Fu anche saggista, traduttore negli Stati Uniti e aviatore dilettante.
Il suo nome è però indissolubilmente legato all'impresa propagandistica che lo condusse alla morte, il celebre volo su Roma del 1931. Sorprendendo la Regia Aeronautica, lanciò sulla capitale migliaia di manifestini antifascisti inneggianti alla libertà e alla lotta contro il regime. Sulla rotta del ritorno a Marsiglia l'aeroplano su cui viaggiava scomparve in mare, probabilmente caduto e inabissatosi per l'esaurimento del carburante.
L'Università di Harvard, dove aveva insegnato letteratura italiana per alcuni anni, gli dedicò la cattedra di Civiltà Italiana (cultura, storia e letteratura) e un premio conferito annualmente.
Biografia
Nato a Roma nel 1901, Adolfo Lauro De Bosis detto solo Lauro, era di famiglia anconetana che, trasferita a Roma per affari, conservava nella città di origine un'antica torre di guardia posta sulla riva del mare, al di sotto delle rupi del Monte Conero: la Torre Clementina di Portonovo. Questa torre era un luogo di ritrovo per amanti della poesia (vi era stato ospite anche Gabriele D'Annunzio), e anche Lauro vi si recava per cercare ispirazione. Lo ricorda il testo della targa posta sulla torre:
Il padre di Lauro, Adolfo De Bosis (1863-1924), poeta e dirigente d'azienda, fu il fondatore della rivista «Il Convito», nella quale pubblicarono anche Gabriele D'Annunzio, Giovanni Pascolidalla rivista presero il nome i celebri Poemi conviviali. e Giosuè Carducci, che vi fece comparire per la prima volta la Canzone di Legnano. La madre, Lilian Vernon (1865-1952), scrittrice, figlia di un importante pastore metodista, era di origine statunitense ed amante anch'essa della letteratura e della poesia in particolare. L'ambiente domestico - di cui fece parte anche la sorella Virginia De Bosis, arabista e islamista assai apprezzata in Italia e all'estero - indirizzò Lauro verso la passione per le lettere, e già da ragazzo scrisse alcuni versi. Era l'ultimo di sette figli, tra cui Valente, pilota decorato alla memoria, caduto in un'azione aerea durante la Grande Guerra, la citata Virginia, Percy e Charis (madre dell'ambasciatore Alessandro Cortese de Bosis).
Poesia, politica e partecipazione alle Olimpiadi Dopo aver terminato gli studi classici, Lauro De Bosis si laureò in chimica nel 1922 all'Università di Roma, anche se i suoi interessi erano eminentemente letterari.
Nel 1923 fu rappresentato allo stadio del Palatino lEdipo re di Sofocle su sua traduzione, pubblicata nel 1924. Ottimo conoscitore della lingua inglese, alla fine del 1924 si recò negli Stati Uniti su invito della Italy America Society di New York per tenere un ciclo di conferenze sulla situazione politica, storica e letteraria italiana. Da allora la sua vita trascorse tra New York e Roma, dove nel 1925 pubblicò una traduzione ridotta de Il ramo d'oro di Frazer, mentre nel 1926 tornò ancora negli Stati Uniti per insegnare italiano alla Harvard University di Cambridge (Massachusetts); in questa Università gli sono ancora dedicate una borsa di studio e un ciclo annuale di lezioni. Rimane indignato dalla propaganda dei filofascisti all'estero, che intendono far passare il regime come un governo illuminato.
Di sentimenti liberali conservatori e monarchici, De Bosis maturò in questo periodo la sua opposizione al fascismo, che egli aveva inizialmente valutato in termini non negativi, quale baluardo al «sovversivismo» e «risveglio del sentimento nazionale offeso».M. Vigilante, De Bosis Adolfo Lauro, «DBI», 1987. La sua traduzione dellAntigone di Sofocle, pubblicata nel 1927, è espressione del suo mutato indirizzo politico: Antigone rappresenta infatti la ribellione morale del cittadino alle crudeli leggi dello Stato, raffigurate dal dispotico sovrano Creonte.
