Per esercito dacico si intende l'insieme delle armate delle varie tribù daciche, che in età antica popolarono la regione denominata dai Romani col nome di Dacia (l'odierna Romania e Moldavia).
Acquistò rilevanza soprattutto al tempo del primo grande sovrano dacico, Burebista (tra l'82 e il 44 a.C.), e poi ai tempi dei primi principi dell'Impero romano: sotto Domiziano (85-89 d.C.) e successivamente Traiano (101-106). Entrambi gli imperatori intrapresero dure guerre contro i Daci che, dopo essersi battuti a lungo, furono sconfitti e sottomessi alla potenza romana.
Contesto storico Origini (VI-II secolo a.C.)
È a Erodoto che si devono le prime indicazioni sulla popolazione autoctona della Dacia. Lo storico greco ha infatti descritto la popolazione dei Geti della Dobrugia, i quali nel 514 a.C. si scontrarono contro le armate di Dario I di Persia.
Nel 334 a.C., i Geti furono attaccati e battuti dalle armate macedoni di Alessandro Magno, come alleati dei vicini Triballi, che negli anni precedenti avevano compiuto diverse incursioni contro la Macedonia di Filippo II.Plutarco, Vite parallele, Alessandro Magno, 11. Otto anni più tardi, nel 326 a.C., le sorti si invertirono, e questa volta i Geti riuscirono a battere le armate macedoni, comandate dal generale Zopirione, nella steppa getica a sud della Bessarabia.Emile Condurachi e Constantin Daicoviciu, Archeologia Mundi: Romania, Roma 1975, pp. 98-100.
Attorno al 300 a.C., il nuovo re ellenistico dei Traci, Lisimaco (306-281 a.C.), decise di invadere e annettere i territori geti della Valacchia, a nord del Danubio. Le armate prima del figlio Agatocle e poi dello stesso re furono battute ed entrambi fatti prigionieri dal re geta Dromichaete.Strabone, Geografia, VII, 3, 8; VII, 3, 13. Nel corso del III-II secolo a.C., le notizie si fanno più scarse. Sappiamo di alcuni conflitti tra i re dei Geti e la colonia greca di Histria sul Mar Nero (a sud della foce del fiume Danubio), dove quest'ultima ne pagò duramente le conseguenze dello scontro.
Pompeo Trogo narra del conflitto che portò l'allora re dace, Oroles, a battere e respingere un'incursione di germani Bastarni, che avevano tentato di penetrare da oriente nelle fertili pianure del medio corso del fiume Mureș.Pompeo Trogo, Historiae Philippicae. Un nuovo conflitto con i Bastarni si verificò nel 112-109 a.C., ma anche questa volta furono respinti. Ed è infine a questo periodo che si deve lo spostamento del centro di potere dei daco-geti dalla pianura della Valacchia al cuore della Transilvania.
Daci e Romani (prima metà del I secolo a.C. - inizi del II secolo d.C.)
È con l'inizio del nuovo secolo che i Romani, impegnati a combattere Scordisci e Dardani, arrivarono a scontrarsi anche con i loro alleati: i Daci (nel 74 a.C.).AA.VV., I Daci: mostra della civiltà daco-getica in epoca classica, Roma dicembre 1979-gennaio 1980, p. 31. Floro racconta che l'allora governatore della Macedonia, Gaio Scribonio Curione, «giunse fino in Dacia, ma si ritirò spaventato davanti alle fitte ombre delle sue foreste».Floro, Epitome di storia romana, I, 39, 6.".
Nella prima metà del I secolo a.C., sul territorio dell'antica Dacia, sorse uno Stato il cui centro principale si trovava nei Carpazi meridionali della Transilvania, nella zona del massiccio di Orăștie, arrivando a inglobare nel momento della sua massima espansione tutta la stirpe daco-getica. La formazione di questo primo Stato dacico fu potenziata soprattutto sotto la guida illuminata del re Burebista, contemporaneo di Gaio Giulio Cesare, il quale ristrutturò l'ordinamento interno, riorganizzò completamente l'esercitoStrabone, Geografia , VII, 3, 13. e ampliò i limiti del regno fino alla loro massima espansione.
