Con Rivoluzione sandinista si intende la serie di eventi che, in Nicaragua, ha determinato la fine della dittatura di Anastasio Somoza Debayle nel 1979 e la presa del potere da parte del Fronte Sandinista di Liberazione Nazionale, che governò il Paese fino al 1990.
Il contesto storico
Il Fronte Sandinista di Liberazione Nazionale (FSLN) venne istituito nel 1961 presso l'Università di Managua come una fondazione studentesca che si opponeva al regime della famiglia Somoza che, a partire dal 1937 con Anastasio Somoza García e poi con il figlio Luis dal 1956, governava il Nicaragua in forma dittatoriale. I fondatori del movimento furono Jose Carlos Fonseca Amador, Silvio Mayorga e Tomas Borge Martinez e il suo nome si deve alla memoria di Augusto César Sandino. I membri della fondazione furono attivi in eclatanti azioni di protesta (nel dicembre del 1974 un gruppo di attivisti rapì alcuni funzionari del governo), per le quali la notorietà ed il prestigio del movimento aumentarono, al punto che nel 1975 il presidente Anastasio Somoza Debayle, al potere dopo il fratello Luis dal 1967, ordinò una violenta azione di rappresaglia, nella quale morì il fondatore Jose Carlos Fonseca Amador.
La fondazione si era trasformata in partito politico di ispirazione marxista-leninista che riuscì progressivamente a intensificare la lotta a Somoza tramite un forte sostegno popolare, soprattutto nelle campagne. D'altra parte il regime di Somoza subì uno scacco quando nel 1976 il neoeletto presidente degli USA Jimmy Carter stabilì che ulteriori aiuti al Nicaragua sarebbero stati erogati solo a patto di una maggiore garanzia del rispetto dei diritti umani nel paese. L'offensiva militare finale fu scatenata nel 1978.
La rivoluzione e le conseguenze L'insurrezione Il 10 gennaio 1978 fu assassinato a Managua il giornalista Pedro Joaquin Chamorro, editore de La Prensa, l'unico giornale di vera opposizione al governo del presidente Somoza. Il fondato sospetto che costui fosse il mandante del delitto sprofondò il paese in un periodo di violenza generalizzata che sfociò in una guerra civile.
Nel novembre di quello stesso anno l'Organizzazione dei Diritti Umani degli Stati Americani produsse un resoconto in cui si accusava di numerose violazioni dei diritti civili la Guardia Nacional, il corpo militare fedele alla famiglia Somoza; al resoconto seguì una risoluzione di condanna, da parte dell'ONU, del governo nicaraguense. Al rifiuto di Somoza di lasciare il potere si formò un Fronte Nazionale Patriottico; nel frattempo il FSLN continuava la sua guerriglia e, con il supporto di ampi strati della popolazione, di elementi della Chiesa CattolicaSergio Ramirez 2003, pp. 143-145 e di governi di altri Stati della regione (Panama, Messico, Costa Rica e Venezuela), gradualmente prese il controllo di gran parte del Paese e sferrò l'offensiva finale contro il regime: il 16 giugno venne annunciata la Giunta di Governo di Ricostruzione Nazionale composta da Violeta Chamorro, vedova del giornalista assassinato, Moises Hassan, Daniel Ortega, Sergio Ramírez e Alfonso RobeloSergio Ramirez 2003, p. 237.
La Giunta fu riconosciuta da tutte le componenti politiche e sociali del Paese. Il presidente degli Stati Uniti Jimmy Carter decise di collaborare con il nuovo governo. Spinto anche dalla pressione degli Stati Uniti, preoccupati di evitare in America Latina un altro regime comunista come quello di Cuba, il presidente Somoza lasciò il Paese il 17 luglio e si rifugiò prima a Miami e poi in Paraguay, dove fu ucciso nel 1980.
