Turms l'etrusco (titolo originale Turms kuolematon) è un romanzo dell'autore finlandese Mika Waltari, pubblicato nel 1955.
Il libro è stato tradotto in oltre venti lingue. In Italia è apparso nel 1956, nella traduzione di Maria Gallone, e ha avuto molte edizioni, a cura di varie case editrici a cominciare dalla Rizzoli.
Trama Nel romanzo, diviso in dieci libri, vengono descritte le avventure dell'immortale Lars Turms, che nato nel 510 a.C. circa, si avventura alla ricerca delle proprie origini, passando attraverso la Grecia, la Sicilia, per Roma, ed arrivando infine all'Etruria.
Libro primo - Delfo Nelle prime pagine del libro, si vede il protagonista Lars Turms divenuto signore d'Etruria e riconosciuto dai suoi pari come un immortale quasi divino regnante sulle città sacre della Dodecapoli. Invecchiato e logorato da un regno lungo e benevolo, non potendo possedere alcunché in quanto immortale, sceglie di portarsi con sé un vaso d'argilla contenente dei ciottoli raccolti durante le singole fasi della sua vita.
Il racconto inizia con il protagonista che sale sulla collina di Delfi per recarsi al tempio di Apollo, onde espiare il suo peccato: è infatti colpevole di aver dato fuoco al tempio della dea asiatica Cibele, onorato dai Persiani, e con esso l'intera città di Sardi, provocando così la rivolta ionica e la rappresaglia degli Achemenidi. La Pizia di Delfi, vista da Turms come Artemide, avversaria di Cibele, lo dichiara innocente e lo fa interrogare sul suo passato. Turms sa soltanto che a tre anni rimase orfano di madre, e a dieci, a causa della guerra tra la natale Sibari e Crotone, dovette trasferirsi prima a Mileto e poi, dopo una vita da pastore, a Efeso; qui, dopo essersi rivolto alla dea Artemide, fu poi colpito da un fulmine e, sopravvissuto, decise di recarsi a Delfi, sperimentando lungo il cammino la sua prima trance danzando in una tempesta. Dopo questo, nonostante i sacerdoti e la Pizia gli consiglino di andare verso ovest, Turms sceglie invece di andare verso est, al fianco di un nuovo compagno, lo spartano esiliato Dorieo.
Libro secondo - Dionisio di Focea Turms e Dioreo diventano abili guerrieri a forza di combattere contro i Persiani, con il primo che viene soprannominato come "l'uomo ridanciano" in quanto non conosce la paura della morte. Saputo che Mileto è minacciata dai Persiani, giunti all'isolotto di Lade, dove è di stanza la flotta che la protegge Mileto, si uniscono alla ciurma di Dionisio di Focea. I Persiani danno fuoco a Mileto e al suo tempio di Apollo, e battono la flotta di Lade in una sanguinosa battaglia navale, ma Dionisio riesce ad aggirare la flotta persiana e a catturare una galea fenicia, fuggendo poi verso sud a costo di darsi alla pirateria: prima si arriva a Coo, dove Turms convince un filosofo di nome Micone a diventare medico della flotta, e poi a Pafo, sull'isola di Cipro, dove riesce a invocare i venti che soffiano verso ovest.
Libro terzo - Imera Dopo tre settimane di ardua navigazione, la flotta di Dionisio raggiunge le coste della Sicilia; arenati al largo di Imera, Turms e compagni vengono ospitati dal tiranno Crinippo. Insieme a Dorieo e a Micone, fanno la conoscenza di Tanakil, una padrona che li accoglie e prepara loro un banchetto sontuoso con tanto di danzatrici; Micone si innamora di una di esse, di nome Aura, e resta obbligato a sposarla, mentre Dorieo si innamora di Tanakil, che si rivela ricca e di sangue nobile. Turms viene invece invitato a incontrare i taciturni Tirreni, chiamati Etruschi dagli altri popoli d'Italia e che condividono il loro potere marittimo con i loro alleati, i Fenici di Cartagine. Turms fa anche la conoscenza di Lars Alsir, un personaggio stranamente familiare, che gli conferma di essere protetto da Artemide e gli rivela le sue origini etrusche, e di Chidippe, giovane nipote di Crinippo.
