La guerra Iran-Iraq, conosciuta anche come la guerra imposta () in Iran e come la Qādisiyya di Ṣaddām (, Qādisiyyat Ṣaddām)Il riferimento è alla vittoria degli Arabi musulmani sui Persiani sasanidi nel 636 d.C. (anno 15 dell'Egira). in Iraq, fu una guerra combattuta tra i due Paesi dal settembre 1980 all'agosto 1988. Ai tempi del conflitto era chiamata dagli storiografi guerra del Golfo, denominazione sopravvissuta fino all'invasione irachena del Kuwait (2 agosto 1990).
Il casus belli fu l'invasione irachena dell'Iran, avvenuta il 22 settembre 1980 dopo una lunga storia di dispute sul confine, attriti tra i regimi in causa (dittatoriale-laico quello iracheno, teocratico-dittatoriale quello iraniano, che si trasformò in repubblica islamica illiberale, ma multipartitica alla fine della guerra). L'Iran sostenne di esser stato vittima dell'attacco iracheno: infatti gli iracheni attaccarono per primi e di sorpresa, senza una formale dichiarazione di guerra.
All’inizio del settembre 1980, il dittatore iracheno Saddam Hussein sconfessò il trattato che regolava la disputa confinaria, siglato nel 1975 dal suo predecessore Ahmad Hasan al-Bakr con lo scià Mohammad Reza Pahlavi, allora regnante in Iran. Saddam Hussein non era infatti soddisfatto di tale accordo, che considerava troppo vantaggioso per l’Iran, e mirava a ristabilire una situazione simile a quella precedente, più favorevole all’Iraq nello Shatt al-Arab; inoltre, temeva che l’Iran, dopo la rivoluzione islamica guidata da Ruhollah Khomeini, cercasse di aumentare la propria influenza politica e religiosa tra gli sciiti iracheni. Un ulteriore obiettivo strategico per Saddam era conquistare la regione iraniana del Khuzestan, ricca di petrolio.
Con lo scoppio della guerra, l'Iraq ristabilì le relazioni diplomatiche con gli Stati Uniti nel 1983, relazioni interrotte nel 1967 a seguito della guerra dei sei giorni con Israele. L'Unione Sovietica, invece, aiutò direttamente con forniture militari l'Iraq e indirettamente l'Iran tramite la Siria. Dopo i primi, brucianti successi da parte dell'esercito iracheno, il conflitto si trasformò in un'estenuante guerra di posizione e in un reciproco bagno di sangue.
Il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite richiamò all'ordine più volte entrambi i governi, ma il cessate il fuoco non fu decretato prima del 20 agosto 1988, e lo scambio di prigionieri non fu possibile fino al 2003. Il conflitto sconvolse irrimediabilmente gli equilibri della regione, e i suoi effetti si fecero sentire pesantemente nell'immediato dopoguerra: due anni dopo l'armistizio, infatti, l'Iraq invase il Kuwait nel tentativo di ottenere un riscatto economico e politico dallo stallo che ne era derivato.
Antefatto La guerra del 1980-88 per l'egemonia nella regione del Golfo Persico affonda le proprie radici nella millenaria rivalità tra le regioni della Mesopotamia e della Persia.
Prima della nascita dell'Impero ottomano, l'odierno Iraq era parte dell'Impero persiano sotto una quantità di dinastie, e vi rimase fino a che il sultano Murad IV strappò la regione al controllo dei Safavidi nel 1638. Le dispute sui confini proseguirono fino al termine della prima guerra mondiale nel 1918, anno in cui l'Impero ottomano si disciolse e la regione entrò nella sfera britannica, che ereditò, oltre ai territori, tutte le tensioni tra Turchia e Persia.
Nel 1979 la Rivoluzione iraniana sovvertì il potere dello Scià e invertì il ruolo della classe dirigente; l'Iraq, che aveva negoziato con l'imperatore persiano la fine del sostegno di Teheran alle attività indipendentiste dei curdi iracheni, e una gestione moderata della questione sciita (che in Iraq generava aspre dissidenze tra la maggioranza seguace dello sciismo e la minoranza dominante sunnita) divenne oggetto di una quantità di provocazioni di frontiera. Alcuni colloqui con lo Scià portarono allo studio di un piano iracheno per invadere fulmineamente il Paese vicino approfittando della semi-smobilitazione delle forze armate, e strappare la ricca regione del Khūzestān e la città di Shush.
