Si cimentò nell'arte della scrittura, nella grafica, nella tipografia, nell'illustrazione, nel disegno caricaturale e nella pittura, lasciando sempre un'impronta originale e controcorrente. Fu fondatore e direttore di varie riviste come L'Italiano (1926), Omnibus (1937) e Il Borghese (1950). Nel 1946 fondò la casa editrice Longanesi & C..
Personalità insieme popolare e sofisticata, seppe fondere il gusto per la tradizione con un atteggiamento intellettuale anticonformista. Grande scopritore di talenti, fu il maître à penser di un'intera generazione di scrittori e giornalisti.
Biografia
Il padre Paolo, discendente da una famiglia di agiati coltivatori, era un dirigente aziendale: guidava la fabbrica di polveri da sparo «Pietro Randi»Pietro Randi, lughese, fu l'inventore, nel 1889, della "randite", la prima polvere da sparo senza fumo prodotta in Italia. Era di color giallo-zolfo in grani ovoidali.; la madre Angela era discendente dei Marangoni, ricchi proprietari terrieri di Lugo.
Longanesi ricorda: «Sono uscito da una famiglia per metà rossa e per metà nera, sentimentale e rissosa, laboriosa e ambiziosa, scettica e religiosa; sono cresciuto in una delle tante famiglie romagnole che, in ottant'anni, riuscirono ad acquistare una casa, a conquistarsi un gradino». «Sono un uomo inquieto uscito da una famiglia quietissima»Questa e altre citazioni sono tratte da Leo Longanesi: la fabbrica del dissenso, in Internet Culturale, 2011 e provengono in massima parte da Parliamo dell'elefante. Frammenti di un diario, 1947.. Nel 1911 Leo ha sei anni: la famiglia si trasferisce a Bologna. I genitori, benestanti, hanno deciso di investire sull'unico figlio. Leo dovrà imparare il francese e frequentare le migliori scuole della città. In estate trascorre la villeggiatura con la famiglia alle terme di Montecatini, a San Remo e, dal 1915 in poi, a Forte dei MarmiPier Mario Fasanotti, Tra il Po, il monte e la marina. I romagnoli da Artusi a Fellini, Neri Pozza, Vicenza, 2017, p. 209..
I Longanesi prendono alloggio in palazzo Boldrini, all'angolo tra via Irnerio e piazza VIII Agosto. Di sera la famiglia Longanesi non è quasi mai sola: vengono invitati nel salotto di casa poeti e scrittori. È un'idea della madre Angela, che vuole che Leo si abitui fin dalla fanciullezza alle conversazioni intellettuali. Alcuni nomi: Alfredo Testoni, Giuseppe Lipparini, Carlo Zangarini, Lorenzo Ruggi, Gherardo Gherardi. Bologna diventa così la città di adozione di Leo: «A Roma, a Milano, a Napoli, ho trascorso anni, ma a Bologna ho lasciato il cuore. Posso dire di conoscerne ogni porta, ogni finestra, ogni vicolo [...] [A Bologna] Tutto è lecito, tutto è consentito, a condizione che ci si muova sul piano dell'intelligenza...». Appena comincia a manifestare la sua inclinazione per l'arte e la letteratura la madre lo asseconda. Affascinato dalle arti grafiche, esprime la sua creatività realizzando giornali. Crea il primo foglio stampato all'età di quindici anni: Il Marchese (numero unico, 1920). Seguiranno: È permesso…?, con sottotitolo: Zibaldone dei giovani (mensile satirico, 1921), Il Toro (1923)Diretto insieme con Corrado Testa e Nino Fiorentini, il primo numero esce il 1º marzo 1923. e Il Dominio (1924), dove rivela le sue doti intellettuali, tecniche e artistiche. Tutti i giornali hanno sede presso la sua abitazione in via Irnerio e sono stampati presso lo Stabilimento Poligrafici Riuniti. Dopo la maturità, conseguita al liceo ginnasio Galvani, frequenta l'Università felsinea alla Facoltà di Giurisprudenza.
