L'invasione del Trentino del 1848 fu un'operazione militare della prima guerra di indipendenza italiana condotta dai Corpi Volontari Lombardi del generale Michele Allemandi. Essa consistette nel fallito tentativo di forzare le difese austriache in Trentino e di aprirsi la strada verso Trento per bloccare i rifornimenti austriaci alle fortezze del Quadrilatero che giungevano lungo la valle dell'Adige. Iniziata il 5 aprile, l'operazione si concluse il giorno 27 con il ritiro sulle posizioni di partenza.

Premesse Allo scoppio della prima guerra di indipendenza italiana, ai volontari di Michele Allemandi, riuniti nei Corpi Volontari Lombardi del Governo provvisorio di Milano, venne comandato di penetrare nel Trentino occidentale attraverso il passo del Tonale e principalmente nelle Giudicarie. Lo scopo della manovra era di creare una sollevazione popolare alle spalle dell'armata austriaca impegnata nella pianura, occupando la città di Trento e tagliando così l'unica via di comunicazione che restasse libera tra Vienna e Verona. Il piano di invasione fu progettato dal colonnello Alessandro Monti, capo di stato maggiore dei volontari, e sottoposto inizialmente all'attenzione favorevole del comandante generale dei Corpi, il generale Teodoro Lechi, dei volontari bergamaschi del Bonorandi e del comandante Vittorio Longhena.

Le truppe a disposizione Michele Allemandi nei primi giorni di aprile giunse a disporre di una forza consistente in circa uomini, male armati e equipaggiati, contro i del comandante austriaco del Trentino, il colonnello Friedrich Zobel che aveva però a disposizione truppe bene addestrate (Kaiserjäger) e fanti e conduceva una guerra di contenimento in attesa di rinforzi dall'Austria. Il teatro bellico costringeva, inoltre, l'attaccante italiano a procedere lungo percorsi limitati e prevedibili, negandogli ogni vantaggio tattico di sorpresa. I volontari lombardi erano organizzati in quattro colonne ciascuna composta da quattro battaglioni di fanteria: la 1ª Colonna al comando del maggiore Luciano Manara, la 2ª Colonna al comando del ticinese colonnello Antonio Arcioni, la 3ª Colonna al comando del colonnello Ernest Perrot De Thannberg, la 4ª Colonna del colonnello Vittorio Longhena e il 1º Battaglione di linea bresciano del colonnello Beretta.

Cronologia delle azioni dei Corpi Volontari L'avanzata in Trentino 1º aprile, il generale Michele Allemandi pone il suo quartier generale a Brescia. 2 aprile, la 4ª Colonna Longhena muove da Brescia attraverso la Valsabbia verso il territorio trentino meridionale delle Giudicarie. 3-4 aprile, la 4ª Colonna Longhena giunge a Vestone e alla Rocca d'Anfo attestando a Ponte Caffaro.

Nella riunione dei Corpi Franchi, tenuta a Montichiari il 6 aprile, alla presenza di Luciano Manara, Antonio Arcioni, Vittorio Longhena e Ernest Perrot De Thannberg fu pianificata militarmente l'invasione dal generale Allemandi, che dava così effetto all'operazione. Il generale ordinò all'Arcioni e al Manara di portarsi con le proprie colonne il giorno 8 aprile da Desenzano alla Rocca d'Anfo e, passato il confine con il Trentino a Ponte Caffaro, di unirsi a Tione di Trento alla Colonna Longhena che era già in movimento verso quel luogo. Il corpo di spedizione venne ordinato in modo che la Colonna Longhena (formata da volontari bergamaschi, da bresciani comandati dal capitani Malossi e Odoacre Filippini e dai valsabbini al comando del maggiore Nicola Sedaboni) formasse l'avanguardia, il corpo di battaglia dalla Colonna Manara e quella dell'Arcioni, la retroguardia dalla Colonna Thannberg. Il generale Carlo Canera di Salasco, capo di stato maggiore dell'esercito piemontese, impegnato nell'attacco alle fortezze del Quadrilatero, rifiuta la proposta del generale Allemandi di spingere un'offensiva del corpo sabaudo, parallela all'avanzata giudicariese dei volontari, a Nago, Riva del Garda tramite uno sbarco sul litorale trentino effettuato da due battelli a vapore e naviglio vario.