Burebista, dopo aver riorganizzato internamente lo Stato, riformò l'esercito, creando una complesso e solido sistema di fortificazioni nelle montagne di Orăștie, attorno alla capitale, Sarmizegetusa Regia, e al centro del nuovo Stato. L'aumento demografico della popolazione e l'accresciuta forza militare determinarono, inoltre, tutta una serie di campagne condotte negli anni dal 60 al 48 a.C. circa: in Illiria dove sottomise il popolo degli Scordisci della bassa valle del fiume Sava; nella piana del fiume Tibisco, portando le sue armate fino al lago Balaton nell'attuale Ungheria, sottomettendo i territori della Pannonia e mettendo in fuga i popoli celti dei Boi e dei Taurisci;Strabone, Geografia, VII, 3, 11. Cesare, De bello Gallico, I 5,2-5. I Boi erano stati costretti a migrare verso occidente dalla pressione dei Daci di Burebista, che li aveva cacciati dai loro territori a ovest del lago Balaton. Alcuni si erano rifugiati nell'odierna Boemia, altri si erano riversati nel Norico, assediando ed espugnando l'antica città di Noreia, altri infine avevano percorso il fiume Danubio fino al territorio degli Elvezi, a cui si erano uniti. lungo le coste del Ponto Eusino dove sottomise le colonie greche di Olbia sul fiume Bug, Tyras sul fiume Nistro, Histria (in Dobrugia), Tomi, Odessos, Mesembria e Apollonia; e infine nella parte settentrionale dei monti Balcani.Hadrian Daicoviciu, Lo Stato dacico, in I Daci: mostra della civiltà daco-getica in epoca classica, Roma dicembre 1979-gennaio 1980, pp. 30-32.
Si racconta che, durante la guerra civile tra Cesare e Pompeo, egli abbia tentato di approfittare della situazione, inviando ambasciatori a Pompeo, a cui avrebbe promesso aiuto militare in cambio probabilmente del riconoscimento delle sue conquiste lungo la riva destra del Danubio. Ma prima che potesse allearsi ufficialmente con quest'ultimo, Cesare riuscì a battere Pompeo a Farsalo nel 48 a.C., vanificando ogni possibile alleanza del re dace. Al contrario mise in luce quanto pericoloso poteva essere per Roma il nuovo regno formatosi in Transilvania. I Daci, infatti, dopo i successi dell'ultimo decennio apparvero così potenti agli occhi dei Romani, che lo stesso Cesare aveva programmato una spedizione contro di loro,Svetonio, Vite dei Cesari, Cesare, 44. che non ebbe, però, luogo a causa della morte del dittatore romano alle idi di marzo del 44 a.C..
Poco dopo anche Burebista venne assassinato, vittima di un complotto di una parte dell'aristocrazia tribale, ed il regno diviso in quattro (o forse cinque) parti, governate da diversi regnanti.Strabone, Geografia, VII, 3, 11. Il potente regno dei Daci perdeva così la potenza dell'ultimo ventennio e, risultando meno pericoloso, permise a Roma di "accantonare", per il momento, il pericolo dacico per oltre un secolo, fino a Domiziano-Traiano. Sembra, infine, che anche se l'unità della Dacia andò frantumandosi con la morte di Burebista, nel corso del I secolo andò ricomponendosi attorno al nucleo centrale delle montagne di Orăștie, pur non avendo mai perduto l'unità religiosa di tutte le sue genti geto-daciche.
Per il secolo e mezzo successivo Romani e Daci continuarono a stuzzicarsi in azioni mai determinanti ai fini di conquista definitiva dei loro territori. Sappiamo che Ottaviano nel 35 a.C., che si apprestava a occupare buona parte dell'alto e medio corso del fiume Sava, intendeva fare della fortezza di Siscia un avamposto per eventuali campagne ad oriente contro Daci e Bastarni.Appiano, Le guerre in Illirico, 22 e segg. Pochi anni più tardi, nel 28 a.C., il nuovo governatore della Macedonia, Marco Licinio Crasso, batteva i geto-daci della Dobrugia, in una campagna punitiva.András Mócsy, Pannonia and Upper Moesia, Londra 1974, p.23.