Libro quarto - La Dea d'Erice I tre amici e loro compagni si mettono quindi in viaggio verso Erice, dove si trova un tempio dedicato ad Afrodite, in quanto ognuno di loro chiede delle risposte dalla dea che presiede all'amore e al matrimonio. Per farlo, devono prima attraversare le foreste abitate dai Sicani, i nativi della Sicilia centrale, e poi la città di Segesta, dove saranno ospitati dai figli di secondo letto di Tanakil, la quale li aiuta poi a raggiungere il tempio, che si trova in cima a una montagna. Tanakil spiega loro di essersi effettivamente sposata due volte grazie agli oracoli e ai sacerdoti della dea, e che vive con la speranza che la dea le conceda una terza apparizione; Dorieo afferma invece che il suo omonimo padre, discendente di Eracle, era rimasto ucciso a Segesta dove era giunto per diventarne re come era suo diritto. Con ciò, Tanakil e Dorieo trascorrono la notte dentro il tempio. Aura è invece svenuta dopo essere stata toccata da Micone, reso impotente dalla sua continua assiduità. Passata la notte insieme, Micone scopre che Aura può cadere in trance con una semplice imposizione delle mani: Micone esegue, e la donna cade in trance, ma quando Turms prova altrettanto, la giovane muore dopo che il suo corpo subisce un violento scossone, al che Tanakil fa bruciare il cadavere su una pira.
Rimasto l'ultimo, Turms entra nel tempio della dea e, addormentatosi, rimane preda a numerose visioni. Vedendo Chidippe sorridente e sdraiata sul letto, Turms decide di sedurla, chiamandola Arsinoe, la donna mortale che presterà il suo corpo alla dea e permetterà a chiunque entri nel tempio di vedere chiunque desideri; ma Arsinoe resiste e lo sfida a riconoscere il suo vero volto in pieno giorno. Risvegliatosi, Turms racconta a Tanakil la sua esperienza: la donna risponde che, in quanto iniziata di Afrodite, sa bene che i sacerdoti stipulano alleanze e matrimoni attraverso i colloqui della dea con i pellegrini (in quello stesso modo era già riuscita a sedurre i suoi due mariti defunti e poi Dorieo); quanto ad Arsinoe, ella è nata schiava cresciuta a Cartagine, ed è stata poi nominata a Erice al più alto rango di etera sacra di Afrodite, pertanto destinata a vivere il resto dei suoi giorni a seguire le istruzioni impartite dai sacerdoti e a sedurre tutti gli uomini che dormono ai suoi piedi. Turms le chiede lo stesso di vedere il volto di Arsinoe, cosa che gli viene concessa, e anzi, sotto la di lui influenza amorosa, la giovane si offre a lui; il protagonista scatena tuttavia durante il suo abbraccio una violenta tempesta, che colpisce Erice ma risparmia i due amanti in quanto protetti da una fitta nebbia. Terrorizzata, Tanakil traveste Arsinoe e chiama la più brutta delle prostitute a disposizione; Turms, che comanda gli spiriti dell'aria, esegue la danza del vento, di cui ne è diventato ormai il padrone, per ordinare alla tempesta di placarsi e allontanarla verso Segesta.
Passato il disastro, Tanakil ordina a tutti di lasciare Erice; Turms chiede Arsinoe di venire con loro, a patto che indossi gli abiti di Aura e ne imiti l'aspetto, ma ella rifiuta, dichiarando di appartenere alla dea. A Turms non resta dunque che rapire Arsinoe dal tempio: salito sulle mura e giunto al cortile interno, incontra un potente sacerdote che lo mette alla prova, e al che Turms le supera, il vecchio gli consiglia di prenderla nuda nello stato in cui era venuta al mondo. Turms esegue l'ordine e conduce Arsinoe (che in realtà si chiama Istafra) fuori dal tempio, e quest'ultima, al suo risveglio, decide di seguire Turms. Così, alla fine, Tanakil permette ad Arsinoe di vestirsi da Aura, e i protagonisti tornano sani e salvi a Imera.
