Profondo rosso è un film del 1975 scritto e diretto da Dario Argento.

Considerato uno dei capolavori del regista, l'opera segna, all'interno del suo percorso artistico, il passaggio fondamentale tra la fase thriller, incominciata nel 1970 con L'uccello dalle piume di cristallo, e quella horror, proseguita poi nel 1977 con Suspiria.

Fin dalla sua uscita nelle sale la pellicola ebbe un ottimo successo di pubblico: si segnalano gli effetti speciali, cui mise mano anche Carlo Rambaldi, e la colonna sonora del gruppo rock progressivo dei Goblin. Alcune composizioni sono firmate anche dal pianista jazz Giorgio Gaslini.

Trama Durante una festa di Natale una figura indefinita ne accoltella un'altra a morte, mentre risuona una canzoncina per bambini. Un coltello insanguinato cade sul pavimento ai piedi di un bambino. Anni dopo, durante una conferenza sul paranormale in un teatro, la sensitiva tedesca Helga Ulmann percepisce la presenza di un omicida tra il pubblico e spaventata, è costretta a interrompere, confidandosi con un suo collega dell'identità del sospetto, il quale purtroppo irrompe la sera stessa nel suo appartamento uccidendola brutalmente, assassinio preceduto dalla registrazione della stessa inquietante nenia infantile.

Il pianista jazz Marc Daly si trova in strada con il suo amico Carlo ubriaco e ode, impotente, le urla della vittima; ma una volta raggiunta può solo constatarne la morte e scorgere l'assassino di spalle allontanarsi. Interrogato in commissariato, viene rilasciato più tardi per rincontrare il suo amico, ancor più ubriaco, confidandogli di aver notato un quadro nell'appartamento che è stato poi misteriosamente rimosso. Carlo commenta che probabilmente sia stato fatto sparire perché nascondeva qualcosa di importante.

Anche la giovane giornalista Gianna Brezzi è interessata all'omicidio, dal quale spera di ricavare un buon articolo ed avere così un avanzamento di carriera, e inizia a indagare con Marc, che inizialmente mal sopporta il comportamento spregiudicato e disinvolto di lei, da subito attratta dal pianista.

Marc si reca dapprima in casa di Carlo che è assente, chiacchierando con sua madre, un'ex attrice con segni di demenza, poi in quella di un suo amico omosessuale, dove è ospite. L'uomo torna sulla questione del quadro sparito ma Carlo gli consiglia di dimenticare e fuggire per non essere preso di mira dall'assassino. La sera stessa, solo in casa, Marc avverte la sua presenza udendo la nenia che aveva preceduto la morte di Helga. Lo squillo del telefono distrae l'intruso permettendo all'altro di barricarsi. Il killer fugge, non prima di averlo minacciato di morte.

Il giorno seguente, lo psichiatra Giordani dichiara che si tratta probabilmente di un paziente schizofrenico, che si serve della ninna nanna per ricreare il clima di un precedente omicidio. Il brano tra l'altro avrebbe un collegamento con la "leggenda della villa del bambino urlante", come riportato nel saggio Fantasmi di oggi e leggende nere dell'età moderna. Attraverso il libro, Marc risale all'autrice Amanda Righetti, ma l'assassino, che sembra spiare i suoi movimenti, la rintraccia prima di lui. La sventurata scrittrice viene brutalmente assassinata in casa sua e il suo volto viene ustionato nell'acqua bollente della vasca da bagno. Marc troverà il cadavere qualche ora dopo. Avvertita Gianna, inizia a temere che si possa sospettare di lui; la giornalista gli consiglia di scappare, ma Marc non ne vuole sapere e tra il pianista e la giornalista inizia a nascere qualcosa. Marc avverte Giordani, che il giorno successivo, in un sopralluogo sulla scena, riesce con un'intuizione a ricostruire la dinamica della morte di Amanda: prima di morire, la donna aveva scritto sul muro il nome di chi l'aveva uccisa sfruttando il vapore prodotto dall'acqua calda.

