Sole è un film muto del 1929, il primo diretto da Alessandro Blasetti.

Quasi del tutto perduta, la pellicola costituì un tentativo di rinascita della cinematografia italiana rispetto alla crisi che attraversava negli anni venti. Rivestì una certa rilevanza propagandistica per le opere di bonifica attuate dal fascismo.

Trama In una zona paludosa sottoposta a bonifica, gli abitanti sono in rivolta perché temono di essere espropriati. Marco, uno dei capi della comunità, decide di incontrarsi con l'Ing. Rinaldi, direttore della bonifica, il quale riesce a convincerlo che l'intervento porterà sviluppo e benessere. Ma il giovane e impulsivo Silvestro non si fida e decide di attaccare con altri residenti il cantiere dei bonificatori, attirando Rinaldi in una trappola. Quando Silvestro riconosce nell'ingegnere l'ufficiale che gli salvò la vita durante la guerra, lo mette in salvo, senza riuscire però a bloccare gli scontri, durante i quali viene uccisa Giovanna, figlia di Marco, di cui Silvestro è innamorato. La tragica morte di Giovanna fa cessare gli scontri e gli abitanti accettano la bonifica.

Realizzazione del film Contesto storico Il primo film diretto da Blasetti nacque in un periodo in cui da alcuni anni era in corso una discussione, condita anche di elementi nazionalistici, sulla possibile ripresa (la "rinascita") della cinematografia italianaRiccardo Redi, Il film della rinascita in Sole, cit. in bibliografia, pp. 13-22., che sul finire degli anni venti si trovava in una situazione di decadenza, con il fallimento delle poche aziende superstitiMario Verdone, cit. in bibliografia, p. 11.. Nel quinquennio 1925 - 1929 erano stati infatti prodotti soltanto un centinaio di film, ma, essendo spesso legati a contesti regionali o dialettali, solo una minima parte di essi avevano trovato una distribuzione nazionale e quasi nessuno internazionaleCfr. Mario Quargnolo, Un periodo oscuro del cinema italiano, in Bianco e nero, n. 4-5, aprile - maggio 1964..

In questa situazione alcuni gruppi di cineasti (i pochi che non s'erano trasferiti a lavorare in Germania o in FranciaCfr. Cinema, grande storia illustrata vol. I, Novara, Istituto De Agostini, 1981, p. 77.), diedero vita, per spirito di reazione, a proprie case di produzione, come la "A.D.I.A", fondata nel novembre 1927 da Mario Camerini, Gabriellino D'Annunzio e Roberto Roberti (che produrrà quattro film tra cui Kif Tebbi), la milanese "S.A.C.I.A." ("Società anonima cinematografica Italo Americana" che realizzerà Rotaie) o la fiorentina "I.C.S.A.", cui si deve Frate FrancescoChiara Caranti, I mutamenti delle strutture produttive in Storia del cinema italiano, cit. in bibliografia, p. 44..

Produzione: la Augustus Uno dei gruppi che si attivarono in tal senso fu quello che s'era radunato attorno alla rivista cinematografo - fondata da Blasetti nel 1927 - nel quale entrarono Umberto Masetti, Libero Solaroli, Mario Serandrei. Umberto Barbaro, Ferdinando Maria Poggioli, Goffredo Alessandrini, Aldo Vergano, Corrado D'Errico e altri. Il fermento che caratterizzava la redazione e i collaboratori portò alla decisione di «passare dalle parole ai fattiAlessandro Blasetti, Ai tempi di cinematografo, quando Cecchi passeggiava alla Cines in Cinema nuovo, n. 257, febbraio 1959.» con la creazione di una nuova casa di produzioneIntervista a Blasetti pubblicata su Cinema, nuova serie, n. 92 del 15 agosto 1952.La trasformazione della redazione di un periodico in incubatrice di un "film-manifesto" è stata paragonata a quanto accadrà 15 anni più tardi con Ossessione rispetto alla redazione di Cinema. Cfr. Lino Micciché nella Introduzione a Sole, cit. in bibliografia, p. 9., anche per contrapporsi a Stefano Pittaluga, che in quanto distributore di film americani e produttore di pellicole popolari era visto dal gruppo di cinematografo come uno dei responsabili della crisi della cinematografia italianaCfr. Editoriale di Blasetti in cinematografo, n. 19, 13 novembre 1927, in cui egli vantava il valore della «nostra indipendente battaglia critica nei confronti della massima azienda cinematografica italiana [per cui] se un miglioramento si verificherà nell'azienda del Ligure sarà dovuto massimamente a noi»..

Fu quindi fondata nel dicembre 1927 (un mese dopo la A.D.I.A.) la Augustus, finanziata con una sottoscrizione pubblica promossa attraverso le pagine della rivista (che fruttò 30.000 lire), cui si aggiunsero altre 13.000 lire personali dei promotori. Il nome della società derivava da Augusto Turati, a quel tempo segretario del Partito Nazionale Fascista, che in una situazione di disinteresse del regime verso il cinema fu uno dei pochi «che cominciò a far capire, assieme a Bottai, che il cinematografo poteva avere una grossa importanza anche di natura politicaBlasetti, intervista del 26 gennaio 1974 pubblicata in Cinecittà anni trenta, cit. in bibliografia, pp. 110-112.», per cui nello statuto della società venne previsto che gli utili della stessa sarebbero stati devoluti a opere assistenziali del Partito Fascista. Altri capitali vennero da alcuni nobili romani, tra cui Roberto Lucifero d'Aprigliano, che entrarono nel Consiglio di amministrazione. Al capitale della società partecipò anche la Cosulich, mentre un finanziamento di 100.000 lire richiesto dai promotori al neo costituito Ente Nazionale per la cinematografia (ENAC), che pur era stato ben accolto come primo segnale di interesse dello Stato verso il cinema, fu negato con astruse motivazioniCfr. Prima fare e poi parlare anonimo [ma di Blasetti], in cinematografo, n.13, 23 giugno 1929..