La propaganda del partito Ba'th (in arabo: "Rinascita", "Risorgimento") cominciò dunque a lavorare attraverso i mass media iracheni, mostrando immagini di un Khuzestan presentato come la nuova provincia irredenta, e annunciando la sostituzione del nome del capoluogo in Nāṣiriyya, secondo la filosofia per la quale tutte le città iraniane passate sotto il controllo iracheno avrebbero preso nomi arabi. Lo stesso Golfo Persico, veniva chiamato "Golfo Arabico" e così il Mar Caspio veniva chiamato "Lago Arabico".
Un altro fattore che contribuì alle ostilità tra le due nazioni fu il pieno controllo dei corsi d'acqua dello Shatt al-ʿArab all'estremo nord del Golfo Persico, che costituivano un fondamentale canale di trasporto del petrolio per entrambe le economie. Nel 1975, il segretario di Stato Henry Kissinger ammonì di mettere un freno agli attacchi verbali all'Iraq da parte di Mohammad Rezā Pahlavī, Scià iraniano, sulla disputa del corso d'acqua conteso. Poco tempo dopo Iran e Iraq siglarono gli accordi di Algeri, in cui l'Iraq accettò come linea di confine dello Shaṭṭ al-ʿArab la linea di massima portata del corso d'acqua (thalweg), in cambio di una normalizzazione dei rapporti diplomatici.
La guerra
La guerra incominciò con una fulminea invasione irachena via terra nella regione meridionale (regione iraniana del Khuzestan) e nella settentrionale (Kurdistan iraniano). L'attacco a sorpresa non fu preceduto da una formale dichiarazione di guerra, appunto per conseguire il massimo vantaggio possibile. A ciò si univa il fatto che l'esercito di professione, che era il fiore all'occhiello del defunto scià, era stato congedato e tutto lo stato maggiore languiva in prigione o era emigrato all'estero. Lo scià era morto in esilio qualche mese primaIl 28 luglio 1980 al Cairo, in Egitto per un tumore al fegato. In quell'occasione, la televisione iraniana parlò della scomparsa del "vampiro" e organizzò preghiere pubbliche di ringraziamento. All'opposto, in una riunione del partito unico Baʿth, il dittatore iracheno disseStando alla testimonianza del suo ministro degli Esteri. che "...Con la scomparsa del nostro rivale (lo scià), e con l'esercito imperiale sostituito da imberbi ragazzini fanatici, sarà per noi un gioco da ragazzi far fuori la vecchia mummia" (riferendosi a Khomeini).
Dunque il calcolo iracheno si basava su questi fattori:
attacco fulmineo e sfruttamento dell'effetto sorpresa, senza preventiva dichiarazione formale di guerra. Aiuto in termini di finanziamenti e di forniture belliche da parte dei sovrani arabi impauriti del fatto che il khomeinismo potesse dilagare anche nei loro regni. Analoghi aiuti da parte delle superpotenze che avevano anch'esse rapporti tesi con l'IranIl dittatore iracheno aveva pubblicamente affermato, nel corso, di un'intervista rilasciata a un quotidiano del Qatar che avrebbe liberato gli ostaggi americani che il regime di Teheran aveva catturato il 4 novembre 1979 con l'occupazione dell'ambasciata americana in Iran e che avrebbe stroncato definitivamente la sovversiva propaganda iraniana rivolta alle popolazioni musulmane delle repubbliche centro-asiatiche sovietiche.. Aiuto da parte degli oppositori interni del regime iranianoI Curdi iraniani; il Tudeh - il Partito comunista Iraniano, bollato dal regime con l'epiteto di "Partito degli ipocriti" guidato da Massoud Rajavi - e il suo braccio armato, i "Mujāhidin del Popolo", o "Mojahedin-e Khalq"; i militari fedeli al vecchio regime; i fedelissimi del partito monarchico "Bandiera Nazionale" facente capo al figlio del defunto scià; la borghesia e i commercianti.. Embargo sulle forniture militari e congelamento dei beni iraniani all'estero scaturiti con la crisi degli ostaggi americani. Epurazione dello stato maggiore iraniano; purghe nei quadri degli alti vertici; abolizione della carriera militare. Inferiorità iraniana in termini di aviazione, artiglieria pesante e leggera, mezzi corazzati, radaristica. Attacco aereo preliminare, stile Blitzkrieg, con eliminazione al suolo dell'aviazione avversaria, come preliminare per il successivo aiuto tattico alla fanteria corazzata avanzante.
