Biografia
A quattordici anni fu arrestato per il furto di una borsetta e da allora la sua vita fu costellata da arresti, riformatori, rilasci provvisori e condanne definitive; a diciotto anni venne condannato per un furto di $70 (equivalenti a $600 nel 2022) a un distributore di benzina; su consiglio del suo avvocato, si dichiarò colpevole di rapina di secondo grado per usufruire poi di alcune attenuanti, ma fu condannato nel gennaio del 1961 a una pena variabile, da un anno di carcere all'ergastolo, e venne inizialmente trasferito al California Men's Reception Center di Chino, poi a maggio dello stesso anno a Soledad, in California. Il suo caso veniva riesaminato ogni anno dall'autorità per la libertà condizionale, che gli verrà però sempre negata, fino al 1971 quando verrà ucciso durante un tentativo di evasione.
Nel corso della sua prigionia si politicizza, studiando i classici del marxismo, e nel 1966 contribuisce, insieme a W. L. Nolen, alla fondazione della Black Guerrilla Family, che si diffuse anche in altre prigioni; si avvicinò poi al Black Panther Party e divenne un punto di riferimento per tutti coloro che si trovavano nella sua stessa situazione. Nell'aprile del 1962 venne trasferito a San Quentin; nel maggio dello stesso anno fu trasferito al Deuel Vocational Institute di Tracy. Nel frattempo, nel 1963 il suo complice viene rilasciato. Nel gennaio del 1969 venne trasferito nuovamente nel carcere di Soledad, dove viene posto in isolamento nel luglio dello stesso anno.
Il 13 gennaio del 1970, durante l'ora d'aria, per sedare una rissa nel cortile, una guardia carceraria in torretta, , sparò uccidendo tre prigionieri neri, tra cui anche W.L. Nolen, amico di Jackson, oltre che leader della Black Guerrilla Family e delle Black Panthers; la guardia venne poi assolta da ogni accusa dal Grand Jury; il 17 gennaio, un'altra guardia venne uccisa e dell'omicidio furono accusati Jackson, Fleeta Drumgo e John Clutchette. I tre diverranno poi noti come i fratelli di Soledad. Il caso divenne celebre rendendo Jackson noto all'opinione pubblica come uno dei principali leader afroamericani. Il suo libro, Soledad Brothers, divenne un bestseller tanto che negli USA nacque e si sviluppò una campagna in difesa dei tre “fratelli di Soledad”. Nel 1972, Drumgo e Clutchette furono poi assolti mentre Jackson era ormai morto.
Nel luglio del 1970 venne trasferito nuovamente a San Quentin.
Il 7 agosto dello stesso anno, il fratello diciassettenne di George, Jonathan, entrò nell'aula del tribunale di San Rafael, dove era sotto processo James McClain, detenuto e pantera nera, accusato di aver ucciso una guardia carceraria.Il ragazzo estrasse una carabina nascosta sotto il cappotto e altre due armi che diede ai detenuti sotto processo; prese anche in ostaggio il giudice, il procuratore e alcuni membri della giuria, chiedendo il rilascio del fratello, di Clutchette e di Drumgo. Cercò poi di dileguarsi con i detenuti a bordo di un furgone, ma alcune guardie spararono uccidendo Jonathan Jackson, James McClain e il giudice, oltre a ferire l'altro detenuto e il procuratore che rimase paralizzato. Del crimine fu accusata come cospiratrice anche Angela Davis, docente e militante comunista nera impegnata a difendere la causa dei tre di Soledad, in quanto le armi risultavano intestate a suo nome.Fratelli di Soledad. Lettere dal carcere di George Jackson, Einaudi, Torino 1970Davis fuggi, venne poi arrestata, processata e, nel 1972, assolta.
Più tardi nello stesso anno, vennero pubblicate con enorme successo le lettere scritte da George Jackson durante la sua prigionia che lo fecero diventare un'icona della lotta alla segregazione etnica.