8 aprile, la 4ª Colonna Longhena forte di uomini varca il confine a Ponte Caffaro e si inoltra in territorio Trentino. Entra in Storo e a Condino, occupa gli sbocchi della Valle di Ledro sino al Ponale nei pressi di Riva del Garda. A Condino i volontari innalzano l'albero della libertà proclamando l'indipendenza e l'unità all'Italia. 9 aprile, la 4ª Colonna Longhena entra a Tione di Trento mentre i gendarmi austriaci si ritirano nel castello di Stenico. Il giudice di Tione si rifiuta di pronunciarsi per l'indipendenza, viene arrestato e spedito agli arresti a Brescia. 10 aprile, ricognizione a Stenico per osservare i movimenti del nemico asserragliato nel castello. 11 aprile, la 2ª Colonna Arcioni giunge a Tione di Trento e la 4ª Colonna Longhena parte per Stenico occupandolo. Gli austriaci si ritirano a Ponte Arche mentre i volontari procedono all'occupazione di Sclemo e San Lorenzo in Banale. A Tione viene istituito il Governo provvisorio con presidente il dottor Giacomo Marchetti. 12 aprile, tutta la 2ª Colonna Arcioni si concentra a Stenico. 14 aprile, battaglia di Ponte delle Sarche tra le Colonne Arcioni e Longhena e un corpo di 600 austriaci comandati dal capitano Patz. Gli austriaci vengono sconfitti, respinti a Castel Toblino ove furono assediati dai volontari della 4 ª Colonna Longhena. I volontari accusano 1 morto e 4 feriti. Parallelamente si svolgeva una seconda invasione, più a nord, lì dove la Lombardia confina con il Trentino sul Passo del Tonale, qui, 150 volontari della compagnia Scotti appartenenti alla 4ª Colonna Longhena penetrano in Val di Non dal passo di Campiglio con l'intento di scendere a Trento. 15 aprile, Longhena toglie l'assedio a Castel Toblino all'approssimarsi degli austriaci del maggiore Burlo provenienti da Trento e ripara a Stenico. Volontari della 2ª Colonna Arcioni inseguono gli austriaci fino a Vezzano ma sono costretti a ritirarsi di fronte alle barricate erette dal nemico. 21 volontari bergamaschi al comando del tenente Antonio Gasparini sono catturati a Sottovi nei pressi del lago di Santa Massenza e trasferiti a Trento, mentre a Calavino viene issato il tricolore sul campanile della chiesa.

A metà aprile le forze dei Corpi Volontari impegnate in Trentino contano uomini, così suddivisi: Volontari bergamaschi: 450 uomini. Battaglione volontari della Valtrompia e Valle Sabbia di Nicola Sedaboni: 500 uomini. 2ª Colonna Arcioni: uomini. Volontari bresciani di Malossi: 350 uomini. Volontari cremonesi del maggiore Gaetano Tibaldi: 250 uomini. Volontari tirolesi della Legione trentina: 150 uomini. 4ª Colonna Longhena: uomini. 16 aprile, a Stenico i volontari dell'Arcioni accusano di tradimento il Longhena per non aver contrastato gli austriaci a Castel Toblino il quale ripara a Tione per sfuggire alla collera della truppa. I 21 volontari catturati a Vezzano, vengono fucilati nel Castello del Buonconsiglio a Trento alle ore 4.00 per ordine del colonnello Friedrich Zobel. Il Governo provvisorio di Brescia richiama nella città Vittorio Longhena, mentre Arcioni assume il comando delle due colonne. La 1ª Colonna Manara giunge a Tione. 17 aprile, il battaglione del colonnello Beretta, con due pezzi di artiglieria, si unisce a Tione alla 2ª Colonna Arcioni mentre Stenico viene abbandonato a causa del sopraggiungere di un forte reparto austriaco. Nei pressi di Arco di Trento, in località Varone, i volontari bresciani delle compagnie bresciane di Nicola Sedaboni e Malosso vengono respinte dagli austriaci della guarnigione di Riva del Garda. Ordine del generale Allemandi, visto il mancato apporto dell'esercito piemontese, a tutti i Corpi Volontari Lombardi di ritirarsi dal Trentino e acquartierarsi a Bergamo e Brescia per procedere alla riorganizzazione dei vari reparti.

