La Giudecca di Catania (Judeka in dialetto giudaico-catanese) è stato l'antico quartiere ebraico sorto a ridosso delle mura cittadine nell'allora periferia a ovest e a sud della città. La definizione di ghetto è impropria, in quanto la comunità ebraica catanese non era chiusa e isolata in un quartiere, ma più propriamente spalmata in diverse zone della parte occidentale e meridionale della città.

Storia

La presenza di una giudecca a Catania la si può ipotizzare già a partire dal III-IV secolo, quando cioè appaiono le prime lapidi funebri relative a defunti ebrei. Una delle più importanti, rinvenuta nel maggio 1929durante i lavori per la messa in posa di cavi telefonici nella zona est del vecchio abitato, presso la chiesa di Santa TeresaGuido Libertini, «Epigrafe giudaico-latina rinvenuta a Catania», in Scritti su Catania antica- Scavi e scoperte archeologiche dal 1922 al 1953, a cura di Giovanni Rizza, Rotary Club di Catania, 1981, pp. 69 e segg., risalirebbe, sulla base dei caratteri latini usati, alla fine del IV secolo. Del periodo seguente non esistono fonti, sappiamo invece, che in un periodo non meglio precisatoNicolò Bucaria, Sicilia Judaica, 1996, p. 52: "A differenza di molte altre città, la toponomastica catanese non ci ha tramandato il ricordo dell'ubicazione della sua Judeca"., la comunità ebraica di Catania si insedia nell'area corrispondente alla pianura detta di CiprianaNicolò Bucaria, Sicilia Judaica, cit., p. 52. Bucaria cita l'ipotesi toponomastica sulla scorta della tesi universitaria di Carmine Fontana: Gli ebrei in Catania nel secolo XV, tesi di laurea (relatori ch.mi proff. Vincenzo Casagrandi e Remigio Sabbadini, membro esterno della commissione di laurea, Paolo Orsi), Facoltà di Lettere e Filosofia, R. Università degli Studi di Catania, Catania, 1901.La "cipriana" è citata in: Matteo Gaudioso, L'Abbazia di S. Niccolò l'Arena di Catania, «Archivio storico per la Sicilia orientale», Catania, 1928, p. 213., situata entro le mura della parte nord-ovest. Nel corso del XIV secolo la comunità si espande e distribuisce, senza soluzione di continuità, nella zona a sud, in uno spazio urbano compreso tra la Piana e il Porto, giungendo alle porte della Platea Magna, oggi piazza Duomo. La giudecca si dota di 2 sinagoghe, un ospedale, un macello e persino un cimitero poco fuori le mura, accessibile dalla Porta della JudecaDomenico Ventura, «Medici Ebrei a Catania» , in M. Alberghina, Medici e medicina a Catania dal Quattrocento ai primi del Novecento, Catania, Giuseppe Maimone Editore, 2001, p. 1., dí locazione incerta, forse alla Cipriana. La comunità ebraica di Catania era prevalentemente in affari con il mercato ittico e come era d'abitudine si affacciava su di un fiume, nel caso catanese sull'Amenano, che prese da essi a chiamarsi Judicello, adoperato per i bagni rituali delle donneNicolò Bucaria, Sicilia Judaica, cit., p. 102.. La presenza ebraica è attestata anche presso le maestranze che lavorarono nella realizzazione del Castello Ursino, tra il 1239 ed il 1250, come pure dimostrano taluni riferimenti alle simbologie giudaiche impresse dagli operai a decorazione del fortilizio svevo, tra tutti un pentalfa sul lato est.

Dal 18 giugno 1492, in seguito al Decreto dell'Alhambra voluto da Ferdinando I d'Aragona e Isabella di Castiglia, il quale espelleva gli ebrei non convertiti dai regni spagnoli di Castiglia e León e della Corona d'Aragona, la giudecca venne a spopolarsi. L'area, anticamente occupata da una numerosa comunità ebraicaDomenico Ventura, «Medici Ebrei a Catania», in M. Alberghina, Medici e medicina a Catania dal Quattrocento ai primi del Novecento, Catania Giuseppe Maimone Editore, 2001, p. 1., cadde allora nel totale abbandono e nel degrado, presentandosi in pessime condizioni, quando, nel 1554, il senato cittadino cedette il territorio « del Parco »La pianura «del Parco» è citata nel saggio di Gaudioso: L'Abbazia di S. Niccolò l'Arena di Catania, A.S.S.O., cit., p. 213. e della Cipriana ai monaci benedettini cassinesi, provenienti dal cenobio nicolosita alle pendici dell’Etna.

