Il 19 agosto 1742, durante la guerra di successione austriaca, una flottiglia della Royal Navy irruppe nel golfo di Napoli e costrinse il re di Napoli e Sicilia Carlo di Borbone, sotto la minaccia di un bombardamento, a ritirare dal conflitto le truppe inviate nel Nord Italia in appoggio alla Spagna contro l'Austria, alleata della Gran Bretagna.
Le forze inglesi, al comando del commodoro William Martin, comprendevano un vascello da 70 cannoni come nave ammiraglia (la ), altri due da 50 cannoni, uno da 40, una fregata da 20 e quattro bombarde, sufficienti ad imporre la volontà della Gran Bretagna a re Carlo, considerate le scarse difese della città.
A causa del parallelo tentativo di insurrezione organizzato dal partito filoaustriaco, l'impatto dell'azione fu tale che Michelangelo Schipa, massimo storico del periodo carolino, scrisse che «per poco quell'anno 1742 non fu l'ultimo dell'indipendenza del Regno, in otto anni di vita non ancora giustamente apprezzata da' contemporanei»..
Contesto storico
Nel 1740, scoppiato il conflitto per la successione austriaca, che vedeva Maria Teresa d'Austria impegnata a difendere i suoi diritti dinastici, Filippo V di Spagna decise di inviare un'armata in Lombardia con il progetto di creare ai danni degli Asburgo un secondo Stato borbonico nell'Italia centro-settentrionale, ponendovi sul trono il secondogenito avuto da Elisabetta Farnese, l'infante Filippo.
Il Regno di Napoli, governato da Carlo di Borbone, primo figlio di Filippo V e della Farnese, aveva ottenuto la propria indipendenza dall'Austria solo nel 1734 con la conquista borbonica, e non aveva interesse ad entrare in guerra – se non quello di re Carlo a compiacere i genitori, a cui oltre al rispetto filiale doveva la sua corona – a causa del pericolo di un'invasione austriaca, rafforzato dalla presenza di un consistente partito filoasburgico tra i nobili, che in otto anni la "Giunta d'Inconfidenza", organo istituito dal governo borbonico per reprimere i reati politici, non era riuscita a debellare. Inoltre, anche tra il clero era diffuso un sentimento di ostilità verso il governo, dovuto alla politica anticuriale del ministro toscano Bernardo Tanucci, ed all'introduzione degli ebrei nel regno, avvenuta nel 1740 ed aspramente osteggiata dagli ecclesiastici..
La possibilità di una restaurazione asburgica appariva concreta anche perché al fianco di Maria Teresa era schierata la Gran Bretagna di Giorgio II, con la sua temibile Mediterranean Fleet, la cui neutralità nel 1734 aveva favorito la vittoria spagnola. L'Austria poteva quindi contare su un alleato dominatore dei mari, mentre la marina napoletana era composta da poche unità costruite tutte dal governo borbonico, poiché otto anni prima gli austriaci erano riusciti a fare in modo che il naviglio non cadesse in mano nemicaNel 1734, al momento della conquista borbonica, tre vascelli della flotta vicereale erano lontani da Napoli, mentre un quarto, il S. Luigi, fu fatto affondare nella rada dal suo comandante per non permettere agli spagnoli di impadronirsene. Quattro galee furono inoltre sottratte alla cattura dall'ammiraglio Giovanni Luca Pallavicini ()., e la Spagna, a differenza di quanto fece con l'esercito, non contribuì in alcun modo alla sua creazione. Durante il primo decennio del regno di Carlo le forze navali napoletane comprendevano quindi un solo vascello, il S. Filippo-la Reale, la fregata S. Carlo-la Partenope, e le quattro galee S. Gennaro, Concezione, S. Antonio e Capitana, oltre a qualche legno minore..
