La simpatia di cui si interessa la filosofia (, )Hermann Triepel, Die Anatomischen Namen. Ihre Ableitung und Aussprache, a cura di Robert Herrlinger, p. 72, al lemma «sympathicus», 26ª edizione, pubblicata a Monaco da J.F. Bergmann, 1962. ha un'accezione non solo soggettiva ma oggettiva, indicando la comunanza tra più esseri che partecipino alla stessa affezione; non coincide quindi con il significato di simpatia in cui si è evoluto nel linguaggio generico (un'inclinazione e attrazione istintiva verso persone, cose e idee).
Il termine simpatia nell'origine etimologica coincide con quella di «compassione», o «pietà», ma mentre questa evidenzia la capacità di percepire emozionalmente la sofferenza altrui provandone pena e desiderando alleviarla,Luigi Volpicelli, Lessico delle scienze dell'educazione, ed. Vallardi 1978, p.191. la parola simpatia può essere usata per «denotare il nostro sentimento di partecipazione per qualunque passione».M. La Rosa, Etica economica e sociale. Letture e documenti, ed. Franco Angeli, 2005, p. 40. La compassione è una «specificazione della simpatia».Luigi Bagolini, La simpatia nella morale e nel diritto: aspetti del pensiero di Adam Smith e orientamenti attuali, ed. Giappichelli, 1966, p.36
Oltre che in filosofia, il termine simpatia era utilizzato anche in ambito medico, a partire da Ippocrate di Cos, per indicare la compartecipazione di tutti gli organi a uno stato di sofferenza o malattia che abbia colpito uno di essi.
Dall'età antica alla storia della medicina Nello stoicismo, che concepisce l'universo come una specie di unico grande organismo attraversato incessantemente dallo spirito vivente (pneuma), la "simpatia", trattata in particolare da Posidonio, è quella interdipendenza tra tutte le parti dell'universo, in virtù della quale ogni evento poteva ripercuotersi su ogni altra parte del mondo. Allusioni simili si trovano in Cicerone,«Supponendo che la natura formi un tutto ben collegato e coerente […] che l'intero universo sia uno [...] gli Stoici hanno raccolto più di un esempio a sostegno di questa tesi: […] se si toccano le corde di una lira, le altre corde risuonano; le ostriche e tutte le conchiglie crescono e si restringono di volume insieme alle fasi della Luna; […] il flusso e il riflusso delle maree sono controllati dai moti lunari» (Cicerone, De divinatione, libro II, 14, § 33-34). o in Plotino.Per il quale la simpatia è «come una singola corda tesa che, toccata a un'estremità, trasmette il movimento all'altra estremità» (Plotino, Enneadi, IV, 4, 41).
Questo significato cosmico della simpatia si riflette nel lessico di vari esponenti della medicina greca e romana, oltre al già citato Ippocrate, quali Areteo, Sorano, e Galeno, venendo tradotto come «accordo» (in latino consensus) per esprimere la natura del rapporto fisiologico intercorrente tra le varie parti dell'organismo (il consensus partium), mediato dal sistema nervoso. Si riteneva che quest'ultimo provasse «compassione» per i singoli organi malati, sicché, ad esempio, si veniva a creare un nesso tra i polmoni e certe alterazioni mentali in caso di polmonite.Stanley Finger, Minds behind the brain. A history of the pioneers and their discoveries, pag. 46, Oxford University Press, 2000 ISBN 0-19-518182-4.
Ciò veniva spiegato per via dello «spirito animale» (o pneuma psichico) che Galeno vedeva scorrere appunto attraverso i nervi, e nel quale consistevano la sensazioni veicolate dagli organi di senso fino al cervello. Dalle dissezioni degli animali aveva infatti concluso che esistessero estese interconnessioni dal midollo spinale ai visceri e da un organo all'altro; secondo lui questo sistema favoriva un'azione concertata o "simpatia" degli organi.