Nel 1927 scrisse Icaro, la sua unica opera poetica. Questo dramma in versi, che nel 1928 ottenne la medaglia d'argento (di fatto il primo premio, poiché l'oro non fu assegnato) alle Olimpiadi di Amsterdam 1928 nella categoria letteratura drammatica (al tempo i giochi comprendevano anche competizioni artistiche e non solo sportive), e fu pubblicato nel 1930, è singolarmente profetico del gesto che concluse la sua vita. Il soggetto gli venne suggerito dalla madre, che conosceva il sonetto Icare est cheut icy le jeune audacieux (Icaro è caduto qui il giovane audace) del poeta francese Philippe Desportes, reso allora attuale dalla recente trasvolata di Lindbergh, ma anche il sonetto Icaro di Jacopo Sannazaro. Nell'opera di De Bosis, Icaro è un poeta che in un gesto eroico sacrifica la vita per la libertà, negata dal tiranno Minosse. La figura di Icaro era stata trattata e celebrata, in epoca recente, anche dal D'Annunzio, coetaneo ed intimo amico del padre di Lauro, Adolfo, come simbolo di eroismo assoluto e titanismo.G. D'Annunzio, Ditirambo IV, da Alcyone, in Laudi del cielo, del mare, della terra, degli eroi.
Nel 1928 De Bosis divenne segretario della Italy America Society, nella quale erano tuttavia operanti persone legate al fascismo, e la circostanza gli procurò la diffidenza di molti antifascisti italiani emigrati negli Stati Uniti, già scettici sulla sua politica di fondo, intesa ad alleare contro il fascismo i monarchici, i liberali e i cattolici. Egli si guadagnò tuttavia la simpatia del socialista Salvemini.
In questo periodo (1928-29) si legò sentimentalmente all'attrice statunitense Ruth Draper, che aveva 17 anni in più di lui, e continuò la sua attività di traduttore con La vita privata di Elena di Troia di John Erskine, Il ponte di San Luis Rey di Thornton Wilder e il Prometeo incatenato di Eschilo. Per quanto riguarda lo stile, De Bosis è un poeta dallo stile aulico ed elevato, come i suoi modelli classicisti e dannunziani.
L'Alleanza Nazionale per la Libertà Nel 1930 prese contatto a Londra con don Luigi Sturzo, e in luglio, a Roma, fondò con Mario Vinciguerra una associazione patriottica clandestina denominata Alleanza Nazionale per la Libertà. L'associazione intendeva sensibilizzare l'opinione pubblica italiana sul valore della libertà attraverso la diffusione per posta di volantini antifascisti, invitando i riceventi a diffonderli a loro volta nello stesso modo. L'obiettivo era la formalizzazione di un'alleanza politica comprendente la monarchia, il Vaticano, i liberali ed esponenti con posizioni di destra contro il fascismo oppressivo, dalla quale dovevano essere esclusi repubblicani e socialcomunisti.
L'iniziativa ottenne l'approvazione e il sostegno di autorevoli personalità quali Giovanni Antonio Colonna di Cesarò (senatore e studioso di antroposofia ed esoterismo, già vicino al neopagano gruppo di Ur, fondato dal filosofo filofascista Julius Evola), Umberto Zanotti Bianco (politico, filantropo e archeologo), il banchiere Romolo Ferlosio e il gesuita padre Enrico Rosa dell'Azione CattolicaM. Vigilante, cit..
Successivamente si rivolse anche ai socialisti riformisti, ovvero coloro che nel PSI e nell'area socialdemocratica si erano ormai staccati dai comunisti, per imboccare la strada contraria alla rivoluzione armata marxista, in stile sovietico (tra essi Gaetano Salvemini).
L'Alleanza giunse a comprendere - come affermerà Giovanni Spadolini - quella che fu la secessione dell'Aventino, e parte di quello che sarà il Comitato di Liberazione Nazionale, con però la notevole differenza dell'esclusione delle due forze militarmente preponderanti, i comunisti e Giustizia e Libertà, che agivano nella concentrazione antifascista con cui De Bosis ebbe rapporti non ottimali. Non riuscì mai a convincere i fratelli Rosselli ad unirsi a lui.