Nuove e successive incursioni dei Daci oltre il Danubio furono di volta in volta respinte dagli eserciti romani, come racconta Cassio Dione nel 10 a.C.;Dione, Storia romana, LIV, 36, 2. nel 6 d.C. quando costrinsero Aulo Cecina Severo, nel pieno della rivolta dalmato-pannonica, a ritirarsi in Mesia, poiché i Daci e i Sarmati ne stavano devastando i territori;Dione, Storia romana, LV, 30, 4. tra l'1-11 d.C.R.Syme, Danubian Papers, Londra 1971, p. 40 e Addenda p. 69 segg. opta per una data prossima al 9-11 d.C. nel caso del mandato di Lentulo, anche se non possiamo escludere una data antecedente; cfr. anche J.Fritz, RealeEnciclopadie, Stoccarda 1894, suppl. IX, p. 543. K.Wachtel (in XI Congresso of Roman frontier studies del 1976, Zum Militarkommando an der unteren Donau in Augusteischer zeit, p. 380) è favorevole ad un mandato di Elio Catone attorno al 2-4 d.C. quando Sesto Elio Catone e Gneo Cornelio Lentulo l'Augure condussero 50.000 Geti a sud del Danubio (il primo),Strabone, Geografia, VII, 303. mentre il secondo li respinse al di là del Danubio e pose sulla riva destra del grande fiume, per la prima volta, numerosi presidi a difesa di eventuali e future incursioniFloro, Epitome di storia romana, II, 28, 18-19.. Alla fine i Daci furono costretti a riconoscere la supremazia romana nell'area balcanica, pur senza essere stati ancora sottomessi a Roma.Svetonio, Vite dei Cesari, Augusto, 21. Augusto, Res gestae divi Augusti, 30.
Ma gli scontri continuarono nei settant'anni successivi: nel 15,Ovidio, Epistulae ex Ponto, IV, 9, 76-80. attorno al 30,Svetonio, Vite dei Cesari, Tiberio, 41, 1. in un periodo imprecisato, tra il 57 ed il 67, quando l'allora governatore della Mesia, Tiberio Plauzio Silvano Eliano, attraversò il Danubio e trasferì 100.000 transdanubiani in territorio romano,. nel 69, quando i Daci di Diurpaneo attaccarono i confini della Mesia lungo il basso corso del Danubio, assediando entrambi i castra legionari di Viminacium e Oescus, ma venendo sconfitti dal generale Gaio Licinio Muciano, proveniente dalla Siria, in marcia verso ovest per sostenere la dinastia dei Flavi.Tacito, Historiae, III, 46.
Pur se nel corso del I secolo d.C., i Daci avevano sfruttato ogni opportunità per attraversare il Danubio ghiacciato d'inverno e depredare le città romane della provincia di Mesia, fu solo sotto Domiziano che Roma cercò di risolvere il problema dacico, anche a costo dell'annessione dell'intera area carpatica. La Dacia era, infatti, tornata ad essere una potenza scomoda per il vicino Impero romano. La sua forza militare ed economica si era accresciuta enormemente tornando all'antico splendore dei tempi di Burebista.
Dall'85 all'89, i Daci, comandati prima dal re Diurpaneo, e dall'86 dal nuovo re Decebalo, combatterono due guerre contro i Romani.Dione, Storia romana, LXVII, 6-10.
Nell'85 i Daci, radunato un poderoso esercito, passarono il Danubio e dilagarono nella provincia romana della Mesia, dove era stanziata una sola legione, guidata dal governatore Gaio Oppio Sabino, che venne ucciso. Domiziano affidò allora il comando della guerra e delle truppe romane a Cornelio Fusco, prefetto del pretorio, recandosi lui stesso sul teatro delle operazioni, ma senza prendervi parte. I Daci, nel tentativo di attirare i Romani in una trappola, riattraversarono il fiume, ma Domiziano fece ritorno in Italia. Nell'86 Cornelio Fusco passò il Danubio e si inoltrò nel territorio nemico. Fu assalito di sorpresa e ucciso per ordine del nuovo re Decebalo.Dione, Storia romana, LXVII, 6, LXVIII, 6.5; 9, 3; Tacito, De vita et moribus Iulii Agricolae, 41, minimizza il numero delle perdite romane. Nell'88 nuove truppe romane, comandate dal governatore della Mesia superiore, Tettio Giuliano, ottennero la vittoria nella battaglia di Tapae, in Transilvania. Disdegnando le offerte di pace di Decebalo, Domiziano provocò nuove ostilità.Dione, Storia romana, LVII, 10, 1-3.