Con il termine magiarizzazione si intende la politica di assimilazione culturale adottata dalle autorità del Regno d'Ungheria nella seconda metà del XIX secolo fino al 1918, anno del collasso dell'Impero austro-ungarico a seguito della prima guerra mondiale. Tale politica mirava a imporre o a mantenere l'egemonia della lingua e della cultura ungheresi in tutto il regno, anche presso gruppi etnici non magiari e a stabilire l'identità nazionale magiara come identità nazionale di tutto il regno.

Per la prima volta i diritti delle minoranze etniche furono riconosciute dal Parlamento ungherese nel 1849 ed entrarono a far parte della legislazione austriaca nel 1867. A. A. Gadwal, Human Rights of the Minorities, Raleigh, NC, Lulu, 2021, p. 24

Dopo il compromesso austro-ungherese (Ausgleich) del 1867 le autorità ungheresi insistettero perché il Regno d'Ungheria fosse magiaro nello spirito, nelle istituzioni e nella lingua. Le proposte contrarie o gli appelli alla legge sulle nazionalità trovarono derisione e furono ignorati. In spregio alla legge, l'uso delle altre lingue fu bandito quasi totalmente dalla pubblica amministrazione e dalla giustizia. La lingua ungherese fu di gran lunga sovrarappresentata nelle scuole elementari e adottata da quasi tutte le scuole superiori.

Alla fine del XIX secolo, l'apparato statale era interamente di lingua ungherese, così come era ungherese la lingua dell'economia e della vita sociale in tutti i livelli, escluso il più basso. La percentuale della popolazione di madrelingua ungherese crebbe dal 46,6 % del 1880 al 54,5 % del 1910. Nelle città quasi tutti gli ebrei e i tedeschi appartenenti alla piccola borghesia e molti degli slovacchi, dei rumeni e degli ucraini della classe media furono magiarizzati.

In ogni caso, la magiarizzazione incise più fortemente nella parte centrale del Regno d'Ungheria (corrispondente all'attuale Repubblica d'Ungheria) e verso la classe media, che aveva accesso all'istruzione; fu agevolata anche da un processo di urbanizzazione e di industrializzazione. Riuscì meno verso la popolazione rurale della periferia, sicché i confini linguistici non variarono molto rispetto a quelli di un secolo prima.Hungary - Social and economic developments, in Enciclopedia Britannica, ultimo accesso: 20 maggio 2008

Il processo di magiarizzazione continuò anche dopo il trattato del Trianon. I diritti politici e culturali concessi alle pochissime minoranze etniche rimaste in Ungheria nel periodo fra le due guerre mondiali furono molto più scarsi di quelli previsti negli altri stati dell'Europa centro-orientale, dove invece le minoranze etniche erano molto più numerose.

Origine del termine Il termine si applica generalmente alle politiche messe in opera Marvin Perry, Western civilization: ideas, politics & society., Houghton Mifflin, 1989, vol. II, p. 558 ISBN 9780395369371. nel Regno d'Ungheria, parte dell'Impero austro-ungarico nel XIX e all'inizio del XX secolo, specialmente dopo il compromesso austro-ungherese (Ausgleich) del 1867, e in particolare dopo l'ascesa nel 1871 del conte Menyhért Lónyay a capo del governo ungherese.. L'idea deriva dall'Illuminismo, che è alla base del processo di nascita degli Stati nazionali in Europa.

Riferendosi ai nomi propri delle persone o ai toponimi, la magiarizzazione indica la sostituzione di un nome non magiaro con uno magiaro. Ad esempio, il nome romeno Ion Negru si trasforma in János Fekete, o il nome slavo Novo Selo in Újfalu.

