La cappella ducale di San Liborio è un luogo di culto cattolico dalle forme neoclassiche situato in via Roma 3 a Colorno, in provincia e diocesi di Parma, alle spalle del grande palazzo Ducale.

La chiesa, costruita originariamente nel 1722 quale cappella palatina su iniziativa del duca Francesco Farnese e su probabile disegno di Giuliano Mozzani, fu riedificata tra il 1775 e il 1777 per volere del duca Ferdinando di Borbone forse da Gaspare Turbini, che si ispirò ai progetti di Ennemond Alexandre Petitot del 1754; tra il 1789 e il 1792 fu ribaltata e ampliata da un architetto ignoto, individuato in Pietro Cugini, Donnino Ferrari, Louis-Auguste Feneulle o Domenico Cossetti...

La cappella è considerata, per l'integrità delle sue forme, un "monumento dell'arte neoclassica". e una delle chiese contenenti il maggior numero di opere d'arte della diocesi..

Storia Prima cappella Verso il 1722, al termine dei lavori di ristrutturazione del palazzo Ducale e del suo grande parco, Francesco Farnese decise di far costruire sul retro dell'edificio una cappella palatina, dedicata a san Liborio, in quanto protettore dei malati di calcolosi renali, di cui il Duca di Parma soffriva; l'oratorio fu probabilmente progettato dall'architetto Giuliano Mozzani, già attivo nel palazzo, e fu completato nel 1725. Il luogo di culto barocco, delimitato a nord-est dal canale Naviglio, si sviluppava su una pianta a navata unica affiancata da una cappella per lato, con ingresso a sud-est e presbiterio absidato a nord-ovest; in sommità si elevava su un alto tamburo una cupola, coronata da una lanterna...

Nel 1734, durante la battaglia di Colorno, la chiesa fu parzialmente danneggiata..

Nel 1755 il duca Filippo di Borbone incaricò Ennemond Alexandre Petitot di progettare una nuova cappella più ampia e grandiosa, che si armonizzasse maggiormente con l'adiacente palazzo; l'architetto presentò due disegni e cinque stampe, attraverso i quali il falegname Michel Poncet e l'intagliatore Marc Vibert realizzarono un modello ligneo in scala del nuovo edificio. La chiesa, in stile neoclassico, si sarebbe sviluppata su una pianta a croce latina a tre navate e si sarebbe elevata sia internamente sia esternamente su tre ordini, di cui quello intermedio, destinato al duca e alla sua corte, più alto e sontuoso, grazie alla ricca presenza di statue e di colonne corinzie; a coronamento del tetto era prevista un'ampia cupola. Tuttavia, i lavori di costruzione non furono mai avviati.

Seconda cappella Una ventina di anni dopo, il duca Ferdinando di Borbone decise di portare a compimento i propositi di suo padre. Non si conosce con certezza il nome dell'architetto al quale si rivolse, ma la testimonianza dell'esistenza di una copia di un progetto dell'edificio redatta da Gaspare Turbini nel 1772 fa propendere per l'attribuzione a lui dell'opera, ispirata nell'impostazione generale e nelle decorazioni ai disegni del Petitot. Nei primi mesi del 1775 la cappella barocca fu demolita, mentre la prima pietra del nuovo tempio fu posata il 16 maggio di quell'anno;Nella malta che ricopre superiormente la volta della navata centrale è incisa l'iscrizione: "Nell'anno del Signore 1775 il 15 di dicembre io Francesco Antonelli con compagni ho ultimato il volto di questa chiesa con l'assistenza di un grandissimo [...] Pietro Maria Monteverdi che mise la prima pietra nelle fondamenta il 16 di maggio del 1775". Vedi . i lavori proseguirono per circa due anni e il 16 ottobre 1777 il luogo di culto fu solennemente consacrato dal vescovo di Borgo San Donnino Alessandro Garimberti...

