Con tratta araba degli schiavi, o tratta araba, si indica il commercio e la deportazione di schiavi per mano di mercanti arabi.P. Manning (1990), M. Gordon (1998), O. Grenouilleau (2004), T. N’Diaye (2008), F. Fernández-Armesto (2009), P. Lovejoy (2012) Vittime della tratta, nel corso di tredici secoli, dal VII al XIX, furono soprattutto gli abitanti dell'Africa subsahariana (da 14 milioniP. Bairoch (1993) a 17 milioni di personeR. Austen (1987), O. Grenouilleau (2004), T. N’Diaye (2008)) e quelli d'Europa (oltre 1,2 milioni solo dall'Europa occidentaleR. Davis (2003) oltre agli schiavi provenienti dall'Europa orientale).F. Braudel (1982), A. J. Toynbee (1976), J. Heers (2007)
Il commercio si è concentrato principalmente sugli itinerari posti tra l'Africa subsahariana, il Medio Oriente e l'Africa settentrionale.P. Manning (1990), O. Grenouilleau (2004), T. N’Diaye (2008), P. Lovejoy (2012) A differenza della tratta atlantica nel Nuovo Mondo, gli Arabi deportarono schiavi africani nel mondo islamico, che al suo apice si estendeva su tre continenti dall'Atlantico (Marocco, Spagna) all'Oceano Indiano (India, Indonesia).
La deportazione degli africani da parte degli arabi diminuì sensibilmente a partire dall'inizio del XX secolo, anche in seguito all'abolizione della schiavitù in molti Stati.
Contesto storico e geografico La tratta araba degli schiavi è nata prima dell'Islam,Irfan Shahid, Byzantium and the Arabs in the Sixth Century, Dumbarton Oaks, 2002, p. 364 documents; Ghassanid Arabs seizing and selling 20,000 Jewish Samaritans as slaves in the year 529, before the rise of Islam. è durata più di un millennio e nelle prime decadi del XXI secolo sopravvive ancora in alcuni luoghi. I mercanti arabi deportarono attraverso l'Oceano Indiano schiavi africani provenienti dagli attuali Kenya, Mozambico, Tanzania, Sud Sudan,Heart of Africa, vol. II, chap. xv. Eritrea ed Etiopia, trasferendoli negli attuali Iraq, Iran, Kuwait, Turchia, in altre parti del Vicino e del Medio Oriente e in Asia meridionale (principalmente in Pakistan e India).
Le prime regioni toccate dalla tratta praticata dagli Arabi furono quelle del Sahel (dal VII secolo)T. N’Diaye (2008) e dell'Africa orientale (dall'VIII secolo)J. Heers (2001) e sino alla fine del XIX secolo queste rimasero le principali aree vittime della tratta, che si espanse progressivamente verso il centro del continente africano da nordF. Fernández-Armesto (2009) e da est.J. Reader (1997), M. Gordon (1998) La deportazione di schiavi dall'Africa subsahariana proseguì sino alla fine del XIX secolo, quando venne fortemente ridimensionata e infine sradicata dall'intervento diplomatico e militare internazionale (soprattutto britannico)P. Kennedy (1976), H. Wesseling (1991), N. Ferguson (2003) e dalla progressiva abolizione della schiavitù. Questa persistette tuttavia nell'illegalità e tra le maglie della legge per tutto il XX secolo e nei primi anni del XXI.T. N’Diaye (2008), P. Lovejoy (2012)
A partire dal IX secolo, agli schiavi provenienti dall'Africa subsahariana deportati nei Paesi arabi, si aggiunsero quelli provenienti dalle regioni montuose del Caucaso (Georgia, Armenia, Circassia), dall'Impero bizantino, dall'Europa orientale (chiamati Saqaliba) e dall'Europa occidentale (comprese le Isole britanniche e l'Islanda). La tratta araba di popolazioni europee (che dal XVI secolo finì per coincidere con la tratta barbaresca) si arrestò definitivamente nei primi decenni del XIX secolo, in seguito agli interventi militari di Stati Uniti, Svezia, Regno Unito, Paesi Bassi e Francia contro i corsari barbareschi sulla costa magrebina: la prima guerra barbaresca (1801-1805), la seconda guerra barbaresca (1815), il bombardamento di Algeri (1816) e l'invasione di Algeri (1830).