Marc riesce a rintracciare la villa della leggenda, disabitata da molti anni, facendosi dare le chiavi da Rodi, il custode che vive nelle vicinanze, e vi trova nascosto in una parete sotto del vecchio intonaco un disegno infantile. Grattando via la parete, scopre che il disegno raffigura un bambino armato di un coltello insanguinato. Dopo che Marc si è allontanato dalla stanza, un pezzo di intonaco si stacca dalla parete, rivelando un altro volto, probabilmente raffigurante l'autore della tragedia. Nel frattempo Giordani, dopo la sua scoperta, forse temendo per la sua vita, scrive appunti e tenta di avvisare Marc. Il killer però riesce a ucciderlo nello studio della sua abitazione, dopo averlo spaventato con un manichino meccanico usato per distrarlo, colpendolo alle spalle e finendolo con un grosso tagliacarte.

Scosso per la morte di Giordani e convinto di essere il prossimo obiettivo dell'assassino, Marc decide di lasciare la città invitando Gianna, con la quale ha iniziato una relazione, a partire per la Spagna, ma, osservando meglio una foto della villa, nota che una finestra è stata murata. Cerca di avvisare Carlo e lascia un messaggio a Gianna e si reca nuovamente nell'inquietante struttura, abbattendo a colpi di piccone un muro: scopre così una stanza segreta, dove giace un corpo mummificato. Sconvolto, Marc indietreggia e viene tramortito. Quando si risveglia è all'esterno, Gianna è al suo capezzale mentre la residenza è in fiamme. Recatisi in casa del custode, i due notano un disegno identico a quello nella villa eseguito dalla figlia Olga, la quale confida di essersi ispirata a un altro, rinvenuto nell'archivio della sua scuola. Giunti sul posto, Gianna decide di avvertire la polizia dopo aver sentito un rumore, ma viene chiamata da una voce. Non vedendola tornare, Marc la va a cercare e scopre che è stata pugnalata. Egli poi realizza chi è l'autore del disegno, risalente al 1950: Carlo, allora bambino. Questi, giunto sul posto, gli punta una pistola e gli rinfaccia di non avergli dato retta quando gli aveva detto di scappare, così ora è costretto a ucciderlo, pur volendogli bene. L'arrivo delle forze dell'ordine mette in fuga il giovane, ma una volta in strada questi muore cruentemente con il cranio fracassato sotto le ruote di un'auto, dopo essere stato trascinato per diversi metri da un camion e battuto la testa sul cordolo del marciapiede.

Appreso dello scampato pericolo di Gianna, Marc rincasa ricordando la scena del primo omicidio e rendendosi conto dell'estraneità di Carlo, accanto a lui in quel momento, così torna nell'appartamento e scopre che non c'è mai stato un quadro bensì uno specchio, dove era riflesso il volto dell'assassino, ovvero l'anziana madre di Carlo, che nel frattempo lo ha seguito per ucciderlo. La donna, malata di mente, aveva assassinato suo marito, che voleva riportarla in clinica contro la sua volontà, davanti al loro figlioletto, per poi murare il cadavere nella villa; Carlo l'aveva coperta in tutti quegli anni, ma rimasto traumatizzato al contempo aveva realizzato i disegni raffiguranti il delitto. Marc tenta la fuga ma viene raggiunto dalla donna, che lo ferisce alla spalla con una mannaia. Durante la colluttazione, il medaglione di lei s'impiglia nell'inferriata dell'ascensore. L'uomo, sanguinante, preme il pulsante di chiamata, e la cabina parte, tirando con sé la collana e decapitando la donna: è la fine della catena degli efferati omicidi.

