Per esercito mitridatico si intende l'insieme delle forze che componevano l'armata di Mitridate VI re del Ponto, comprendenti l'organizzazione delle loro unità, la loro gerarchia interna di comando, la tattica, l'armamento e la strategia, durante il periodo delle guerre mitridatiche, durate quasi trent'anni contro la Repubblica romana.
Contesto storico
Nel 111 a.C. salì al trono del regno del Ponto, Mitridate VI. Il nuovo sovrano mise subito in atto (fin dal 110 a.C.André Piganiol, Le conquiste dei Romani, Milano 1989, p. 297.) una politica espansionistica nell'area del Mar Nero.Giovanni Brizzi, Storia di Roma. 1.Dalle origini ad Azio, Bologna 1997, p. 318. Il giovane re volse, quindi, il suo interesse verso la penisola anatolica. Alleatosi nel 104 a.C. con il re di Bitinia Nicomede III, partecipò alla spartizione della Paflagonia (regione che si trovava tra i due regni), ma pochi anni più tardi, le crescenti mire espansionistiche portarono a scontrarsi con il nuovo alleato per il controllo del regno di Cappadocia (100 a.C. circa). Mitridate, seppure fosse riuscito a sconfiggere Nicomede in alcune decisive battaglie, costrinse il sovrano della Bitinia a richiedere l'intervento dell'"alleato" romano, in almeno tre circostanze: la prima volta nel 98 a.C., sotto l'alta guida del vincitore dei Cimbri e dei Teutoni, Gaio Mario;André Piganiol, Le conquiste dei Romani, Milano 1989, p. 298. la seconda volta nel 96 a.C., quando una missione del princeps del Senato, Marco Emilio Scauro nel 96 a.C., intimò al sovrano pontico di togliere l'assedio a Nicomedia, evacuare la Paflagonia e la Cappadocia, lasciando che quest'ultima regione potesse scegliersi un re senza l'interferenza di Mitridate;André Piganiol, Le conquiste dei Romani, Milano 1989, p. 296.Strabone, Geografia, XII, 2, 11. la terza (nel 96 a.C.), quando ad intervenire fu il pretore della Cilicia, Lucio Cornelio Silla, con il compito sia di porre sul trono di Cappadocia il nuovo sovrano Ariobarzane I (che era stato nuovamente cacciato),.Livio, Periochae ab Urbe condita libri, 70.6-7. sia di contenere l'espansionismo di Mitridate VI e del suo alleato Tigrane II d'Armenia (quest'ultimo sconfitto e costretto a ritirarsi ad est dell'Eufrate), venendo in contatto per la prima volta, con un satrapo del re dei Parti (sembra presso Melitene?).Plutarco, Vita di Silla, 5; Appiano, Guerre mitridatiche, 10; Appiano, Guerra civile, I, IX, 77.Giovanni Brizzi, Storia di Roma. 1.Dalle origini ad Azio, Bologna 1997, p. 319.
Contemporaneamente sul "fronte" romano, il malcontento dei popoli italici aveva portato ad una loro sollevazione generale nel 91 a.C., degenerata in guerra aperta al potere centrale romano (dal 91 all'88 a.C.). Già dal tempo dei Gracchi, gli Italici avevano avanzato proposte d'estensione del diritto di cittadinanza anche a loro, fino ad allora federati, ma senza successo. La situazione si avviò al punto di rottura quando, nel 95 a.C., Lucio Licinio Crasso e Quinto Muzio Scevola proposero una legge che istituiva un tribunale giudicante per chi avesse ottenuto la cittadinanza romana in modo abusivo (Lex Licinia Mucia). Questa legge non fece altro che accrescere il malcontento soprattutto verso i ceti italici più abbienti, che miravano alla partecipazione diretta del governo repubblicano. Fu così che Marco Livio Druso, si schierò a favore della causa italica avanzando proposte di legge che ne estendessero la cittadinanza. La proposta, però, poco gradita sia ai senatori che ai cavalieri romani, trovò nel console Lucio Marcio Filippo, il più tenace oppositore, il quale la fece dichiarare illegale, tanto da non essere neppure votata. Nel novembre del 91 a.C., seguaci estremisti di Marcio Filippo mandarono un sicario ad assassinare Druso. Questa fu la scintilla che degenerò in "guerra civile". In un clima tanto avvelenato a Roma, Mitridate non poté che approfittarne, pronto ad intervenire sul fronte orientale, lontano dai torbidi dell'Urbs, tanto più che le armate romane erano per la maggior parte concentrate in Italia, impegnate a sopprimere a fatica, la grande rivolta delle genti italiche.