La chiesa, in stile neoclassico, si sviluppava su una pianta a croce latina a tre navate, con ingresso a sud-ovest e presbiterio absidato a nord-est in adiacenza al canale Naviglio. Nella simmetrica facciata si trovavano tre portali, che davano accesso all'endonartece, affiancato da due vani per i confessionali; ai lati dell'aula si aprivano quattro cappelle per parte, dedicate rispettivamente alla Sacra Famiglia, alle reliquie dei santi, a san Pietro martire e a san Domenico sulla destra e al crocifisso, a san Pio V, a san Vincenzo Ferreri e alla Madonna del Rosario sulla sinistra. A sud-est sorgevano inoltre le camere delle Reliquie, del Fuoco e del Pozzo, gli ambienti destinati alle confraternite di San Rocco, del Santissimo Nome di Dio e del Santissimo Rosario, il campanile e, sul fondo, la sagrestia.

L'edificio fu fin da subito arricchito con numerose opere d'arte, tra le quali oli di Gaetano Callani, Giuseppe Baldrighi, Antonio Bresciani, Pietro Pedroni, Pietro Melchiorre Ferrari e Laurent Pêcheux. L'apparato decorativo fu realizzato negli anni seguenti dai più importanti artisti ducali dell'epoca, tra i quali i pittori Domenico Muzzi ed Evangelista Ferrari, lo stuccatore Benigno Bossi, gli intagliatori Ignazio Marchetti, Giuseppe Sbravati e Giovanni Prati e il falegname Michel Poncet; sulla cantoria fu inoltre aggiunto un organo di Giovanni Cavalletti...

Nel 1786 fu ristrutturata la cappella delle Sante Reliquie, su progetto dell'architetto Donnino Ferrari; l'ambiente fu decorato dai pittori Gaetano Ghidetti e Antonio Bresciani, mentre gli arredi furono realizzati dall'intagliatore Ignazio Verstrackt..

Negli stessi anni, per favorire l'accesso al monumentale edificio, fu deviato a est il corso del canale Naviglio e al suo posto fu tracciata una strada.

Terza cappella

L'intervento sul canale Naviglio non risolse il problema della mancanza di diretto contatto con l'esterno, a causa del fatto che la facciata risultava orientata verso un cortile interno del palazzo, rendendo la cappella una pertinenza esclusiva della corte. Per consentire più facilmente l'accesso alla popolazione, nel 1788 Ferdinando di Borbone decise di modificare la chiesa, ribaltandone l'orientamento di 180° e allungando significativamente l'aula. Il Duca affidò la progettazione a un architetto rimasto ignoto, sul cui nome gli storici si sono divisi, attribuendo la paternità dell'opera a Pietro Cugini o Donnino Ferrari: il primo presentò sicuramente un progetto, di cui si conserva un disegno della facciata, che tuttavia non fu approvato, ma si deve probabilmente a lui la direzione dei lavori di ristrutturazione dell'edificio; alcuni spazi interni, tra cui il presbiterio, furono invece certamente disegnati dal secondo, che ne diresse anche le opere, ma del prospetto principale alcuni studiosi ipotizzano che l'ideatore possa essere stato Louis-Auguste Feneulle o Domenico Cossetti tra il 1789 e il 1791.

Il cantiere fu avviato nel 1789, con la demolizione della facciata e di tutta la zona presbiteriale, nonché di gran parte degli ambienti laterali; furono conservati integri soltanto il transetto, la cupola, parte delle cappelle e il campanile. Le opere proseguirono per circa tre anni e il 16 ottobre 1792 la nuova chiesa fu solennemente consacrata dal vescovo di Parma Adeodato Turchi..

La cappella palatina, che mantenne lo stile neoclassico già delineato dal Petitot col progetto del 1754, fu decorata da numerosi artisti dell'epoca, in continuità con gli anni precedenti. La maggioranza degli arredi fu conservata, anche se fu in parte riadattata alle diverse dimensioni dell'edificio. Tuttavia, non fu recuperato il vecchio altare maggiore ligneo, dorato e intagliato nel 1777 da Ignazio Marchetti e Giuseppe Sbravati, che aveva realizzato anche l'ancona e le quattro statue adiacenti, raffiguranti le allegorie della Giustizia, della Speranza, della Fede e della Carità.Le statue raffiguranti la Fede e la Carità furono successivamente ricollocate ai lati dell'ancona dell'altare maggiore del duomo di Colorno. Vedi .. Fu inoltre sostituito l'organo preesistente con uno nuovo da canne, realizzato appositamente tra il 1792 e il 1796 dai fratelli Andrea e Giuseppe Serassi.

