La cattedrale di San Demetrio Megalomartire (kryeklisha e Shën Dhimitrit Dëshmor i Math in arbëresh), nota come klisha e Shën Mitrit, detta anche klisha e madhe (la chiesa grande), è la principale chiesa elevata alla dignità di cattedrale dell'eparchia di Piana degli Albanesi, circoscrizione della Chiesa Italo-Albanese in Sicilia.

La cattedrale è l'edificio di culto più grande e importante dell'eparchia., dove ha sede il primo patrono della città e della diocesi. Sede delle principali manifestazioni del culto di rito bizantino e delle solenni funzioni in occasione delle celebrazioni dell'eparca - come per i riti dell'Epifania (Ujët të pagëzuam), della Grande e Santa Settimana (Java e Madhe) e quindi della Pasqua (Pashkët), o del Natale (Krishtlindjet) - è il luogo della consacrazione e proclamazione del vescovo degli albanesi di rito orientale dell'Italia insulare.

Collocata nella principale strada di Piana degli Albanesi, corso Kastriota, la cattedrale fu sede dal 1784 del vescovo ordinante di rito bizantino-greco per gli Albanesi di Sicilia e, fino al 18 luglio 1924, era la sola parrocchia con un Collegio di quattro papàs.

Storia La parrocchia fu fondata con l’atto di concessione del 30 agosto 1488 da parte dell'arcivescovo di Monreale, Card. Juan de Borja, dei feudi di Mercu e Ayndingli agli esuli albanesi provenienti dalla penisola balcanica. Prima sede della parrocchia fu la chiesa di San Giorgio Megalomartire, la prima chiesa costruita nel centro abitato.

Il 24 luglio 1589 gli onori e i diritti di matricità vennero trasferiti all’attuale chiesa di San Demetrio Megalomartire, che veniva costruita più grande della precedente per decisione dei rappresentanti della popolazione della cittadina albanese di Piana degli Albanesi e con la autorizzazione dell'arcivescovo di Monreale.

Inizialmente costruita secondo i canoni bizantini, nella ricostruzione del '500 fu modificata seguendo lo stile in voga occidentale.

Nella prima metà del XVII secolo, dal 1641 al 1644, la chiesa subì vari rimaneggiamenti e l'intervento pittorico straordinario di Pietro Novelli, il quale vi eseguì i monumentali affreschi nelle tre absidi.

Dal 1784 la chiesa fu sede del vescovo ordinante di rito greco per gli albanesi di Sicilia.

Il 12 novembre 1820 con la bolla Incumbentes in eam curam Bolla Incumbentes in eam curam, in Bullarii Romani continuatio, t. XV, Romae, 1853, p. 353 papa Pio VII istituì la "collegiata di San Demetrio".

Fino al 18 luglio 1924, in Piana degli Albanesi, la chiesa di San Demetrio era la sola parrocchia di rito bizantino con un Collegio di quattro parroci (papàs). In quella data essa veniva smembrata ecclesiasticamente e venivano create altre tre parrocchie ossia quella di San Giorgio Megalomartire, quella di Santissima Annunziata e quella di Sant'Antonio il Grande.

Il 26 ottobre 1937, nella festa di San Demetrio e con l'istituzione dell'Eparchia di Piana degli Albanesi, la chiesa veniva elevata alla dignità di cattedrale della cittadina e delle comunità siculo-albanesi di rito orientale in Sicilia.

Dal 1954 riposano nella cattedrale di Piana degli Albanesi le spoglie incorrotte del venerabile Padre Giorgio Guzzetta, illustre personalità arbëreshe vissuta intorno al XVIII secolo, che difese il rito orientale e l'identità degli albanesi di Sicilia; del quale è in corso la causa di beatificazione.