Insediamento della Giunta di Governo di Ricostruzione Nazionale
Il 20 luglio del 1979 la neonata Giunta di Governo di Ricostruzione Nazionale entrò a Managua. Il Paese era molto provato dagli anni della dittatura e dalla guerra insurrezionale. nicaraguensi erano morti a causa del conflitto, erano fuggiti in paesi limitrofi; l'economia era in grave crisi ed il debito con l'estero ammontava a oltre un miliardo e mezzo di dollari. Tuttavia la maggioranza dei nicaraguensi nutriva forti speranze nei vincitori sandinisti per la creazione di un sistema diverso da quello del regime di Somoza, senza diseguaglianze politiche, sociali ed economiche. I sandinisti erano un vasto schieramento politico con una componente comunista e molti dei loro capi erano stati vittime di tortura; il nuovo governo per distinguersi dal precedente dispose che i prigionieri accusati di reati sotto il regime di Somoza fossero sottoposti ad un regolare processo proibendo ogni forma di crudeltà sui prigionieri. Un rapporto di Amnesty International riguardante i primi tre anni della Giunta al potere (1979-1981) giudicò la situazione dei diritti dell'uomo in Nicaragua notevolmente migliorataMike Edwards, "Nicaragua, nazione in conflitto" National Geographic, giugno 1985 .
L'insurrezione sandinista ebbe anche il sostegno di parte della Chiesa cattolica e con il trionfo della rivoluzione si sviluppò in Nicaragua, primo Paese dell'America Latina, anche la cosiddetta Chiesa dei Poveri. Alcuni sacerdoti furono designati ministri dal nuovo governo: Miguel D'Escoto, ministro degli esteri, Ernesto Cardenal, ministro della cultura, Fernando Cardenal, ministro dell'educazione e Edgar Parrales, ministro del benessere Sociale. Il Vaticano non approvò le cariche e scoraggiò le collaborazioni dei sacerdoti con la rivoluzione. Quando in seguito Giovanni Paolo II visitò il Nicaragua nel 1983, padre Ernesto Cardenal venne pubblicamente invitato dal papa, invano, a dimettersi dalla carica di ministro. La visita del pontefice, organizzata con grande cura dal governo sandinista nel tentativo di instaurare buoni rapporti con il Vaticano, sfociò, invece, in una completa rottura. Secondo quanto riportato dal giornalista Bob Woodward, si ufficializzò una alleanza informale tra il Vaticano e gli USA per combattere la “minaccia comunista” in Centroamerica. In Nicaragua, così, la chiesa ufficiale prese le parti della controrivoluzioneAugusto Zamora (professore di Diritto Internazionale, Università Madrid) Agencia de Información Solidaria http://www.infosolidaria.org .
Le riforme istituzionali Nell'agosto 1979 venne emanato lo Statuto dei diritti e garanzia dei nicaraguensi e abolita la pena di morte e fu promulgato lo Statuto Fondamentale della Repubblica di Nicaragua; quest'ultimo abolì la costituzione, la presidenza, il congresso e tutte le corti; garantì il pieno rispetto della Dichiarazione universale dei diritti umani, del Patto Internazionale sui diritti economici, sociali e culturali e del Patto Internazionale sui diritti civili e politici dell'ONU e della Dichiarazione Diritti e Doveri dell'Uomo dell'Organizzazione degli Stati Americani; sancì l'uguaglianza incondizionata di tutti i nicaraguensi, la libertà di coscienza e di religione, di unione e organizzazione politica; sciolse la Guardia Nazionale e gli organi di spionaggio; istituì un Esercito Nazionale composto dai combattenti del FSLN e dagli ufficiali della disciolta Guardia Nazionale che si erano uniti alla lotta per il rovesciamento di Somoza; lo Statuto precisava, inoltre, che l'Esercito assumeva temporaneamente le funzioni di polizia in tutto il paese.