Magiarizzazione in senso lato Come avviene spesso nel caso di politiche tese a forgiare o rafforzare l'identità nazionale di uno stato, la magiarizzazione fu percepita dagli altri gruppi etnici come i romeni, gli slovacchi, gli ucraini, i serbi, i croati e così via, come un'aggressione o una discriminazione, specialmente nei territori in cui i non magiari erano la maggioranza della popolazione. Mircea Păcurariu - The policy of the Hungarian state concerning the Romanian church in Transylvania under the Dual Monarchy, 1867-1918

Contesto storico Giuseppe II, imperatore dal 1780 al 1790 fu un sovrano illuminato, che cercò di centralizzare il controllo dell'impero, stabilì che il tedesco sostituisse il latino come lingua ufficiale dell'impero. Gli ungheresi intesero questo provvedimento come un tentativo di stabilire un'egemonia culturale tedesca e come reazione insistettero perché fosse loro riconosciuto il diritto di servirsi del proprio idioma. Come risultato, la nobiltà inferiore magiara promosse una rinascita della lingua e della cultura ungheresi. La nobiltà inferiore mise anche in dubbio la lealtà nazionale dei magnati, che erano per meno della metà etnicamente magiari e che parlavano per lo più francese e tedesco alla Corte imperiale.

Nel luglio del 1849, il parlamento rivoluzionario ungherese riconobbe i diritti delle minoranze, ma era troppo tardi: per contrastare i successi dell'esercito rivoluzionario ungherese l'imperatore Francesco Giuseppe chiese l'aiuto dello zar Nicola I, il cui esercito invase l'Ungheria. Gli eserciti uniti dell'imperatore e dello zar erano troppo potenti per gli insorti ungheresi, cosicché il generale Artúr Görgei si arrese nell'agosto del 1849.

Il risveglio nazionale magiaro suscitò ondate di orgoglio nazionale presso gli slovacchi, i romeni, i serbi e i croati che si sentivano minacciati sia dall'egemonia tedesca sia da quella magiara. Questi risorgimenti nazionali si svilupparono successivamente nei movimenti nazionalistici che contribuirono al crollo dell'Austria-Ungheria nel 1918.

Magiarizzazione nell'Impero austriaco e austro-ungarico

AnnoPopolazione totaleRegno d'UngheriaMagiari184612.033.39940–45%188013.749.60346%190016.838.25551,4%191018.264.53354,5%

Alcuni gruppi etnici erano concentrati in varie regioni del Regno d'Ungheria, dove costituivano la maggioranza. In Transilvania il censimento del 1910 registrava il 55,08% di romeni, il 34,2% di magiari e l'8,71% di tedeschi. Nella parte settentrionale del Regno, slovacchi e ruteni costituivano la maggioranza, mentre nelle regioni meridionali la maggioranza era rappresentata da croati, serbi e sloveni e nelle regioni occidentali c'era una maggioranza di tedeschi.

In alcune regioni i risultati della magiarizzazione furono modesti. Ad esempio in Transilvania nel 1880 il 5,7% della popolazione non magiara conosceva in qualche misura l'ungherese; nel 1900 la percentuale era salita all'11% e nel 1910 arrivò al 15,2%. Questi dati riflettono anche la vita di un'epoca, in cui la maggioranza della popolazione poteva ignorare la lingua ufficiale dello Stato in cui viveva. Religioni e nazionalità La politica di magiarizzazione era orientata a rendere la conoscenza fluente dell'ungherese un requisito per l'accesso alla pubblica amministrazione, all'istruzione e alla giustizia.

Fra il 1850 e il 1910 i magiari aumentarono in numero del 106,7%, mentre gli altri gruppi etnici registrarono tassi di crescita molto inferiori: i serbi e i croati del 38,2%, i romeni del 31,4% e gli slovacchi del 10,7%. http://www.univie.ac.at/igl.geschichte/vocelka/SS2002/vo_ss2002_1006.htm IGL – SS 2002 – ao. Univ. Prof. Dr. Karl Vocelka – VO]

Secondo i dati dei censimenti, la popolazione magiara della Transilvania passò dal 24,9% del 1869 al 31,6% del 1910. Nello stesso periodo la percentuale della popolazione romena scese dal 59,0% al 53,8% e quella della popolazione tedesca dall'11,9% al 10,7%. Le variazioni furono più significative nelle città a maggioranza tedesca e romena. Ad esempio, a Brașov i magiari crebbero dal 13,4% del 1850 al 43,43% del 1910, mentre i romeni e i tedeschi scesero rispettivamente dal 40% al 28,71% e dal 40,8% al 26,41%.