La prima guerra mitridatica iniziò a causa dell'espansionismo da parte di Mitridate (verso la fine dell'89 a.C.). Le ostilità si aprirono con l'occupazione della Bitinia, di Nicomede IV, e poi dell'intera penisola anatolica, a partire dalla Frigia, Misia, poi fu la volta della provincia romana d'Asia, della Licia, Panfilia e della Ionia.Appiano, Guerre mitridatiche, 20. Si racconta che lo stesso proconsole Quinto Oppio fu catturatoLivio, Periochae ab Urbe condita libri, 78.1. e che, non molto tempo dopo, Mitridate riuscì a catturare anche Manio Aquilio, che egli riteneva il principale responsabile di questa guerra e lo uccise barbaramente.Livio, Periochae ab Urbe condita libri, 77.9.Appiano, Guerre mitridatiche, 21.
Sembra che a questo punto, la maggior parte delle città della Asia si arresero al conquistatore pontico, accogliendolo come un liberatore dalle popolazioni locali, stanche del malgoverno romano, identificato da molti nella ristretta cerchia dei pubblicani. Rodi, invece, rimase fedele a Roma.
Non appena queste notizie giunsero a Roma, il Senato emise una solenne dichiarazione di guerra contro il re del Ponto, seppure nell'Urbe vi fossero gravi dissensi tra le due principali fazioni interne alla Res publica (degli Optimates e dei Populares) ed una guerra sociale non fosse stata del tutto condotta a termine. Si procedette, quindi, a decretare a quale dei due consoli, sarebbe spettato il governo della provincia d'Asia, e questa toccò in sorte a Lucio Cornelio Silla.Appiano, Guerre mitridatiche, 22.
Struttura unità L'esercito mitridatico poteva contare su una tipologia di truppe molto vasta: dalla fanteria fanteria falangitica di stampo ellenistico, alla cavalleria "leggera" di arcieri armeniaco-partico, a quella "pesante" catafratta, oltre ad unità di carri falcati, sempre di tipo orientale, fino a flotte (anche di pirati) composte per lo più da pentecontere e biremi.
Fanteria
Sappiamo da Plutarco che nel corso della battaglia di Cheronea, la fanteria mitridatica comprendeva anche la famosa falange di stampo ellenistico:
A questa formazione si aggiungevano lungo la prima linea dello schieramento mitridatico, ben 15.000 schiavi, a cui i generali avevano concesso la libertà, distribuendoli tra gli opliti.Plutarco, Vita di Silla, 18, 6.
Cavalleria La cavalleria costituì spesso una grossa ed importante componente tattica dell'intero esercito mitridatico, come accadde ad esempio nella battaglia di Orcomeno, dove Archelao fu molto incoraggiato dalla natura del terreno, adatto a lanciare la propria cavalleria in una carica contro il nemico romano.Plutarco, Vita di Silla, 20.3. Essa era suddivisa in due principali formazioni:
Cavalleria "pesante" (soprattutto lancieri) Si trattava dei tipici cavalieri catafratti, equipaggiati con lunghe lance (come quelli provenienti dall'Iberia caucasica), atti a sfondare le linee nemiche, come pure dotati di archi e frecce. Plutarco dice di loro:
Ecco invece come ci descrive una loro azione Appiano:
Cavalleria "leggera" (arcieri) In questo caso era, per lo più, costituita da arcieri a cavallo (come quelli provenienti dalla Mardia). Essi indossavano una semplice tunica e pantaloni, similmente alle truppe partiche. Usavano quindi un arco composto, ed erano estremamente abili nel lanciare le loro frecce sia cavalcando sia anche quando si ritiravano. Questa era un tecnica tutta particolare, che diede non pochi problemi tattici alle fanterie avversarie, comprese quelle dei Romani. Qui sotto un esempio di tale tecnica e della tipologia di frecce utilizzate:
Carri falcati
Riguardo ai carri falcati utilizzati dalle truppe mitridatiche, la loro azione era accomunabile a quella degli elefanti da guerra, molto efficace in battaglia su terreni pianeggianti. Il loro utilizzo serviva a sfondare frontalmente lo schieramento nemico, cosa che però si rivelò poco utile di fronte alle formazioni coortali delle legioni romane. Al contrario contro altre formazioni militari, come quelle rel regno di Bitinia di Nicomede IV, nel corso del battaglia del fiume Amnia, si rivelarono assai efficaci come ci racconta Appiano:
Mercenari L'utilizzo di questo genere di truppe lo troviamo spesso durante il periodo delle guerre mitridatiche, quando ad esempio viene menzionato dopo la terribile sconfitta di Tigranocerta patita dalle truppe di Tigrane nel 69 a.C.Plutarco, Vita di Lucullo, 29.1-2. Mancheo, a guardia della capitale del re, preferì disarmare i suoi mercenari greci (che Dione dice invece essere CiliciCassio Dione Cocceiano, Storia romana, XXXVI, 2.3.), poiché temeva lo avrebbero tradito.
