È stato Sottosegretario di Stato al Ministero dell'interno nel primo governo Berlusconi dall'11 maggio 1994 al 17 gennaio 1995 e ministro delle comunicazioni dall'11 giugno 2001 al 23 aprile 2005 nel secondo governo Berlusconi. Durante la XVI legislatura è stato capogruppo del Popolo della Libertà al Senato, vicepresidente del Senato dal 2013 al 2018 e dal 2022 al 2023. Dal 21 novembre 2023 al 26 marzo 2026 è stato capogruppo di Forza Italia al Senato.

Biografia Nato a Roma, da genitori originari di Roscigno (Salerno) in Campania, figlio del generale dei carabinieri Domenico Gasparri (1919-2017) e di Iole Siani (1921-2009), ha un fratello, Clemente, generale di corpo d'armata e vicecomandante generale dell'Arma dei Carabinieri dal 7 marzo 2012 al 6 marzo 2013.

Dopo aver conseguito la maturità classica al liceo Torquato Tasso di Roma, si è dedicato alla politica.

Vita privata Grande tifoso della Roma, è sposato dal 1980 con Amina Fiorillo, conosciuta alla fine degli anni '70 e la quale aveva raccontato che ad averla colpita era stata la sua simpatia e la sua somiglianza ad Al Pacino, la coppia ha una figlia, Gaia.

Carriera politica

Gli inizi nel Movimento Sociale Italiano Negli anni '70 diviene segretario provinciale del Fronte della Gioventù (FdG), l'organizzazione giovanile del Movimento Sociale Italiano-Destra Nazionale (MSI-DN). Nel 1979 fu scelto dal segretario del FdG Gianfranco Fini per svolgere il ruolo di suo vice all'interno del FdG. Dal 1982 al 1984 è stato direttore della rivista del Fronte della Gioventù Dissenso.

Nel 1983, già vicesegretario del FdG, entra nella redazione del Secolo d'Italia, quotidiano del MSI-DN, come praticante, di cui nel 1991 diventa condirettore.

Nel 1985 diventa giornalista professionista, iscrivendosi all'Ordine dei giornalisti del Lazio.

All'interno del partito Gasparri rientrava nella corrente Destra in movimento di Giuseppe Tatarella, di stampo conservatrice, che al XV congresso del 1987 sostenne la mozione di Fini, designato dal segretario uscente Giorgio Almirante quale erede successore, e sotto la sua leadership ottenne un ruolo di spicco.

Alla fine degli anni '80 diviene presidente del Fronte Universitario d'Azione Nazionale, movimento politico universitario di estrema destra a cui aderivano gli universitari missini.

Elezione a deputato

Alle elezioni politiche del 1992 viene candidato alla Camera dei deputati, tra le liste del Movimento Sociale Italiano - Destra Nazionale nella circoscrizione Roma-Viterbo-Latina-Frosinone, risultando eletto deputato. Nello stesso periodo si mise in aspettativa come redattore, continuando tuttavia a dirigere il Secolo d'Italia fino al 1994. Nel corso della XI legislatura ha fatto parte della 10ª Commissione Attività produttive, commercio e turismo.

Durante il periodo dell'inchiesta mani pulite tenne un atteggiamento di totale approvazione e sostenne le indagini giudiziarie.

Dal 22 febbraio 1993 al 29 aprile 1994 è stato consigliere comunale di Fiumicino (Roma) per il MSI-DN.

Sottosegretario agli interni Alle elezioni politiche del 1994 viene ricandidato alla Camera nel collegio elettorale di Roma - Ciampino, sostenuto dalla coalizione di centro-destra Polo del Buon Governo in quota Alleanza Nazionale - MSI (AN-MSI), venendo rieletto a Montecitorio con il 50,38% dei voti e superando i candidati dei Progressisti Laura Rozza (40,53%) e del Patto per l'Italia Sante Massimo Trabalza (9,09%). Nella XII legislatura della Repubblica è stato membro della 10ª Commissione Attività produttive, commercio e turismo (1994-1995), venendo sostituito per l'incarico di governo che occupava da Franca Marino Buccellato prima e da Stefano Gaggioli poi, della 4ª Commissione Difesa (1995-1996) e della Commissione speciale per il riordino del settore radiotelevisivo (1995-1996), oltre a far parte del comitato direttivo del gruppo parlamentare Alleanza Nazionale-MSI alla Camera.

