La seconda battaglia navale di Narvik venne combattuta il 13 aprile del 1940 tra una squadra navale della Royal Navy britannica guidata dal viceammiraglio William Whitworth, ed una flottiglia di cacciatorpediniere della Kriegsmarine tedesca sotto il comando del capitano di fregata Erich Bey, nei fiordi antistanti il porto norvegese di Narvik.
Lo scontro venne combattuto appena tre giorni dopo la prima battaglia navale di Narvik e fu in pratica una prosecuzione di questa: già gravemente danneggiata nella precedente azione, la squadra di cacciatorpediniere tedeschi, a corto di rifornimenti ed isolata dalla Germania, venne attaccata da forze britanniche preponderanti; dopo un'accesa battaglia negli stretti spazi dell'Ofotfjord (il fiordo che conduce a Narvik), tutte le unità tedesche vennero eliminate dalle navi del viceammiraglio Whitworth. Il doppio successo nei due scontri navali fece da presupposto per il successivo invio di un contingente anglo-franco-polacco di truppe terrestri in appoggio agli alleati norvegesi, intenti a riconquistare lo strategico porto di Narvik dagli occupanti tedeschi.
Antefatti
La mattina del 9 aprile 1940, i 10 cacciatorpediniere del Marinegruppe 1 del commodoro Friedrich Bonte, carichi ognuno di 200 soldati del Gebirgsjägerregiment 139 ("139º Reggimento fanteria da montagna") del generale Eduard Dietl, entrarono non visti nell'Ofotfjord, diretti verso il porto di Narvik. L'occupazione della città costituiva uno dei cardini dell'operazione Weserübung, il piano d'invasione tedesco di Danimarca e Norvegia; Narvik rappresentava un obiettivo di importanza strategica per la Germania: quasi il 70% del ferro di cui necessitava l'industria tedesca proveniva infatti dai minerali ferrosi estratti nelle miniere di Kiruna e Gällivare, nella neutrale Svezia, che nei mesi invernali arrivavano in Germania per tramite del porto norvegese di Narvik.. Se questa importante via di rifornimento fosse stata interrotta, lo sforzo bellico tedesco ne avrebbe risentito pesantemente.
L'azione dei tedeschi colse di sorpresa i difensori norvegesi: due vecchie corazzate costiere, la Eidsvold e la Norge, cercarono di opporsi alle navi tedesche, ma vennero rapidamente silurate dalle unità di Bonte; subito dopo, i fanti da montagna di Dietl sbarcarono e si assicurarono rapidamente il porto di Narvik, senza incontrare opposizione.. L'operazione era stata un successo, ma le navi di Bonte necessitavano ora di un immediato rifornimento di carburante, visto che dopo il lungo viaggio i serbatoi erano quasi a secco; solo una delle petroliere recanti il carburante per il viaggio di ritorno del Marinegruppe 1 era giunta incolume a Narvik, rendendo le operazioni di rifornimento più lunghe del previsto.
La reazione della Royal Navy fu immediata, ma giunse troppo tardi: l'Ammiragliato britannico mise subito in allarme la Home Fleet dell'ammiraglio Charles Forbes, ma questi si trovava comunque troppo lontano per poter intercettare i gruppi navali tedeschi diretti in Norvegia. Le uniche unità disponibili per una reazione immediata erano, al largo di Bodø, gli otto cacciatorpediniere del capitano Bernard Warburton-Lee, appoggiati da lontano dall'incrociatore da battaglia HMS Renown del viceammiraglio William Whitworth con due cacciatorpediniere di scorta.: i cacciatorpediniere britannici erano impegnate nelle fasi preliminari dell'operazione Wilfred, il piano, fortemente voluto dal Primo Lord dell'Ammiragliato Winston Churchill, volto a stendere campi di mine nelle acque territoriali norvegesi per impedirne il transito ai mercantili tedeschi. Whitworth ricevette l'ordine di riunirsi con i cacciatorpediniere di Warburton-Lee per difendere gli approdi al fiordo di Narvik., ma le violente burrasche di neve ritardarono i movimenti delle unità britanniche, consentendo alle navi di Bonte di batterle sul tempo.
Solo alle 04.37 del 9 aprile le navi della squadra di Whitworth giunsero finalmente al largo della costa norvegese; qui le unità britanniche si imbatterono nelle due navi da battaglia tedesche Scharnhorst e Gneisenau, che avrevano accompagnato le unità di Bonte fino a Narvik. Ne seguì un intenso scontro a fuoco con la Renown, interrotto verso le 7:15 quando le due unità tedesche ruppero il contatto e fuggirono verso nord-ovest; Whitworth tentò di inseguirle, ma la Renown si dimostrò troppo lenta. Rientrando verso la costa norvegese, intorno alle 12:00 il viceammiraglio venne informato dall'Ammiragliato che una nave tedesca era arrivata a Narvik ed aveva sbarcato un piccolo contingente; al capitano Warburton-Lee venne quindi ordinato di andare a Narvik con i suoi cacciatorpediniere e di catturare la nave: Whitworth si offrì di accompagnarlo, ma l'Ammiragliato rispose negativamente, non volendo rischiare la Renown negli stretti spazi del fiordo..
