappresenta una semplice scelta di solitudine, ma una modalità di adattamento disfunzionale al disagio psicologico. Proprio perché tende facilmente a cronicizzarsi nel tempo, soprattutto in assenza di un intervento adeguato, è possibile riscontrare numerosi casi di Hikikomori in età adulta, spesso caratterizzati da un progressivo impoverimento delle competenze sociali, dell’autonomia e della qualità della vita. Contrariamente a quanto spesso si pensa, il ritiro non è dovuto a semplice pigrizia o disinteresse, ma rappresenta una scelta difensiva, messa in atto per proteggersi da vissuti di paura, fallimento o sopraffazione emotiva. Gli Hikikomori tendono a chiudersi in casa, e talvolta a confinarsi esclusivamente nella propria stanza, evitando attivamente qualsiasi contatto sociale e mostrando una forte determinazione a non voler vedere nessuno. Ciò che caratterizza l’Hikikomori non è la semplice presenza dell’isolamento, ma la funzione che il ritiro assume nel funzionamento della persona. In molti casi, l’isolamento viene vissuto come una strategia difensiva, messa in atto per ridurre l’esposizione al disagio emotivo, alla vergogna o al senso di fallimento. Nonostante l’isolamento venga vissuto come una soluzione, esso non è privo di sofferenza. Molti Hikikomori sperimentano ansia intensa, attacchi di panico e un profondo senso di solitudine, pur continuando a evitare le relazioni. Le conseguenze dell’Hikikomori possono incidere in modo profondo e progressivo sulla vita della persona che sperimenta una condizione di emarginazione sociale attraverso l’autoreclusione. Il ritiro, inizialmente vissuto come una strategia di protezione dal disagio, tende nel tempo a produrre un circolo vizioso che compromette il funzionamento emotivo, relazionale e adattivo. Un ragazzo può diventare un hikikomori dopo eventi vissuti come insopportabili (bullismo, fallimenti scolastici, umiliazioni), le esperienze traumatiche legate al bullismo sono frequentemente riportate nella storia degli Hikikomori e spesso associate a un vissuto di umiliazione e fallimento, dunque il ragazzo si isola come risposta difensiva a un dolore percepito come ingestibile, in altri casi il ragazzo rinuncia alla competizione sociale poiché si sente fuori gioco rispetto a scuola, lavoro, relazioni e sceglie di ritirarsi, in alcuni casi invece il ritiro è vissuto come una pausa per ricaricarsi o reinventarsi, ma rischia di cronicizzarsi se non è accompagnato da un supporto adeguato. La sindrome di Hikikomori è un fenomeno multifattoriale, che può essere compreso considerando l’interazione tra fattori individuali, familiari e sociali. Sul piano individuale, le persone in ritiro sociale presentano spesso tratti di introversione marcata e una particolare vulnerabilità nelle relazioni interpersonali. In contesti sociali possono sperimentare vergogna, senso di inadeguatezza e paura del giudizio, vissuti che nel tempo contribuiscono a costruire una bassa autostima. I fattori familiari rappresentano un’area cruciale nello sviluppo e nel mantenimento del ritiro sociale volontario. Sebbene il conflitto genitori–figli sia frequente in adolescenza, nel caso degli Hikikomori emergono spesso dinamiche più strutturate e persistenti, familiarità con disturbi mentali, che può influenzare sia la vulnerabilità individuale sia il clima emotivo familiare e dinamiche familiari disfunzionali, e una carenza di empatia emotiva nei confronti del figlio, oltre ad esperienze di maltrattamento che possono compromettere profondamente il senso di sicurezza e di fiducia nelle relazioni. In questi contesti, il ritiro può diventare una soluzione paradossale, infatti chiudersi in casa permette di ridurre il conflitto e l’esposizione al dolore emotivo, ma al prezzo di una progressiva perdita di autonomia. Il rifiuto persistente di uscire di casa può infatti determinare una serie di effetti secondari, tra cui l'inversione del ritmo sonno–veglia e disturbi del sonno, spesso con attività notturna prevalente, sintomi depressivi, quali apatia, perdita di interesse, senso di vuoto e disperazione, fobia sociale o altri disturbi d’ansia, che rendono sempre più difficile il reinserimento nel contesto sociale. Nel tempo, se non intercettato e trattato, l’isolamento sociale volontario può condurre a una progressiva perdita di competenze sociali, a una riduzione dell’autonomia personale e a una cronicizzazione del ritiro, rendendo sempre più complesso il processo di riavvicinamento alla vita sociale.

Sono state descritte diverse modalità di ritiro hikikomori: Hikikomori reazionale, il ritiro arriva come reazione a una situazione di grandi difficoltà familiari e di vita in un contesto sfavorevole, il ritiro spesso inizia a seguito di un evento considerato come particolarmente traumatico, avvenuto all'interno del contesto familiare, oppure nell'ambiente scolastico o in quello sociale. Hikikomori dimissionario, il ritiro avviene come rinuncia alla competizione sociale a seguito di esperienze negative, il ritiro diventa dunque un modo per fuggire dalle forti pressioni sociali. Hikikomori alternativo, la persona non rifiuta ogni relazione, ma costruisce una vita quasi esclusivamente online (gaming, fandom, community virtuali), percepito come più sicuro e controllabile. Hikikomori “a crisalide”, il ritiro è vissuto come una pausa per ricaricarsi. Queste tipologie non sono categorie rigide ed uno stesso ragazzo può passare da una forma all’altra nel corso del tempo.