Nel corso di tredici secoli la tratta araba ha seguito due vie principali:
I percorsi via terra attraverso il Sahara. La tratta trans-sahariana fu la prima a prendere forma e l’ultima a terminare: gli schiavi deportati dalla regione del Sahel (in maggioranza giovani donne e ragazzi)P. Lovejoy (2012) erano condotti a piedi attraverso il deserto in lunghe carovane sino al Marocco o alla valle del Nilo.P. Manning (1990), M. Gordon (1998), O. Grenouilleau (2004), T. N’Diaye (2008), P. Lovejoy (2012) Nel XIV secolo, il viaggiatore arabo Ibn Battuta, di ritorno in Marocco dalla città di Gao, riferisce di aver viaggiato con una carovana di 600 schiave, lui stesso ricevette un giovane ragazzo come dono da un emiro nei pressi di Gao e acquistò due schiave durante il viaggio verso casa.Ibn Battuta (1354, ed. it. 2008), pp. 772, 774 e 776 Il primo documento relativo alla tratta risale al 652: il durante il Califfato dei Rashidun un trattato (il Bakt) impose allo stato cristiano della Makuria la consegna annua di 360 schiavi di ambo i sessi all'EgittoO. Grenouilleau (2004), T. N’Diaye (2008) e un trattato analogo, imposto nel 666 dal califfo Uqba ibn Nafi' alle popolazioni non-musulmane del Fezzan, prevedeva la consegna di centinaia di schiavi.J. Heers (2001), O. Grenouilleau (2004) La tratta proseguì per oltre un millennio e nel primo Ottocento, nell'attuale Sudan, la schiavitù era così diffusa che lo Stato accettava schiavi come pagamento delle tasse e viceversa cedeva schiavi come salario ai propri soldati.J. Reader (1997), P. Lovejoy (2012) Nel 1858 il console britannico a Tripoli stimava che gli schiavi rappresentassero oltre i due terzi del valore del commercio trans-sahariano.M. Gordon (1998), p. 115 Le rotte marittime attraverso il Mar Rosso e l'Oceano Indiano. Gli schiavi provenienti dalle regioni interne dell'Africa orientale (chiamati spregiativamente Zanj, all’origine del toponimo Zanzibar) venivano condotti a piedi verso la costa e da lì deportati su piccole imbarcazioni, attraverso l'Oceano Indiano e il Mar Rosso, nella penisola arabica e nel Golfo Persico,P. Manning (1990), J. Heers (2001) dove erano impiegati soprattutto nella bonifica delle paludi salmastre della Mesopotamia. La tratta iniziò nell'VIII secolo con la fondazione delle colonie commerciali arabe sulla costa africanaJ. Heers (2001 e 2007) e già nel IX secolo gli schiavi deportati in Mesopotamia erano in numero sufficiente per potersi ribellare e tenere sotto controllo la regione di Bassora per quattordici anni prima di essere sconfitti (→ rivolta degli Zanj).J. Heers (2001 e 2007), O. Grenouilleau (2004) Alcuni erano deportati sino all'India e alla Cina: una cronaca cinese del IX secolo menziona carovane formate da migliaia di schiavi condotti dal centro del continente africano alle città arabe della costa.J. Heers (2007), con riferimento alle opere del poeta e funzionario imperiale cinese Duan Chengshi. Sull'Africa orientale, Ibn Battuta riferisce che il sultano di era impegnato in un Jihād contro le popolazioni non musulmane dell'entroterra: compiva numerose razzie nelle loro terre, saccheggiandole e ricavandone ricchezze.Ibn Battuta (1354, ed. it. 2008), p. 285 In altre occasioni gli schiavi erano scambiati con attrezzi in metallo, armi, vetro e bevande alcoliche.M. Gordon (1998), p. 116 Una parte degli schiavi rimaneva invece nelle piantagioni situate lungo la costa africana o sulle isole prospicienti: a Zanzibar e a Pemba nel XIX secolo si trovavano circa schiavi attivi nella coltivazione e nella produzione di chiodi di garofano, in queste piantagioni (sviluppatesi su impulso del sultano Majid bin Sa'id) il tasso di mortalità degli schiavi raggiungeva il 20% annuo.J. Reader (1997), O. Grenouilleau (2004), P. Lovejoy (2012) Vie minori della tratta araba sono state invece le rotte marittime attraverso il Mediterraneo e il Mar Nero, dove transitavano gli schiavi catturati in Europa.F. Braudel (1982), J. Heers (2001)
