Il suo dogato fu il più lungo nella storia di Venezia (oltre 34 anni, dal 15 aprile 1423 al 22 ottobre 1457), fu caratterizzato dalla maggiore espansione territoriale della storia marciana, riunendo sotto una sola legislazione tutto il Veneto, il Friuli e una grossa parte della Lombardia (cosidetti "Domini di Terraferma") e venne interrotto non dal suo decesso ma dalle macchinazioni del Consiglio dei Dieci che lo costrinse all'abdicazioneIn considerazione degli scandali che avevano accompagnato la vicenda dell'abdicazione del Foscari, nel 1458 il Maggior Consiglio emanò una legge per limitare i poteri dell'ormai quasi onnipotente Consiglio dei Dieci, proibendogli in particolare di interferire con la Promissione Ducale, giacché creato per «impedire scandali, non per crearli»..

La reggenza del Foscari fu caratterizzata da guerre continue (le trentennali "Guerre di Lombardia" contro il Ducato di Milano e l'avvio di scontri sistematici con i Turchi, impadronitisi di Costantinopoli nel 1453), lotte interne tra le grandi famiglie e numerose calamità naturali come la siccità (1424), le molte "acque alte", la gelata della Laguna (1431). che paralizzò la città per mesi, il terremoto (1451). e infine la peste che gli uccise tutti i figli maschi tranne Jacopo (1416-1457). Fu lui a ribattezzare e ristrutturare la famosa Ca' Foscari sul Canal Grande, oggi sede dell'omonima Università.

Scomparso pochi giorni dopo la fine del suo regno, nella sua orazione funebre, Bernardo Giustinian ne rammentò "la forma ben fatta ed eminente del corpo, la grazia del volto, la maestà e la salute prospera", l'eloquenza e la cultura umanistica.Giustinian B, Orazione recitata [...] nell'esequie del doge F. F., in Molin GA [a cura di], (1795), Orazioni, elogi e vite… in lode di dogi, ed altri illustri soggetti [...], I, Venezia, pp. 21-59.

Biografia Famiglia e origini Francesco era il primogenito di Nicolò di Giovanni Foscari e Caterina di Giovanni Michiel (figlia di primo letto della di lui matrigna Franceschina). La famiglia Foscari era una delle casate patrizie veneziane attestatesi durante il Basso Medioevo (cosidette "Case nuove") e attraversava allora un periodo particolarmente fortunato: nel 1331 aveva ricevuto il titolo comitale con i feudi di Noventa e Zelarino dall'Imperatore Giovanni I di BoemiaLazzarini V (1895), I Foscari conti e signori feudali, Padova, pp. 16 s.; Nicolò Foscari aveva poi accumulato grandi ricchezze con la mercaturaArchivio di Stato di Venezia, Notarile. Testamenti, b. 1255, cc. 191v-192r., con buona probabilità grazie alla cospicua dote della moglie (rampolla di una delle c.d. "famiglie apostoliche" marciane), prima d'intraprendere una discreta carriera politica al termine della Guerra di Chioggia. Francesco si disinteressò alla mercatura e dedicò tutta la sua esistenza alla vita pubblica, perseguendo probabilmente un progetto politico oltre che di affermazione dinastica tracciato dal padre che certo beneficiò della notevole ambizione politica del figlio.

Francesco Foscari sposò nel 1395 Maria Priuli "dal Banco", da cui ebbe quattro figli (Girolamo, Lorenzo, Bianca e Camilla), e nel 1415 Marina Nani, da cui ebbe sei figli (Domenico, Benedetta, Jacopo, Donato, Paola e Maria).

Carriera politica

La carriera politica del Foscari cominciò precocemente: nel 1400 entrò nella Quarantia, l'anno dopo nei giudici del proprio; nel 1403 nei Savi agli Ordini (ufficio neo-costituito nel 1402) e divenne poi Avogador.