Infatti, i primi due mesi furono un continuo di successi per gli iracheni: subito furono catturate le città di Khorramshahr, Dezful, Ahvaz, Susangerd. Il piano strategico iracheno prevedeva l'attestazione sul Fiume Ulai (Rud-e Karun) a meridione prima di penetrare in profondità nel cuore della Persia, e l'avanzata fino a Teheran a settentrione. Ma molti errori strategici e tattici impedirono la riuscita dell'avanzata. I fattori principali che fecero fallire l'impresa furono: la repentina mobilitazione iraniana; con il compattamento dell'opinione pubblica attorno al governo, e l'emarginazione dei partiti di sinistra che stavano per incominciare a lottare contro gli islamisti; il partito comunista iraniano, una delle formazioni più forti, fece fronte unito con i suoi avversari ("i religiosi") per spirito patriottico, anche quando molti dei suoi dirigenti venivano imprigionati e fucilati. L'appoggio iraniano ai curdi iracheni che costituivano, assieme agli sciiti iracheni i principali oppositori interni del regime ba'thista. Il fanatismo delle "ondate umane" iranianeFurono pubblicate eloquenti fotografie di ragazzini e adolescenti iraniani morti in battaglia recanti al collo "le chiavi del Paradiso", contro le quali gli iracheni dovettero ricorrere addirittura ai gas nervini.. Le forniture militariPrincipalmente cinesi. ufficiali e clandestinePrincipalmente siriane e israeliane. In seguito giunsero anche forniture statunitensi che furono la causa del cosiddetto Irangate. all'Iran. La ricostituzione del vecchio stato maggiore dell'esercito persiano con la liberazione dei generali da parte del regime; gli ufficiali iraniani e l'esercito in generale erano ancora in parte fedeli allo Scià, ma più di ogni altra cosa erano nazionalisti e patrioti, che non avrebbero potuto che combattere contro l'invasore. L'esito positivo della crisi degli ostaggi americani. I costi eccessivi di una guerra di posizione che i due paesi non furono in grado di sostenere a lungo e che distrussero l'economia irachenaPrima della guerra, in Iraq erano gratuiti scuole, ospedali, benzina, gas ed energia elettrica.. Tali debiti costituirono la causa della successiva catastrofica impresa del regime ba'thista, l'invasione del Kuwait. L'arroccamento dei mezzi corazzati in disposizione di batterie fisse di cannoni, che impedì lo svolgimento del loro compito principale, ovvero la mobilità atta a sfondare il fronte avversario. La mancata eliminazione dell'intero ammontare di aeromobili avversari, tanto che, nei primi mesi di guerra, l'iniziativa aerea era solo iranianaEsplicita la dichiarazione dell'allora presidente della repubblica iraniana Abolhassan Banisadr alla televisione: "L'Iraq attacca? E noi rispondiamo bombardando Baghdad".. La scarsa preparazione delle forze irachene, un esercito di coscritti che adottava gli schemi antiquati della strategia sovietica.La strategia sovietica era un'evoluzione di facciata del Blitzkrieg nazista e prevedeva ranghi compatti e colonne motorizzate aiutate da attacchi aerei preventivi. A ciò si contrapponeva la teoria della "Difesa elastica" statunitense che era stata importata dallo stato maggiore dell'esercito imperiale iraniano e che ora entrava in azione corredata da attacchi missilistici sul campo di battaglia e sugli obiettivi strategici delle retrovie (e anche sulle città e sulle popolazioni civili).
Il sostegno internazionale all'Iraq