Il Ventennio di Longanesi
Nella Bologna del primo dopoguerra, Longanesi gode di benessere materiale, veste alla moda e adotta l'estetica futurista come stile di vita. Appassionato d'arti figurative, cinque sue tavole compaiono, nel 1922, sulla rivista romana Cronache di attualità, di Anton Giulio Bragaglia (altri disegni saranno pubblicati tra il 1923 e il 1924 sul supplemento satirico della rivista, Index Rerum Virorumque Prohibitorum). Nel segno del movimento futurista sono anche i suoi primi quadri, con cui prende parte, assieme ad altri futuristi celebri come Ago e Aterol, all'Esposizione annuale di Belle arti in Bologna nel 1923Dario Boemia, La letteratura del primo Novecento nell'«Italiano» di Leo Longanesi (tesi di laurea), s.d., p. 16.. Longanesi si ispira a grandi maestri quali Honoré Daumier, Toulouse-Lautrec, Grosz;
Gli anni dal 1923 al 1926 sono fondamentali per la formazione di Longanesi: accresce la propria cultura con letture e viaggi, ma soprattutto si avvicina a uomini che incideranno profondamente nella sua formazione. A Bologna frequenta notte e giorno caffè letterari, si inserisce nel giro dei nottambuli e del demi-monde cittadino, conosce Bruno Cicognani, Galvano della Volpe e Gustavo Del Vecchio. L'incontro più importante è quello con Giorgio Morandi: il pittore lo prende sotto la sua ala protettiva, ispirandone la ricerca artistica e in campo tipografico: è in quel periodo che Longanesi inizia la ricerca di tipi di carattere in disuso che egli stesso riporterà in auge anni dopo. Morandi, a sua volta, lo presenta a Giuseppe Raimondi. Frequenta i gerarchi fascisti Leandro Arpinati e Dino Grandi; con Italo Balbo stringe una duratura amicizia. In Versilia, meta dei propri soggiorni estivi, nei primi anni 1920 Leo fa parte dell'entourage che ivi si raccoglie attorno a Giovanni Gentile (della cui filosofia politica, nel 1925 con propri articoli sulla rivista universitaria La Rivoluzione Fascista, Leo si fa abile divulgatore);
Aumenta di consistenza anche la sua attività pubblicistica. Nel 1924 comincia a scrivere su L'Assalto (1920-1943), organo della federazione fascista di Bologna. Longanesi viaggia assieme alla madre a Sankt Moritz e a Vienna, familiarizzandosi con l'arte e il cinema della Mitteleuropa. Trascorre tutta la primavera di quell'anno a Roma. Al celebre Caffè Aragno conosce scrittori che daranno un importante contributo alle sue future riviste: Alberto Savinio, Antonio Baldini, Emilio Cecchi, Riccardo Bacchelli, Amerigo Bartoli, soprattutto Vincenzo Cardarelli, che Longanesi in seguito descriverà come il prototipo dell'intellettuale brillante e affabulatore. Rimarrà un'esperienza fondamentale nel suo percorso giovanile d'artista. Durante il viaggio di ritorno fa tappa a Firenze: qui Cecchi gli presenta Giovanni Papini e il gruppo di letterati riunito intorno alla casa editrice di Attilio Vallecchi. In un secondo viaggio in Toscana, Longanesi si reca a Colle di Val d'Elsa, legandosi in fraterna amicizia col pittore e incisore Mino MaccariDario Boemia, op. cit., p. 18. È a questo periodo che risale la celebre lettera in cui Longanesi definisce come scopo della propria vita "fare tanti quattrini". Maccari rimarrà colpito dalla sfrontatezza del giovane romagnolo, di cui intuisce la genialità.. Maccari indirizza Longanesi verso istanze strapaesane (il movimento di Strapaese, teso a rivalutare la tradizione e la genuinità del folklore italiano, sarà varato solo due anni dopo). Maccari dirige, dal luglio del 1924, la rivista Il Selvaggio, a cui Longanesi indirizzerà le proprie collaborazioni dal 1925Il primo articolo di Longanesi compare sul numero del 13-29 settembre 1925. al 1929. I due amici elaborano assieme la commedia teatrale Due servi. Oltre a Maccari, altro incontro di Leo, in quell'anno cruciale, è quello con Curzio MalaparteDario Boemia, op. cit., p. 20..