In seguito alla nascita del primo governo Berlusconi, l'11 maggio 1994 viene nominato dal Consiglio dei ministri sottosegretario di Stato al Ministero dell'interno, rimanendo in carica fino alla fine dell'esecutivo, dopo il ribaltone di Umberto Bossi, il 17 gennaio 1995.

Dal MSI ad Alleanza Nazionale Nel 1995 aderisce alla svolta di Fiuggi di Gianfranco Fini, che portò allo scioglimento del MSI e la sua confluenza in AN come partito, dov'è stato membro della corrente Area Vasta di Tatarella, che si richiamava al conservatorismo nazionale e rappresentava la maggioranza nel partito; successivamente aderisce alla corrente Destra Protagonista, sempre nazional conservatrice, che si richiamava a Tatarella, ma maggiormente vicina a Silvio Berlusconi e sostenitori dell'alleanza con quest'ultimo (da qui l'appellativo di berluscones), e di cui assume la guida assieme a Ignazio La Russa fino al superamento delle correnti nel partito.

Vice-capogruppo di AN alla Camera Alle elezioni politiche del 1996 viene ricandidato alla Camera sia nel medesimo collegio elettorale, sostenuto dalla coalizione Polo per le Libertà, che tra le liste proporzionali di Alleanza Nazionale nella circoscrizione Lazio 1, risultando eletto per la terza volta deputato nel proporzionale, mentre nel collegio uninominale raccoglie il 47,17% dei voti e viene sconfitto dal candidato de L'Ulivo Willer Bordon (48,84%). Nel corso della XIII legislatura ha fatto parte della 4ª Commissione Difesa, oltre a ricoprire l'incarico di vice-capogruppo del gruppo parlamentare di AN a Montecitorio dal 16 giugno 1999 al 29 maggio 2001.

, mentre nel 1999 presenta una proposta di legge costituzionale, assieme a Fini e Adolfo Urso, per eliminare il quorum dai referendum, che tuttavia non iniziò mai l'esame parlamentare e fu messa da parte.

Ministro delle comunicazioni

Alle elezioni politiche del 2001 viene confermato alla Camera e a partire dallo stesso anno e fino al 2005 è Ministro delle comunicazioni nel governo Berlusconi II.

Nel 2001 la sua carriera politica ha raggiunto il suo punto più alto quando è stato chiamato, sempre da Berlusconi, a ricoprire l'incarico di Ministro delle comunicazioni.

In tale veste si è fatto promotore di una legge di riordino del sistema televisivo, nota come "legge Gasparri"Riforma Rai: la legge Gasparri va abolita, Renzi mantenga la parola - Il Fatto Quotidiano Critiche alla legge Gasparri, IlFattoQuotidiano, 25 febbraio 2015. La legge venne inizialmente rinviata alle Camere dal Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi dieci giorni dopo la sua approvazione al Parlamento nel dicembre 2003, in quanto l'aumento del limite antitrust viola il principio del pluralismo sancito dall'articolo 21 della Costituzione ("Non c'è democrazia senza pluralismo e imparzialità dell'informazione"). Il governo Berlusconi si preoccupò allora di adottare subito un decreto legge (il decreto salvareti), che venne poi convertito in legge dal Parlamento il 23 febbraio 2004, aspramente criticato perché di fatto calpestava una sentenza della Consulta che ordinava la messa sul satellite di una rete Mediaset, ovvero Rete 4, con la conseguente perdita di pubblicità per Rai 3. Il nuovo testo della legge Gasparri è stato approvato in via definitiva il 29 aprile (dopo 130 sedute e la presentazione di 14.000 emendamenti), e promulgato dal Presidente il 3 maggio 2004.