Anni dopo, ormai cineasta affermato, Blasetti rievocherà quella sua prima esperienza di produttore-regista come «un atto di fede: la pellicola fu il prodotto di entusiasmo, fede, istinto, anche se allora coscienza e conoscenza del cinema erano ancora lontani da meIntervista di Domenico Meccoli a Blasetti, pubblicata sul settimanale Tempo il 13 e 20 novembre 1941.»

Soggetto e sceneggiatura Nonostante entusiasmo e buoni propositi, la preparazione del film richiese circa un anno di lavoroLe imprese di produzione ..., cit. in bibliografia, p. 236.. Si partì da un soggetto proposto da Alberto Boero, un autore cagliaritano sconosciuto che l'aveva inviato, con altri due scritti, a Blasetti, il quale lo aveva accolto come «originale, possente, latino»Notizie in Immagine. Note di Storia del Cinema. n. 45-47, primavera - estate 2000.. Su quel testo Aldo Vergano stese la sceneggiatura del film, a cui collaborò in larga parte lo stesso Blasetti con l'obiettivo di «fare un film di natura popolare, anti-telefoni bianchi», e superando in tal modo anche le diversità di opinioni tra Vergano, che non aveva mai nascosto le sue idee antifasciste, e Blasetti, all'epoca convinto sostenitore del regimeIntervista a Blasetti di Sergio G. Germani pubblicata in Materiali del cinema italiano, cit. in bibliografia, p. 311.. Il lavoro che ne scaturì sarà retrospettivamente avvicinato da qualche commentatore al cinema sovieticoCfr. Claudio Carabba, il cinema del ventennio nero, Firenze, Vallecchi, 1974, p. 60., ma Blasetti negherà sempre questa circostanza, affermando di aver assistito a quei film solo un anno e mezzo dopo l'uscita di Sole e indicando invece quali suoi ispiratori Murnau e Vidor.

Riprese La lavorazione di Sole iniziò il 20 dicembre 1928, quando furono appositamente riaperti i teatri di posa romani di via Mondovì 36 (già della UCI), che erano rimasti chiusi negli ultimi 4 anniLa cronaca dell'evento è riportata in cinematografo, n. 1 del 6 gennaio 1929. e che la Augustus aveva potuto rilevare per il tramite della sua azionista CosulichI film di Blasetti, cit. in bibliografia, p. 46.. Le riprese si protrassero poi per i mesi invernali, e molte furono realizzate all'esterno nella zona dell'Agro Pontino, ponendo grande cura nelle inquadrature, con una ricerca di ritmo e con l'impiego di potenti lampade tedesche per illuminare le sceneFranco Prono, Blasetti politico e cineasta in Storia del cinema italiano, cit. in bibliografia, p. 225..

Apporti artistici Anticipando scelte posteriori del cinema italiano, in Sole la maggior parte degli attori fu non professionista, e tra gli altri molti furono più o meno esordienti, soprattutto le interpreti femminili.

Il più esperto, benché avesse allora solo 23 anni, fu Marcello Spada che, avendo già preso parte a Kif Tebbi, si trovò così partecipe di entrambe le esperienze della "rinascita". Blasetti, in aderenza allo spirito con cui aveva realizzato l'iniziativa, vantò per il suo primo film «un complesso artistico di prim'ordine, diretto da un italiano, sceneggiato da un italiano, fotografato da un italiano, interpretato da italiani, con maestranze italianeBlasetti, Ho passato "Sole" in visione personale, in cinematografo, n. 20 del 13 ottobre 1939.».

Del gruppo redazionale prese parte alla lavorazione Goffredo Alessandrini, che fu aiuto regista. Sole, film muto, non fu mai - come accadde ad altre pellicole - sonorizzato quando poco tempo dopo si diffuse il sonoro, ma accompagnato da un commento musicale originale scritto dal maestro De Risi che, a detta del regista, accettò di comporlo per stima nei suoi confronti. Sole costituì anche l'inizio di una lunghissima carriera per la scenografo Gastone Medin e fu, in un breve ruolo, la prima esperienza cinematografica di MacarioEnrico Lancia, Gli attori vol. II M - Z, Roma, Gremese, 2003, ISBN 978-88-84402-69-1, p. 7..

Accoglienza Prima di essere presentato il film di Blasetti dovette superare qualche difficoltà con la censura, che impose il taglio di alcune inquadrature di nudo femminile e di una scena, considerata troppo violenta, del conflitto sociale tra abitanti e bonificatoriKarianne Fiorini, La censura, in Storia del cinema italiano, cit. in bibliografia, p. 424.. La "prima" di Sole, uno dei pochi (18 in tutto) titoli italiani usciti nel 1929, si svolse la mattina di domenica 16 giugno 1929 presso il cinema "Corso" di piazza San Lorenzo in Lucina a Roma e fu un evento mondano cui presenziarono personalità delle istituzioni, della politica e dello spettacoloCronaca in cinematografo, n. 13 del 23 giugno 1929. Molti periodici del settore cinematografico, tuttavia, ignorarono l'evento e il film., con una tale ressa che anche gli interpreti faticarono ad entrareMarcello Spada, intervista del 7 novembre 1975 pubblicata in Cinecittà anni trenta, p. 1053..

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