Questa concezione, rimasta prevalente fino al Rinascimento inoltrato, intendeva l'organismo umano alla stregua di un microcosmo completo, animato in ogni sua parte da spiriti che ne collegavano insieme le varie parti,Corpus Hippocraticum, Precetti, 14. appunto come il macrocosmo era anch'esso pervaso da sottili interconnessioni di natura psichica o sensitiva, e la cui armonia aveva peraltro connotazioni musicali.
Tra gli altri, Paracelso (1493–1541) parlava di una relazione simpatetica o analogica (non causale) tra i cosiddetti «Geni planetari» e gli organi del corpo umano; similmente Fracastoro (1478–1553) spiegava la trasmissione dei contagi ricorrendo alle forze universali di simpatia («consenso») e antipatia («dissenso») tra le specie naturali e spirituali. Cfr. anche
Anche nell'ambito della teoria umorale, la simpatia o consensus partium poteva attraverso la mediazione dei nervi portare a ristabilire l'eucrasia, cioè un'armoniosa ed equilibrata mescolanza degli umori, corrispondente allo stato di salute.S.B. Curri, Luciano Martini, Pathophysiologia Diencephalica: Symposium Internationale, pag. 15, Milano, Springer, 1958.
Con «simpatia» si denominava inoltre il potere insito in terapie magnetiche, oppure nell'omonima polvere ideata da Kenelm Digby, per curare le ferite agendo in risonanza con la stessa arma che le avesse procurate, per occulta legge di similitudine.
Il ruolo del sistema nervoso Georg Ernst Stahl (1659–1734), che valorizzò il ruolo dell'anima nei processi fisiologici, applicò il termine simpatico a quel tipo di malattie mentali causate da affezioni somatiche agli organi, per distinguerle dalle malattie mentali denominate invece «patetiche», la cui origine egli riteneva psicogena, cioè da attribuire esclusivamente all'anima. Seguaci di questa sua classificazione furono psichiatri come Johann Gottfried Langermann.Erwin H. Ackerknecht, Kurze Geschichte der Psychiatrie, 3ª edizione, pag. 36, alla voce «Stahl», Stoccarda, Enke, 1985 ISBN 3-432-80043-6.
Dalla compassione, ossia dalla preoccupazione psicologica da parte della propria anima, riscontrabile nelle malattie psicosomatiche, deriva la designazione del sistema nervoso come nervo «vitale» da parte di Jacob Winslow, professore di origine danese che lavorava a Parigi;Nel suo testo Exposition anatomique de la structure du corps humain, cfr. nel 1732 utilizzò la denominazione di sistema nervoso simpatico per descrivere la catena di gangli e nervi collegati al midollo spinale toracico e lombare nel testo Exposition anatomique de la structure du corps humain.
Anche Marie François Xavier Bichat (1771–1802) denominò simpatia il legame con cui interagiscono i vari tessuti tra loro, ammettendo che la comunicazione del dolore tra questi avvenisse non soltanto per via nervosa.
Altri contributi nell'ambito del vitalismo volti a contrastare le teorie del meccanicismo cartesiano e della tradizione iatromeccanica vennero tra gli altri da Robert Whytt,Erwin H. Ackerknecht, Kurze Geschichte der Psychiatrie, op. cit., pag. 37, alla voce «Whytt». secondo cui la sensitività animica era armonicamente diffusa su varie parti del sistema nervoso centrale come il midollo spinale e il cervello: Usi scientifico-filosofici del termine simpatia si ritrovano in esponenti della scuola di Montpellier, nel medico Franz Anton Mesmer (1734-1815), che intendeva unificare le forze della simpatia, della sensibilità nervosa e del vitalismo entro uno schema esplicativo sistematico basato sull'analogia con la gravità, l'elettricità e il magnetismo (anche animale),Klaus Dörner, Bürger und Irre. Zur Sozialgeschichte und Wissenschaftssoziologie der Psychiatrie , pag. 134, alla voce «Mesmer», Francoforte, Bücher des Wissens, 1975 ISBN 3-436-02101-6. e nel filosofo Friedrich Wilhelm Joseph Schelling (1775–1854), che considerava la simpatia un fenomeno della mente.Klaus Dörner, Bürger und Irre, op. cit., pag. 263, alla voce «Schelling».