Il 21 agosto 1971 Jackson muore a San Quentin mentre tentava di evadere assieme a un altro detenuto, ucciso dalle guardie. Alle 13:15 del pomeriggio, si recò accompagnato dalle guardie al colloquio con un avvocato, Stephen Mitchell Bingham; un paio d'ore dopo, a seguito di un conflitto a fuoco, Jackson e altri cinque uomini, tre guardie e due detenuti, finirono uccisi. Secondo la ricostruzione, Jackson venne ucciso mentre con una pistola in mano tentava di evadere. Il procuratore distrettuale accusò l'avvocato di aver introdotto all'interno di un registratore la pistola per consegnarla a Jackson; questi, quando venne riaccompagnato dalle guardie nel locale adibito alla perquisizione dopo la conclusione del colloquio con l'avvocato, avrebbe estratto la pistola; il resoconto del direttore del carcere riporta che Jackson, verso le 2 del pomeriggio, avrebbe costretto le guardie a liberare altri prigionieri, circa una ventina, alcuni dei quali immobilizzarono il sergente McCray e l'agente Rubiaco ai quali venne tagliata la gola con un rasoio senza però morire; l'agente De Leo invece morì a seguito del taglio della gola e il corpo venne buttato sopra quello degli altri due agenti feriti; anche due altri agenti, Paul W. Krasenes e Charles Breckenridge, vennero catturati e colpiti col rasoio; il primo morì, mentre il secondo riuscì a salvarsi; vennero uccisi anche due detenuti bianchi, Frank M. Lynn e Ronald L. Kane. Il sergente Graham incontrò Jackson che lo costrinse a entrare nella cella dove poi lo uccise con la pistola. L'allarme venne dato alle 14:40, quando l'agente Carl Adams insieme al sergente Jere Graham, che dovevano parlare a De Leon, aprirono la porta e videro Jackson con la pistola che gli sparò contro ferendolo per poi fuggire attraverso il cortile, seguito da Larry Jack Spain, un altro detenuto, ma vennero entrambi bersagliati dalle guardie che uccisero Jackson mentre Spain, che non era armato, venne catturato incolume.
Eventi successivi L’uccisione di Jackson scatenò proteste e il 9 settembre 1971 ci fu la rivolta della prigione di Attica che si concluse con 43 vittime.
Davis fuggi, venne poi arrestata, processata e, nel 1972, assolta.
Il processo che seguì contro i sei imputati accusati della rivolta ebbe iniziò nel 1977 e si concluse l'anno successivo, divenendo uno dei più lunghi della storia americana; dei sei imputati tre furono assolti e altri tre condannati. Spain fu condannato per omicidio ma qualche anno dopo la Corte federale annullò la condanna perché i suoi diritti costituzionali erano stati violati tenendolo in catene durante il processo.
L’avvocato Bingham fuggì in Francia dove rimase fino al 1984 quando si consegnò alla giustizia americana e due anni dopo fu assolto per insufficienza di prove. Venne avanzata dalla famiglia di Jackson l'ipotesi che egli fosse stato ucciso all'interno dei locali della prigione dalle guardie carcerarie e poi trascinato fuori per inscenare la fuga ma questa ipotesi non venne mai suffragata da prove; gli altri detenuti non fornirono mai una descrizione degli eventi. Nel libro dello stesso anno, "L’assassinio di George Jackson", gli autori, Michel Foucault, Gilles Deleuze e il Groupe d’Information sur les Prisons, ritengono improbabile che in attesa del processo Jackson potesse pensare di rischiare tutto con un'evasione.
Il 28 maggio 1979 Edward Glenn Brooks, un ex detenuto membro della Black Guerrilla Family, entrò armato a casa dell'ex avvocata di Jackson, Fay Stender, e dopo averle fatto scrivere che ammetteva di aver tradito Jackson e il movimento, la ferì gravemente lasciandola paralizzata.
Il pensiero L'originalità del pensiero di George Jackson è nella teorizzazione della lotta rivoluzionaria come fuoco guerrigliero, sull'abbrivio degli insegnamenti ereditati dalla rivoluzione cubana, dalle fazioni antimperialiste del terzo mondo e dalla resistenza vietnamita contro il meglio attrezzato esercito statunitense i cui obiettivi non sarebbero mai stati raggiunti senza il coinvolgimento delle masse: la strategia fochista doveva necessariamente realizzarsi cercando un collegamento diretto e continuo con le forze popolari, per non esporsi apertamente «alla potenza militare enormemente superiore dello stato del capitalismo monopolistico».