Il 1926 è un anno di svolta per Longanesi: fonda una rivista nuova e audace, scrive il suo primo libro e abbandona gli studi universitari per dedicarsi completamente al giornalismo e all'editoria. Il 14 gennaio 1926 esce il primo numero de L'Italiano «Rivista settimanale della gente fascista» (reca il sottotitolo), periodico di cultura artistico-letteraria e sociale. Il nome di Longanesi inizia a diffondersi presso gli italiani colti. Collaborano al primo numero della nuova rivista, tra gli altri, i cattolici tradizionalisti Gherardo Casini e Domenico Giuliotti; più tardi, col dar vita a Strapaese si aggiungeranno i nomi dei "rondiani": oltre a Vincenzo Cardarelli, Bacchelli, Raimondi e Maurizio Korach (la collaborazione di questi si prolungherà, con vari articoli, sino al 1936), la firma del sociologo Camillo Pellizzi e, dagli anni 1930, quelle di Giovanni Comisso, Henry Furst e Giovanni Ansaldo. L'Italiano nasce in un momento di intenso dibattito circa il rapporto tra arte e fascismo e si caratterizza per una presa di posizione nettamente contraria all'esistenza di un'arte sistematicamente fascista:
Secondo Longanesi è la realtà che suggerisce all'artista i modelli; ma l'opera d'arte non è mai imitazione del reale: è frutto di originali dinamiche della creatività individuale, che mira non già alla rappresentazione, quale che essa sia, del suo oggetto, ma a una sua feconda manipolazioneRaffaele Liucci, L'Italia borghese di Longanesi, p. 166.. Nel giugno dello stesso anno 1926, vengono poste le basi, in un incontro a Bologna tra Morandi, Maccari, Cardarelli e Leo, del movimento «Strapaese». Viene ufficialmente inaugurato nel settembre successivo, pressoché in contemporanea con l'esordio della rivista 900 di Massimo Bontempelli, iniziatore di «Stracittà».
Il Vade-mecum del perfetto fascista, opera prima che Longanesi pubblica nel 1926 con straordinario successo, è un compendio del suo stile "frondista": il famoso motto «Mussolini ha sempre ragione», da lui coniatoLo slogan «Mussolini ha sempre ragione» appare per la prima volta su L'Italiano, n. 3/1926, p. 4, e viene ripreso, sempre nello stesso anno, nel Vade-mecum del perfetto fascista. (e presente nel Vade-mecum), si presta con voluta ambiguità sia all'esaltazione sia alla satira. Questa sottile sua dicotomia di fondo, permetterà, anni dopo, a Longanesi, da un lato di collaborare con la rivista Cinema di Vittorio Mussolini; dall'altro di satireggiare, già nei primordi, su «ogni campagna del regime: così per la battaglia del grano (1925), come per la bonifica culturale; per la mitizzazione dell'Antica Roma, come per le mire imperiali della guerra d'Africa».
Dal 1927, la piccola casa editrice Longanesiana, all'insegna de "L'Italiano Editore", s'avvia alla pubblicazione di opere di Riccardo Bacchelli, Telesio Interlandi (Pane bigio, 1927), Vincenzo Cardarelli (Il Sole a picco, edito nel 1929 e corredato di ventidue disegni di Giorgio Morandi, che vincerà quello stesso anno l'ambitissimo Premio Bagutta), Giuseppe Raimondi, Lorenzo Montano e Antonio Baldini (La dolce calamita ovvero La donna di nessuno, 1929), Julien Green, cataloghi d'arte di Gigiotti Zanini, Mino Maccari e Amerigo Bartoli (con l'uso di caratteri tipografici Bodoni, in luogo del più leggero elzeviro). Così Longanesi presenta la sua casa editrice ai lettori:
Nel 1927 rileva da Curzio Malaparte la casa editrice "La Voce", fondata a Roma da Giuseppe Prezzolini nell'anteguerraGiuseppe Prezzolini, Codice della vita italiana (a cura di Claudio Maria Messina), 2003, p. 65.. Una delle prime pubblicazioni di tale casa è stata proprio un'opera di Malaparte, Avventure di un capitano di sventura (1928). Nello stesso anno Longanesi e Mino Maccari pubblicano L'almanacco di Strapaese, ossia Il centogusti per l'anno MCMXXIX compilato dai due nani di Strapaese.