Carl Gustav Jung (1875–1961) riteneva appropriato il termine simpatia adoperato dalla medicina romantica per definire i fenomeni di sincronicità, che per lui denotava non solo una connessione di significato, ma anche simultaneità in assenza di un rapporto causale, alla quale occorreva adattare il significato di simpatia.Carl Gustav Jung, Synchronizität als ein Prinzip akausaler Zusammenhänge, in: Gesammelte Werke, vol. 8, "Die Dynamik des Unbewußten", pag. 482, § 850, alla voce «Sympathie», Düsseldorf, Walter-Verlag, 1995, tascabile, edizione speciale, ISBN 3-530-40083-1.
Filosofia moderna: la formazione della morale Il tema della simpatia, oltre al suo significato cosmico e oggettivo prevalente nel neoplatonismo e nel naturalismo, ha avuto anche una valenza soggettiva risalente ad Aristotele, che riemerge nel dibattito dei filosofi dell'età moderna anche sulla formazione del giudizio morale.
Due sono le posizioni che si confrontano: una prima che fonda il giudizio morale sulla ragione e una seconda che ne ricerca le origini nelle passioni e nei sentimenti. La discussione verte anche sulla questione se il senso morale sia innato o si formi tramite l'esperienza come elemento culturale dopo la nascita.
David Hume
In linea con il suo attacco al ruolo che la ragione si era filosoficamente creata negli ultimi anni, David Hume (1711–1776) asserisce che anche la morale esce al di fuori del campo di giudizio della ragione. La morale che segue percorsi autonomi dalla ragione, è, come dirà lui stesso, «una questione di fatto, non di scienza astratta»Rivista di filosofia neo-scolastica, Volume 72, edizioni Università cattolica del Sacro Cuore, 1980, p.251 e quindi inconoscibile nella sua essenza.
La critica più alta che Hume muove alla morale è quella di essere condizionata da eventi esterni che cercherebbero di affermare aprioristicamente cosa sia giusto e cosa sia sbagliato mentre la bontà di un'azione è, e deve essere, del tutto indipendente da fatti esterni come dalla promessa di un premio e dal timore di una pena così come accade nelle morali religiose.
La morale si sviluppa infatti grazie al sentimento della simpatia, intesa come com-passione, con cui ci sentiamo vicini ai nostri simili e ne condividiamo felicità e infelicità. La simpatia infatti, secondo Hume, è un potente fattore di compartecipazione sentimentale tra gli uomini che senza di essa sarebbero destinati alla solitudine. Essa riversa i suoi benefici effetti anche nella razionalità umana che è resa da questa uniforme e in accordo con il raziocinio altrui. Come la credenza infatti ci permette di andare oltre le conoscenze percettive immediate così la simpatia nella morale ci consente di superare le nostre passioni facendoci avvertire quelle degli altri. In questo modo possiamo formarci giudizi morali di natura emotiva ma non per questo imparziali perché aperti all'accordo tra i soggetti. Senza la simpatia vivremo in uno stato di isolamento morale e razionale e non potremo superare il nostro egoismo istintivo ed agire secondo giustizia e osservanza delle leggi.
Adam Smith
Seguendo l'approccio basato sui sentimenti, Adam Smith (1723-1790) descrive nella Teoria dei sentimenti morali (1759) un sistema morale fondato sul principio di simpatia intendendola non più nel suo significato di compassione e benevolenza disinteressata verso il prossimo ma come la capacità propria di ogni uomo di provare interesse per l'altro, di scoprire nell'altro i nostri stessi sentimenti e passioni.
La simpatia si basa su un processo di immedesimazione per il quale noi confrontiamo i sentimenti e le passioni degli altri con quelli che noi proveremmo se fossimo al loro posto: si tratta allora di un meccanismo di comunicazione tale da interessarci degli altri senza rinunciare all'amore di sé.