I lavori di ristrutturazione del 1960, volti ad adeguare la chiesa al più puro spazio liturgico bizantino, hanno provocato un gravissimo danno al patrimonio artistico e culturale, essendo state asportate iscrizioni funerarie e celebrativeAlcune delle importanti iscrizioni funerarie asportate dalla chiesa cattedrale sono oggi nel corridoio che porta alla sagrestia., stemmi scolpiti in pietra delle famiglie locali albanesi, irreparabilmente distrutti gli stucchi barocchi, perdute le cappelle laterali e due altari in stile barocco in pregiato marmo rosso locale "Kumeta", situati nelle navate laterali e dedicati uno al SS. Crocifisso e l'altro a san Nicola di Mira. Fu così modificata la percezione degli spazi interni della chiesa, con l'ampliamento anche della navata centrale attraverso l'apertura di questa, trasformando la volta a botte della navata centrale a soffitto a cassettoni con travature scoperte dipinte.

Dai primi anni ’90 le navate della cattedrale sono state oggetto di un grande intervento decorativo liturgico, ancora in fieri, da parte dell’iconografo greco Eleuterio Katzaras, raffiguranti le feste Despotiche.

Evidenti sono oggi nella chiesa i segni dei due stili, occidentale e orientale: uno rappresentato dagli affreschi del Novelli - pur rappresentando i santi della Chiesa orientale tipicamente nel proprio vestiario liturgico - e dai vari dipinti su tela (tra cui anche il San Spiridione di Giuseppe Patania); l'altro, l'orientale, attestato dalla monumentale iconostasi, dall'altare, dai vari trittici collocati nelle navate laterali, icone e dagli affreschi neobizantini.

Descrizione Facciata

Costruzione del tardo quattrocento (1498) e più volte rimaneggiata, vi si accede mediante un sagrato sopraelevato rispetto al livello della strada e delimitato da una balaustra in marmo. La scalinata è tardo-barocca e si affaccia sul Corso Kastriota, la principale arteria della cittadina; il pregevole portale in pietra è anch'esso tardo barocco. L'entrata della casa canonica è posta nella scenografica scalinata di via Pietro Novelli. La cattedrale presenta due entrate secondarie barocche ai lati, una attigua all'entrata alla casa canonica, l'altra in via Arciprete Matranga e di fronte le vie S. Demetrio e Schiptari. Due antichi stemmi in pietra sono posti nella facciata.

La facciata a salienti è inoltre abbellita da due mosaici di scuola monrealese della metà del Novecento, raffiguranti Cristo in trono affiancato dai santi guerrieri san Giorgio e san Demetrio e, in una nicchia sottostante, quello della vergine Platitera, presentando così tutti i Santi patroni della comunità.

Campanile Il campanile si presenta semplice e robusto, di base rettangolare, totalmente intonacato, e al finale cuspidato. Otto sono le monofore con tre grandi campane.

Pianta È a pianta longitudinale a tre navate, chiuse da tre absidi, con ampio catino absidale centrale. Prima dei recenti restauri accennava ad un transetto non strutturale.

Interno

L'interno, a tre navate separate da due maestose file di sette colonne di marmoNella Bibbia il numero “sette” è il numero sacro perché è il simbolo di Dio attraverso il quale si proclama la Sua perfezione e completezza, indica il sabato cioè il settimo giorno dove Egli riposò dopo i sei giorni della creazione e sta come ad indicare un “sigillo alla creazione stessa”. (di cui nelle due file rispettivamente negli esterni a mezza colonna, tagliata a metà lungo il diametro e addossata alla parete) ed archi a tutto sesto.

Presenta sei campate, di cui solo quattro visibili esternamente. Il presbiterio è rialzato di tre gradini rispetto al transetto, che è a sua volta rialzato di un gradino sulle navate, e presenta una balaustra. Il presbiterio è caratterizzato dal pregiato marmo locale "rosso Kumeta", oltre che da icone e gli affreschi seicenteschi di Pietro Novelli.

Svetta dal transetto un lampadario ligneo dorato, ripreso da quello precedente, ma di vago stile misto neobizantino e neobarocco, progettato dall'arciprete della cattedrale Papàs Gjergji Schirò e realizzato da Vincenzo Corpora negli anni '60 e montato nel 1974.

Su modello orientale, le tre navate terminano con tre absidi, con la navata centrale più grande. Esse sono contornate da un'imponente iconostasi lignea, la più grande di Sicilia, con icone del monaco cretese Manusaki, che ricopre le tre absidi.

Arricchiscono le pareti laterali della navata centrale affreschi dell'iconografo greco Eleuterio Hatsaras e trittici di icone che raffigurano la vita della Vergine, le feste principali e i padri della chiesa orientale, quella centrale da affreschi del Katzaras raffiguranti feste Despotiche.