Nel 66 a.C. si racconta che Mitridate, dopo l'ennesima sconfitta subita dalle truppe di Gneo Pompeo Magno,Livio, Periochae ab Urbe condita libri, 101.1. fu costretto ad attraversare un territorio impervio e roccioso con poche truppe ad assisterlo. Si trattava di un limitato gruppo di cavalieri mercenari e di circa 3.000 fanti, i quali lo accompagnarono fino alla fortezza di Simorex, dove il re vi aveva depositato un'ingente somma di denaro. Qui distribuì a tutti un ricco premio pari ad un anno di paga. Prese poi i restanti 6.000 talenti e si affrettò a marciare verso le sorgenti del fiume Eufrate, con l'intenzione di raggiungere la Colchide.Appiano di Alessandria, Guerre mitridatiche, 101.
Flotta La flotta, per lo più composta da pentecontere e biremi (oltre all'ammiraglia quinqueremeAppiano, Guerre mitridatiche, 24.), fu spesso affiancata anche da unità dei pirati cilici. Basterebbe ricordare un episodio delle terza guerra mitridatica, quando il re del Ponto, fuggito dall'assedio di Cizico via mare, colto da una terribile tempesta, che distrusse molte delle sue navi, fu salvato grazie all'accorrere di una nave dei pirati suoi alleati.Plutarco, Vite parallele, Lucullo 11,8.
Organizzazione e gerarchia interna A capo dell'intero esercito vi era il re del Ponto, Mitridate, da cui dipendevano tutta una serie di generali, ciascuno a capo di singoli reparti di fanteria o cavalleria, oppure di intere armate a seconda dell'importanza e dell'esperienza militare che gli stessi avevano. Poco si conosce invece dell'organizzazione militare dei singoli reparti, seppure in alcuni racconti delle guerre mitridatiche, gli scrittori greci e latini dell'epoca suggeriscono che Mitridate copiò l'organizzazione militare sia dai Romani, organizzando le armate in coorti, sia dai Greci organizzandole in falangi di stampo ellenistico.Plutarco, Vita di Lucullo, 26.6.
Tattica ed armamento Armamento Un passo di Plutarco prima dello scontro tra le legioni di Silla e quelle di Mitridate a Cheronea, ci fornisce la descrizione di come apparivano equipaggiate alcune delle truppe del re del Ponto:
Schieramento in battaglia
Normalmente il centro della formazione mitridatica prevedeva, in prima linea i carri falcati, spesso lanciati contro il nemico per creare disordine e sfondarne il centro, subito dopo vi era la falange di stampo ellenistico, come viene tramandato da Appiano e da Plutarco.Appiano, Guerre mitridatiche, 42; Plutarco, Vita di Silla, 18, 2-4. Spesso capitò, però, che le truppe mitridatiche, in alcune situazioni di stallo della guerra, si trovassero nel gran disordine della loro moltitudine e del numero dei comandi, dimostrandosi poco obbedienti ai loro generali.Plutarco, Vita di Silla, 16, 4. E proprio nella battaglia di Cheronea, l'eccessivo numero di armati, il disordine degli stessi, l'attacco improvviso di Silla su un fianco delle truppe mitridatiche, l'aver scelto un terreno poco adatto alla battaglia (oltre che per l'accampamento), costrinsero il generale pontico Archelao a "lanciare" la carica dei carri falcati (al centro della formazione) contro l'armata romana, ma come a Zama con Annibale, i Romani "si aprirono" evitando lo sfondamento frontale delle legioni:
Plutarco aggiunge: