Malombra è un film del 1942, diretto da Mario Soldati, tratto dall'omonimo romanzo di Antonio Fogazzaro.
Trama La marchesina Marina di Malombra, rimasta orfana, viene accolta nella dimora dello zio conte D'Ormengo, un tetro e sperduto Palazzo in riva al lago, ma con la condizione di potersene allontanare solo quando si sposerà. La giovane donna trova in una vecchia spinetta una lettera nella quale una sua antenata, Cecilia, racconta in modo accorato la prigionia in cui fu tenuta dal marito, il padre del conte, a causa di una relazione avuta con un giovane ufficiale, e chiede di essere vendicata.
Progressivamente Marina, insofferente per la mancanza di libertà cui deve sottostare che la induce spesso in aspri contrasti con lo zio, si identifica nella sorte di Cecilia. La sua suggestione (le pare di sentire la voce del fantasma di Cecilia che chiede vendetta) è aumentata dalla lettura di un libro intitolato Fantasmi del passato. Il caso vuole che l'autore, Corrado Silla, sia il figlio di una vecchia e venerata amica del D'Ormengo, ormai defunta, e che costui lo inviti alla villa per fargli scrivere un trattato storico-politico, in realtà il conte vuole aiutare il giovane, avendo saputo che egli versa in ristrettezze.
Corrado è attratto da Marina, ma il loro rapporto è reso difficile dall'altero e sprezzante temperamento di questa e dalla sua crescente ossessione, con cui vuole coinvolgerlo nella sua ansia di vendetta. Corrado, offeso pubblicamente da Marina, si allontana e torna a Milano, dove incontra Edith, la giovane figlia di Steinegge, il segretario ungherese del conte D'Ormengo, e tra i due nasce una tenera simpatia, anche se Edith esita a trasformarla in una relazione. Intanto il conte accoglie la sua cugina contessa Fosca Salvador come ospite nella dimora, il cui figlio Nepo vorrebbe sposare la nipote, attratto dalla ricca dote di quest'ultima. Marina, pur non amando il pretendente, accetta con dolore questa soluzione, sperando nella gelosia di Silla e nel suo ritorno al palazzo.
Ma poi la sua ossessione degenera, sino a quando, ormai credendosi la reincarnazione dell'antenata, provoca allo zio un malore fatale, presentandosi di notte nella sua stanza come Cecilia, venuta a reclamare la vendetta. La morte del conte fa fallire anche il matrimonio programmato con il cugino, dato che la nipote non viene menzionata nel testamento. Nel frattempo Silla, che era stato richiamato al palazzo da un messaggio di Marina per la grave malattia del conte, ricade nella morbosa passione per lei, la quale, credendo che il giovane la ritenga pazza e voglia abbandonarla, ormai in preda alla follia, fa preparare sulla loggia ventosa un allucinante pranzo funebre durante il quale gli spara un colpo di pistola al cuore, uccidendolo. Poi fugge in barca verso il lago dove, come già accaduto all'antenata Cecilia, si perderà. In seguito, accanto ad un piccolo cimitero che guarda il lago, Edith, confidandosi con il prete, rimpiangerà amaramente di non essere stata capace di salvare Corrado con il suo amore.