Anche Sandro Pertini e Piero Calamandrei (parte dell'area socialista esclusa dal gruppo di De Bosis) celebreranno, in futuro, De Bosis come un eroe di libertà, precursore della Resistenza italiana; le stesse pagine del giornale di GL pubblicheranno articoli di commosso ricordo all'indomani del volo tragico del 1931.
Un ideale antifascista "risorgimentale" De Bosis espresse vicinanza anche alle posizioni di Benedetto Croce (anche se non risulta tra i firmatari del Manifesto degli intellettuali antifascisti) che intraprenderà una breve collaborazione con l'Alleanza, laico e liberale, non ostile a nessuna forza che avesse potuto combattere efficacemente il fascismo. La divisione è considerata un nemico interno, e l'anti-monarchismo e l'anticlericalismo esplicito di alcuni antifascisti vengono usati da Mussolini quale propaganda per presentare il fascismo come l'unica alternativa alla rivoluzione comunista. Questi argomenti saranno, come detto, anche quelli del CLN nel 1944, che metterà da parte questioni politiche e religiose per dedicarsi innanzitutto alla cacciata del fascismo.
Quanto al Vaticano, la sua considerazione non era ideologica: senza alcun clericalismo, considerava semplicemente il papato una forza importante ed attiva, da non sprecare lasciandola al fianco del Duce, in particolare dopo i Patti lateranensi del 1929.
L'ideale politico di Lauro era fondamentalmente incentrato sulla necessità che lo stato liberale risorgimentale, quello cavouriano e giolittiano, dovesse essere opportunamente adattato ai tempi: «un re ci vuole, ma bisogna che sappia fare il suo mestiere, se no lo mandiamo via», affermò.
Sempre secondo il suo biografo, il nipote Alessandro Cortese de Bosis, «in politica era «liberale» come Croce, nel senso che la parola aveva allora in Italia; era un conservatore dell'Italia quale era stata creata dal Risorgimento.
Accettava i diritti personali e politici dei cittadini e le istituzioni rappresentative, e la indipendenza del governo secolare dalla Chiesa. Nell'atmosfera di un regime libero tutte le riforme e trasformazioni politiche e sociali erano accettabili purché volute dalla maggioranza e promosse per vie legali».
Egli sosteneva che «le forze antifasciste in Italia non potevano prevalere se minacciavano non solo Mussolini ma anche il Re, e dunque spingevano il Re e l'esercito a stringersi con Mussolini. Era pratico - Lauro pensava - utilizzare la monarchia e l'esercito nell'intento di restaurare il regime di libertà in Italia», anche se riteneva fondamentalmente che Casa Savoia avesse ormai screditato l'istituto monarchico italiano, percepito alla maniera britannica.
Considerava invece il cattolicesimo come una delle religioni primitive da lui studiate nell'opera di Frazer. La distinzione crociana fra filosofia (religione superata) e religione (filosofia cristallizzata) "gli consentiva di trattare la religione come una realtà da tenere in conto. Il Papa esisteva in Italia come il Re. Non era un ideale, era una forza, era un interesse e doveva essere uno strumento da utilizzare in una lotta contro il fascismo che altrimenti sarebbe stata senza speranza."
La fine dell'Alleanza Nazionale e il primo progetto aereo Mentre Lauro De Bosis, nell'ottobre del 1930, era nuovamente in viaggio negli Stati Uniti, per compiere un giro di conferenze nelle maggiori università, l'associazione venne scoperta, e furono arrestati Mario Vinciguerra, il giornalista Renzo Rendi e la madre di De Bosis.P. Calamandrei, «Varrò più morto che vivo», ora in P. C., Uomini e città della Resistenza, Bari 2006, pp. 43-44. De Bosis, consapevole che i suoi amici rischiavano la pena capitale, concesse interviste ad alcuni giornali stranieri e sollecitò una vigorosa campagna di stampa per mettere pressioni sul regime.Ad esempio fu intervistato dal The Guardian ("Fascist Fear of News", 10 dicembre 1930).