Funzioni e scopi Obiettivo principale della tratta fu l'importazione di forza lavoro coatta nei Paesi arabi, dove gli schiavi vennero impiegati nei lavori agricoli, artigianali e domestici, vennero arruolati nell'esercito (→ Mamelucchi, Ghilman), nell'amministrazione pubblica (→ Eunuchi) oppure vennero posti a lavorare nelle miniere, nelle piantagioni o come rematori sulle navi nel Mediterraneo.H. Wesseling (1991), J. Heers (2001), O. Grenouilleau (2004), P. Lovejoy (2012) Accanto allo sfruttamento lavorativo, gli schiavi vennero sottoposti allo sfruttamento sessuale: le schiave erano tenute come concubine e costrette a subire stupri durante le marce di trasferimento e nei luoghi di destinazione;J. Heers (2001), T. N’Diaye (2008), F. Fernández-Armesto (2009), P. Lovejoy (2012) nelle città del Maghreb si registrò l'impiego di schiave anche come prostitute.J. Heers (2001), William Gervase Clarence-Smith, Islam and the Abolition of Slavery, Oxford University Press, Oxford, 2006, p. 81
Una peculiarità della tratta araba fu il coinvolgimento diretto delle autorità nell'acquisizione, nel possesso e nel commercio di schiavi: nel XVIII secolo il Sultanato Fung di Sennar organizzava annualmente la deportazione di migliaia di schiavi verso l'Egitto, analogamente a quanto fecero i sultanati del Bornu e del Darfur.P. Lovejoy (2012 La cattura di schiavi fu inoltre l’obiettivo dichiarato dal governatore dell'Egitto Mehmet Ali quando invase il Sudan nel 1820;H. Wesseling (1991), J. Reader (1997) gli schiavi furono impiegati nella coltivazione del cotone, la cui esportazione finanziò le costose riforme intraprese dallo stesso Mehmet Ali e dai suoi successori.D. Landes (1998)
Gli storici stimano che 10-18 milioni di africani furono fatti schiavi dai mercanti di schiavi arabi e portati nel mondo islamico attraverso il Mar Rosso, l'Oceano Indiano e il Sahara tra il 650 e il 1900, cui si deve aggiungere un numero perlomeno triplo di Africani uccisi durante le razzie o morti durante le marce di trasferimento.<ref>[https://www.britannica.com/blackhistory/article-24156 Encyclopædia Britannicas Guide to Black History]</ref> A causa della natura del commercio degli schiavi nel mondo arabo è anche impossibile fornire dati certi sulla schiavitù. ISBN 978-1-4116-8991-6.Warriors: Spiritually Engaged By Queenae Taylor Mulvihil page 253Arab versus European: diplomacy and war in nineteenth-century east central Africa Gli storici che si accostano all'argomento sono infatti confrontati con la mancanza di archivi e biblioteche nei luoghi della tratta e con l'assenza di una letteratura abolizionista araba.O. Grenouilleau (2004) Per il periodo medievale e moderno, la ricerca storica si basa soprattutto sullo studio della demografia, sull'interpretazione dei testi arabi e europei coevi agli eventi, sulla tradizione orale africana, sugli scavi archeologici nei siti toccati dalla tratta, sulla numismatica (osservando la distribuzione delle diverse monete nelle differenti regioni) e sulle concordanze fra gli aneddoti riportati dai singoli viaggiatori.P. Manning (1990), M. Gordon (1998), J. Heers (2001), O. Grenouilleau (2004), T. N’Diaye (2008), F. Fernández-Armesto (2009), P. Lovejoy (2012) Per l'Ottocento la ricerca attinge invece a dati più precisi: registri commerciali e doganali, relazioni di esploratori e geografi, censimenti, testimonianze dirette di vittime della schiavitù, documenti diplomatici e fotografie.M. Gordon (1998), O. Grenouilleau (2004), T. N’Diaye (2008), P. Lovejoy (2012)