Produzione Sceneggiatura Con Malombra Soldati ripropone un film ispirato ad un'opera di Antonio Fogazzaro, come già aveva fatto l'anno precedente con Piccolo mondo antico con cui ha in comune diversi elementiAdriano Aprà, nel suo contributo alla Storia del cinema italiano - citato in bibliografia - individua quali elementi simili tra i due film la villa ed il paesaggio lacustre, alcuni passaggi di parlata dialettale lombarda ed il rilievo dato ai personaggi secondari. A proposito dell'uso del dialetto, Soldati, ha spiegato che si trattava «di una scelta dello stesso Fogazzaro, una scelta di pudore, di grazia [ed] un segno di maggiore attenzione alla realtà». Dichiarazioni contenute in una sua conversazione con Guido Cerasuolo pubblicata su Cinema & cinema, citato in bibliografia., pur essendo parzialmente diverso il gruppo degli sceneggiatori. Infatti, in Malombra, accanto allo stesso Soldati ed a Mario BonfantiniI due letterati erano legati da una salda amicizia nata quando Soldati era stato licenziato dalla Cines a causa di uno scontro avuto con Luigi Pirandello sul set di Acciaio; allontanatosi da Roma, era andato ad abitare sul lago d'Orta, ospite proprio di Bonfantini, negli anni 1934-36. Questa circostanza è stata raccontata da Soldati in una intervista concessa a Giovanni Grazzini e pubblicata sul Corriere della Sera del 23 novembre 1978.Bonfantini anticipò in un intervento pubblicato sul mensile Primi piani del maggio 1942 l'intenzione di realizzare Malombra spiegandola con «una attrazione esercitata da nessun elemento o tema, o episodio in particolare, ma dalla stessa poetica vitalità di tutto il mondo fogazzariano»., già presenti in Piccolo mondo antico, lavorano alla sceneggiatura lo scrittore Margadonna, il futuro regista Renato Castellani, che qui sarà anche aiuto regista, ed il letterato torinese Agostino Richelmy, amico di Soldati sin dalla comune gioventù a TorinoSoldati motivò la scelta di portare sugli schermi Malombra per i «personaggi tormentati e divisi in sé stessi e l'un contro l'altro, tra le forze opposte del bene e del male, della fede e del peccato, della speranza e dello scetticismo, oltre gli schemi del conformismo cattolico. Ecco perché Fogazzaro è uno dei più vivi e più moderni [autori], cioè dei più cinematografici». Testo inserito in una brochure di presentazione del film realizzata nel 1942 dalla "Lux", poi riprodotta nella monografia Mario Soldati, la scrittura e lo sguardo- citata in bibliografia, pag. 81, pubblicata in occasione dell'85º compleanno del letterato e regista..
Riprese
Le riprese di Malombra ebbero inizio il 7 aprile del 1942 in provincia di ComoLa notizia sull'inizio della lavorazione del film sono tratte da un articolo apparso sul periodico Eco del cinema. L'aprile del 1942 è lo stesso mese in cui Piccolo mondo antico usciva nelle sale cinematografiche., nella Villa Pliniana a Torno, e la lavorazione durò per tutti i mesi primaverili ed estiviIl mensile Lo schermo del giugno 1942 dà notizie su vari aspetti della lavorazione del film, che avviene contemporaneamente ad altre pellicole prodotte dalla "Lux", la quale nello stesso periodo affiancava ad una produzione di film drammatici (Un colpo di pistola e Una storia d'amore) altri comico - farseschi (Giorno di nozze e Colpi di timone), mentre sul numero di settembre del mensile Primi piani si informa che, terminata la produzione, la pellicola è passata al montaggio.. Margadonna ha ricordato i numerosi sopralluoghi effettuati ed un disaccordo circa le scene iniziali della pellicolaIl libro di Fogazzaro inizia con il viaggio in treno di Silla e questa era inizialmente l'idea, ma poi si scelse di dedicare le prime scene all'arrivo di Marina alla Villa, riprendendo in questo la sceneggiatura di una precedente (1917) versione di Gallone con Lyda Borelli. La testimonianza di Margadonna è stata raccolta da Francesco Savio e pubblicata in Cinecittà anni Trenta, citato in bibliografia..