Nel 1404, agendo di concerto con la famiglia (il padre Nicolò e lo zio Francesco "Franzi") perorò l'intervento di Venezia contro il signore di Padova, Francesco II da Carrara, che cercava di sfruttare il vuoto di potere lasciato nell'Italia settentrionale dalla morte di Gian Galeazzo Visconti: Venezia conquistò Padova e Francesco II, insieme al figlio Francesco III, venne tradotto in Laguna in ceppi per morirvi nel 1406 (si veda Guerra di Padova). Di lì a poco, nuovi incarichi misero Francesco di fronte alle opportunità che la Terraferma "orfana" del grande Visconti poteva offrire a Venezia. Nel 1408 era ambasciatore a Milano alla corte di Giovanni Maria Visconti a perorare la causa di Ottobuono de' Terzi (il padre Nicolò era nel frattempo podestà a Padova e lo zio Franzi capitano a Vicenza). L'anno dopo era in Emilia (giugno) per difendere gli eredi de' Terzi dalle mire di Niccolò III d'Este (una causa persa) e poi a Cremona (luglio) per dissuaderne il Signore, Cabrino Fondulo, dall'attaccare Brescia, e infine (settembre) a Ferrara per convincere l'Estense a muovere contro il governatore francese di Genova, Jean II Le Meingre, il più pericoloso giocatore nella contesa per il potere in Lombardia.

In ossequio alle leggi veneziane, Francesco dovette però rinunciare a cariche prestigiose sino a che il padre e lo zio Franzi continuarono a calcare la scena pubblica lagunare. La morte di Nicolò Foscari nel 1412 e la nomina di Franzi, già tutore del duca di Mantova Gian Francesco Gonzaga, al ducato di Candia (1411-1413) gli spianarono finalmente la strada.

Nel 1412, il condottiero Filippo Scolari aveva valicato il Tagliamento con le truppe ungheresi dell'Imperatore Sigismondo di Lussemburgo, intenzionato a conquistare la Dalmazia, e minacciava Venezia stessa (si veda Guerra tra Repubblica di Venezia e Regno d'Ungheria). Francesco, già ambasciatore presso Sigismondo, raggiunse (19 aprile) l'armata veneta al comando di Carlo I Malatesta a Motta di Livenza come Savio di Guerra al fianco del Procuratore Pietro Loredan. La linea di condotta proposta da Foscari (e da lui sostenuta presso gli uffici marciani), venne sommariamente liquidata da Loredan, più ferrato in materia militare, che spinse e supportò operativamente Malatesta nella vittoria contro lo Scano.: "In luglio ebbe a verificarsi un episodio alquanto oscuro: il 20 di quel mese, infatti, il Consiglio dei cento alla Guerra, da poco istituito, su richiesta del capitano generale dell'esercito veneto, Carlo Malatesta, decideva di inviare al campo due ambasciatori per conferire su questioni attinenti all'ormai prossimo scontro: risultarono eletti il Foscari e Barbon Morosini, dopo molti tentativi tutti seguiti da altrettanti rifiuti. Senonché il procuratore Pietro Loredan si offrì e fu accettato volontario al posto degli eletti; questi era il migliore ed il più valoroso militare di cui Venezia disponesse: al comando della squadra del Golfo aveva conquistato Spalato e da poco ottenuto la resa di Sebenico, e alcuni anni più tardi, nella tarda primavera del 1416, sarebbe stato l'artefice della memorabile disfatta inflitta alla flotta ottomana presso i Dardanelli. È difficile dire cosa lo spinse, nel luglio 1412, ad un gesto che suonava gravemente offensivo, addirittura provocatorio nei confronti del Foscari e del Morosini. Forse si trattava di antipatia personale, disistima, avversione per una famiglia emergente e per un uomo - qual era il Foscari - abilissimo a manovrare in politica quanto inesperto nell'arte della guerra". "L'episodio, se non fu l'origine, costituì almeno una tappa importante della progressiva inimicizia che sarebbe insorta tra i Foscari ed i Loredan, e che tanto acerbamente avrebbe segnato la vita del futuro doge." La gestione politica della contesa con Sigismondo restò, però, nelle mani del Foscari, che nell'aprile 1413 stipulava la pace tra l'Imperatore e Venezia, e in agosto tra Venezia e Federico del Tirolo, guadagnandosi così l'ingresso nei Savi del Consiglio dei Pregadi. Ancora impegnato in legazioni con Sigismondo, questa volta coinvolgenti l'antipapa Giovanni XXIII, il suo nome figurò nei ballottaggi per l'elezione a doge di Tommaso Mocenigo (suo collega nell'ambasciata) alla morte di Michele Steno, dopodiché proseguì nell'arginare le mire espansionistiche dell'imperatore con un'ambasciata a Ferrara (1414), e una a Firenze (1415), guadagnandosi l'ingresso nei Procuratori di San Marco, carica vitalizia e seconda solo a quella dogale per dignità, nel 1416 (forse brigando per denigrare l'operato del decrepito procuratore Giovanni Barbo): "Le incombenze legate alla dignità procuratoria consistevano soprattutto nell'amministrazione di legati e commissarie derivanti per lo più da disposizioni testamentarie: quasi una sinecura, insomma, che però consentiva la gestione di somme talvolta ingenti. Il F. ne fece l'uso politicamente più opportuno, perlomeno nei propri riguardi: distribuì, a quanto pare con prassi insolita, cospicue somme di denaro (forse 30.000 ducati) ai nobili poveri a titolo di dote per le loro figlie, guadagnandosene il favore, così da crearsi una sorta di clientela personale. Del resto disponeva già di fautori, poiché l'indirizzo della sua politica estera, volta all'espansionismo militare, interpretava soprattutto le aspirazioni dei patrizi meno abbienti, la cui affermazione economica e sociale dipendeva in larga misura dal servizio pubblico, ossia dagli impieghi nell'amministrazione statale, dal ruolo di rappresentanti o funzionari del Comune nei nuovi territori conquistati. Fu questo, con ogni probabilità, lo strumento decisivo della progressiva rapida affermazione politica del F., che lo avrebbe innalzato sino al dogato.".. Persistette comunque nel gestire la "Minaccia Imperiale", curando l'alleanza anti-imperiale con Giovanna II di Napoli e Alberto II d'Asburgo (1417), e ottenendo l'appoggio di papa Martino V nella nuova tregua stipulata con Sigismondo a Salisburgo nel 1418. Francesco Foscari si era ormai fatto tedoforo di un partito espansionista marciano di terraferma in opposizione agli interessi prettamente "levantini" delle vecchie famiglie ricche ben rappresentate dal doge Mocenigo..