Geografia I 2 quartieri ebraici noti si trovavano prevalentemente nella zona a nord-ovest e a sud della città. Una sorta di linea di demarcazione tra le giudecche distingueva la parte collinare, in posizione più elevata, da quella situata nella parte pianeggiante della cittàcfr. M. Gaudioso, La comunità ebraica di Catania nei secoli XIV e XV, Catania, N. Giannotta Ed., 1974.Clara Biondi e Mauro Perani, Il testamento di un ebreo catanese del 1392 con firme dei testi in ebraico, in «Materia giudaica», vol. 11 (2006), p. 219..

Il primo quartiere era detto Judeca Soprana (יודקה סופרנה, Iudeka Suprana, Giudecca superiore)Nicolò Bucaria, Sicilia Judaica, cit., p. 52., o in siciliano Judeca di Susu, e corrispondeva al Piano della Cipriana, quartiere che, dopo l'esilio degli ebrei dalla Sicilia, venne acquisito dai Padri Benedettini Cassinesi. Essi nel 1558 iniziarono, alla presenza del viceré di Sicilia Juan de la Cerda, duca di Medinaceli, il primo impianto di quello che sarebbe poi stato il Monastero di San Nicolò l'Arena, il maggiore del regno e il secondo in Europa. Il quartiere si estendeva tra le attuali via della Cipriana (una piccola traversa di via Quartarone, la via che collega piazza Dante Alighieri a via Vittorio Emanuele II), via Maura (che in ebraico significa Moro), piazza Dante Alighieri e il monastero benedettino. In via Sant'Anna era la mezkita di questo quartiere, termine ebraico-medioevale che indicava la sinagoga.

Il secondo quartiere era invece la Judeca Suttana (יודקה סוטנה, Iudeka Sutana o Giudecca inferiore) detta anche Judeca di Jusu, dov'è oggi la Pescheria: qui infatti dovette pure esserci un grande mercato del pesce gestito da commercianti ebrei. La zona era piuttosto paludosa, e talora malsana, a causa della presenza del fiume Amenano, che qui scorreva a vista e prendeva il nome di Judicello, propriamente a causa della giudecca. Interessante notare come nella cartografia della Sicilia di XVI e XVII secolo il fiume fosse sempre segnalato con tale nome e mai come Amenano. Era compreso tra le attuali chiesa di Sant'Agata alle Sciare, la Pescheria (più precisamente presso il Pozzo di Gammazita) e via Marano. La sinagoga di questo quartiere era ubicata dov'è oggi la via Recupero, presso la chiesa dei Santi Cosma e DamianoLa chiesa, denominata pure "SS. Cosimo e Damiano" o "M. SS. della Consolazione" è descritta in: Giuseppe Rasà Napoli, Guida e breve illustrazione delle chiese di Catania e sobborghi, Tringale Editore, Catania, 1984 (rist. an., Guida delle chiese di Catania e sobborghi..., tip. M. Galati, 1900), pp. 135-137..

La dislocazione della comunità ebraica si può desumere anche dalla toponomastica: via Marano viene propriamente da marrano ("porco" in spagnolo), cioè il termine dispregiativo riferito agli ebrei convertiti al Cristianesimo, accusati di continuare a professare il loro culto di nascosto, mentre via Gisira viene dal termine islamico jizya, cioè la tassa che veniva versata, sotto la dominazione islamica, per poter praticare la libertà di culto. Indirettamente anche via Santa Maria della Catena indica la presenza della giudecca: infatti, in Sicilia, tutti i toponimi che indicano catena e le chiese titolate a Santa Maria della Catena, sono rispettivamente contrade un tempo abitate da giudei e sedi di antiche sinagogheB. e G. Lagumina, Codice diplomatico dei Giudei di Sicilia, Palermo, 1884-1895, vol III, pp. 276, 283, 485, 509, 560..

Note

Bibliografia Nicolò Bucaria, Sicilia Judaica - guida alle antichità giudaiche della Sicilia, Flaccovio editore, Palermo 1996.

Voci correlate Comunità ebraica di Catania Ebraismo Ebraismo in Sicilia Giudecca (quartiere ebraico)

Altri progetti

Collegamenti esterni "Visitando l'Italia ebraica - Sicilia" su E-brei.net Domenico Ventura, «Medici Ebrei a Catania», in M. Alberghina, Medici e medicina a Catania dal Quattrocento ai primi del Novecento, Catania, Giuseppe Maimone Editore, 2001. Catania Judaica di Matilde Russo, 19 agosto 2011, su cataniagiovani.wordpress.com

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