La forza della guerriglia fu infatti resa possibile dall'elefantiasi da cui era affetto l'apparato repressivo statunitense, troppo “pesante” per essere impiegato contro la più agile guerriglia combattuta nella “giungla metropolitana”. Proprio il territorio metropolitano doveva diventare l'emblema della disfatta borghese; le sue città mastodontiche, che non avevano nulla d'umano, erano simili ad una foresta del Vietnam del nord con tanto di cunicoli sotterranei, gallerie vuote, metropolitane abbandonate, nascondigli impenetrabili.
Così come i vietcong, i rivoluzionari neri dovevano comparire all'improvviso, colpire il nemico e “dissolversi” nella notte. Movimenti fugaci, invisibilità, velocità: questa era la strategia del “mordi e fuggi” contro la quale gli assetti dell'esercito statunitense, orientati sulla grande macchina bellica per i conflitti a lunga distanza, sarebbero stati inefficaci. George Jackson così enucleò le caratteristiche fondamentali che doveva assumere la guerriglia metropolitana nelle città statunitensi: mobilità, infiltrazioni, imboscate, mimetizzazioni. Mobilità. Il consiglio era di preferire armi leggere, portatili e d'estrema funzionalità. In alcuni casi, si poteva pensare di impiegare l'artiglieria pesante ma solo dopo aver elaborato un piano particolareggiato per colpire un obiettivo specifico. Essenziale doveva essere la capacità di spostarsi in fretta con ogni mezzo possibile: jeep, motociclette, biciclette. Gli appartamenti usati dovevano disporre di vie di fuga e nascondigli e, comunque, dovevano essere incendiati o distrutti in caso d'evacuazione. Infiltrazione. I soldati rivoluzionari dovevano essere infiltrati in tutti gli organi repressivi per conoscerne in anticipo le mosse. I militanti più preparati avrebbero dovuto invece occuparsi delle agenzie investigative statali e federali quali la CIA o il FBI. Quest'aspetto era di fondamentale importanza in previsione di una crescita esponenziale della tensione sociale che avrebbe costretto gli apparati repressivi a reclutare quanta più gente possibile, esponendosi oltremodo al rischio d'infiltrazione. Imboscata. Questo principio della guerriglia metropolitana era alla base del controterrorismo rivoluzionario: il potere andava sorpreso alle spalle e mai assalito frontalmente. Nel caso l'azione fosse fallita sarebbe stato opportuno battere in ritirata e attendere un nuovo momento propizio. Mimetizzazione. Anche questa tattica era parte integrante della strategia del “mordi e fuggi”. Contemplava la necessità che ogni attività clandestina non fosse riconoscibile dall'esterno. Le “roccaforti” dell'esercito guerrigliero dovevano sembrare tranquille casi borghesi, i depositi d'armi normali box auto, gli stessi militanti erano tenuti ad assumere un “portamento” legale adottando ogni tipo di travestimento: operai del telefono, postini, poliziotti, preti ecc.
Infine occorreva lavorare per costruire una società parallela con le sue strutture di assistenza, di retribuzione, di consumo: le cosiddette «comuni del popolo». Questo compito spettava al braccio politico, il suo lavoro si sarebbe indirizzato alla costruzione diretta di queste infrastrutture sociali utili alla collettività. In quest'ambito rientravano gli innumerevoli progetti del BPP per la realizzazione di cliniche gratuite, «scuole del popolo», spacci alimentari con merce a prezzo politico. Il finanziamento di queste attività doveva provenire dagli «espropri proletari», dai furti, dai saccheggi di massa che Jackson definì «salutari», estreme espressioni di un «disordine armonioso». La doppia valenza dell'attività rivoluzionaria, come forma di contropotere militare e, contemporaneamente, d'autorganizzazione politica, era stata teorizzata già da Huey P. Newton e poi rielaborata da Jackson.