Produzione Sceneggiatura Profondo rosso nasce, come altri film di Argento, durante le battute finali della realizzazione della sua opera precedente, l'atipico Le cinque giornate. L'idea di base, la medium che, durante una seduta, percepisce i pensieri di un assassino, risale addirittura a una prima stesura di 4 mosche di velluto grigio. Argento lavora febbrilmente sulla sceneggiatura ma, insoddisfatto del risultato, si fa aiutare da Bernardino Zapponi, tanto che alla fine ne risulta una sceneggiatura a quattro mani. Zapponi, intervistato, si attribuisce l'idea di aver voluto rendere molto fisico l'orrore del film legandolo a un contesto realistico e comune, mentre attribuisce ad Argento il lato fantastico della vicenda (la medium, i fantasmi della villa, il disegno della parete, lo scheletro nella stanza murata, lo svolgimento degli omicidi).Nocturno dossier n.18 - Le Porte sul Buio: il cinema, la vita, le opere di Dario Argento

Il film risente della particolare situazione affettiva di Argento, che si era appena separato da Marilù Tolo, con cui aveva convissuto per un anno dopo il divorzio dalla prima moglie Marisa Casale. Argento ha ricordato quel periodo come ricco di febbrile creatività. Inoltre fu sul set del film che la sua relazione con Daria Nicolodi si consolidò. La Nicolodi stessa riconobbe che nel personaggio di Gianna Brezzi, la giornalista da lei interpretata nel film, c'è molto del suo vero carattere e anche molto del giovane Dario Argento quando faceva il giornalista.

Titolo Il titolo del film ha subito diversi cambiamenti: per continuare la tendenza faunistica dei precedenti lavori di Argento ovvero L'uccello dalle piume di cristallo, Il gatto a nove code e 4 mosche di velluto grigio, la pellicola avrebbe dovuto intitolarsi La tigre dai denti a sciabola (ma Argento sostiene che diffuse quel titolo per "prendersi gioco della stampa"), poi su un copione comparve il titolo provvisorio Chipsiomega (risultato dell'unione delle ultime tre lettere dell'alfabeto greco); infine si optò per Profondo rosso data la gran predominanza di tinte scarlatte nel film, sia per il sangue sia per scelte di scenografia e fotografia (basti pensare ad esempio alla scena iniziale nel teatro).

Cast

Dario Argento pensò di scritturare Lino Capolicchio nel ruolo di protagonista, il quale dovette declinare a causa di un grave incidente automobilistico che lo tenne in convalescenza per alcuni mesi, nonostante il regista fosse disposto a rimandare le riprese.

Non casuale la scelta di Clara Calamai, diva cinematografica degli anni trenta e quaranta, al fine di interpretare realisticamente un'anziana un tempo famosa poi dimenticata. Le immagini che la ritraggono nel film sono infatti delle autentiche foto di scena dell'attrice."Spaghetti Nightmares" di Luca M. Palmerini e Gaetano Mistretta Profondo rosso è la sua ultimissima apparizione sul grande schermo. Nella versione in lingua inglese (ed anche in quella francese) il personaggio ha il nome di Martha, mentre in quella italiana il nome di battesimo della donna non è mai menzionato (anche nei titoli di coda il personaggio viene semplicemente indicato come madre di Carlo).

Nella scena della telefonata tra Marc e Gianna, il giovane da lei fermato per prendere appunti è Fabio Pignatelli, all'epoca bassista della band dei Goblin, autori della colonna sonora.

Le mani guantate dell'assassino sono in realtà quelle del regista Dario Argento, espediente utilizzato anche in altri film.

Riprese Le riprese si sono svolte dal 9 settembre 1974 al 19 dicembre dello stesso anno. Il film è formalmente ambientato a Roma e dintorni, ma le scene esterne sono state girate in prevalenza a Torino, e alcune a Roma e Perugia.

La scena iniziale del film, con le prove del gruppo jazz di Marc, è stata girata all'interno del mausoleo di Santa Costanza a Roma. La scena del congresso di parapsicologia è stata girata all'interno del Teatro Carignano di Torino, in piazza Carignano 6; questo teatro verrà in seguito riutilizzato dal regista 25 anni dopo per alcune scene di Non ho sonno. Per anni si è erroneamente ritenuto che fra i figuranti in platea ci fosse l'attore Mario Scaccia: in realtà si tratta di una comparsa che gli somiglia.