La Giunta governava attraverso inappellabili poteri di emergenza. La politica del governo nazionale venne stabilita dai membri della Direzione della Giunta Nazionale e dalla direzione del FSLN. Nel maggio del 1980 fu creata un'assemblea rappresentativa, il Consiglio di Stato, che poteva approvare le leggi presentate dalla Giunta o quelle proposte da un suo membro. La Giunta, tuttavia, aveva diritto di veto su tali leggi, e mantenne il controllo sopra gran parte della spesa pubblica. Inoltre i membri del Consiglio di Stato non erano stati eletti ma nominati dai gruppi politici insurrezionalisti in base ad una spartizione frutto di trattative avvenute già nel 1979 e al gruppo comunista spettò la nomina di 24 dei 47 seggi. Gli avversari del FSLN considerarono poi questa proporzione una forma di appropriazione illegale del potere. L'esponente democratica Chamorro, infatti, si ritirò all'inizio del 1980, adducendo in un primo momento come causa motivi di salute, ma in seguito rivelò di averlo fatto per protesta nei confronti del crescente predominio del FSLN nel governo. Anche Robelo rinunciò alla Giunta nello stesso anno per gli stessi motivi. I due dimissionari furono sostituiti da due esponenti moderati, ma nel 1983 la Giunta fu ridotta a tre soli membri, dei quali Daniel Ortega era il leader riconosciuto.
Sin dal periodo immediatamente successivo alla presa del potere, il FSLN aveva inoltre favorito lo sviluppo di organizzazioni di massa fra le quali la Federazione degli Operai Sandinisti (Central Sandinista de Trabajadores - CST) che rappresentava i sindacati, l'Associazione delle Donne Nicaraguensi (Asociación de Mujeres Nicaragüenses Luisa Amanda Espinoza - AMNLAE) e nel 1982 l'Unione Nazionale degli Agricoltori e Allevatori (Unión Nacional de Agricultores y Ganaderos - UNAG) composta da piccoli coltivatori e contadini. Si crearono inoltre, sull'esempio di quanto era avvenuto a Cuba, dei gruppi di quartiere, i Comitati di Difesa Sandinista (Comités de Defensa sandinista – CDS), che raccoglievano e diffondevano informazioni su tutti i nicaraguensi ed erano inoltre incaricati della distribuzione delle merci razionate e della realizzazione di opere per le comunità. Tali organizzazioni si rivelarono strumenti per consolidare il potere sandinista sulle istituzioni politiche e militari. I Sandinisti acquisirono sempre maggior controllo anche sulle truppe addestrate con la consulenza di esperti provenienti da Cuba e dall'Unione Sovietica, grazie al supporto dei quali l'Esercito Nazionale divenne il più grande e meglio equipaggiato nell'America Centrale. In seguito alla guerriglia controrivoluzionaria, nel 1983 il governo introdusse il servizio militare obbligatorio, e le truppe furono ulteriormente incrementate.
Le riforme economiche e sociali Le riforme più urgenti furono volte al rilancio dell'economia. A tal scopo furono nominati dei tecnici del settore privato con l'incarico di negoziare il debito con l'estero e accedere agli aiuti economici stranieri attraverso il Fondo Ricostruzione Internazionale (Fondo Internacional de Reconstrucción - FIR). Il risultato fu l'assistenza finanziaria multinazionale, il dilazionamento del debito estero e impegni per forniture alimentari. Fra i primi provvedimenti legislativi del 1979 ci furono: la confisca di tutti i beni della famiglia Somoza e di coloro che erano stati coinvolti nel regime; l'organizzazione della Centrale Sandinista dei Lavoratori; la nazionalizzazione del sistema finanziario e del commercio estero; il controllo statale sulle risorse naturali; la creazione del fondo nazionale contro la disoccupazione; la riduzione degli affitti e la legge sui diritti degli inquilini. Tale politica di ricostruzione ebbe in un primo periodo risultati positivi, grazie anche ai sussidi stranieri. Nel 1981 fu promulgata un'importante legge di riforma agraria.