Durante le riprese l'interprete principale, Isa Miranda, si ammalò e le riprese dovettero essere sospese per una decina di giorni, con gran dispetto di Soldati che desiderava una lavorazione molto veloceQueste notizie sono tratte dall'intervista fatta all'attrice e pubblicata su Cinecittà anni Trenta, citato. La Miranda ha anche ricordato che il periodo di lavorazione alla Pliniana fu funestato da un incidente in cui perse la vita un bambino, figlio della custode della Villa.. Gli esterni del film furono girati sul lago di Como, sul versante italiano del lago di Lugano ed in Valsolda, ma - come ha ricordato la Miranda - diverse scene realizzate in quei luoghi andarono perse perché furono poi tagliate nell'edizione definitivaI tagli furono essenzialmente dovuti alla eccessiva lunghezza della pellicola. Secondo la testimonianza dell'attrice, riportata nella monografia Isa Miranda, citata in bibliografia, «la maggior parte delle scene più belle finirono nel cestino».. Si rese anche necessario superare notevoli difficoltà tecniche (per le scene da girare nello stretto Orrido di Osteno si dovette chiedere l'intervento dei Vigili del Fuoco di Como affinché vi realizzassero alcune strutture di sostegno). Gli interni vennero girati ovviamente alla Pliniana, e poi anche a Roma, dove gli ambienti della Villa furono ricostruiti.
Cast artistico
In tutte le occasioni in cui è stato interpellato sul film, Soldati non ha mai mancato di ricordare che avrebbe desiderato quale interprete principale di Malombra non Isa Miranda, bensì quella stessa Alida Valli che lui aveva già diretto in Piccolo mondo anticoSecondo Luca Malavasi, autore di una monografia sull'opera registica di Soldati - citata in bibliografia, pag. 60 -, la posizione del regista era anche dettata dal ricordo di una breve relazione con la Valli dopo Piccolo mondo antico, che poi rielaborò nella novella Il momento buono., arrivando a sostenere che «senza quel grandissimo difetto sarebbe stato senza dubbio il mio film più bello». Ma la Valli non poté partecipare a Malombra per questioni contrattuali, essendo legata ad un'altra casa produttrice, la "Minerva" (secondo altre fonti, invece, era la "Excelsa")In un'anticipazione del film pubblicata sul periodico Lo schermo del febbraio 1942 era prevista la presenza come protagonista di Evi Maltagliati, di cui poi non si parlò più al momento di iniziare le riprese.. «Nel ricordo di Soldati - ha scritto Malavasi - la Miranda si trasforma nel "capro espiatorio" di tutti i difetti del film, che pure resta uno dei più amati da Soldati, il primo che lui girò "credendo nel cinema"».
Questa posizione del regista è da molti osservatori ritenuta ingiusta. Renato Castellani ha ricordatoNel ricordo di Castellani, raccolto e pubblicato da Francesco Savio in Cinecittà anni Trenta, op. citata in bibliografia, si trattò di un «provino lunghissimo, girato in modo favoloso, estremamente raffinato, con luci di candele» nel quale l'attrice era riuscita ad ispirare una «angoscia allucinante». che la Miranda fece un provino che «rasentava la perfezione» e che «per realizzare un personaggio tipo Marina di Malombra era molto meglio una attrice ambigua, dubbia, complessata come era la Miranda», per cui lui, assieme al produttore Gualino, insistette perché fosse scelta come protagonistaNel 1940, allo scoppio della guerra, Isa Miranda aveva lasciato gli Stati Uniti dopo un soggiorno ad Hollywood che non era stato molto positivo per la sua carriera. Al suo ritorno in Italia ebbe qualche difficoltà a rientrare nel cinema italiano e, a giudizio di alcuni commentatori, l'interpretazione di Malombra costituì in tal senso la sua prima importante prova.. L'intensità con cui la Miranda affrontò questa interpretazione e l'immedesimazione nel tormentato personaggio di Marina provocarono, alla fine delle riprese, un suo ricovero in una clinica per cure nervoseIntervista ad Alfredo Guarini pubblicata in (FR) Jean A. Gili, Le cinéma italien à l'ombre des fascieaux, Perpignan, Institut Jean Vigo, 1990, p. 132.. Retrospettivamente Adriano Aprà ritiene «incomprensibile che Soldati abbia sempre rimpianto l'assenza della ValliIl giudizio di Aprà fa parte del citato contributo alla Storia del cinema italiano, vedasi bibliografia.».