Governò dal 668 fino alla sua morte.

È stato chiamato erroneamente Costantino IV Pogonato (soprattutto in passato, ma talora anche in epoca recente). Secondo Zonara e Leone Grammatico gli fu dato quel soprannome, che significa "barbuto", a ricordo della lunga barba con la quale si sarebbe presentato al ritorno dalla Sicilia.Cfr. Zonara, XIV,20.1.4; In realtà sembra che il soprannome di Pogonato ("barbuto") vada attribuito a Costante II e non a Costantino IV; l'attribuzione del soprannome a Costantino IV sarebbe un errore commesso dagli storici del tempo, ingenerato da una confusione tra padre e figlio (che si chiamavano tutti e due Costantino, dal momento che Costante, nome del padre di Costantino IV, era solo un diminutivo).

Biografia Era figlio primogenito di Costante II e di Fausta. Reggente dell'Asia minore Nel 662 Costante II decise di partire per l'Italia nel tentativo di recuperarla ai Longobardi; partito nel 663, nello stesso anno, dopo un tentativo fallito di sottomettere il Ducato di Benevento, giunse a Siracusa, in Sicilia, e qui pose la propria residenza imperiale. Sembra che intendesse portare con sé in Italia la moglie e i suoi figli, ma gli abitanti della capitale si opposero a ciò, impedendo la loro partenza.Teofane, AM 6153. Nonostante la giovane età, a Costantino fu affidato dal padre il governo dell'Asia Minore, vista l'assenza del padre.

Dal 663 al 668, secondo il cronista Teofane, vi furono numerose incursioni arabe in Anatolia, e nel 667/668 si verificò pure una ribellione dello strategos degli Armeniaci, Saborios, che inviò il generale Sergio presso Muʿāwiya per ottenere l'appoggio degli Arabi nella sua lotta contro l'imperatore legittimo, promettendo in cambio l'Asia Minore.Teofane, AM 6159. Costantino, venuto a conoscenza di ciò, inviò un suo cubiculario presso il califfo omayyade Muʿāwiya, per comprare il suo appoggio contro il ribelle, o almeno la sua neutralità, con ricchi doni, ma invano. Ottenuto l'appoggio di truppe arabe sotto il comando di Fudhala, Sergio si apprestò a tornare da Saborios, ma, vinto e catturato dalle truppe del cubiculario eunuco, fu per ordine dello stesso castrato e ucciso, come punizione per averlo insultato ("non sei né un uomo, né una donna") di fronte a Muʿāwiya. Nel frattempo Costantino, venuto a conoscenza dell'alleanza con gli Arabi, inviò contro le forze nemiche il patrizio Niceforo; ma non ci fu bisogno di alcuna battaglia perché Saborios perì, secondo almeno Teofane, in circostanze fortuite, e Fudhala, venuto a conoscenza della fine della rivolta, chiese a Muʿāwiya ulteriori aiuti, con cui saccheggiò l'Anatolia e conquistò Amorio; la città venne recuperata però dai Bizantini, che uccisero tutti i 5 000 Arabi posti a guarnigione della fortezza.

Nel 668 Costante II fu ucciso a Siracusa, mentre stava facendo il bagno, da un servo con il portasapone; la congiura era stata organizzata da Mecezio che si proclamò imperatore.Teofane, AM 6160. Anche Costantino a Costantinopoli fu quindi proclamato imperatore, dopo la morte del padre.

Proclamato imperatore

Quando egli salì al trono, la situazione dell'Impero bizantino era critica per le sollevazioni in Sicilia. Infatti quando Costante II venne ucciso a Siracusa, il trono imperiale venne usurpato da Mecezio, che aveva commissionato l'omicidio; Costantino IV, l'imperatore legittimo, per vendicare la morte del padre e sconfiggere l'usurpatore, inviò una flotta a Siracusa e nel 669 sconfisse agevolmente Mecezio, restaurando così l'ordine interno.Paolo Diacono, Storia dei Longobardi, V,12. Secondo Teofane, Costantino IV sarebbe giunto a Siracusa di persona per sedare la ribellione di Mecezio, che venne decapitato e la sua testa venne esposta nell'ippodromo; altri cronisti greci posteriori a Teofane (Zonara, Giorgio Monaco, ecc.) aggiungono che Costantino IV punì severamente il patrizio Giustiniano, che si era compromesso con i ribelli, ordinando la sua esecuzione, e che poi fece castrare il figlio di quest'ultimo, il futuro patriarca di Costantinopoli Germano, in quanto osò lamentarsi dell'esecuzione di suo padre.Zonara, XIV, 20.2-3. Tuttavia fonti latine quasi contemporanee, come il Liber Pontificalis, non accennano alla partecipazione diretta dell'imperatore alla spedizione siciliana e sostengono che Mecezio venne detronizzato dalle truppe esarcali. Lo studioso Brooks ha quindi messo in dubbio la veridicità della venuta di Costantino IV a Siracusa sulla base del silenzio delle fonti occidentali e del fatto che a quell'epoca gli Arabi conducevano raid pericolosi in Anatolia, per cui era improbabile che l'imperatore, con l'Anatolia minacciata dagli Arabi, fosse venuto di persona in Sicilia. Le argomentazioni di Brooks sono state considerate "probanti" da Ostrogorsky,Ostrogorsky, p. 133. ma non tutti gli studiosi sono d'accordo.; Treadgold 1997, pp. 323-324 (dove tuttavia sostiene che le truppe dell'Italia e dell'Africa avevano già sedato la rivolta quando l'imperatore arrivò).