Per migliorare ulteriormente l'accessibilità del luogo di culto, nel 1796 Ferdinando fece costruire accanto al sagrato un nuovo ponte sul torrente Parma intitolato a san Giovanni Nepomuceno, su progetto dell'ingegnere Giuseppe Cocconcelli...

Tra il 1834 e il 1844 nella cappella furono officiate tutte le funzioni religiose di Colorno, durante i lavori di completa ristrutturazione del duomo di Santa Margherita..

Nel 1862, col passaggio del palazzo Ducale e di tutte le sue pertinenze al Demanio, il grande edificio fu completamente svuotato di tutti i suoi arredi; ne fu risparmiata solo la cappella di San Liborio, che mantenne pressoché inalterato il ricco patrimonio di opere. Nel 1870 l'intero complesso fu acquistato dalla Provincia di Parma..

Nel 2010 furono avviati importanti interventi di restauro, che interessarono la facciata, il piazzale antistante, il campanile e i prospetti degli edifici adiacenti; le opere si conclusero l'anno seguente. Tuttavia, tra il 25 e il 27 gennaio 2012 alcune forti scosse di terremoto provocarono vari danni al complesso della reggia, compresa la stessa cappella Ducale, che fu chiusa al culto. La chiesa fu nuovamente sottoposta a lavori di risistemazione e soprattutto di consolidamento, che riguardarono le volte della navata, la torre campanaria, il frontone e le sculture della facciata; la riapertura della cappella avvenne il 28 luglio 2013, mentre il cantiere del palazzo fu portato a termine due anni dopo, con l'inaugurazione ufficiale del 21 febbraio 2015. Altri interventi, riguardanti gli intonaci esterni del tempio e i vasi sul coronamento della facciata caduti durante il terremoto, furono avviati nel 2020.

Descrizione La chiesa si sviluppa su un impianto a croce latina a tre navate affiancate da sei cappelle per lato, con ingresso a nord-est e presbiterio absidato a sud-ovest..

Esterno Facciata

La monumentale e simmetrica facciata a capanna, interamente intonacata come il resto dell'edificio, è suddivisa orizzontalmente in due parti da un'alta fascia marcapiano, spezzata nel mezzo.

Inferiormente lo spazio è scandito in tre porzioni. Gli avancorpi laterali sono delimitati da lesene ioniche, mentre al centro il prospetto è affiancato da due colonne ioniche; nel mezzo si apre l'ampio portale d'ingresso principale, inquadrato da una cornice e da due semicolonne doriche a sostegno dell'architrave ornata con triglifi alternati a gigli borbonici; l'accesso è chiuso da un portone ligneo a due ante, intagliate nel 1777 da Ignazio Marchetti, Giuseppe Sbravati e Giovanni Prati con motivi geometrici e con le scene del Sacrificio d'Isacco a destra e la Consegna delle tavole a Mosè a sinistra. Al di sopra è collocata una grande lastra, contenente l'iscrizione in latino a ricordo della fondazione e della ricostruzione della cappella: "". L'epigrafe è sormontata da una nicchia a tutto sesto coronata da un frontone semicircolare, al cui interno è posta una statua in marmo bianco di Verona raffigurante la Madonna col Bambino, realizzata da Gaetano Cignaroli tra il 1789 e il 1791;. più in alto si apre nel mezzo un oculo, delimitato da una cornice modanata. Negli avancorpi laterali si trovano i due portali d'ingresso secondari, inquadrati da cornici e coronati da frontoni triangolari; i due accessi sono chiusi da portoni lignei a due ante, intagliate nel 1777 dal Marchetti con motivi geometrici. Al di sopra sono collocate due nicchie a tutto sesto, contenenti le statue marmoree di San Liborio e San Bernardo, eseguite dal Cignaroli.