Nel 1422, Firenze cercò l'aiuto di Venezia contro il duca di Milano, Filippo Maria Visconti. Per Foscari, fu il pretesto per muovere contro lo status quo marciano che nell'alleanza veneziano-viscontea aveva uno dei suoi cardini, difesa dalle vecchie famiglie e dal Mocenigo. Per tutta risposta, il doge, al principio del 1423, avrebbe arringato la Signoria contro il nuovo corso proposto da Francesco, "el zovene procurator nostro", ammonendoli a non eleggerlo come suo successoreCronaca Dolfina in Biblioteca Nazionale Marciana, Cod. Marc. VII, 794, c. 24.. Il fato risolse altrimenti.

Dogato

Mocenigo spirò il 4 aprile 1423 e Francesco concorse per la suprema magistratura contro cinque altri candidati, tutti più maturi di lui, tra i quali primeggiò nei ballottaggi Pietro Loredan. Sfruttando i suoi partigiani all'interno del collegio elettorale, il Foscari riuscì a mettere in discredito i concorrenti: "Concorse con Ser Marino Caravello Procuratore, Ser Francesco Bembo il Cavaliere, Ser' Antonio Contarini, Ser Lionardo Mocenigo il Cavaliere, Ser Pietro Loredano [...] Al Caravello fu opposto ch'era vecchissimo e impotente. Al Bembo ch'era impotente perché zoppo e mal condizionato. Al Mocenigo ch'e' non poteva succedere a suo fratello. Al Contarini che avea assai figliuoli e figliuole e generi", e convinse gli elettori che Venezia non poteva privarsi di un militare capace come il Loredan, ottenendo così per sé l'ambito titolo il 15 aprile: fu suo zio Franzi, in qualità di membro anziano del Consiglio Ducale, a porgergli il corno ducale all'incoronazione.. Il Maggior Consiglio decretò per l'occasione la definitiva abolizione della Concio popolare, e gli organi pubblici smisero così da quel momento di fare riferimento all'antico Commune Veneciarum. Il doge prese così il titolo di Serenissimo Principe e con lui il supremo organo di presidenza delle assemblee statali prese a chiamarsi Serenissima Signoria, mentre lo stato tutto divenne la Serenissima Repubblica.

Quello di Francesco Foscari sarebbe stato il più lungo dogato nella storia di Venezia (oltre 34 anni), caratterizzato dalla maggiore espansione territoriale della storia marciana, riunendo sotto una sola legislazione tutto il Veneto, il basso Trentino fino a Rovereto, il Friuli e una grossa parte della Lombardia: i c.d. "Domini di Terraferma".