La politica dello Stato e i rapporti etnici

Il primo governo ungherese dopo l'Ausgleich, fu quello presieduto dal conte liberale Gyula Andrássy e sostenuto da Ferenc Deák e dai suoi seguaci; approvò nel 1868 la legge sulle nazionalità, la quale dichiarava che "tutti i cittadini dell'Ungheria formano, politicamente, una sola nazione, l'indivisibile unitaria nazione (nemzet) ungherese di cui ogni cittadino dello Stato, qualunque sia la sua personale nazionalità (nemzetiség), è membro con parità di diritti." La legge sull'istruzione, approvata nello stesso anno, condivideva la stessa impostazione, giacché i magiari erano definiti semplicemente primus inter pares. In questo periodo i gruppi etnici ebbero una certa autonomia culturale e linguistica, nei campi dell'istruzione, della religione e dall'amministrazione locale..

Tuttavia, dopo la morte del ministro dell'istruzione, il barone József Eötvös, nel 1871, Andrássy divenne ministro imperiale degli Esteri, Deák si ritirò dalla politica attiva e Menyhért Lónyay divenne il primo ministro ungherese. Il governo sostenne la nobiltà inferiore magiara e il concetto di nazione politica ungherese fu interpretato come nazione magiara. «Ogni movimento politico o sociale che sfidava l'egemonia delle classi dominanti magiare fu passibile di essere represso o accusato di tradimento, di fellonia o di incitamento all'odio nazionale. Questo doveva essere il destino delle società culturali e dei partiti nazionali degli slovacchi, degli slavi meridionali, dei romeni e dei ruteni dal 1876 in poi». Tutto ciò si intensificò nel 1875, con il governo guidato da Kálmán Tisza..

Per un lungo periodo, il numero dei non magiari nel Regno d'Ungheria fu molto maggiore del computo dei magiari. Secondo i dati del 1787, la popolazione del Regno d'Ungheria ammontava a 2 322 000 magiari (29%) e a 5 681 000 non-magiari (71%). Nel 1809, la popolazione ammontava a 3 000 000 di magiari (30%) e a 7 600 000 di non-magiari (70%). Dopo una politica di magiarizzazione via via più intensa come fu messa in atto dopo il 1867,. i rapporti etnici cambiarono a favore dei magiari: secondo il censimento del 1900 i magiarofoni del Regno d'Ungheria erano 8 500 000 (51%), mentre i parlanti di altre lingue erano complessivamente 8 100 000 (49%). Nel 1910 i dati registravano 9 944 628 magiarofoni (54,4%) e 8 319 905 parlanti di altre lingue (45,6%).

Sebbene nelle storiografie slovacca, romena e serba la magiarizzazione repressiva sia individuata come il fattore principale della variazione della composizione etnica della popolazione nel XIX secolo, bisogna notare che anche l'assimilazione spontanea fu un fenomeno importante. I vasti territori al centro e al sud del Regno d'Ungheria avevano perso la loro maggioranza etnica magiara in seguito alle guerre combattute fra gli Asburgo e l'Impero ottomano nel XVI e XVII secolo. Dopo la riconquista queste terre furono ripopolate mediante trasferimento della popolazione da altre regioni dell'impero asburgico: magiari e slovacchi dall'Alta Ungheria, svevi, serbi (che erano la maggioranza in numerose zone meridionali della pianura pannonica prima dei trasferimenti), croati e romeni. Come effetto di questa migrazione in una larga fetta di terra, che andava all'incirca da Kecskemét fino al confine meridionale del Regno, diversi gruppi etnici vivevano a poca distanza gli uni dagli altri (questa eterogeneità etnica si è conservata fino ad oggi in alcune zone della Voivodina, della Bačka e del Banato). Dopo il 1867, l'ungherese divenne lingua franca in questo territorio e l'interazione fra i diversi gruppi etnici nonché i matrimoni misti produssero un'assimilazione verso il gruppo ungherese dominante. Il latino restò la lingua ufficiale fino al 1842 e i territori prima dellAusgleich erano governati direttamente da Vienna e ciò può escludere una politica di magiarizzazione su larga scala prima del 1867.