La mattina del 10 aprile, sfruttando la copertura di una tormenta di neve, le navi di Warburton-Lee si infiltrarono non viste nell'Ofotfjord, lanciando un attacco a sorpresa contro le unità tedesche ancorate nel porto: due cacciatorpediniere vennero affondati (uno con a bordo il commodoro Bonte, che morì nell'affondamento) e tre gravemente danneggiati in un rapido scambio di colpiNassigh 2010, pp. 34 - 35. Mentre si dirigeva verso il mare aperto, la squadra di Warburton-Lee venne però attaccata dalle restanti navi tedesche: due cacciatorpediniere britannici vennero affondati (tra cui l'ammiraglia di Warburton-Lee, che spirò a causa delle ferite riportate) ed un terzo gravemente danneggiato. Sebbene costosa sul piano materiale, l'azione dei cacciatorpediniere britannici si dimostrò determinante nel bloccare definitivamente le unità tedesche nel fiordo di Narvik: anche se tre dei cacciatorpediniere del Marinegruppe 1 fossero ancora efficienti, tutti gli altri necessitavano di almeno due giorni per essere rimessi in condizione di riprendere il mare.
Nonostante l'ampio dispiegamento di mezzi, la Home Fleet dell'ammiraglio Forbes non era riuscita ad intercettare nessuno dei sei gruppi navali tedeschi, che furono tutti in grado di portare a termine le loro missioni; solo a Narvik, grazie all'azione di Warburton-Lee, i britannici avevano ottenuto un successo, seppur parziale.. Ben conscio di questo, Forbes iniziò quasi subito ad inviare consistenti rinforzi a Whitworth: già la mattina di quello stesso 10 aprile l'incrociatore leggero e quattro cacciatorpediniere si unirono alla squadra di Whitworth, seguiti poco dopo dall'incrociatore da battaglia e da altri cacciatorpediniere. Whitworth, ben intenzionato a non lasciarsi sfuggire nessuna nave tedesca, dispiegò subito le sue unità per pattugliare gli approdi al fiordo di Narvik. Venne anche affondata la nave da trasporto tedesca Rauenfels, carica di munizioni da 130 mm delle quali la flottiglia tedesca era disperatamente a corto.
Dopo la morte di Bonte, il comando del Marinegruppe 1 passò al capitano di fregata Erich Bey, comandante del cacciatorpediniere Wolfgang Zenker; già la sera stessa del 10 aprile Bey tentò con due cacciatorpediniere di forzare l'uscita dall'Ofotfjord, ma la sorveglianza delle unità britanniche lo obbligò a tornare indietro, senza essere intercettato. Le due navi con le quali venne tentata la sortita erano le uniche al momento efficienti, ma ad esse la sera dell'11 aprile si affiancarono altre due che avevano completato le riparazioni. Whitworth aveva intenzione di rientrare nel fiordo di Narvik già la mattina dell'11 aprile, ma la notte prima, durante un pattugliamento davanti Bodø, la Penelope urtò il basso fondale procurandosi gravi danni allo scafo, e dovette rientrare in Gran Bretagna per le riparazioni.. La mattina del 12 aprile l'ammiraglio Forbes giunse al largo di Narvik con la corazzata e la portaerei ; poco dopo il suo arrivo, la Furious lanciò nove aerosiluranti Fairey Swordfish contro le navi tedesche ancorate a Narvik: gli aerei affondarono alcuni piccoli pattugliatori norvegesi catturati dai tedeschi, ma nessun colpo venne messo a segno sui cacciatorpediniere di Bey, che abbatterono due aerei.. Whitworth pianificò quindi di lanciare il suo attacco per la mattina successiva; poiché l'ammiraglio Forbes era riluttante ad impiegare i due incrociatori da battaglia nello stretto fiordo, Whitworth si trasferì sulla Warspite (necessaria, nelle intenzioni del comandante britannico, per avere ragione delle batterie costiere norvegesi che si ritenevano ora in mano ai tedeschi), intenzionato ad entrare nell'Ofotfjord con la pesante corazzata ed un'abbondante scorta di cacciatorpediniere.
Ordine di battaglia
La battaglia
Consapevole del concentramento di navi britanniche al largo di Narvik, Bey aveva preparato le sue unità per l'imminente scontro: il cacciatorpediniere Diether von Roeder, rimasto immobilizzato nel precedente attacco, venne ancorato al Post Pier (il molo principale del porto) per fungere da batteria galleggiante; la Erich Koellner era parimenti immobilizzata per aver urtato il fondale nella notte tra l'11 ed il 12 aprile dirigendosi verso il Ballangenfjord dove doveva appostarsi; con i locali caldaie n. 2 e 3, il deposito siluri e la sala radio allagati, venne invece dislocata all'imboccatura dell'Ofotfjord, in un'insenatura laterale. Le altre sei unità erano più o meno tutte in grado di combattere, anche se carenti di munizioni e carburante; Bey inoltre poteva disporre di due U-Boot, l'U-51 e l'U-64, i quali però accusavano diversi problemi con i loro siluri, che sovente esplodevano troppo presto o non esplodevano affatto..
Alle 08.30 del 13 aprile, le unità di Whitworth iniziano ad inoltrarsi nel fiordo di Narvik, muovendosi cautamente per paura di eventuali campi di mine disposti dai tedeschi; le unità britanniche vennero avvistate dalle vedette tedesche intorno alle 10:10, e Bey ordinò subito alle sue unità di mollare gli ormeggi e di portarsi verso il nemico. Per individuare le unità nemiche, Whitworth fece lanciare l'idrovolante da ricognizione di cui era dotata la Warspite; lo Swordfish del sergente pilota F. C. Rice individuò subito l'immobile Erich Koellner, e ne segnalò la posizione alla Warspite. Mentre sorvolava l'Herjangsfjord, a nord del fiordo principale, l'aereo di Rice avvistò il sommergibile U-64, riemerso per ricaricare le batterie, e lo attaccò subito con le bombe antisommergibile di cui era dotato: una di esse colpì in pieno il battello, che affondò in trenta secondi con la perdita di otto uomini dell'equipaggio. L'aereo venne colpito a sua volta ma senza riportare danni gravi.