Gli hikikomori sono ragazzi spesso intelligenti, ma anche particolarmente sensibili e inibiti socialmente, e per questo hanno difficoltà nell'instaurare relazioni soddisfacenti e durature, e ad affrontare le delusioni della vita e le pressioni sociali. Il ritiro è spesso preceduto e determinato da una forte depressione esistenziale. Gli hikikomori sviluppano una visione molto negativa della società e soffrono particolarmente le pressioni di realizzazione sociale, dalle quali cercano di fuggire. Questo porta a una crescente difficoltà e demotivazione del soggetto nel confrontarsi con la vita sociale, fino a un vero e proprio rifiuto della stessa, l'hikikomori sente di non avere le competenze per affrontarla e questo sentimento provoca in lui una grande paura, ansia e depressione.

Alla base della condizione di hikikomori c’è un disagio adattivo sociale, i giovani che sperimentano una forte ansia sociale faticano a relazionarsi con i coetanei e ad adattarsi alla società. Altre cause significative sono rappresentate da rapporti difficoltosi con genitori che non rispettano le necessità e i disagi del ragazzo. Dall’isolamento prolungato si innescano tutta una serie di problematiche che coinvolgono anche la salute, oltre allo sviluppo di uno stato depressivo, la condizione Hikikomori ha impatto negativo su alimentazione e attività fisica, totalmente trascurate, così come la cura della propria persona. Per gli hikikomori, il rischio di sviluppare una tendenza autodistruttiva è elevato, comportamenti autolesionistici e pensieri suicidi sono frequenti. I soggetti Hikikomori, infatti, odiano la propria vita, condannata ad un circolo vizioso. Inizialmente non escono più a causa dell’ansia sociale, ma successivamente si insinua l’ansia del tempo perso, accompagnata dalla sensazione di non poter più fare nulla per rimediare alla loro vita ormai compromessa.

Si stima che in Italia ci siano almeno 60000 hikikomori, e oltre 80% sono maschi.

Il fenomeno, presente in Giappone già dalla seconda metà degli anni 1980, dagli inizi del XXI secolo ha incominciato a diffondersi anche negli Stati Uniti e in Europa. Il fenomeno dello hikikomori può essere considerato come una volontaria esclusione sociale, una ribellione della gioventù giapponese alla cultura tradizionale e all'intero apparato sociale da parte di adolescenti che vivono reclusi nella loro casa o nella loro stanza senza alcun contatto con l'esterno, né con i familiari o amici.

Il governo del Giappone utilizza il termine hikikomori per coloro che si rifiutano di lasciare le proprie abitazioni e lì si isolano per un periodo superiore ai sei mesi, e ha stilato una lista di criteri diagnostici utili a inquadrare i soggetti che possano rientrare in questa definizione.. Il termine fu coniato dallo psichiatra Tamaki Saitō, quando cominciò a rendersi conto della similarità sintomatologica di un numero sempre crescente di adolescenti che mostravano letargia, incomunicabilità e isolamento totale.. Oltre all'isolamento sociale gli hikikomori soffrono tipicamente di depressione e di comportamenti ossessivo-compulsivi e ansia.

Lo stile di vita degli hikikomori è spesso caratterizzato da un ritmo circadiano sonno-veglia invertito,. con le ore notturne solitamente dedicate a componenti tipiche della cultura popolare giapponese, come la passione per il mondo manga e, soprattutto, la sostituzione dei rapporti sociali diretti con quelli mediati via Internet.. Quest'ultimo aspetto si configura spesso come una contraddizione in termini: la persona rifiuta i rapporti personali fisici, mentre con la mediazione della rete può passare gran parte del suo tempo intrattenendo relazioni sociali di vario tipo, dalle chat fino ai videogiochi online. In ogni caso, la mancanza di contatto sociale e la prolungata solitudine hanno effetti profondi sullo hikikomori, che gradualmente perde le competenze sociali, i riferimenti comportamentali e le abilità comunicative necessarie per interagire con il mondo esterno.

Solitamente lo hikikomori lascia di rado la sua stanza, nemmeno per lavarsi, chiedendo che il cibo gli sia lasciato dinanzi alla porta e consumando i pasti all'interno della propria camera. Alcuni reclusi meno soggetti all'agorafobia sono tuttavia in grado di uscire di casa una volta al giorno o una volta alla settimana per recarsi in un konbini, un convenience store aperto 24 ore al giorno, dove possono trovare colazioni da asporto, pasti precotti o bentō preconfezionati. Il ritiro dalla società avviene gradualmente: i ragazzi, in alcuni casi, non riescono a immaginare sé stessi adulti o hanno l'impressione di non stare crescendo,. possono apparire infelici, perdere le amicizie, la sicurezza e la fiducia in sé stessi... Flavio Rizzo, professore dell'Università imperiale di Tokyo, ha sottolineato il ruolo delle implicazioni culturali e le traiettorie storiche giapponesi spostando l'attenzione dall'analisi clinica, definendo gli hikikomori "eremiti postmoderni".

Mentre il livello del fenomeno varia su una base individuale, nei casi estremi alcune persone rimangono isolate per anni o anche decenni. Spesso gli hikikomori incominciano rifiutandosi di andare a scuola:. questi ultimi in giapponese sono definiti ; un termine più antico è . Questo fenomeno è possibile soprattutto a causa del fatto che raramente le scuole giapponesi cercano di convincere i ragazzi a tornare a seguire le lezioni..

Diffusione del fenomeno In Giappone