Regno Discordia interna Il suo regno fu caratterizzato dalla discordia fraterna. Condivise con i fratelli Eraclio e Tiberio il titolo di Augusto. I suoi fratelli, che pur essendo Augusti non detenevano alcun potere, istigarono le truppe del thema anatolico a marciare verso Costantinopoli e a chiedere all'imperatore di dividere il potere con i fratelli, giustificando la loro richiesta con un argomento teologico: secondo loro, la santa Trinità, che governa il mondo ultraterreno, doveva essere rappresentata in Terra da una trinità umana (l'imperatore e i suoi fratelli) che avrebbe governato l'impero dei cristiani (l'Impero romano d'Oriente).Teofane, AM 6161. Questa proposta è una prova della supremazia totale dell'autorità civile su quella ecclesiastica e una prova evidente del fatto che l'imperatore era ormai visto dai suoi sudditi come il capo della Chiesa. Costantino IV inviò presso di loro il patrizio Teodoro, mostrando di voler accogliere le loro richieste, concedendo loro il permesso di entrare in Senato per discutere sulla questione, ma poi fece arrestare e giustiziare i capi della rivolta. Teofane colloca gli avvenimenti nel 669/670 e sostiene che nell'anno successivo l'imperatore mozzò il naso ai fratelli e li privò dei loro titoli; in realtà, secondo la storiografia moderna, la rivolta del tema anatolico e la punizione riservata ai fratelli sarebbero avvenute intorno al 680-681, poco dopo il concilio di Costantinopoli che condannò il monotelismo.Ostrogorsky, p. 112.

L'espansionismo arabo, l'Assedio di Costantinopoli e i Bulgari

Il regno di Costantino IV fu caratterizzato anche dalle lotte contro i musulmani. Essi devastarono la Sicilia, lasciando però immediatamente l'isola, dopo aver saccheggiato Siracusa ed essersi impadroniti dei tesori accumulati da Costante II.Paolo Diacono, Storia dei Longobardi, V,13. In Africa la guerra continuava e nonostante la popolazione locale lottasse senza ricevere rinforzi da Costantinopoli, si oppose strenuamente all'invasione araba della Mauretania. Nel 676 Qusayla, un comandante indigeno che comandava le forze unite dei Berberi (Mauri) e dei Romani (ormai, più propriamente, Bizantini), riuscì a conquistare la città di Qayrawan, che in seguito divenne nota come la capitale dell'Imamato fatimide.

Il califfo Mu'awiya ibn Abi Sufyan aspirava alla conquista di Costantinopoli e nel 672/673 organizzò una spedizione per conquistarla. Essa s'impadronì di quasi tutte le isole dell'Egeo e la città di Smirne, intendendo utilizzarle come teste di ponte per il successivo assedio.Teofane, AM 6164. L'imperatore Costantino, però, non si fece cogliere impreparato e, informato delle intenzioni ostili degli Arabi, ordinò che fossero preparate nel porto di Cesario, nella capitale, navi armate di una nuova formidabile arma, il fuoco greco. Il fuoco greco, inventato da un ingegnere siriaco di nome Callinico, fuggito da poco tempo a Costantinopoli,Teofane, AM 6165. si ritiene fosse una miscela di pece, salnitro, zolfo, nafta e calce viva, contenuta in un grande otre di pelle o di terracotta (sìfones) collegato a un tubo di rame, montato sui dromoni bizantini; ciò che rendeva temuti questi primitivi lanciafiamme era che il "fuoco greco", a causa della reazione della calce viva, non poteva essere spento con acqua, che anzi ne ravvivava la forza, e di conseguenza le navi, realizzate in quel periodo in legno, erano destinate a sicura distruzione. Quando quindi, nella primavera del 674, gli Arabi gettarono l'ancora nella regione della Tracia tra l'Hebdomon e il Kiklobion, nelle vicinanze di Costantinopoli, trovarono la strenua resistenza della flotta bizantina, armata della nuova arma: «Ogni giorno vi erano scontri militari dalla mattina alla sera, tra il brachialon della Porta d'Oro e il Kiklobion, con attacchi e contrattacchi; il nemico mantenne la posizione dal mese di aprile fino a quello di settembre; poi, tornando indietro, giunsero a Cizico, che avevano conquistato, e svernarono lì; e nella primavera ritornarono e in modo simile condussero guerra contro i cristiani per sette anni, finché, dopo aver perso molti uomini e molte navi, decisero di tornare indietro…» (Teofane, AM 6165). Dopo un "assedio" (in realtà una serie di scontri navali in prossimità della Capitale) durato quattro anni (benché Teofane dica erroneamente che durò sette anni), nel 678 Yazīd, il figlio di Muʿāwiya, ordinò la ritirata; avendo perso molte navi a causa del fuoco greco, Yazīd ordinò a 30 000 uomini di ritornare in Siria via terra mentre imbarcò il resto dell'esercitò sulle poche navi rimaste. Ma la flotta venne distrutta da una tempesta mentre i 30 000 soldati arabi vennero massacrati da un esercito bizantino comandato da Floro, Petrona e Cipriano.