Tuttavia, sollecitato dalla corte di Madrid a prendere le armi, Carlo dichiarò la sua obbedienza alla volontà dei «suoi augustissimi genitori» e la sua adesione alla «risoluzione presa ultimamente dalle loro Maestà cattoliche di far la guerra in Lombardia per situar nel paese da conquistarsi l'amatissimo suo fratello, il signor Infante don Filippo»Minuta di lettera da scriversi a Spagna del duca di Monteallegre cit. in .. Nel dicembre 1741 il corpo di spedizione spagnolo al comando del duca di Montemar sbarcò ad Orbetello nello Stato dei Presidi, territorio dipendente da Napoli, e Carlo inviò ad ingrossarne le file un contingente di uomini, scrive di soldati, quasi i tre quarti di tutto l'esercito del regno, aggiungendo che «son cifre che han bisogno di tara». Il numero di è riportato in , e . guidato dal capitano generale del regno, il duca di Castropignano, che si congiunse con gli spagnoli a Pesaro ponendosi agli ordini di Montemar. Malgrado ciò, il regno napoletano era ufficialmente neutrale e la Spagna sperava di ottenerne vantaggio..
Nei primi giorni del febbraio 1742, a Napoli fu inoltre pubblicamente festeggiata l'elezione al soglio imperiale del rivale di Maria Teresa, Carlo VII di Baviera, che la gazzetta del regno definiva «parente amico e alleato della Maestà del Re nostro Signore». Nonostante tutto, come testimonia un cortigiano a lui molto vicino, il sovrano «credeva che dare un soccorso a suo padre non gli togliesse la qualità di neutrale», ma quando il suo agente a Londra chiese il riconoscimento della neutralità napoletana, il gabinetto di Lord Carteret rispose che avrebbe ascoltato il re delle Due Sicilie solo se avesse avuto l'incarico di negoziare la pace dal re di Spagna..
All'inizio del 1742, il fronte italiano della guerra vedeva quindi la Spagna, forte di oltre uomini compresi i napoletani, contrapporsi all'Austria, che schierava circa soldati al comando del feldmaresciallo Traun, ed al Regno di Sardegna, il cui re Carlo Emanuele III di Savoia disponeva anch'egli di circa uomini.. Intanto una flotta britannica bloccava ad Antibes l'esercito dell'infante Filippo, mentre la diplomazia spagnola esercitava pressioni sul cardinale Fleury, primo ministro di Luigi XV di Francia, affinché inviasse aiuti in Italia ai suoi alleati borbonici..
In aprile Montemar prese posizione a Forlì e a Faenza ma poi, anziché attaccare le forze austro-sabaude a Piacenza e Reggio in modo da aprirsi un varco per la Lombardia, si ritirò a Castelfranco e a Bondeno, e successivamente, venuto a conoscenza dell'occupazione di Modena e della resa della fortezza di Mirandola a seguito dell'assedio del luglio 1742 ad opera dei piemontesi, arretrò ulteriormente prima a Rimini e poi a Foligno inseguito dai nemici. Tali notizie incoraggiavano alla rivolta il partito filoaustriaco napoletano, mentre i proclami asburgici ai popoli dei ducati italiani – additando negativamente il governo borbonico delle Due Sicilie come ciò che li aspettava se fossero divenuti sudditi di Filippo – assicuravano che «la sola apparenza ora del Traun in quelli luoghi sarebbe sufficiente a conquistar quel Regno»..
La spedizione del commodoro Martin L'ammiraglio Thomas Mathews aveva ricevuto l'ordine di preparare un attacco contro Napoli già nella metà di giugno, per fare in modo che i napoletani ritirassero dal fronte le truppe che combattevano per la Spagna. In proposito, le istruzioni inviategli non appena assunse il comando delle operazioni nel Mediterraneo recitavano:
Mathews allora inviò contro la città una squadra al comando del commodoro William Martin, ordinandogli di «far capire al Re delle Due Sicilie gli errori commessi nell'aver attaccato insieme agli spagnoli i territori della Regina d'Ungheria in Italia»: «to bring the King of the two Sicilies to a just sense of his errors in having attacked in conjunction with the Spaniards the Queen of Hungary's territories in Italy».. Il commodoro aveva istruzione di prendere, affondare ed incendiare tutte le navi napoletane, e di «usare il suo potere per ridurre in cenere la detta città, a meno che il Re delle Due Sicilie non accetterà senza indugio non solo di ritirare le sue truppe che ora agiscono insieme a quelle del Re di Spagna, ma di astenersi dal fornirgli in futuro ogni tipo di assistenza»: «to use his utmost to lay the said city in ashes, unless the King of the two Sicilies shall agree forthwith not only to withdraw his troops now acting in conjunction with those of the King of Spain in Italy, but to forbear from giving in future any assistance of what kind soever».. Prima di impartire tali ordini, Mathews aveva chiesto a Carlo Emanuele III ed al feldmaresciallo Traun se li trovassero troppo severi, ma ottenne il loro consenso..