Nel 2007 la Commissione Europea si è espressa in modo critico sulla legge con la motivazione che questa ha introdotto "vantaggi ingiustificati agli operatori analogici" già sul mercato, scoraggiando l'ingresso di nuovi operatori e ha perciò iniziato una procedura di infrazione nei confronti dell'Italia, poi sospesa quando il governo italiano si è impegnato ad adeguare la legge alla normativa europea che garantisce l'assegnazione trasparente delle frequenze televisive. A gennaio 2009, con decisione n.242, il Consiglio di Stato (riprendendo la questione già parzialmente decisa con la sentenza non definitiva del Consiglio n. 2622/08 del 31 maggio 2008) dà sostanzialmente ragione ad Europa 7, concedendole una "vittoria di Pirro" (danni esigibili dallo Stato per un solo milione di euro e un canale preso dal VHF III). Si calcolano così quattro sentenze a favore di Europa 7 dopo quelle della Corte di Giustizia Europea, Corte Costituzionale, e del TAR del LazioLa vicenda, paradossale, si dipana tra 10 anni di ricorsi e sentenze. Il 22 dicembre 1999, vinta nel 1997 la gara pubblica, il Ministero ribadiva la concessione delle frequenze. Nel novembre 2002 la Corte Costituzionale (sentenza 466/2002) ribadisce il concetto. Nel 2004 vi è una sentenza favorevole TAR n. 9325/04 che lo ribadisce di nuovo. Luglio 2005, ricorso al Consiglio di Stato, che, essendo in grave imbarazzo, rivolge dei quesiti interpretativi alla Corte di giustizia Europea. Questa concede udienza il 30 novembre 2006 e, dopo enormi ritardi emette un'altra sentenza favorevole, in gennaio 2008. Senza produrre risultati reali. Si veda Europa 7 per ulteriori dettagli..

Con il rimpasto di governo nell'aprile 2005, a seguito del tracollo della Casa delle Libertà alle elezioni regionali di quell'anno, non viene confermato ministro delle comunicazioni, venendo sostituito da Mario Landolfi preferito da Gianfranco Fini.

Attività societaria ed associativa Rieletto alla Camera nel 2006, sempre in AN, diviene presidente della "Delegazione parlamentare presso l'assemblea dell'iniziativa centro-europea, fino alla fine della legislatura nel 2008.

Nel 2007 entra anche nel CdA della società di telecomunicazioni Telit Communications in qualità di "director" (amministratore) non esecutivo. Per questa sua posizione viene coinvolto nell'inchiesta giornalistica di Report del maggio 2007 ("Il Mistero del Faraone"), che indagava sulla torbidaLa procura aprirà un'indagine e ipotizza una tangente di 97 milioni di euro. Si veda Repubblica, feb 2008 vendita di Wind agli egiziani di Sawiris, e sull'uso dei cosiddetti "gsm-box", in quanto Telit era "presieduta da manager israeliani e che in Italia fa affari con Sawiris" (e con i gsm-box medesimi).

Nel 2007 fonda l'associazione Italia Protagonista, mentre a maggio dello stesso anno pubblica un libro, "Il cuore a destra", che ha presentato nel corso dell'estate in varie località d'Italia.

Capogruppo del PdL al Senato

Alle elezioni politiche del 2008 viene eletto senatore ed è presidente del gruppo parlamentare Il Popolo della Libertà al Senato della Repubblica.

A novembre 2009 Gasparri è primo firmatario del disegno di legge "Misure per la tutela del cittadino contro la durata indeterminata dei processi, in attuazione dell'articolo 111 della Costituzione e dell'articolo 6 della Convenzione europea sui diritti dell'uomo", comunemente noto come processo breve. Gasparri ha presentato il provvedimento come parte di un «decalogo sulla giustizia» che comprende anche «nuove norme antimafia, riforma del processo civile, riforma della professione forense, intercettazioni e riforma costituzionale della giustizia», auspicando che «Per incominciare, i magistrati inizino a lavorare di più».

Nel settembre 2010 non segue Fini nella scissione del PdL, che dà vita a Futuro e Libertà.

A gennaio 2011 firma, insieme al presidente della Regione Lombardia Roberto Formigoni ed altri, una lettera aperta per chiedere ai cattolici italiani di sospendere ogni giudizio morale nei confronti di Silvio Berlusconi, indagato dalla procura di Milano per concussione e prostituzione minorile.ilTempo.it , testo della lettera aperta

Vicepresidente del Senato