Libro quinto - Viaggio a Erice Appreso che i Persiani ora si avvicinano alla Grecia e minacciano Atene, Dionisio propone di partire immediatamente con tutto il suo equipaggio, ma Dorieo si oppone decide di restare in Sicilia per liberare Segesta e l'intero territorio di Erice, da cui discendono lui, suo padre e i suoi antenati fino a Eracle; inoltre aggiunge che Arsinoe, in quanto sacerdotessa di Erice, conosce tutti i passaggi segreti per accedere alla città e al tempio, onde così liberare la città dal tiranno Crinippo. Micone afferma tuttavia di aver giaciuto con Arsinoe, avendola scambiata per la defunta Aura a causa della sua perfetta somiglianza tra loro, al che Dorieo lo picchia e afferma di aver compiuto lui l'atto carnale, colpito com'era dal suo fascino; interrogata, Arsinoe ammette di aver ceduto a Micone per compiacerlo, e che Dorieo aveva mentito per pretese eroiche e vanità personale, quindi minaccia di tornare personalmente a Erice, non avendo più la forza di lottare per il suo amore, ma Turms le supplica di restare.
Frattanto, Dionisio vede che i suoi marinai portano degli strani segni sulla spalla sinistra, che li marchia come pirati, e gli viene risposto che un mago glieli ha impressi loro per proteggerli dall'imminente battaglia navale; Dionisio però riconosce il mago come un natio di Cartagine, poi sparito nel nulla, e i marinai erano stati scoperti e minacciati in quanto Cartagine punisce i pirati scorticandoli vivi. In aggiunta, Lars Altir, il mercante etrusco incontrato in precedenza, afferma che due navi da guerra cartaginesi si nascondono nelle coste occidentali di Imera per inseguire e catturare la flotta di Dionisio, e Crinippo, che li ha venduti ai cartaginesi, è pronto ad accendere una pira per segnalare la loro fuga. Occorre dunque fuggire il prima possibile: Dionisio manda a distruggere la pira e a recuperare i tesori conservati nelle cantine del tiranno, quindi, preso in fretta il mare, chiede a Turms di evocare la tempesta, ma questi non può farlo perché il suo amore per Arsinoe lo ha legato alla terraferma. I protagonisti spostano quindi la flotta verso ovest, dove li aspettano le due navi cartaginesi, ma riescono a speronarle e a rifugiarsi nei boschi. Qui Dorieo scende spontaneamente a riva per combattere i cartaginesi e dare ai focesi il tempo di incendiare le galee nemiche; lo spartano evita i soldati cartaginesi e riesce a raggiungere e a ucciderne il capitano, strappandogli gli orecchini e la collana (che concederà ad Arsinoe), ma alla fine viene colpito alla coscia da una freccia, e riportato a bordo da Dionisio.
Dopo tre giorni di navigazione, Dionisio e compagni ritornano in terraferma sicula, venendo però minacciati da una schiera di opliti etruschi. Turms medita di consegnare loro Arsinoe in quanto sacerdotessa di Erice, essendo gli Etruschi timorosi degli dei, ma la giovane rifiuta, dichiarando di aspettare un figlio da lui. Turms allora, dichiarandosi libero dalla terraferma e conscio di dover difendere Arsinoe e il figlio che tiene in grembo, sale sul ponte e inizia a invocare il vento. All'alba del quarto giorno, dopo che i timoni vengono riparati, la corrente trasporta la flotta a Panormo, ai piedi del monte Erice; qui, Dionisio fa uscire Dorieo dalla stiva, ma durante il viaggio lo spartano era stato messo ai ceppi perché delirava dopo la battaglia e le ferite, e affermava di aver incontrato più volte e di essere stato accudito da Teti, la dea del mare dalle bianche braccia.
Libro sesto - Dorieo