Il governo napoletano fu informato che parte dei baroni, della nobiltà di toga e del clero aspettava il momento opportuno per sollevare il popolo, occupare i castelli e la reggia, assassinare i ministri ed imprigionare il re. Furono quindi prese precauzioni contro le minacce interne, ma non fu disposto nessun piano difensivo contro un possibile intervento della Royal Navy, benché sin dalla fine di giugno agenti diplomatici a Parigi avessero avvisato il segretario di Stato José Joaquín de Montealegre, duca di Salas, dell'intenzione inglese di intervenire nel golfo a sostegno della ribellione, sollecitandolo ripetutamente a prendere le opportune contromisure, riporta che Montealegre ricevette periodicamente lettere che lo avvisavano del pericolo dal 22 giugno fino al 13 agosto.. Secondo tali notizie, l'apparizione delle navi britanniche era il segnale concordato per dare inizio alla rivolta, che avrebbe permesso uno sbarco impegnando i pochi soldati presenti in città..
La notte tra il 18 ed il 19 agosto, alle tre e mezzo, a Napoli fu avvertita una lieve scossa di terremoto che non provocò gravi danni ma suscitò un profondo spavento, tanto che gli stessi sovrani trascorsero la nottata nei giardini di Palazzo Reale. Cronache contemporanee riferiscono che il popolo interpretò il sisma come «monito del cielo» contro l'insurrezione, «e nella paura dell'ira celeste si tenne quieto, tanto più che qua e là per le strade andavano attorno spie, che sperdevano i gruppi degli agitatori... La gran folla della gente adunatasi si andò a poco a poco diradando, e, quel che più vale ne' subiti moti di popolo, il primo impeto di sdegno svanì»Salvatore Spiriti, De borbonico in Regno neapolitano principatu, II, cit. in ..
Il 19 agosto, comparve al largo di Baia la squadra navale di Martin che, bordeggiato Capo Posillipo, senza effettuare i saluti d'uso si ancorò nella rada in direzione del porto, ponendosi sprezzante a tiro di cannone. Secondo la comunicazione ufficiale del duca di Salas era composta da 15 vascelli., ma in realtà la sua potenza era considerevolmente inferiore, poiché le unità mobilitate si limitavano alle seguenti; ; ; .:
Nave Tipo Numero dicannoni RangoClassificazione delle navi della Royal Navy dal 1603 al 1802 su Three Decks – Warships in the Age of Sail. Comandante DatiDa Three Decks – Warships in the Age of Sail. Ipswich vascello di linea 70 terzo Comm. William Martin Ipswich (1730). Panther vascello di linea 50 quarto Capt. Solomon Gideon Panther (1716). Oxford vascello di linea 50 quarto Capt. Lord Harry Powlett Oxford (1727). Faversham vascello di linea 40 quinto Capt. Richard Hughes Faversham (1741). Dursley Galley fregata 20 sesto Capt. Merrick de L'Angle Dursley Galley (1719). Carcass bombarda 8 - Lieut. John Bowdler Carcass (1740). Salamander bombarda 8 - Lieut. John Philipson Salamander (1730). Terrible bombarda 8 - Lieut. the Hon. George Edgcumbe Terrible (1730). Firedrake bombarda 8 - - Firedrake (1742). Guarland's Prize sciabecco - - - -A completare la squadra c'erano inoltre quattro imbarcazioni d'appoggio (tender)Disposizione delle navi davanti alla costa napoletanaIllustrazione tratta da .
Alla vista della squadra una gran folla si radunò presso la costa. In piazza Mercato l'unico tentativo di sollevazione fallì per la mancanza di una significativa adesione da parte del popolo, che impaurito dal terremoto rimase inerte, cosicché i pochi rivoltosi furono costretti ad imbarcarsi ed a riparare sulle navi britanniche. Al contrario, molti popolani fedeli a re Carlo accorsero alla reggia chiedendo armi per affrontare il nemico.
Il ritiro delle truppe napoletane