L'abside principale, inizialmente rivolta verso Oriente secondo i canoni bizantini, nella ricostruzione del '500 - dovendo dare alla cittadina che cresceva una sistemazione urbanistica diversa con il taglio del corso principale e nel contempo realizzare lavori di ampliamento e ristrutturazione ad opera del maestro monrealese D’Allegro - fu invertita verso occidente. L'asse della chiesa, difatti, fu cambiato e le absidi da est vennero rivolte ad ovest.

Il tentativo di "latinizzare" l'arte pittorica bizantina ad uso liturgico, dopo il Concilio di Trento, ebbe qui il suo esito più importante. Dopo la dimissione obbligata dell'antica iconostasi., Pietro Novelli dipinse le pareti interne dell'abside poligonale quasi a riproporre in una spazialità più articolata la funzione religiosa-didattica dell'iconostasi ormai mancante. In questa occasione, furono attuati lavori secondari di completamento, e nella prima metà del XVII secolo, dal 1641 al 1644, la chiesa subì vari rimaneggiamenti e l'intervento pittorico straordinario di Pietro Novelli, che eseguì gli affreschi delle absidi. Come scrive anche Agostino Gallo l'affresco è tripartito: il catino absidale è dominato dalla maestosa figura dell'Eterno Padre, nella parte mediana si osservano i dodici apostoli scaglionati nelle varie cornici in stucco e dorate, nella parte inferiore l'ascensione di cristo con il vessillo rosso fiancheggiato dai meravigliosi padri della chiesa d'oriente (in quella centrale è rappresentata l'Esaltazione della Trinità e in quella destra la Ascensione di Cristo al cielo. Nella volta il Padre benedicente fra sette arcangeli e due giri di cherubini; attorno a lui nell'ordine superiore sono raffigurati i dodici apostoli; mentre nell'ordine inferiore Cristo è attorniato dai quattro Padri della Chiesa orientale (San Giovanni Crisostomo, San Basilio, San Gregorio, San Atanasio).

Sempre dopo il Concilio tridentino nel culto bizantino sono entrate forme estetiche d'arte sacra tipicamente occidentali come la scultura "a tutto tondo". Interessante è il gruppo ligneo policromo ottocentesco raffigurante san Demetrio di Tessalonica e san Nestore, di Girolamo Bagnasco e bottega; e si ammira anche la Madonna in marmo alabastrino, realizzata da scuola tosco-lombarda tra il XV e il XVI secolo.

Sulla parete destra, rispetto all'entrata principale, si trova il sepolcro in cui sono custodite le spoglie mortali del venerabile Padre Giorgio Guzzetta, illustre arbëresh morto in odore di santità., che difese il rito orientale e l'identità del suo popolo, fondando l'importante Seminario Italo-Albanese in Palermo (1734) per l'istruzione dei giovani delle colonie albanesi di Sicilia e numerose altre istituzioni religiose cattoliche di tradizione orientale, rivelate importanti anche ai fini del mantenimento della cultura albanese. Vicino al sepolcro vi è la copia del ritratto del santo Guzzetta. Sempre sulla stessa parete si trova una pala raffigurante san Demetrio e san Nestore. Adornano la cattedrale nuove icone contemporanee di iconografi locali.

Nella navata sinistra si trova un grande dipinto ad olio su tela del 1845 di Andrea D'Antoni, raffigurante san Nicola che dona i suoi beni ai poveri.

L'opera più antica e di maggior rilievo artistico è l'icona della Madre di Dio con il Cristo di scuola senese del 1500, dipinta con tempera all'uovo.

In seguito ai restauri operati nel 1960, il coro venne ampliato e trasformato e la volta a botte della navata centrale sostituita con un tetto a cassettoni decorati in oro.

Dai primi anni ’90 le navate della cattedrale sono state oggetto di un grande intervento decorativo liturgico, ancora in fieri, da parte dell’iconografo Hatsaras, le cui opere rappresentano la vita di Cristo e quella dei Santi Demetrio, Nestore, Giorgio, Nicola, Spiridione, Biagio e Lucia.