L'eccidio dei 21 di Trento

Catturati il 15 aprile 1848 a Santa Massenza dagli austriaci del maggiore Burlo della Brigata del colonnello Friedrich Zobel, i volontari lombardi furono portati nel castello del Buonconsiglio a Trento e fucilati sommariamente all'alba del giorno successivo, alle ore 4.00, nella fossa della Cervara. Gli austriaci difatti consideravano i volontari alla stregua dei banditi o ribelli e non degli appartenenti ad un esercito regolare come poteva esserlo quello piemontese, quindi chi cadeva loro prigioniero subiva la condanna a morte. Secondo lo storico trentino Agostino Perini fra di loro vi erano dei disertori del 43º Reggimento fanteria “Geppert”, mentre per l'austriaco Karl von Schönhals 17 volontari indossavano ancora le divise austriache dei Reggimenti "Geppert" e "Haugwitz". Il feldmaresciallo von Welden, comandante dell'esercito forze austriache operanti in Tirolo, giunto a Trento il 17 aprile, ordinò ai suoi ufficiali il divieto di fucilazione dei prigionieri anche se disertori eccetto le spie ritenute taliKarl Schönhals (Freiherr von), Memorie della guerra d'Italia degli anni 1848-1849: Volumi 1-2, 1852..

Dei 21 giovani, 16 erano bergamaschi e quattro sconosciuti; fra tutti fu identificato solamente il volontario Luigi Blondel, svizzero d'origine e nipote dello scrittore Alessandro Manzoni. Prima di essere ucciso Blondel sembra abbia donato il proprio orologio ad uno dei suoi fucilatoriClaudio Cesare Secchi, Luigi Blondel, nipote di A. Manzoni fucilato a Trento il 16 aprile 1848, Trento 1956.. Nel 1859 i resti dei 21 giovani bergamaschi vennero riesumati dalla fossa del castello e chiusi in un'urna poi deposta nella cappella Larcher nel cimitero cittadino. Il 20 giugno 1948 l'urna fu prelevata dal cimitero e trasportata, con gli onori militari, su un affusto di cannone fino al castello del Buonconsiglio. Qui, dopo una solenne cerimonia, fu consegnata dal sindaco di Trento Tullio Odorizzi al sindaco di Bergamo che la depose poi nel famedio della sua cittàI 21 eroi fucilati nel 1848 al Buonconsiglio, articolo del quotidiano “Il Trentino Corriere delle Alpi” del 13 marzo 2011.. La loro morte è ricordata dall'obelisco risorgimentale di Padergnone, eretto nel 1919.

Il contro attacco austriaco Il tenente maresciallo barone Ludwig von Welden, comandante generale del Tirolo, giunto a Trento il 17 aprile dall'Austria, si decise a sgomberare la regione da tutti gli insorti al fine di garantire le comunicazioni con Verona, e perciò il 19 aprile, disponendo di circa uomini e cinque cannoni, ordinò un attacco generale ai Corpi Volontari Lombardi. Il piano di battaglia prevedeva il movimento di una colonna alla volta di Cles, un'altra, condotta dal colonnello Andreas Melczer von Kellemes, verso Molveno, la principale comandata dallo stesso barone Welden verso Vezzano e un'altra più a sud verso l'alto lago di Garda al comando del colonnello Friedrich Zobel. 18 aprile, i volontari vengono respinti a Riva del Garda dal colonnello Zobel con diversi morti e feriti. Il capitano Scotti entra a Cles. 20 aprile, battaglia di Sclemo nei pressi di Stenico e battaglia a Malé in località Pondasio, qui, il colonnello Andreas Melczer von Kellemes con 3 compagnie di kaiserjäger, fanti di Baden e una compagnia di tiratori di Bolzano supportati da due cannoni e cavalleria, una forza complessiva di 600 uomini, attacca i 500 volontari bergamaschi del capitano Scotti, prima a Cles, retrocessi poi a Malé e infine al Passo del Tonale.

La battaglia di Sclemo

Il 20 aprile con l'avanzata minacciosa degli austriaci verso Stenico, i volontari si posero a difesa dell'abitato schierando sul fianco sinistro, intorno al villaggio di Tavodo, la Colonna Arcioni, a destra si dispose la Colonna Manara a difesa di Villa Banale e Sclemo; tra i due, per collegamento i volontari cremonesi di Gaetano Tibaldi. Al primo attacco nemico una compagnia di carabinieri svizzeri che si trovava all'interno di Sclemo si ritirò disordinatamente senza avvisare i comandanti, la fanteria austriaca ne approfittò entrando nel villaggio scardinando così il dispositivo italiano.